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16/12/2016 - La Camera ha avviato l’esame di due proposte di direttive europee, trasmesse dalla Commissione UE al Parlamento italiano, relative a all’efficienza energetica e alle prestazioni energetiche degli edifici.
 
La prima bozza modifica la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica; la seconda bozza interviene sulla Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia.
 

Direttiva 2012/27/UE sullefficienza energetica

Innanzitutto gli articoli 1 e 3 della Direttiva 2012/27/UE saranno modificati per aggiungere l’obiettivo UE vincolante di efficienza energetica del 30% per il 2030. Non sono stabiliti obiettivi vincolanti a livello nazionale, ma è previsto che gli Stati membri comunichino i rispettivi contributi indicativi di efficienza energetica per il 2030 nei piani nazionali integrati per l’energia e il clima.
 
L’articolo 4 della Direttiva 2012/27/UE, che impone agli Stati membri di stabilire strategie a lungo termine per mobilitare gli investimenti nella ristrutturazione del parco immobiliare nazionale, sarà trasferito nella direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, dove è più coerente con le disposizioni sui finanziamenti intelligenti per edifici intelligenti, sui piani a lungo termine per gli edifici a energia quasi zero e sulla decarbonizzazione degli edifici.
 
L’articolo 7 verrà modificato per estendere al 2030 il periodo obbligatorio che attualmente arriva fino al 2020, e per precisare che gli Stati membri possono scegliere di realizzare i risparmi energetici prescritti attraverso un regime obbligatorio di efficienza energetica, misure alternative o una combinazione dei due approcci. Gli Stati membri potranno tenere conto in certa misura delle nuove tecnologie delle energie rinnovabili installate sugli o negli edifici.
 
L’allegato V sarà modificato per semplificare le modalità di calcolo dei risparmi energeticie chiarire quali risparmi possono essere conteggiati ai fini dell’articolo 7. Ciò è particolarmente importante per i risparmi energetici ottenuti con misure di ristrutturazione degli edifici, che ora possono essere dichiarati in toto.
 
Verrà introdotta la distinzione tra clienti finali e consumatori finali, per chiarire l’applicabilità delle norme nei condomini e negli edifici polifunzionali con misurazione divisionale dei consumi. Se informati in modo chiaro e tempestivo dei loro consumi effettivi di energia, i consumatori possono essere indotti a ridurre le bollette, ma affinché queste informazioni siano realmente utili occorre comunicarle spesso.
 

Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia

Come detto sopra, l’articolo 4 sulle ristrutturazioni di immobili della direttiva 2012/27/UE sarà spostato nella nuova direttiva 2010/31/UE. Le strategie di ristrutturazione degli immobili (residenziali e non) a lungo termine diventeranno parte dei piani nazionali integrati per l’energia e il clima e saranno comunicate dagli Stati membri alla Commissione entro il 1º gennaio 2019 per il periodo successivo al 2020.
 
L’articolo 6 sugli edifici di nuova costruzionesarà semplificato: resterà soltanto l’obbligo generale di soddisfare i requisiti minimi di prestazione energetica. L’articolo 8 sarà aggiornato per tener conto della definizione riveduta dei sistemi tecnici per l’edilizia.
 
Un nuovo paragrafo introdurrà requisiti per le infrastrutture per l’elettromobilità: gli edifici non residenziali con più di dieci posti auto, sia di nuova costruzione che sottoposti a ristrutturazioni importanti, dovranno attrezzare un posto auto ogni dieci per l’elettromobilità. 

La disposizione si applicherà dal 2025 a tutti gli edifici non residenziali con più di dieci posti auto, compresi quelli in cui l’installazione dei punti di ricarica è sottoposta a procedure d’appalto pubblico. Gli edifici residenziali di nuova costruzione con oltre dieci posti auto e quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti dovranno predisporre il pre-cablaggio per la ricarica elettrica.
 
Gli Stati membri potranno scegliere di esentare gli edifici di proprietà delle PMI e da queste occupati e gli edifici pubblici contemplati dalla direttiva sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi.
 
Saranno disciplinate l’incentivazione del sistema elettronico di monitoraggio, automazione e controllo degli edifici e l’introduzione di un ‘indicatore d’intelligenza’ che traduce la capacità dell’edificio di adeguare il funzionamento alle esigenze dell’occupante e della rete, e di migliorare le prestazioni.
 
L’articolo 10 sarà aggiornato in modo da includere due nuove disposizioni sull’uso degli attestati di certificazione energetica per calcolare il risparmio risultante dalle ristrutturazionifinanziate dallo Stato confrontando gli attestati prima e dopo la ristrutturazione; gli edifici pubblici con superficie superiore a una certa soglia dovranno indicare la loro prestazione energetica.
 
Gli articoli 14 e 15 concernenti le ispezionisaranno semplificati al fine di applicare approcci più efficaci alle ispezioni regolari e quindi preservare e/o migliorare le prestazioni degli immobili. Infine, l’allegato I sarà aggiornato per migliorare la trasparenza e la coerenza della definizione di prestazione energetica a livello nazionale o regionale e per tenere conto dell’importanza dell’ambiente interno.

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha aggiornato al 1° dicembre il contatore degli incentivi del Conto Termico 2.0.
 
A partire dal 31 maggio 2016 sono arrivate al GSE 7.033 richieste per un totale di 34 milioni di euro di incentivi, di cui 20 relativi a richieste effettuate attraverso l’accesso diretto (privati e PA) e 14 milioni attraverso le prenotazioni (solo PA).
 
Dall’avvio del meccanismo al 1° dicembre 2016, risultano valutate positivamente, e quindi ammesse all’incentivo, più di 24.400 richieste, per un totale di circa 89 milioni di euro di incentivi impegnati, di cui 71 relativi a interventi effettuati dai privati e 18 milioni a quelli realizzati dalle Pubbliche amministrazioni.
 
Complessivamente nel 2016 sono stati impegnati incentivi in accesso diretto per 35,8 milioni di euro, di cui 28,3 per i privati e 7,5 per le PA. Per il 2017 invece, l’impegno di spesa relativa agli incentivi in accesso diretto sarà di 20,45 milioni di euro, di cui 18,5 per i privati e 2,0 per le PA.
 

Il Gruppo di Lavoro Energia del Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) ha pubblicato delle Linee guida per la verifica della relazione sul contenimento dei consumi energetici.
 
Il documento ha l’obiettivo di fornire un utile supporto, sia ai tecnici comunali sia ai liberi professionisti nell'applicazione dei DM 26 giugno 2015, agevolando sia il compito di verifica dei funzionari che la verifica della correttezza dell'atto professionale da parte dei professionisti che operano nel settore specifico.
 
Gli ingegneri hanno, infatti, riscontrato che sull’obbligatorietà dellarelazione sul contenimento dei consumi energetici e sulla verifica delle prescrizioni puntuali da rispettare, secondo i diversi tipi di intervento edilizio, si verifica spesso disomogeneità sia della documentazione prodotta dai progettisti sia delle richieste documentali da parte dei tecnici comunali.
 
Le linee guida chiariscono che la Relazione sul contenimento dei consumi energetici (ex Legge 10/1991) va presentata nei casi di: edifici di nuova costruzione ed impianti in essi installati; demolizione e ricostruzione di edifici esistenti; ampliamento e sopraelevazione; nuovi impianti installati in edifici esistenti; ristrutturazione degli edifici e degli impianti esistenti con alcune eccezioni.
 
Infine il documento, oltre ad elencare gli adempimenti legislativi, contiene una lista di controllo in cui sono esposte le verifiche da effettuare in funzione del tipo di intervento oggetto del progetto.

I proprietari di immobili e i condomìni che non si adegueranno agli obblighi sull’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore saranno puniti con multe da 500 a 2500 euro.
 
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore il Decreto Legislativo 141/2016, che integra il D.lgs. 102/2014 con cui l’Italia ha recepito la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
 
La nuova norma prevede un’unica deroga: l’impossibilità tecnica. Che però deve risultare dalla relazione tecnica firmata da un progettista.
 

Contabilizzatori di calore negli appartamenti

Sarà obbligatorio installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali. La responsabilità dell’installazione è dei proprietari degli appartamenti, che in caso di inadempimento saranno multati con una sanzione amministrativa da 500 a 2500 euro per ogni unità immobiliare.
 
Se dalla relazione tecnica di un progettista emerge che l’installazione non è possibile, perché non conveniente in termini di costi, non sarà applicata nessuna multa a chi non si adegua.
 

Contabilizzatori di calore nei condomìni

I condomìni alimentati dal teleriscaldamento o teleraffrescamento, o da impianti centralizzati e comuni di riscaldamento e raffrescamento, entro il 31 dicembre 2016 dovranno installare contatori in grado di ripartire le spese in base ai consumi reali degli utenti, come previsto dalla norma UNI 10200.
 
Se la norma non risulta applicabile o se si riscontrano differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immobiliari del condominio superiori al 50%, una quota pari almeno al 70% dei costi totali sarà ripartita secondo gli effettivi prelievi volontari di energia termica. La parte restante verrà suddivisa scegliendo altri metodi, come i millesimi, i metri quadri o i metri cubi utili e le potenze installate.
 
Anche in questo caso, i condomìni che non rispetteranno questi metodi di ripartizione delle spese saranno sanzionati con una multa da 500 a 2500 euro e saranno esonerati solo se una relazione tecnica firmata da un progettista attesta l’impossibilità tecnica di adottare i nuovi sistemi.

Al 1° luglio 2016 sono state 20.981 le richieste di accesso diretto agli incentivi del Conto Termico, per un totale di incentivi complessivamente impegnati pari a 76,69 milioni di euro. Al 30 giugno 2016 gli oneri delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche hanno raggiunto quota 5,418 miliardi di euro. Lo a sapere il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) che ha aggiornato i rispettivi contatori.
 

Conto Termico

Il GSE spiega che le domande di accesso diretto agli incentivi del Conto Termico sono state 681 in più rispetto al mese precedente. Dei 76,69 milioni di euro, 61,44 milioni di euro (+2,21 milioni) riconducibili ad interventi effettuati dai Soggetti privati e 15,25 milioni di euro (+0,39 milioni) ad interventi effettuati dalle Amministrazioni Pubbliche.
 
L’impegno di spesa annua cumulata per il 2016 è pari a 34,36 milioni di euro (+1,94 milioni), di cui 7,92 milioni di euro (dei 200 disponibili) riconducibili alle Amministrazioni Pubbliche e 26,44 milioni di euro (dei 700 disponibili) ai Soggetti privati.
 
L’impegno di spesa annua cumulata per il 2017 è pari a 15,20 milioni di euro (+1,00 milioni), di cui 0,94 milioni di euro (dei 200 disponibili) riconducibili alle Amministrazioni Pubbliche e 14,26 milioni di euro (dei 700 disponibili) ai Soggetti privati.

Per gli interventi realizzati dai privati, si conferma una netta prevalenza delle tipologie 2.B (generatori a biomasse) e 2.C (solare termico), rispettivamente 6.731 (+265) e 13.343 (+379), che rappresentano insieme il 96,6% degli interventi complessivamente realizzati dai soggetti privati.
 

Rinnovabili non fotovoltaiche

Gli oneri delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche hanno raggiunto quota 5,418 miliardi di euro al 30 giugno 2016. Il GSE ha aggiornato il contatore, tenendo conto delle nuove modalità di calcolo previste dal DM 23 giugno 2016
 
Queste le principali novità:
 
- ogni mese il GSE calcola il “costo indicativo medio” degli oneri delle rinnovabili non fotovoltaiche, a partire dai valori mensili ipotizzati per i 3 anni successivi nello Scenario Evolutivo. Il costo indicativo medio, da confrontarsi con il tetto di 5,8 miliardi di euro, risulta, al 30 giugno 2016, di 5,418 miliardi di euro;
 
- per gli impianti a Registro e Aste a progetto con il DM 6 luglio 2012, il costo è imputato a partire da una data presunta di entrata in esercizio e considerando un tasso di decadenza del diritto di accesso agli incentivi sulla base dei dati storici a disposizione;
 
- il prezzo dell’energia è pari alla media dei prezzi dei ventiquattro mesi precedenti e dei dodici mesi successivi, come risultanti dagli esiti del mercato a termine pubblicati sul sito del GME. Al 30 giugno 2016 tale prezzo risulta di46,91 €/MWh.
 
Nel contatore - conclude il GSE - rientrano gli oneri d’incentivazione riguardanti gli impianti CIP6 (quota rinnovabile), l’incentivo sostitutivo dei Certificati Verdi e le Tariffe Onnicomprensive (DM 18 dicembre 2008), gli impianti incentivati mediante il Conto Energia per il Solare Termodinamico e quelli in esercizio ai sensi del DM 6 luglio 2012.

DOCET, il software gratuito realizzato da ENEA per la redazione degli attestati di prestazione energetica degli edifici residenziali esistenti, è stato aggiornato con i contenuti delle le nuove norme UNI/TS 11300 relative alle prestazioni energetiche degli edifici e UNI 10349 sui dati climatici relativi al riscaldamento e raffrescamento degli edifici.
 
Scarica qui la versione aggiornata
 

Attesto di prestazione energetica con DOCET

Ricordiamo che DOCET è utilizzabile solo per la certificazione energetica degli edifici residenziali esistenti con superficie utile inferiore o uguale a 200 m2, siano essi singole unità immobiliari o singoli appartamenti in edifici condominiali.
 
Il software prevede la valutazione della prestazione energetica dell’edificio a partire dai dati di ingresso ricavati da indagini svolte direttamente sull’edificio esistente, per analogia costruttiva con altri edifici e sistemi impiantistici coevi, integrata da banche dati o abachi nazionali.
 

Revisione UNI/TS 11300 e UNI 10349 

Le norme UNI/TS 11300 (parte 4, 5 e 6) e UNI 10349 (parti 1, 2 e 3) sono entrate in vigore il 29 giugno scorso e garantiscono il necessario aggiornamento dei sistemi di calcolo della prestazione energetica degli edifici.
 
Con l’entrata in vigore delle nuove norme nella redazione dell’APE i certificatori energetici avranno più obblighi da ottemperare; ad esempio dovranno stimare anche i consumi derivanti da ascensori, scale mobili e marciapiedi mobili (per le categorie di edifici dove la stima è prevista), da calcolare secondo la UNI/TS 11300-6.

UNI, l’Ente Italiano di Normazione, ha aggiornato e ripubblicato la prassi di riferimento UNI/PdR 13:2015 “Sostenibilità ambientale nelle costruzioni - Strumenti operativi per la valutazione della sostenibilità” per gli edifici residenziali.
 
L’aggiornamento si è reso necessario a seguito dell’emanazione dei decreti ministeriali del 26 giugno 2015 che hanno modificato sostanzialmente modalità e metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche, ovvero:
Linee guida per la certificazione energetica degli edifici
Metodologie di calcolo delle prestazioni e requisiti minimi
Schemi per la relazione tecnica di progetto
 

Aggiornamento della UNI/PdR 13:2015

La prassi di riferimento UNI/PdR 13:2015 è elaborata coerentemente alle norme europee sulla valutazione della sostenibilità nelle costruzioni, in particolare con le norme predisposte dal comitato tecnico CEN/TC 350 sulla sostenibilità delle opere e permette di formulare un giudizio sintetico sulla performance globale di un edificio, assegnando un punteggio indicativo del livello di sostenibilità ambientale.
 
Tale punteggio viene determinato seguendo una procedura di valutazione dei criteri individuati che afferiscono alle 5 aree seguenti: qualità del sito, consumo di risorse, carichi ambientali, qualità ambientale indoor, qualità del servizio.
 
La conformità delle costruzioni ai requisiti di sostenibilità della Prassi di Riferimento UNI/PdR 13:2015 può essere certificata solo dagli organismi di ispezione accreditati secondo il Regolamento Accredia RT-33 che ha istituito il sistema nazionale di accreditamento e certificazione a sostegno delle politiche nazionali e regionali per lo sviluppo della sostenibilità ambientale delle costruzioni.
 

Nuovo Protocollo ITACA per gli edifici non residenziali

L’adeguamento della UNI/PdR 13:2015 è stato verificato dal gruppo di lavoro interregionale per l’edilizia sostenibile e approvato dal Tavolo UNI; a breve inizieranno i lavori per l’elaborazione della parte relativa agli edifici non residenziali.
 
Con questa iniziativa si accorpano tutti i “Protocolli ITACA” fino ad oggi in vigore, relativi alle diverse destinazioni d’uso, che a breve confluiranno nelle diverse Sezioni della UNI/PdR 13, proseguendo così la collaborazione tra ITACA e UNI finalizzata all’evoluzione dei diversi protocolli nelle norme tecniche nazionali di riferimento.
 

Registro Nazionale ITACA

Per le operazioni di certificazione, gli organismi di ispezione si avvalgono delnuovo Registro Nazionale ITACA, una piattaforma informatica promossa da ACCREDIA, ITACA ed UNI, che consente il monitoraggio dei processi, la verifica della conformità dei progetti e della realizzazione degli edifici e in particolare:
1. l’invio dei dati riguardanti l’attività d’ispezione;
2. la verifica e validazione dei rapporti d’ispezione;
3. il rilascio degli attestati finali e la formazione della banca dati nazionale.
 

UNI, ACCREDIA, ITACA

Secondo Piero Torretta, Presidente UNI, “la collaborazione tra ITACA ed UNI ha consentito di disporre di un riferimento nazionale per la valutazione della sostenibilità degli edifici, al fine di unificare su tutto il territorio il principio di volontarietà delle fasi di progettazione, realizzazione e valutazione, che coinvolgono così in un processo chiaro e condiviso progettisti, imprese e pubbliche amministrazioni. Si tratta di una via italiana che risponde pienamente agli indirizzi dell’Unione Europea in materia di sostenibilità delle costruzioni”.
 
“Con questo aggiornamento normativo si conferma e si rafforza la collaborazione tra normazione tecnica, accreditamento e Pubblica Amministrazione - ha dichiarato il Presidente di ACCREDIA, Giuseppe Rossi - per assicurare l’affidabilità delle certificazioni, anche nel settore delle costruzioni, con l’obiettivo di soddisfare la crescente domanda di qualificazione del mercato secondo i principi della sostenibilità energetica e ambientale. Principi che lo stesso Legislatore ha ribadito come prioritari per le politiche di sostenibilità del Paese nelle recenti normative relative al Collegato ambientale e al Codice degli Appalti”.
 
“Con i nuovi strumenti elaborati ed aggiornati da UNI ed ITACA a supporto degli operatori economici e delle amministrazioni - ha dichiarato Anna Casini, Presidente di ITACA - possiamo considerare pienamente operativo il Regolamento RT 33 di Accredia in ordine al sistema di accreditamento e certificazione della sostenibilità energetica e ambientale degli edifici. Il mercato delle costruzioni, settore che impatta notevolmente sulla questione ambientale, ha necessità di un cambio di direzione. A tal fine UNI, ITACA ed ACCREDIA hanno intrapreso un percorso comune per favorire un processo di qualificazione del patrimonio edilizio con criteri prestazionali di sostenibilità ambientale”.

Fino al 31 dicembre 2016 l’acquisto e la posa in opera di schermature solari godono della detrazione del 65%, da ripartire in dieci rate annuali, con un tetto massimo di detrazione pari a 60mila euro.
 
Per averne diritto è necessario che le schermature solari:
- siano a protezione di una superficie vetrata;
- siano applicate in modo solidale con l’involucro edilizio e non liberamente montabili e smontabili dall’utente;
- possano essere applicate, rispetto alla superficie vetrata, all’interno, all’esterno o integrate, purché mobili e ‘tecniche’.
 
L'agevolazione non spetta per le schermature solari autonome (‘aggettanti’) applicate a superfici vetrate esposte a nord.
 
Così l’Agenzia delle Entrate ha risposto al quesito di un contribuente che chiedeva chiarimenti sulla detrazione fiscale, prima di acquistare delle tende da sole con braccio meccanico da collocare su due balconi del suo appartamento.
 
Niente di nuovo, dunque: l’Agenzia ha ribadito le regole per fruire dell’ecobonus sulle schermature solari, ammesse alla detrazione del 65%con la Legge di Stabilità 2015.

 Il Parlamento Europeo ha approvato, il 6 luglio scorso, una nuova scala di classi per l'efficienza energetica degli elettrodomestici.
 
Il testo prevede la semplificazione delle classi energetiche, tornando allavecchia classificazione dalla A alla G, eliminando le classi A+, A++ e A+++ che si sono aggiunte nel tempo perché la maggior parte degli apparecchi sul mercato era conforme ai requisiti della "classe A" cosi come istituita nel 2010.
 

Efficienza energetica: la nuova etichetta

La nuova etichetta dovrebbe contenere informazioni sulla classe di efficienza energetica del modello del prodotto e il consumo di energia assoluto in kWh, indicato per anno o “per qualsiasi periodo di tempo pertinente”.
 
test energetici, sia dei fornitori sia delle autorità di vigilanza del mercato, dovrebbero riflettere il più possibile l'utilizzo effettivo di un determinato prodotto da parte del consumatore medio. Nel testo, infatti, i deputati chiedono alla Commissione di pubblicare nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea metodi provvisori di misurazione e calcolo a proposito dei suddetti requisiti specifici di prodotto.
 
Il testo sostiene anche la necessità di creare una "banca dati dei prodotti "con un sito web contenente le informazioni su ogni prodotto e un'interfaccia"sulla conformità", cioè una piattaforma elettronica per sostenere il lavoro delle autorità nazionali di sorveglianza del mercato, disponibile nelle lingue del paese.
 
La legislazione sull’etichettatura dell’efficienza energetica si applica ai prodotti connessi all'energia che hanno un notevole impatto, diretto o indiretto, sul consumo di energia. I prodotti di seconda mano e i mezzi di trasporto come ad esempio ascensori, scale mobili e nastri trasportatori, sono esenti.
 

Etichetta energetica: le tempistiche

Nel testo modificato, si afferma che "le etichette per i gruppi di prodotti esistenti" dovrebbero essere introdotte tra i 21 mesi e i 6 anni (in relazione al tipo di prodotto) dall'entrata in vigore della normativa, in modo da "garantire una scala A-G omogenea".
 
I requisiti della nuova etichettatura dovrebbero valere almeno 10 anni, e qualsiasi successiva modifica sarà avviata quando il 25% dei prodotti venduti nel mercato dell'Unione rientrerà nella classe di efficienza energetica più elevata A, oppure il 50% dei prodotti venduti nel mercato dell'Unione rientrerà nelle classi A e B.
 
Il testo approvato è stato rinviato alla commissione per l'industria, la ricerca e l'energia per un'ulteriore considerazione degli emendamenti approvati.
 

Nuova etichetta energetica: i commenti

"Il voto ha dato nuova linfa alle etichette di efficienza energetica, rendendo il sistema di etichettatura più forte, più sicuro, più chiaro e orientato al futuro. Innovazioni come la base di dati, il codice “Quick Response” e soprattutto il riferimento a elettrodomestici intelligenti, vanno verso un sistema di etichettatura energetica 2.0", ha affermato il relatore Dario Tamburrano (EFDD, IT) dopo il voto.
 
"Sono sicuro che i negoziati con il Consiglio miglioreranno ulteriormente la capacità di servire al meglio gli interessi dei cittadini europei e diventare uno dei più potenti strumenti per raggiungere i nostri obiettivi di efficienza energetica nell'UE", ha concluso.

Dare la possibilità di anticipare, presso banche e intermediari finanziari, le agevolazioni fiscali previste per le ristrutturazioni edilizie, senza l’obbligo di attendere i dieci anni di recupero rateale in dichiarazione dei redditi.
 
È questo lo scopo della proposta di legge “Disposizioni per la cessione dei crediti di imposta maturati per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici mediante contratto di sconto con un intermediario finanziario” formulata tenendo conto degli spunti della Confederazione Nazionale degli Artigiani (CNA) e presentata ieri alla Camera.
 

Gli obiettivi della proposta di legge

In primis si sostiene il rilancio del settore edilizio: il dato sulle ristrutturazioni registra un calo dal 2013 (30.373 miliardi di euro) al 2015 (27.465). La proposta di legge produrrebbe un incremento stimato di 5 miliardi di spese per lavori edili, secondo calcoli CNA, e un aumento di circa 24 mila dipendenti nel primo anno di applicazione.
 
Dall’altro lato, si amplia la platea dei beneficiari includendo anche le famiglie incapienti: le stime di Cna parlano di 3 milioni di pensionati (il 20% del totale) e di 5 milioni di dipendenti (25%) incapienti in Italia.
 

Cessione del credito, come funzionerebbe

La procedura di cessione delineata dalla proposta di legge è la seguente: il beneficiario dell’agevolazione, cittadino o impresa, in primo luogo individua l’istituto cui destinare il credito. Immediatamente dopo trasmette il modello di opzione all’Agenzia delle Entrate, indicando la banca cessionariache ha sottoscritto il modello.
 
Da quel momento il cittadino o l’impresa pagheranno esclusivamente la parte di fattura non inclusa nel beneficio. Il 50% o il 65% saranno a carico dell’intermediario finanziario che la recupererà nei canonici 10 anni. Ad esempio, per ogni 1.000 euro di spesa per le ristrutturazioni, considerate lenormali condizioni di sconto bancario (i proponenti indicano un tasso di sconto del 3,09%, media dei tassi applicati per i mutui sulle operazioni di ristrutturazione nel mese di maggio 2016), solo 580 euro saranno a carico della famiglia o dell’impresa, mentre la restante parte di spesa sarà sostenuta dalla banca. Allo stesso modo, 1.000 euro di spesa per la riqualificazione energetica dell’edificio si traducono in 450 euro a carico della famiglia o dell’impresa e 550 euro erogati dalla banca.

L’onere per lo Stato è stimato in circa 100 milioni di euro dal 2018, anche per effetto di 450 milioni di maggiori Entrate stimate.
 

I promotori della proposta di legge

“Oggi lo strumento delle detrazioni fiscali sconta il limite della durata nel tempo della loro effettiva fruizione ed esclude totalmente le fasce incapienti, ovvero i soggetti a più basso reddito - ha spiegato la deputata Sara Moretto, che ha depositato la proposta di legge -. Non va sottovalutato inoltre l’effetto di porre un freno al ricorso al lavoro nero che ancora oggi offre la percezione di una ‘convenienza’ più immediata, preferibile al rimborso decennale. Rimane infatti ancora attrattivo, per alcuni, lo sconto immediato in cambio di una parziale non fatturazione dei lavori. La proposta mette in campo un’opportunità che intende superare questi limiti”.
 
Se la proposta diverrà legge - ha proseguito Moretto - “si riuscirà a trasformare la rendita decennale in liquidità immediata con l’applicazione di tassi ridotti e pressoché uniformi, dovuti al basso grado di rischio del finanziamento che sarebbe di fatto garantito dallo Stato. Questo consentirebbe di creare un ulteriore volano per la domanda di servizi di ristrutturazione delle abitazioni o di miglioramento degli edifici sotto il profilo della riqualificazione energetica”.
 
“Ci aspettiamo un iter parlamentare favorevole e veloce - ha dichiarato il Presidente della CNA Daniele Vaccarino -. Bisogna mettere in campo strumenti e soluzioni che consentano all’edilizia di uscire definitivamente da una crisi dolorosissima. Questa proposta rappresenta una leva potente per rimettere in moto il mercato, aprendo le porte a lavori che calzano perfettamente alla taglia delle micro e delle piccole imprese. Consente inoltre ai soggetti incapienti di accedere al mercato delle ristrutturazioni e della riqualificazione edilizia. Si potrà rilanciare anche il mercato strategico dei condomini, dove spesso i lavori sono bloccati dalle difficoltà economiche di alcuni proprietari. Ovviamente sarà fondamentale la riconferma degli attuali incentivi in materia di ristrutturazione e di efficientamento energetico ai livelli attuali del 50 e del 65%”.
 
Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti anche i deputatiMarco Di Maio Marco Donati quali firmatari della proposta di legge.
 

Detrazioni fiscali 50% e 65%, come funzionano

Ad oggi chi voglia usufruire delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie (50%) e per le riqualificazioni energetiche (65%) effettua i lavori, ne paga le spese e recupera la quota spettante in 10 anni.
 

Cessione del credito, come funziona

L’articolo 1, comma 74, della Legge di Stabilità 2016 prevede che, a partire dal 2016, per le spese di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici, per le quali spetta la detrazione dall’imposta lorda del 65%, esclusivamente i contribuenti che ricadono nella “no tax area” possono usufruire dell’ecobonus del 65% attraverso la cessione del credito corrispondente ai fornitori che hanno eseguito i lavori o le prestazioni, come parte del pagamento dovuto.
 
A fine marzo l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le regole per consentire a questi contribuenti di cedere il bonus all’impresa che effettua i lavori e fruire così dell’agevolazione fiscale: il condominio comunica all’Agenzia delle Entrate la decisione di avvalersi dell’opzione; i fornitori che ricevono il credito come pagamento possono utilizzarlo in compensazione in 10 rate annuali di pari importo, a partire dal 10 aprile 2017.

 Il nuovo Codice Appalti non incentiva gli interventi di riqualificazione profonda degli edifici pubblici. Lo sostiene Renovate Italy, che ha presentato all’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac) delle osservazioni sulle linee guida che regolano il Partenariato Pubblico Privato (PPP).
 
Secondo Renovate Italy, determinati interventi possono essere effettuati solo in PPP, ma i limiti sulla ripartizione dei rischi tra privati e Pubblica Amministrazione possono di fatto rendere realizzabili solo i lavori minori, che portano ad un risparmio energetico meno significativo.
 
Vediamo perché.
 

Riqualificazione energetica degli edifici pubblici

Renovate Italy ha evidenziato che se il costo dell’intervento deve essere ripagato solo dal risparmio energetico ottenuto, la Pubblica Amministrazione potrà effettuare solo piccoli lavori.
 
Negli interventi di riqualificazione energetica profonda spesso è necessario affiancare, alle risorse generate dal miglioramento dell’efficienza energetica, altri fondi che consentano di ridurre i tempi di ritorno degli investimenti. Con questo obiettivo è nato ilConto Termico, un meccanismo di incentivi graduati in base all’importanza dell’intervento (il massimo livello di sostegno, pari al 65% dei costi eleggibili, corrisponde alla trasformazione in edifici a energia quasi zero).
 
Questo sistema, secondo Renovate Italy, si coniuga con i contratti di PPP dato che il contributo è erogato a intervento concluso ed è integrato con il risparmio generato.
 
In altri termini, sostiene Renovate Italy nelle osservazioni presentate all’Anac, i contratti di PPP dovrebbero consentire la realizzazione di interventi di deep renovation nei casi in cui l’Amministrazione non disponga in via anticipata di tutte le risorse necessarie per affrontare l'investimento, ma abbia bisogno del contributo privato per anticipare le risorse che saranno fornite, dopo il completamento dei lavori, dal Conto Termico e dal risparmio energetico.
 

Codice Appalti, PPP e riqualificazione energetica

Per ottenere il contributo privato, l'Ente pubblico può stipulare un contratto di PPP, ma secondo Renovate Italy i limiti sulla ripartizione dei rischi tra privati e Amministrazioni e sulla quota di finanziamento pubblico possono creare delle difficoltà.
 
Il Codice Appalti e le linee guida sul PPP prevedono che i rischi del contratto pesino sul privato e che non possano essere trasferiti alle Amministrazioni. Ma non solo, perché ilfinanziamento a carico della Pubblica Amministrazione non può essere superiore al30% del costo dell'investimento complessivo.
 
In base alle proiezioni di Renovate Italy, il rischio di domanda, cioè la possibilità che a intervento concluso manchi l’utenza, è trascurabile perché gli edifici pubblici hanno una funzione strategica per un gran numero di cittadini. Il rischio di disponibilità, legato alla capacità di erogare le prestazioni contrattuali pattuite, è rilevante, quindi i contratti devono essere formulati in modo tale da non scaricarlo sulle Amministrazioni pubbliche. Il limite di finanziamento pubblico pari al 30% dell’investimento complessivo appare invece irrealizzabile soprattutto se le risorse provenienti dal Conto Termico sono computate tra quelle a carico della Pubblica Amministrazione.
 
I limiti, conclude Renovate Italy, dovrebbero quindi essere rivisti.
 
La consultazione sulle linee guida dell’Anac in materia di PPP si è conclusa il 27 giugno. Resta ora da attendere la pubblicazione del testo definitivo per capire se i suggerimenti sono stati accolti.

Quanta energia rinnovabile si consuma in ogni Regione? La risposta arriva dal Gestore dei servizi energetici (GSE) che ha pubblicato lanota Energia da fonti rinnovabili nelle Regioni e nelle Province autonome italiane”.
 
Il documento riporta i dati statistici dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili nei settori elettrico e termico. In generale, tra il 2012 e il 2013 i consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili sono aumentati del 6,8% e sono diminuiti leggermente (-1,6%) nel 2014.

Per il 2012 e il 2013, i dati sui consumi delle energie rinnovabili sono confrontati con i consumi finali lordi di fonti fossili. È stato quindi possibile presentare anche il grado di raggiungimento degli obiettivi regionali di consumo di energia da FER fissati dal Decreto “Burden Sharing” (DM 15/3/2012).
 
Dal confronto è emerso che tutte le Regioni italiane hanno superato le previsioni di consumo di energia da fonti rinnovabili del decreto. Molte di esse risultano aver già superato anche gli obiettivi assegnati per il 2020.
 
L’utilizzo delle fonti rinnovabili rispecchia le caratteristiche climatiche e le specificità delle diverse Regioni. Come si legge nell’introduzione, infatti, gli impianti idroelettrici sono diffusi principalmente nelle regioni settentrionali, gli impianti eolici si concentrano nel Mezzogiorno (in particolare in Puglia). La risorsa geotermica è utilizzata soprattutto in Toscana.
 
Emerge inoltre la notevole concentrazione degli impianti a biogas in Lombardia, Veneto e Piemonte, e degli impianti a bioliquidi in Emilia Romagna, Campania e soprattutto Puglia. È distribuito in modo relativamente più omogeneo sul territorio nazionale, invece, il ricorso alla biomassa solida e all’energia aerotermica e idrotermica catturata dalle pompe di calore.

È stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto che disciplina gli incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico.
 
Si tratta del DM 23 giugno 2016 che il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha firmato la scorsa settimana, in occasione della presentazione a Palazzo Chigi del pacchetto #energienove da 9 miliardi di euro in 20 anni per le rinnovabili.
 

Gli incentivi per le rinnovabili non fotovoltaiche

Il decreto per le rinnovabili diverse dal fotovoltaico metterà a disposizione, a regime, 435 milioni di euro all’anno a favore dei nuovi impianti che verranno selezionati nel 2016. Il periodo di incentivazione avrà durata di 20 anni (25 per il solare termodinamico).
 
I nuovi incentivi verranno erogati entro il tetto di 5,8 miliardi di euro annui previsto per le energie rinnovabili diverse dal fotovoltaico, e comunque cesseranno entro il 31 dicembre 2016.

Il Decreto garantisce incentivi specifici per ciascuna fonte. In particolare, alle tecnologie “mature” più efficienti (come l’eolico) viene assegnata circa la metà delle risorse disponibili. La restante parte è equamente distribuita tra le tecnologie ad alto potenziale, con forti prospettive di sviluppo e penetrazione sui mercati esteri (come il solare termodinamico), e alle fonti biologiche il cui utilizzo è connesso alle potenzialità dell’economia circolare. 

Complessivamente, il settore con uno stanziamento di incentivi maggiori sarà quello delle biomasse, con 105 milioni di euro per la valorizzazione energetica di scarti e dei residui dell’agricoltura. Il solare termodinamico potrà contare su 98 milioni di euro per lo sviluppo di tecnologie innovative, l’eolico conterà su 85 milioni per l'on-shore e su 10 milioni per l'off-shore. All'idroelettrico andranno 61 milioni di euro, al geotermico 37 milioni.
 
29 milioni di euro, invece, saranno messi a disposizione dei “rifacimenti”, ovvero saranno utilizzati per incentivare le bonifiche e le riqualificazioni di vecchie centrali con l’obiettivo del mantenimento in efficienza della potenza (eolica e idrica, soprattutto) esistente, a costi contenuti e con un miglioramento dell’efficienza impiantistica, senza nuovi impatti ambientali.
 

Entro il 20 agosto i bandi del GSE

Gli incentivi verranno assegnati attraverso procedure di aste al ribasso differenziate per tecnologia per gli impianti di grandi dimensioni (>5 MW), mentre gli impianti inferiori a tale soglia dovranno chiedere l’iscrizione ad appositi registri. Entro il 20 agosto 2016 il GSE pubblicherà i bandi per l’iscrizione al registro e per le procedure d’asta. Per l’iscrizione al registro si potranno presentare le domande entro fine ottobre 2016; per la partecipazione alle aste al ribasso entro fine novembre 2016.
 

L’iter del decreto per le rinnovabili non fotovoltaiche

Il Decreto ha avuto una storia lunga oltre un anno: annunciato nel maggio 2015 dall’allora Ministro Federica Guidi, era subito stato criticato dai produttori di energia rinnovabile e dalle associazioni ambientaliste perchéavrebbe “ridotto gli incentivi, fatto regali generosi agli inceneritori’ e‘bloccato il settore delle rinnovabili’.
 
Ciononostante, a settembre 2015 il decreto ha incassato il primo via libera del Ministero dello Sviluppo economico. A novembre 2015 la Conferenza Unificata ha promosso il testo, con un nuovo metodo di calcolo, che mantenendo fermo il tetto di 5,8 miliardi di euro all’anno, fa retrocedere il contatore, consentendo l’accesso ad altri investitori che hanno realizzato impianti alimentati da energie rinnovabili, mettendo in pratica a disposizione 800 milioni di euro in più.
 
A questo punto la strada per la Gazzetta Ufficiale sembrava spianata, ma il Governo italiano non aveva fatto i conti con la Commissione Europea che, dopo aver attentamente verificato la compatibilità del decreto con le linee guida sugli aiuti di Stato in materia di energia e ambiente, ha dato il via libera solo nell’aprile 2016. Il decreto, firmato dal Ministro Calenda il 24 giugno e pubblicato in Gazzetta ieri, è dunque pronto per diventareoperativo.

Entrano in vigore oggi 29 giugno le nuove norme UNI/TS 11300 relative alle prestazioni energetiche degli edifici e UNI 10349 sui dati climatici relativi al riscaldamento e raffrescamento degli edifici.
 
Le norme sono state pubblicate tre mesi fa ed entrano in vigore oggi (90 giorni dopo la pubblicazione) per garantire il necessario aggiornamento dei sistemi di calcolo della prestazione energetica degli edifici.
 

Le nuove UNI/TS 11300

Le revisione delle parti 4, 5 e 6 della UNI/TS 11300 seguono quelle dell’ottobre 2014.
 
La revisione della UNI/TS 11300-4 (fonti rinnovabili e altri metodi di generazione). La UNI/TS 11300-4 calcola il fabbisogno di energia per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda sanitaria nel caso vi siano sottosistemi di generazione (impianti solari termici, generatori a combustione alimentati a biomasse,  pompe di calore, impianti fotovoltaici, cogeneratori, sottostazioni di teleriscaldamento) che forniscono energia termica utile da energie rinnovabili o con metodi di generazione diversi dalla combustione a fiamma di combustibili fossili trattata nella UNI/TS 11300-2.
 
La UNI/TS 11300-5 fornisce metodi di calcolo per determinare in modo univoco e riproducibile il fabbisogno di energia primaria degli edifici sulla base dell’energia consegnata ed esportata e la quota di energia da fonti rinnovabili, applicando la normativa tecnica citata nei riferimenti normativi. La UNI/TS 11300-5  sostituisce la “Raccomandazione CTI 14:2013”.
 
La UNI/TS 11300-6 fornisce dati e metodi per la determinazione del fabbisogno di energia elettrica per il funzionamento di impianti destinati al sollevamento e al trasporto di persone o persone accompagnate da cose in un edificio (ascensori, scale mobili e marciapiedi mobili), sulla base delle caratteristiche dell’edificio e dell’impianto. I suddetti metodi di calcolo tengono in considerazione solo il fabbisogno di energia elettrica nei periodi di movimento e di sosta della fase operativa del ciclo di vita.
 

Le norme UNI 10349

La nuova versione della norma UNI 10349 è la revisione delle parti 1, 2 e 3 dell’edizione precedente, che risale al 1994. Le nuove norme sono dunque:
 
- la UNI 10349-1 riguarda le medie mensili per la valutazione della prestazione termo-energetica dell’edificio e metodi per ripartire l’irradianza solare nella frazione diretta e diffusa e per calcolare l’irradianza solare su di una superficie inclinata;
 
- il rapporto tecnico UNI/TR 10349-2 riguarda i dati di progetto. Il rapporto tecnico fornisce, per il territorio italiano, i dati climatici convenzionali necessari per la progettazione delle prestazioni energetiche e termoigrometriche degli edifici, inclusi gli impianti tecnici per la climatizzazione estiva ed invernale ad essi asserviti. I dati di progetto contenuti nel rapporto tecnico sono rappresentativi delle condizioni climatiche limite, da utilizzare per il dimensionamento degli impianti tecnici per la climatizzazione estiva e invernale e per valutare il rischio di surriscaldamento estivo;
 
- la UNI 10349-3 riguarda le differenze di temperatura cumulate (gradi giorno) ed altri indici sintetici. La norma fornisce metodi di calcolo e prospetti di sintesi relativi a indici sintetici da utilizzarsi per la descrizione climatica del territorio. La UNI 10349-3 completa la UNI EN ISO 15927-6 fornendo la metodologia di calcolo per la determinazione, sia nella stagione di raffrescamento, sia nella stagione di riscaldamento degli edifici, dei gradi giorno, delle differenze cumulate di umidità massica, della radiazione solare cumulata su piano orizzontale e dell’indice sintetico di severità climatico del territorio. Gli indici possono anche essere utilizzati per una prima verifica di massima degli impianti.
 

Cosa cambia per gli APE

Quali impatti avranno le nuove norme nella redazione dell’APE? I certificatori energetici dovranno utilizzare le nuove norme UNI nel processo di redazione degli Attestati di Prestazione Energetica degli edifici. Ad esempio diventa obbligatorio stimare anche i consumi derivanti da ascensori, scale mobili e marciapiedi mobili (per le categorie di edifici dove la stima è prevista), da calcolare secondo la UNI/TS 11300-6.
 

Il pacchetto normativo sulla prestazione energetica nell’edilizia

È dunque completo il pacchetto normativo a supporto della Legge 90/2013 (di conversione del DL 63/2013 che ha recepito in Italia la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia) e dei relativi decreti attuativi:
- Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici (DM 26 giugno 2015);
- Metodologie di calcolo delle prestazioni e requisiti minimi (DM 26 giugno 2015)
- Schemi per la relazione tecnica di progetto (DM 26 giugno 2015).

La proposta di attivazione di un fondo ad hoc e di coinvolgimento delle Esco per la riqualificazione energetica degli edifici condominiali, illustrata dal Presidente di Enea Federico Testa nel corso della presentazione del Rapporto Annuale sull'Efficienza Energetica (RAEE), potrà segnare una svolta nell’efficientamento profondo del patrimonio immobiliare italiano.
 
Questo il commento di Renovate Italy che mette in evidenza come la proposta lanciata da Enea sia coerente con alcuni aspetti fondamentali che aveva già evidenziato.
 

Ecobonus per condomini: la proposta

Il nuovo meccanismo d’incentivazione proposto da Enea consiste in un fondo ad hoc per finanziare il 90% del costo degli interventi di riqualificazione nei condomini, lasciando solo il 10% a carico dei proprietari.
 
Secondo Renovate Italy questo nuovo meccanismo d’incentivazione sarebbe più efficacie della cessione della detrazione dai "no tax area people" ai fornitori; il fondo recupererebbe l'investimento in dieci anni incassando il 65% dallo Stato (in analogia con l'ecobonus), consentendo in tal modo alla finanza pubblica di sostenere il processo diluendo l'impegno in un periodo compatibile con le esigenze di equilibrio di bilancio.
 
“La differenza sarebbe recuperata attraverso il risparmio energetico generato, che sarebbe addebitato agli utenti degli appartamenti nella bolletta energetica, con un meccanismo analogo a quello adottato nel Green Deal britannico” (strumento che consente ai cittadini e alle imprese di eseguire lavori di efficientamento ripagando le spese sostenute solo con i risparmi ottenuti in bolletta negli anni successivi).
 
“Questo sistema presenterebbe il vantaggio di rendere più agevole il recupero delle morosità ed escluderebbe il passaggio attraverso le spese condominiali che, spesso, è uno dei motivi che impediscono alle assemblee di condominio di deliberare le costose attività di manutenzione straordinaria delle parti comuni, a causa del timore di dover sostenere le quote dei condomini morosi”.
 

Riqualificazione energetica nei condomini: gli aspetti da approfondire

Tuttavia secondo Renovate Italy bisognerebbe approfondire e risolvere alcuni aspetti come il quorum e le maggioranze condominiali che dovrebbero essere definiti tenendo presente che le delibere sarebbero vincolanti, nei confronti dei dissenzienti, anche per ciò che riguarda il meccanismo di addebito delle quote di rimborso sulle bollette delle singole unità.

 
Per Renovate Italy la possibilità di rendere il meccanismo più flessibile, consentendonel'applicazione anche a una sola parte delle unità condominiali ed escludendo dal finanziamento e dall'addebito in bolletta i proprietari delle unità disposti a sostenere direttamente l'investimento, procurerebbe vantaggi per i proprietari (minor costo dovuto all'assenza degli oneri finanziari) e per il sistema (maggiori risorse a disposizione delle famiglie che non dispongono delle risorse da investire).
 
Infine Renovate Italy mette anche in guardia da standard eccessivamente vincolanti relativi ai parametri tecnici ed economici, per evitare di generare aspettative poco realistiche e di impedire che condizioni eccessivamente gravose siano di ostacolo all’offerta di servizi di qualità che, comunque, di fronte a una domanda vasta si regolerebbe attraverso la competizione.
 
“Il rischio che bisogna evitare è che la convenienza sia circoscritta alle tecnologie meno costose ma anche meno efficaci, non in grado di generare risparmi di energia sufficientemente ambiziosi (deep renovation), e che il sistema resti in stallo”.

L’Italia è un Paese in classe A, ma ha ancora molto da fare sul fronte della sostenibilità. È quanto emerge dal V Rapporto sull’Efficienza energeticapresentato dall’Enea al Ministero dello Sviluppo Economico.
 

Investimenti in efficienza energetica

Tra il 2007 e il 2015 le famiglie italiane hanno speso circa 28 miliardi di euro per la realizzazione di 2,5 milioni di interventi di efficientamento energetico delle proprie abitazioni. Gli investimenti hanno creato un indotto da 50mila posti di lavoro. Grazie alla riduzione dei consumi nell’importazione delle fonti fossili sono stati risparmiati 3 miliardi di euro e non sono stati emesse in atmosfera 26 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Il Rapporto evidenzia che nel 2014 la domanda di energia è calata del 3,4% rispetto all’anno precedente, attestandosi sui 151 Mtep. Il 37,1% dei consumi finali è stato assorbito dal settore civile, seguito da trasporti (33,3%) e industria (21,3%).
 
Nel 2014 il settore residenziale ha visto scendere i consumi del 15% rispetto al 2013 con 25,5 Mtep. Nel settore non residenziale i consumi hanno registrato un calo del 6,7% attestandosi a 19,2 Mtep. Anche nei trasporti l’utilizzo di combustibili fossili è sceso al 95,7% rispetto al 99% del 2007.
 
Sempre nel 2014 i consumi finali dell’industria sono stati pari a 25,7 Mtep, in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente. La riduzione è dovuta in gran parte alla crisi economica, ma anche al D.lgs. 102/2014 di recepimento della Direttiva 2012/27/UE che ha introdotto la diagnosi energetica per le imprese. Il risultato è stata la presentazione, nel 2015, di 10.823 diagnosi all’ENEA.

In ambito regionale, sono stati spesi per progetti di efficienza energetica 2,4 miliardi di euro di  fondi POR-FESR relativi al periodo 2014-2020. Nel biennio 2014-2015 gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici della Pubblica Amministrazione hanno riguardato una superficie di 855.235 metri quadri.
 

Efficienza energetica, il ruolo degli incentivi

Secondo il Rapporto dell’Enea, l’Italia ha  raggiunto il 32% dell’obiettivo di risparmio al 2020  fissato dal Piano Nazionale di Efficienza Energetica 2014. Sul risultato hanno pesato positivamente i certificati bianchi e gli Ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici, che sono stati utilizzati prevalentemente per interventi di isolamento termico, sostituzione degli infissi e installazione di impianti di riscaldamento più efficienti.
 
Per far conoscere meglio a cittadini e imprese le potenzialità degli interventi di efficientamento energetico è stato avviata la Campagna nazionale “Italia in classe A”.
 
Nel primo anno della campagna, particolare attenzione sarà dedicata alla PA dato che gli oltre 13mila edifici pubblici consumano circa 4,3 TWh di energia/anno, con una spesa complessiva di 644 milioni di euro. Con gli interventi di efficientamento questi consumi potrebbero essere ridotti fino al 40%.
 

Efficienza energetica, le barriere da superare

Secondo il presidente dell’Enea, Federico Testa, finora si è fatto poco per i condomìnidegli anni Sessanta e Settanta, ma “bisognerebbe consentire di diventare ‘green’ anche a  quanti vivono in questi complessi e non hanno risorse da investire”.
 
Una maggiore informazione sull’accesso agli incentivi sarebbe -ha concluso il direttore dell’Unità tecnica efficienza energetica, Roberto Moneta - un fattore chiave per far decollare gli investimenti anche in questo ambito.

Bisogna presentare un atto di aggiornamento catastale per l’installazione di impianti fotovoltaici? Secondo l’Agenzia delle Entrate dipende da alcuni fattori.
 

Impianti fotovoltaici e Catasto

Con la circolare 27/E, pubblicata nei giorni scorsi, il Fisco ha spiegato che, in generale, per le installazioni fotovoltaiche realizzate su edifici e su aree di pertinenza di fabbricati o unità immobiliari non esiste l’obbligo di accatastamento come unità immobiliari autonome.

In questo caso i pannelli vengono assimilati agli impianti di pertinenza degli immobili.
 

Impianti fotovoltaici sui capannoni

Se gli impianti fotovoltaici sono di pertinenza di unità immobiliari a destinazione speciale e particolare, censite al catasto edilizio urbano nelle categorie dei gruppi D e E(capannoni, alberghi, ospedali, stazioni per servizi di trasporto ecc.), si ha l’obbligo di dichiarare la variazione se l’impianto aumenta il valore capitale dell’unità immobiliare di una percentuale almeno pari al 15%.

Per capire quando si verifica un aumento del valore capitale bisogna prendere in considerazione le componenti immobiliari rilevanti, cioè  il suolo (in caso di impianti a terra) o l’elemento strutturale (solaio o copertura) su cui sono ancorati i pannelli fotovoltaici, la presenza di locali tecnici che ospitano i sistemi di controllo e trasformazione, eventuali recinzioni.
 

Catasto, fotovoltaico e imbullonati

Ricordiamo che con la Legge di Stabilità 2016 gli “imbullonati” non vengono conteggiati nella determinazione della rendita catastale e quindi non influiscono sul pagamento delle tasse. Questo significa che i proprietari degli immobili appartenenti alle categorie D ed E hanno potuto presentare atti di aggiornamento per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti.

In questo modo, macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo, prima conteggiati nella rendita, sono stati esclusi e i proprietari avranno un vantaggio dal punto di vista fiscale.

Per fugare ogni dubbio, sull’argomento si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate, che con la circolare 2/E, emanata a febbraio, ha spiegato che nella determinazione della rendita devono essere esclusi anche gli inverter e i pannelli fotovoltaici. Fanno eccezione quelli integrati nelle coperture o nelle pareti e quelli che aumentano il valore almeno del 15%.  

È stato presentato, nel corso di un seminario di studi promosso dall’Assessore alle Infrastrutture Roberto Musmanno, il “Protocollo ITACA” della Regione Calabria per la sostenibilità ambientale degli edifici residenziali.
 
La Regione ha avviato un percorso di regolamentazione degli aspetti legati alla sostenibilità ambientale nel settore dell’edilizia. Lo scopo che s’intende perseguire, tra gli altri, è di rendere obbligatoria la certificazione ambientale, regolata da un opportuno protocollo, per tutti gli edifici finanziati con fondi pubblici.
 
In questo ambito è in corso, in collaborazione con l’Università della Calabria e con l’Università Mediterranea, l’elaborazione del “Protocollo ITACA Regionale” per la Calabria. La prima versione del documento, elaborata nell’ambito del Progetto “Parco”, è stata illustrata, durante il Seminario cui hanno partecipato un gruppo ristretto di rappresentanti delle categorie interessate come Ordini Professionali, Associazioni delle Imprese di Costruzione ed Associazioni delle Cooperative di Costruzione.
 
Per illustrare le finalità e la struttura del Protocollo sono intervenuti il Dirigente regionale Giuseppe Iiritano, Paolo Veltri, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile (DINCI) dell’Università della Calabria e Gianfranco Neri, Direttore del Dipartimento di Architettura e Territorio dell’Università Mediterranea di Reggio. I contenuti specifici dei diversi capitoli di cui il testo si compone sono stati, invece, illustrati dai responsabili dei gruppi di docenti e ricercatori dell’Unical e dell’Università “Mediterranea” che hanno curato la stesura del documento.
 
Lo scopo dell’incontro è stato quello di informare i partecipanti sulla natura e sui contenuti del Protocollo e raccogliere osservazioni per il suo miglioramento in vista della sua prossima approvazione formale, prevista entro l’estate.
 

Il Protocollo ITACA nazionale 

Il “Protocollo ITACA” nazionale nasce diversi anni fa dall’esigenza delle Regioni di dotarsi di strumenti validi per promuovere la sostenibilità ambientale nel settore delle costruzioni. È stato realizzato da ITACA (Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale), con il supporto tecnico di iiSBE Italia e ITC-CNR, e approvato nel 2004 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
 
Il Protocollo permette di valutare le prestazioni di un edificio in riferimento all’efficienza energetica e all’impatto ambientale, favorendo così la realizzazione di edifici sempre più innovativi, a energia zero, a ridotti consumi di acqua, con materiali che garantiscano un elevato comfort. Per sua natura il Protocollo ITACA nazionale richiede di essere adattato agli specifici contesti regionali.
 

Il Protocollo ITACA della Regione Calabria

La versione per la Calabria, presentata durante il Seminario, è stata realizzata dalle università anche in collaborazione con IiSBE che ne ha verificato la coerenza con lo standard nazionale. Il protocollo regionale prevede un“Protocollo Sintetico”, cioè una versione ridotta e semplificata delle regole e dei criteri, che sarà introdotta subito, e una versione “completa” che sarà, invece, introdotta nei prossimi anni. In questo modo sarà data la possibilità agli attori coinvolti di adattarsi progressivamente alle nuove regole.
 
Il “Protocollo Itaca” sarà richiamato nel Regolamento di Attuazione della Lr 41/2011, “Norme per l’abitare Sostenibile”, la cui approvazione è prevista a breve, e verrà adottato per l’ottenimento del “certificato di sostenibilità ambientale”. La valutazione, secondo il Protocollo ITACA, sarà richiestaobbligatoriamente per tutti gli interventi realizzati con fondi pubblici, come ad esempio quelli finanziati con il POR 2014-2020.
 
“Con il Protocollo ITACA regionale la Calabria - ha dichiarato l’Assessore Musmanno - si dota di uno strumento all’avanguardia per garantire la qualità ambientale degli edifici realizzati sul proprio territorio. Desidero ringraziare i docenti e i ricercatori che hanno lavorato al documento, realizzando un prodotto rigoroso da un punto di vista scientifico e allo stesso tempo facile da usare per imprese e professionisti. Allo stesso modo ringrazio IiSBE per il contributo dato”.
 
“Il lavoro in questo ambito non si ferma qui. Il progetto PARCO prevede che siano rilasciate, nei prossimi due anni, tre aggiornamenti del Protocollo, raccogliendo i suggerimenti degli attori coinvolti e valutando i risultati ottenuti. Altri incontri, aperti a tutti gli interessati, sono previsti a breve. La Regione sta rapidamente recuperando terreno rispetto alle altre Regioni italiane sui temi della sostenibilità. Con l’approvazione del regolamento della legge 41/2011 e la conseguente attivazione del Protocollo avremo a disposizione strumenti di livello pari a quello delle più virtuose”.
 
Fonte: Regione Calabria

 In Emilia Romagna diventano sistematiche le verifiche di conformità degli Attestati di prestazione energetica (APE) redatti dai soggetti certificatori accreditati.
 
La Regione ha infatti ha stabilito, a partire dall’aprile 2016, apposite disposizioni che prevedono controlli a campione da parte dell’Organismo di Accreditamento regionale per attestare la conformità alla normativa vigente dei servizi di certificazione.
 

Attestati di prestazione energetica: le verifiche

L’Emilia Romagna fa sapere che “le verifiche possono essere effettuate sia su APE già emessi, sia su APE ancora in bozza, in coincidenza con l'avvio della procedura di registrazione definitiva (firma digitale). In quest'ultimo caso, quando il sistema seleziona l'APE da sottoporre a controllo, la procedura di registrazione viene sospesa ed il soggetto certificatore riceve il relativo avviso.
 
Non è possibile eludere o rifiutare il controllo, modificare la bozza per la quale è già stata richiesta la registrazione definitiva, né è ammesso emettere un altro APE con i medesimi riferimenti catastali; è possibile però procedere con la registrazione definitiva dell'APE.
 
Il certificatore quindi ha due alternative: rimanere in attesa di ulteriori indicazioni circa le modalità di conduzione della verifica che in tal caso verrà effettuata sulla bozza; oppure se viene proseguita e conclusa la procedura di registrazione definitiva con firma digitale, l'ispezione verrà effettuata sull'APE emesso, con le relative eventuali conseguenze in termini di potenziali sanzioni previste nel caso in cui vengano rilevate condizioni di non conformità riconducibili ad infrazione della normativa vigente.
 
La Regione ricorda anche che con la domanda di accreditamento, il soggetto certificatore si è impegnato a: consentire lo svolgimento delle attività di verifica presso la propria sede, garantendo la presenza del personale responsabile e fornendo il necessario supporto alla conduzione delle verifiche; rendere disponibile la documentazione ritenuta necessaria per l’espletamento delle attività di verifica.
 

APE: come si svolgono le verifiche

Conformemente alle vigenti disposizioni regionali, le verifiche sono articolate su progressivi livelli di approfondimento.
 
Per prima cosa l'Organismo regionale di Accreditamento effettua verifiche di primo livello (accertamenti), utilizzando personale tecnico qualificato: tali verifiche si basano su controlli esclusivamente di natura documentale, effettuati sui dati (di compilazione dell’APE e di calcolo) inseriti a sistema dal soggetto certificatore con le modalità previste dall’applicativo informatico.
 
I risultati delle verifiche di primo livello possono portare alla chiusura della procedura di controllo; in tal caso, il certificatore riceve il relativo avviso, unitamente al “Rapporto di Accertamento Documentale”, sul quale sono riportate le risultanze dell'accertamento effettuato.
 
Oppure al proseguimento della procedura di controllo mediante verifica di secondo livello (ispezione in campo): in tal caso, il certificatore riceve una comunicazione nella quale di specifica che sarà contattato dall'Ispettore incaricato per lo svolgimento del sopralluogo.

Le ispezioni vengono condotte da personale qualificato dall'Organismo regionale di Accreditamento  cui è stato riconosciuto il ruolo di agente accertatore ai fini della irrogazione delle sanzioni amministrative previste dalla normativa regionale.
 
Se l'ispezione viene effettuata su un APE ancora in stato di bozza (quindi non registrato con firma digitale), la procedura di controllo termina con la redazione e la consegna del “Rapporto di Ispezione” sul quale sono riportate le risultanze dell'ispezione effettuata.
 
Se invece la ispezione viene effettuata su un APE già compiutamente registrato con firma digitale, e vengono rilevate condizioni riconducibili ad infrazione della norma, al certificatore verrà notificato il relativo “Verbale di accertamento ed ispezione” con la relativa sanzione amministrativa prevista dalla normativa vigente.
 

APE non conforme: le multe

La Regione però sottolinea che il verbale riporta le condizioni per usufruire dell'istituto della diffida, ovvero per estinguere la violazione evitando l'ammenda. La diffida però non può essere reiterata per la stessa tipologia di infrazione per un arco di cinque anni.
 
Se non risulta più possibile usufruire della diffida (o perché già utilizzata in occasioni precedenti, o per scadenza dei termini temporali previsti) la violazione può essere estinta entro 60 giorni mediante pagamento dell'ammenda in misura ridotta (pari a Euro 1.400,00).

Un Accordo Quadro per la diffusione nella Regione Calabria del sistema di certificazione e monitoraggio della sostenibilità ambientale in attuazione del “Protocollo ITACA”.
 
Lo hanno firmato nei giorni scorsi a Roma l’Assessore regionale alle InfrastruttureRoberto Musmanno e la presidente di ITACA (Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) Anna Casini, alla presenza dei rappresentanti dei soci dell’Istituto.
 
Il Protocollo ITACA, elaborato dall’omonimo organo tecnico della Conferenza delle Regioni - spiega la nota della Regione Calabria -, è uno strumento per la certificazione del livello di sostenibilità ambientale di edifici con diverse destinazioni d’uso. Nasce dall’esigenza delle amministrazioni pubbliche di definire con precisione le caratteristiche di qualità ambientale degli edifici e di disporre di uno strumento in grado di quantificare in maniera oggettiva il livello di sostenibilità delle costruzioni, sia in fase di progetto sia in fase di esercizio.
 
L’Accordo siglato prevede la collaborazione fra i sottoscrittori nella realizzazione di specifici Protocolli di sostenibilità regionali. Inoltre è prevista una attività di supporto da parte di ITACA alla diffusione e all’uso dei Protocolli anche attraverso lo svolgimento di attività di formazione professionale di operatori pubblici e privati, nonché dei soggetti accreditati a svolgere le attività di certificazione. L’attenzione sul tema della sostenibilità è particolarmente alta, come dimostra la rilevanza che gli è stata data nel nuovo Codice degli appalti pubblici, pubblicato nei giorni scorsi.
 
Con la sottoscrizione di questo accordo, si dà attuazione alla LR 41/2011 ‘Norme per l’abitare sostenibile’La certificazione di sostenibilità ambientale, infatti, sarà normata entro il prossimo 30 giugno dalla Giunta Regionale con l’emanazione del primo regolamento attuativo che darà operatività alla legge.
 
La certificazione, inoltre, sarà obbligatoria per tutti gli interventi di edilizia che saranno finanziati con i fondi pubblici.
 
Come primo risultato dell’accordo già dal prossimo 19 maggio saranno avviati insieme ad ANCE regionale corsi specifici di formazione per le imprese di costruzione.
 
Con questo atto - prosegue il comunicato - si dà dunque avvio a una stretta collaborazione tra l’amministrazione regionale e gli operatori del settore edilizio per un rilancio fondato su approcci condivisi e mirati alla certificazione della sostenibilità ambientale, in linea con gli indirizzi nazionali in materia. La Presidente Casini ha espresso grande soddisfazione per l’ampliamento della rete di regioni che ha sinora sottoscritto questo strumento fondamentale per la diffusione delle buone pratiche nel settore delle costruzioni. “Mi complimento - ha tra l’altro detto - con la Calabria per questa evidente inversione di tendenza rispetto al recente passato”.
 
L’assessore Musmanno, ha sottolineato l’importanza dell’accordo sottoscritto, che allinea la Regione Calabria alle Regioni italiane più virtuose e avvia un percorso orientato all’innovazione e qualità nel settore edilizio a cui la Giunta Regionale guidata dal Presidente Mario Oliverio intende uniformare l’utilizzo di tutti i fondi pubblici.

Il sole è una delle fonti energetiche alternative ai fossili maggiormente sfruttata sia su grande che su piccola scala. Lo sanno bene Marocco, Stati Uniti e Cina, dove è concentrato il maggior numero degli impianti solari più grandi del mondo. In Europa possono competere solo Spagna e Germania, mentre l’impianto italiano più grande si trova nettamente indietro in termini di potenza.
 

Noor, Marocco

È ancora in fase di realizzazione e sarà completato entro il 2018, quando dovrebbe diventare l’impianto solare più grande del mondo occupando un’area grande come 3.400 campi da calcio (circa 3000 ettari). Il primo lotto è stato inaugurato e misura 24 kmq. Al momento è in grado di produrre 160 megawatt di energia.

 

Gujarat Solar Park, India

Al momento detiene il primato su scala mondiale. Realizzato nel 2012, si trova a Gujarat, in India, ed è un impianto fotovoltaico da 856.81 MW composto da un insieme di 46 sotto-parchi fotovoltaici.

 

Solar Star, USA

Questo impianto fotovoltaico da 579MW è stato completato nel 2015 e si trova in California. Utilizza 3.8 milioni di pannelli solari e consente lo stesso risparmio energetico che si avrebbe facendo scomparire dale strade 30.000 autovetture.

 

Topaz Solar Farm, USA

Anche questo impianto fotovoltaico, da 550MW, si trova in California. È stato completato nel 2014 nell’ambito delle politiche per raggiungere il 33% di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.

Della stessa potenza c’è, sempre in California, il Desert Sunlight Solar Farm facility.
 

Ivanpah Solar Electric Generating System, USA

In quinta posizione un impianto solare termico che produce 397MW. Si trova in California, nel deserto del Nevada, ed è stato completato nel 2013.

 

Solar Energy Generating Station, USA

Questo impianto a concentrazione solare è il più “antico” della classifica. È stato realizzato nel 1984 e ha una potenza di 354MW.

 

Longyangxia Hydro-solar PV Station, Cina

Si trova in Cina, a Longyangxia Dam, nella provincia di  Qinghai. È stato completato nel 2013 e ha una potenza di 329MW.

 

Solaben Solar Power, Spagna

Questo impianto solare termico è situato a Logrosan, nella regione dell’Estremadura, e ha una potenza di 200MW. È stato completato nel 2013 e comprende anche delle parti che utilizzano la tecnologia fotovoltaica.

 

Meuro Solar Park, Germania

È un impianto fotovoltaico, realizzato a Schipkau nel 2011. La sua potenza ammonta a 166MW.

 

Montalto di Castro, Italia

Chiudiamo la rassegna con l’impianto fotovoltaico più grande d’Italia. Si trova a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e ha una potenza di 84,2 MW.

 

Stabilizzare l’Ecobonus 65% almeno fino al 2020 e trasformarlo in un contributo a fondo perduto certo e bancabile. È la proposta lanciata da Renovate Italy, associazione di realtà imprenditoriali e no profit che promuovono attività e progetti per la riqualificazione energetica del patrimonio costruito in Italia.
 
In un recente studio sugli effetti delle detrazioni fiscali a sostegno dell’efficienza energetica, Renovate Italy ha rilevato che gli interventi di riqualificazione energetica globale sono ancora pochi. In generale, si scelgono interventi meno costosi e di portata minore perché considerati più sicuri.
 
I tempi di ritorno degli investimenti sono lunghi e scoraggiano le riqualificazioni profonde. Per invertire la rotta e puntare su interventi più efficaci l’associazione propone quindi di rivedere l’incentivo, trasformandolo in contributo a fondo perduto. Una sorta di rendita finanziaria pluriennale simile al nuovo Conto Termico che, agli interventi globali che trasformano gli immobili della Pubblica Amministrazione in edifici a energia quasi zero, riconosce un contributo a fondo perduto pari al 65% dei costi. 
 
Con un simile meccanismo si ridurrebbe drasticamente la quota di investimentoanticipata dai proprietari degli immobili privati, che potrebbero essere spinti a effettuare lavori più impegnativi senza dar fondo ai propri risparmi.
 

Ecobonus 65%, pochi interventi di riqualificazione globale

Secondo lo studio diffuso da Renovate Italy, nel 2013, fra tutte le pratiche presentate, lo 0,4% delle domande ha interessato gli interventi globali e il 2% quelli sull’isolamento della parte opaca dell’involucro (pareti, coperture, pavimenti).
 
Numeri che l’associazione considera esigui a fronte dei benefici che potrebbero generare in termini di sostenibilità. Questo accade perché gli interventi di riqualificazione profonda richiedono una spesa consistente e tempi di ritornodell’investimento abbastanza lunghi.
 
A pesare non è solo la disponibilità economica, ma anche l’incertezza per l’assetto futuro del meccanismo di incentivazione, che viene prorogato di anno in anno, l’esposizione alle fluttuazioni dei tassi di interesse, il rischio di dover sostenere, in condominio, le quote dei condòmini in difficoltà economica. Ma non solo, perché non c’è certezza sull’entità del risparmio che si otterrà effettivamente in bolletta dopo l’intervento. Un impianto non correttamente gestito potrebbe inoltre perdere il suo rendimento.
 
Renovate Italy evidenzia che i cittadini non hanno ben presente le differenze tra i diversi incentivi, quindi si preferiscono sempre gli interventi poco impegnativi sia dal punto di vista economico sia da quello dei lavori necessari.
 
Molti incentivi, infine, non sono cumulabili tra loro. Questo per Renovate Italy sbarra la strada ai lavori di riqualificazione globale degli immobili che invece potrebbero incidere in profondità sulla qualità del patrimonio edilizio.
 

Ecobonus 65%, Renovate Italy e la riqualificazione globale

Secondo Renovate Italy dovrebbe subito essere migliorato il meccanismo di accesso agli incentivi da parte dei condomìni e allargata la platea dei beneficiari, con più chance per gli incapienti. Per questo obiettivo andrebbe attivato un fondo di garanzia a tutela dei finanziatori in grado di intervenire nel caso in cui alcuni condòmini non paghino le loro quote.
 
Per ovviare alle fluttuazioni del mercato e dei tassi, l’associazione propone poi di stabilizzare l'onere finanziario con un contributo in conto interesse.
 
Anche il risparmio in bolletta dovrebbe essere previsto in modo certo, attraverso la diffusione di diagnosi energetiche solide e professionali e di contratti di rendimento energetico.
 
Per stimolare il mantenimento in efficienza degli impianti viene suggerita l’Iva agevolata, ad esempio al 10%, sui contratti di Servizio Energia pluriennuali stipulati dopo la realizzazione degli interventi.
 
Per aumentare la platea dei beneficiari e consentire la realizzazione degli interventi di efficientamento anche a chi non dispone di risorse sufficienti, Renovate Italy propone lacessione degli incentivi a soggetti finanziatori.
 
I proprietari degli immobili ceduti in locazione potrebbero poi essere spinti a investire  in efficienza energetica consentendo la rinegoziazione dei contratti d’affitto con un’equa ripartizione dei costi della riqualificazione energetica, in funzione del risparmio energetico conseguito.

Superare le difficoltà burocratiche e i contenziosi che possono ostacolare la diffusione del fotovoltaico. È l’obiettivo dell’associazione Italia Solare che ha redatto un documento con una serie di proposte per il Gestore dei Servizi Energetici (GSE).
 
Italia Solare ha raccolto una serie di istanze degli operatori che hanno incontrato difficoltà nell’accesso agli incentivi dei vari Conto Energia e nella gestione degli impianti.
 

Modifiche agli impianti fotovoltaici

Il primo dubbio riguarda gli interventi e le procedure ammissibili dopo la sospensionedel Documento tecnico di riferimento (DTR) per il mantenimento degli incentivi a seguito di modifiche agli impianti. Gli operatori al momento non sanno se è sufficiente comunicare al GSE gli interventi effettuati sugli impianti, se è possibile sostituire moduli poco efficienti con altri che hanno una efficienza più elevata, se si possono utilizzare moduli a magazzino del manutentore e quali procedure seguire per gli impianti realizzati sul tetto da un soggetto responsabile diverso dal proprietario del tetto.

Ricordiamo che nel DTR, adottato l’anno scorso, erano contenuti dei limiti da rispettare per effettuare degli interventi di modifica degli impianti fotovoltaici senza perdere gli incentivi concessi. Qualche mese dopo, però, i limiti sono stati aboliti su pressione delle associazioni di settore che li consideravano penalizzanti.
  

Impianti fotovoltaici e ricorsi

Un altro aspetto evidenziato dagli operatori è il costo dei possibili contenziosi. Un giudizio al Tar Lazio, si legge nel documento, ha un costo minimo di 3mila euro e può rappresentare un fattore di discriminazione per i piccoli impianti. L’associazione ha quindi chiesto al GSE se è possibile prevedere l’accesso a meccanismi di conciliazione e arbitrato a prezzo convenzionato e valutare la nomina di un difensore civicoindipendente a cui affidare, dietro pagamento da parte degli utenti di una tariffa che ne copra il costo di funzionamento, la risoluzione in via amministrativa in tempi certi dei reclami sui provvedimenti adottati.
 

Impianti fotovoltaici, sanzioni sulle irregolarità

Secondo gli operatori, la lista di irregolarità che causano la decadenza dagli incentivi contenuta nell’Allegato 1 al DM 31 gennaio 2014 è troppo vasta. È stato quindi chiesto di segnalare la questione al Ministero dello Sviluppo Economico, proponendo la riduzione dei casi di decadenza e l’introduzione di una serie di sanzioni graduate in base alla gravità della violazione.
 

Fotovoltaico e fondi revocati

Una volta che si decide la decadenza dagli incentivi che fine fanno i fondi revocati? Alcuni operatori hanno chiesto al GSE di garantire che queste risorse siano usate per supportare il fotovoltaico e non per altri scopi. Per questo motivo hanno proposto che i fondi siano usati per incentivare la diffusione delle tecnologie di accumulo, con particolare attenzione alle Smart Grid locali, e che gli impianti cui è revocato o non concesso l’incentivo non siano dismessi ma restino in condizione di operare con un incentivo ridotto.
 

Fotovoltaico e procedure SEU

L’associazione ha segnalato che la procedura di qualifica dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) è molto onerosa sia in termini di costi da pagare al GSE sia dal punto di vistaburocratico, perché prevede la comunicazione di tutte le modifiche. I SEU, lo ricordiamo, sono sistemi di produzione e consumo costituiti da un impianto di produzione e da un’unità di consumo direttamente connessi tra loro mediante un collegamento privato senza obbligo di connessione a terzi e collegati, direttamente o indirettamente, tramite almeno un punto, alla rete pubblica.
 
Per semplificare le procedure, senza rischiare la perdita degli incentivi, l’associazione ha proposto che il soggetto responsabile invii al GSE solo la comunicazione delle modifiche che potrebbero comportare la perdita delle agevolazioni e che negli altri casi sia sufficiente conservare la documentazione in caso di verifica. Per l’associazione, inoltre la qualifica per gli impianti sotto i 500 kWp dovrebbe essere sostituita con unaautocertificazione dei requisiti.

A che punto sono le misure del Governo in tema di riduzione dei consumi energetici? Quando saranno emanati i decreti attuativi che sbloccheranno una serie di azioni per l’efficientamento degli usi finali dell’energia?
 
Ad una lunga serie di quesiti posti da Giuseppe Civati in Commissione Attività produttive della Camera ha risposto il Sottosegretario allo Sviluppo Economico,Antonio Gentile.
 

Fondo nazionale per l’efficienza energetica

Il decreto attuativo del Fondo nazionale per l’efficienza energetica ha completato il suo iter e sta per essere emanato. In relazione a questo provvedimento - ha spiegato Gentile -, è stato condotto anche un approfondimento sulla possibilità di prevedere delle sinergie tra il Fondo stesso e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (cd. Piano Juncker). Il decreto individuerà le priorità, i criteri, le condizioni e le modalità di funzionamento, di gestione e di intervento del Fondo, le modalità di articolazione per sezioni e le relative prime dotazioni.  
 
Il Fondo sarà diviso in due sezioni: uno per la concessione di garanzie, l’altro per l’erogazione di finanziamenti per interventi di efficienza energetica realizzati anche attraverso le ESCO e attraverso forme di partenariato pubblico-privato, società di progetto e/o di scopo appositamente costituite. Il Fondo sarà alimentato con circa 70 milioni di euro l’anno, nel periodo 2014-2020.
 

Riqualificazione energetica degli immobili della P.A. centrale

Il testo del decreto attuativo, previsto dall’articolo 5, comma 5, del Dlgs 102/2014, è stato inviato ai Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia il 15 aprile scorso e sarà emanato non appena ricevuto il concerto da parte di questi Ministeri.
 

Piano per il miglioramento energetico degli immobili della P.A. centrale

Il Ministero dello Sviluppo Economico sta valutando proposte di progetto presentate dalle pubbliche amministrazioni centrali, relative agli anni 2014 e 2015. Per approvare il programma è necessario adottare il decreto previsto dal Dlgs 102/2014. Entro il 15 luglio 2016 il Ministero attende le proposte progettuali relative al programma 2016.
 

Fondo Kyoto scuole

Il decreto che disciplina i finanziamenti a tasso agevolato a valere sul Fondo Kyoto per la realizzazione di interventi di efficienza energetica negli edifici scolastici è stato emanato il 14 aprile 2015. Successivamente, il 25 giugno 2015, è stato aperto lo sportello per la presentazione delle domande. Il bando si è concluso il 22 settembre 2015 ed ha raccolto istanze per circa 103 milioni di euro, a fronte di risorse disponibili pari a 350 milioni. Le risorse residue sono state riprogrammate e, dal 21 aprile 2016, è possibile presentare nuove domande fino al 18 ottobre 2016
 

Efficienza energetica e rinnovabili su residenziale e terziario

Le Linee guida per la semplificazione e l’armonizzazione delle procedure autorizzative per l’installazione in ambito residenziale e terziario di tecnologie per l’efficienza energetica e lo sfruttamento di fonti rinnovabili, sono pronte per la concertazione formale che sarà avviata a valle delle ultime interlocuzioni in corso con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
 

Diagnosi energetiche nelle PMI

Il Bando per il cofinanziamento dei programmi delle Regioni finalizzati a sostenere le diagnosi energetiche nelle piccole e medie imprese è stato pubblicato il 12 maggio 2015. Il 28 luglio 2015 sono stati riaperti i termini per la presentazione delle domande, fissando la nuova scadenza al 31 ottobre 2015. In seguito sono stati approvati 14 programmi regionali e sono state destinate le risorse poste a bando. Attualmente è in corso l’interlocuzione con le Regioni beneficiarie, al fine di procedere alla stipula delle convenzioni.
 

Fondo per il teleriscaldamento

Questo decreto interministeriale ha natura eventuale; quindi sarà emanato, se necessario, in relazione alle variazioni di fabbisogno per i programmi di riqualificazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale per gli anni successivi al 2015 e fino al 2020.
 

Accreditamento ESCO

Il Decreto 12 maggio 2015 che ha approvato gli schemi di certificazione e accreditamento per la conformità alle norme tecniche in materia di ESCO, esperti in gestione dell’energia e sistemi di gestione dell’energia, è stato pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, con contestuale notizia nella Gazzetta Ufficiale.
 

Aggiornamento Linee Guida certificati bianchi

L’aggiornamento delle linee guida fa parte dello schema di decreto, da emanare nei prossimi mesi, che fissa i nuovi obiettivi di risparmio energetico per il periodo 2017-2020. In questo ambito, si terrà conto delle osservazioni acquisite in occasione della consultazione pubblica aperta sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e delle raccomandazioni formulate dalla Commissione Industria del Senato con la risoluzione del 14 ottobre 2015.
 

Energy Performance Contract

In tempi brevi sarà pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico, e messo a disposizione delle pubbliche amministrazioni, un modello contrattuale EPC (Energy Performance Contract), predisposto da ENEA tenendo conto delle osservazioni formulate da Consip, che fornirà un utile strumento per favorire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla norma. 

Ripensare il paesaggio urbano promuovendo la rigenerazione del costruito (anche grazie a processi di demolizione e ricostruzione), la tutela dell’ambiente e l’economia circolare”.
 
Questi i temi chiave affrontati durante i lavori del XVII Convegno Giovani Imprenditori Edili, in cui si è parlato di “Edilizia 4.0”.
 

Edilizia 4.0: green economy e rigenerazione urbana

La Presidente dei Giovani Ance, Roberta Vitale, ha aperto i lavori evidenziando che il2016 potrebbe essere l’anno della svolta per il settore delle costruzioni. Il Centro Studi dell’Ance infatti prevede un aumento del 1% in termini reali degli investimenti in costruzioni, che interrompe il trend negativo in atto dal 2008.
 
Per la Vitale però questo non basta; “è necessario che il cambiamento di rotta dell’edilizia, passi per un nuovo approccio alle politiche del settore, partendo dalla presa di coscienza che la condizione del patrimonio abitativo è degradata, che le periferie sono spesso invivibili, che la vera “spending review” da fare è prima di tutto quella energetica e che la garanzia del nostro debito pubblico è il risparmio degli italiani, la cui metà è proprio in immobili” ha dichiarato la Presidente dei Giovani Ance.
 
La Vitale ha sottolineato che il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali, che è giunto a rappresentare il 36,3% degli investimenti in costruzioni, ha mostrato in questi anni una tenuta dei livelli produttivi (+19,4%) grazie anche all’effetto di stimolo derivante dagli incentivi fiscali (55% e 65%) relativi agli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica.
 
“L’impresa deve essere protagonista nel processo di riqualificazione del territorio, facendosi promotore di un nuovo modo di costruire in “qualità”. È necessario stimolare un ripensamento del nostro paesaggio urbano, che integri i principi della green economy con quelli del benessere di chi fruisce quegli spazi” ha aggiunto la Vitale.
 
Anche il vicepresidente Andrea Bonifacio, ha dato grande spazio al tema della green economy, evidenziando che “il futuro dell’edilizia deve passare per un utilizzo più efficiente dei materiali che devono essere a chilometri zero, recuperabili e trasformabili”.
 

Edilizia 4.0: demolizioni-ricostruzioni ed efficienza energetica

Secondo i Giovani di Ance per innescare una profonda riqualificazione è necessario che gli interventi che oggi sono costosi e complicati diventino semplici nella fattibilità amministrativa, creando convenienze imprenditoriali per attrarre investimenti privati, attraverso nuovi incentivi fiscali.
 
Ance Giovani ha proposto una premialità per gli interventi nelle abitazioni che migliorino le prestazioni energetiche introducendo per ogni salto di una classe nella prestazione dell’edificio, un incremento premiale nella detrazione fiscale complessiva. Con lo stesso criterio premiale si dovrebbe prevedere l’incentivo per gli interventi di adeguamento antisismico applicando gli incentivi in funzione della zona di rischio.
 
La Vitale ha anche evidenziato l’importanza di intervenire in modo sostanziale sulla rigenerazione del tessuto urbano. Ha infatti dichiarato: “In Italia edifici brutti e malconci delle periferie non vengono rottamati perché con le norme attuali è impossibile la sostituzione edilizia. Ovvero, per demolire e ricostruire un fabbricato devo prima chiedere un permesso di demolizione e poi chiederne un altro per nuova costruzione. In più, la volumetria realizzabile diminuisce del 30%, devo ripagare gli oneri di urbanizzazione (anche se sono stati già pagati all’epoca della prima costruzione) e quelli di costruzione”.
 
“Nessuno ha interesse a “rottamare” un edificio, ma si preferisce sempre operare con una ristrutturazione che, però, non garantisce un miglioramento sensibile dell’immobile, né in termici energetici, né da un punto di vista sismico. Eppure (come già avviene in altri paesi europei come la Francia, la Germania e l’Olanda, dove la sostituzione edilizia viene attuata normalmente) questo tipo di intervento potrebbe portare un ritorno importante nelle casse pubbliche, in termini di tasse e riduzione di costi sociali” ha continuato.
 
Per incentivare la sostituzione edilizia, secondo la presidente Ance Giovani, sarebbe necessario considerare la ricostruzione a seguito di demolizione, a parità di volume e superficie utile, non come nuova costruzione, pagando gli oneri solo sulla eventuale parte eccedente alla volumetria precedente, laddove realizzabile in virtù della normativa urbanistica vigente. Inoltre, si potrebbe rendere l’intervento di sostituzione edilizia realizzabile solo a patto che si costruisca un edificio in classe energetica A e con consumo di suolo pari o minore del precedente.
 

Edilizia 4.0 e l’uso del BIM

I Giovani Ance hanno anche evidenziato l’importanza di puntare sulla digitalizzazione dell’edilizia, grazie all’utilizzo del BIM, integrato con i sistemi di geolocalizzazione GIS, attraverso investimenti governativi che garantiscano Banda Larga e connettività su tutto il nostro territorio.
 
E’ necessaria inoltre una strategia di digitalizzazione non solo per le imprese, ma anche per le pubbliche amministrazioni fissando percorsi e roadmap di obblighi legislativi, che prevedano la formazione di tutti i soggetti coinvolti, soprattutto nella fase di prima diffusione dei nuovi strumenti e dei nuovi processi. 
 
A tirare le conclusioni il Presidente dell’Ance, Claudio De Albertis per il quale “stiamo assistendo a una vera rivoluzione nel settore che deve portare a una profonda innovazione del processo di costruzione e dei prodotti: bene fanno i Giovani a spingere in questa direzione”.

Negli ultimi 10 anni in Italia la crescita delle fonti rinnovabili ha portato il contributo rispetto ai consumi elettrici dal 15 al 35,5%, grazie a un modello di produzione distribuito nel territorio con oltre 850mila impianti diffusi da Nord a Sud, dalle aree interne alle grandi città. Ciò ha permesso un aumento della produzione pulita di 57,1 TWh, mentre il numero di Comuni in cui è installato almeno un impianto da fonti rinnovabili è passato da 356 a 8047.
 
In 2.660 Comuni l’energia elettrica pulita prodotta supera quella consumata. Ma sono39 i migliori Comuni d’Italia individuati da Legambiente, dove il mix di impianti diversi permette di raggiungere il 100% di energia da fonte rinnovabile sia per gli usi termici che per quelli elettrici grazie a soluzioni sempre più innovative e integrate, con smart grid, mobilità elettrica, accumulo e con l’incredibile risultato di avere bollette meno care per imprese e famiglie.
 
I dati arrivano dal Rapporto ‘Comuni Rinnovabili 2016’ di Legambiente, realizzato con il contributo di Enel Green Power, presentato ieri a Roma, nel corso di un incontro presso la sede del GSE cui hanno partecipato: Katiuscia Eroe, Responsabile energia Legambiente, Francesco Catucci, Head of Mini grid EGP e Francesco Colaone, Direttore generale ACSM, mentre alla tavola rotonda coordinata dalla giornalista de Il sole 24 ore Elena Comelli hanno preso parte Antonella Battaglini, Ceo Renewables Grid Initiative, Guido Bortoni, Presidente Autorità per l’energia, Francesco Sperandini, Presidente GSE, Francesco Venturini, Amministratore delegato Enel Green Power e Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale Legambiente.
 
Sono stati presentati i risultati positivi dello sviluppo delle fonti rinnovabili nei territori raccontati nel Rapporto e la situazione relativa agli investimenti. L’Italia è infatti il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (l’8,1%, pari al fabbisogno di 9,1 milioni di famiglie), davanti a Grecia e Germania, e possiedealcune delle esperienze di innovazione più interessanti a livello mondiale che vedono protagonisti comunità, enti e imprese locali.
 
Il Rapporto Comuni Rinnovabili racconta il successo delle fonti pulite nel territorio italiano, con numeri e buone pratiche (sono oltre 150 quelle raccolte sul sito www.comunirinnovabili.it) che descrivono il grande cambiamento avvenuto nel territorio italiano. Se fino a dieci anni fa, infatti, gli impianti interessavano con il grande idroelettrico e la geotermia, le aree più interne e comunque una porzione limitata del territorio, oggi sono presenti nel 100% dei Comuni.
 
Nel complesso - spiega Legambiente -, nel 2015 attraverso le rinnovabili si è garantito il 35,5% dei consumi elettrici e il 17% di quelli complessivi (eravamo nel 2005 rispettivamente al 15% e al 5,3%). Negli ultimi anni gli investimenti si sono ridotti e lo scorso anno si è riscontrato il primo calo nella produzione dopo 10 anni, dovuto soprattutto alla riduzione del contributo dell’idroelettrico, ma va sottolineata anche la diminuzione delle nuove installazioni.
 
Per il fotovoltaico, dopo la fine del Conto Energia, si è ridotto notevolmente il numero dei nuovi impianti con 930 MW installati a fronte dei 13.194 MW installati nel biennio 2011-2012. Nel 2015 i 305MW installati nel nostro Paese, sono meno di un quinto delle installazioni realizzate in Germania e un decimo di quelle inglesi. Per l’eolico, nel 2015 sono stati installati 474 MW di eolico contro una media di 770 negli anni passati.
 
“È il momento di aprire una nuova fase di sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini -, e oggi è davvero possibile grazie alla riduzione del costo degli impianti e alle innovazioni nella gestione delle reti e dei sistemi di accumulo. I Comuni più avanzati in questa rivoluzione dal basso, dimostrano come si debba guardare a un modello energetico sempre più distribuito, pulito, innovativo”.
 
“Al neo Ministro Calenda - ha aggiunto Zanchini - proponiamo di guardare a queste esperienze per raggiungere l’obiettivo del 50% da rinnovabili annunciato dal Premier Renzi entro la legislatura, in particolare liberando l’autoproduzione, la produzione e distribuzione locale da fonti rinnovabili. Sono numerose le barriere e le tasse, infatti, che oggi impediscono investimenti che sarebbero a costo zero, e per questo occorre introdurre regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti, spingendo gli investimenti attraverso innovazioni nel mercato elettrico e negli incentivi, nelle reti energetiche”.
 
“I risultati di questo studio mettono in risalto come, nonostante l’attuale contesto macroeconomico sfidante, lo sviluppo delle rinnovabili continui a progredire sia a livello globale che a livello locale - ha dichiarato l’Amministratore delegato di Enel Green Power Francesco Venturini -. Negli ultimi mesi le rinnovabili hanno raggiunto prezzi record dimostrando un livello di competitività sempre più elevato rispetto alle tecnologie convenzionali. Questi dati confermano il fermento che abbraccia questo settore ed evidenziano i potenziali margini di ulteriore miglioramento nel medio-lungo termine. Anche grazie ai massicci investimenti che Enel Green Power ha distribuito in giro per il mondo, oggi e domani sarà sempre più conveniente per i territori nostrani tingersi di verde”.

Entro il 20 luglio 2016 il GSE pubblicherà i bandi per l’accesso agli incentivi riconosciuti alle rinnovabili non fotovoltaiche. Lo prevede la bozza di decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che sarà emanato nei prossimi giorni dopo aver ricevuto il via libera dalla Commissione Europea.
 

Rinnovabili non fotovoltaiche: i bandi per accedere agli incentivi

In tutto saranno pubblicati due bandi, uno per i registri e uno per le aste, mentre in precedenza si era pensato di prevedere due trance per ogni modalità.
 
Ricordiamo che il meccanismo di accesso agli incentivi dipende dalle dimensioni degli impianti. Avverrà quindi direttamente per i piccoli impianti di dimensioni inferiori a 0,5 MW. È previsto il meccanismo dei registri per gli impianti di media entità, con potenza installata tra 0,5 MW e 5 MW. Si useranno le aste per i progetti di potenza maggiore di 5 MW. 
 

Gli incentivi per eolico, geotermia, solare termodinamico, biomasse, idroelettrico

Per quanto riguarda le aste, i contingenti di potenza disponibili in base alla tipologia di fonte ammontano a 800 MW per l'eolico onshore, 30 MW per l'eolico offshore, 20 MW per la geotermia, 100 MW per il solare termodinamico, 50 MW per le biomasse. Nelle procedure per accedere agli incentivi, saranno escluse le offerte di riduzione inferiori al 2% della base d'asta e quelle superiori al 40%.
 
Nell’ambito dei registri, sono messi a disposizione i seguenti contingenti di potenza: 60 MW per l'eolico a terra, 80 MW per l'idroelettrico, 30 MW per la geotermia, 90 MW per le biomasse, 6 MW per gli impianti a moto ondoso, 20 MW per il solare termodinamico.
 
Al momento sembra che i maggiori incentivi saranno riconosciuti al solare termodinamico. I bonus varranno per 25 anni: 324 euro/MWh per gli impianti sotto i 250 kW; 296 euro per quelli fino a 5 MW; 291 euro oltre i 5 MW.
 
Per quanto riguarda l'idroelettrico, verrà data priorità agli impianti di potenza nominale di concessione fino a 50 kW, la cui soglia è elevata a 250 kW se rientranti in uno dei seguenti casi:
- realizzati su canali o condotte esistenti, senza incremento di portata derivata;
- che utilizzano acque di restituzioni o di scarico;
- che utilizzano il deflusso minimo vitale al netto della quota destinata alla scala di risalita, senza sottensione di alveo naturale.
 
Gli incentivi all'eolico offshore sono riconosciuti per 25 anni. Saranno riconosciuti 165 euro/MWh agli impianti superiori a 5 MW.

Per l'eolico onshore, invece, l'incentivo sarà riconosciuto per 20 anni, così suddivisi: 250 euro/MWh sotto i 20 kW; 190 euro/MWh fino a 60 kW; 160 euro/MWh fino a 200 kW; 140 euro/MWh fino a 1 MW; 130 euro/MWh fino a 5 MW; 110 euro/MWh oltre 5 MW.
 
Per avere dettagli più precisi e completi si attende quindi la pubblicazione del decreto che, lo ricordiamo, prenderà il posto del DM 6 luglio 2012.

Le spese per l’installazione di contatori individuali nei condomini per misurare l’effettivo consumo di calore, raffreddamento e acqua calda delle singole unità immobiliari, sono detraibili al 50%.
 
A chiarirlo l’Agenzia delle Entrate nella circolare 18/E, in cui risponde ad alcuni quesiti relativi alle spese detraibili formulati dai Caf e dagli operatori del settore.
 

Contabilizzatori di calore: le detrazioni

Le Entrate hanno specificato che queste spese sono ammesse alla detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio in quanto sono finalizzati al conseguimento di risparmio energetico; come tali hanno diritto, fino al 31 dicembre 2016, della detrazione pari al 50% per un importo massimo di spesa di 96mila euro.
 
Tuttavia se i dispositivi in questione sono installati in concomitanza con la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione, o con pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia, danno diritto alla detrazione prevista per interventi di riqualificazione energetica pari al 65% della spesa su un massimo di 30mila euro.
 

Contabilizzatori di calore: obblighi e scadenze

L’Agenzia ha ricordato che l’articolo 9 del Dlg 102/2014 prevede che, nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata, sia obbligatoria l’installazione, entro il 31 dicembre 2016, di contatori individuali per misurare l’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare.
 
In tal modo sarà possibile favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi individuali e la suddivisione delle spese in base aiconsumi effettivi di ciascun centro di consumo individuale.
 
Qualora, l’uso di tali contatori non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, la norma prevede l’installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il consumo di calore in corrispondenza a ciascun radiatore posto all’interno delle unità immobiliari. 

Un Accordo Quadro per la diffusione nella Regione Calabria del sistema di certificazione e monitoraggio della sostenibilità ambientale in attuazione del “Protocollo ITACA”.
 
Lo hanno firmato nei giorni scorsi a Roma l’Assessore regionale alle Infrastrutture Roberto Musmanno e la presidente di ITACA (Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale)Anna Casini, alla presenza dei rappresentanti dei soci dell’Istituto.
 
Il Protocollo ITACA, elaborato dall’omonimo organo tecnico della Conferenza delle Regioni - spiega la nota della Regione Calabria -, è uno strumento per la certificazione del livello di sostenibilità ambientale di edifici con diverse destinazioni d’uso. Nasce dall’esigenza delle amministrazioni pubbliche di definire con precisione le caratteristiche di qualità ambientale degli edifici e di disporre di uno strumento in grado di quantificare in maniera oggettiva il livello di sostenibilità delle costruzioni, sia in fase di progetto sia in fase di esercizio.
 
L’Accordo siglato prevede la collaborazione fra i sottoscrittori nella realizzazione di specifici Protocolli di sostenibilità regionali. Inoltre è prevista una attività di supporto da parte di ITACA alla diffusione e all’uso dei Protocolli anche attraverso lo svolgimento di attività di formazione professionale di operatori pubblici e privati, nonché dei soggetti accreditati a svolgere le attività di certificazione. L’attenzione sul tema della sostenibilità è particolarmente alta, come dimostra la rilevanza che gli è stata data nel nuovo Codice degli appalti pubblici, pubblicato nei giorni scorsi.
 
Con la sottoscrizione di questo accordo, si dà attuazione alla LR 41/2011 ‘Norme per l’abitare sostenibile’La certificazione di sostenibilità ambientale, infatti, sarà normata entro il prossimo 30 giugno dalla Giunta Regionale con l’emanazione del primo regolamento attuativo che darà operatività alla legge.
 
La certificazione, inoltre, sarà obbligatoria per tutti gli interventi di edilizia che saranno finanziati con i fondi pubblici.
 
Come primo risultato dell’accordo già dal prossimo 19 maggio saranno avviati insieme ad ANCE regionale corsi specifici di formazione per le imprese di costruzione.
 
Con questo atto - prosegue il comunicato - si dà dunque avvio a una stretta collaborazione tra l’amministrazione regionale e gli operatori del settore edilizio per un rilancio fondato su approcci condivisi e mirati alla certificazione della sostenibilità ambientale, in linea con gli indirizzi nazionali in materia. La Presidente Casini ha espresso grande soddisfazione per l’ampliamento della rete di regioni che ha sinora sottoscritto questo strumento fondamentale per la diffusione delle buone pratiche nel settore delle costruzioni. “Mi complimento - ha tra l’altro detto - con la Calabria per questa evidente inversione di tendenza rispetto al recente passato”.
 
L’assessore Musmanno, ha sottolineato l’importanza dell’accordo sottoscritto, che allinea la Regione Calabria alle Regioni italiane più virtuose e avvia un percorso orientato all’innovazione e qualità nel settore edilizioa cui la Giunta Regionale guidata dal Presidente Mario Oliverio intende uniformare l’utilizzo di tutti i fondi pubblici.

Via libera della Commissione Europea alla bozza di decretodel Ministero dello Sviluppo Economico che incentiva la produzione di energia elettrica da rinnovabili non fotovoltaiche.
 
Il testo, pronto da settembre 2015, a novembre aveva ricevuto il via libera della Conferenza Unificata, ma si è poi bloccato per la verifica di compatibilità con le norme europee sugli aiuti di Stato.

Venerdì scorso il verdetto positivo con cui Bruxelles ha affermato che il decreto “contribuirà al raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici dell'Ue  senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico. In particolare, il piano sosterrà l'Italia nel conseguire gli obiettivi dell'Ue in materia di energie rinnovabili, contribuendo ad aumentare la capacità di generazione da fonti rinnovabili di circa 1300 megawatt”.
 

Incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche

Il decreto cesserà di avere effetti trenta giorni dopo il raggiungimento della soglia di 5,8 miliardi di euro o comunque entro il 31 dicembre 2016. Si tratta della data indicata nella bozza, ma che potrebbe slittare dal momento che siamo ormai a maggio.
 
Gli incentivi varieranno in base alle dimensioni degli impianti.
 
L’accesso agli incentivi avverrà direttamente per i piccoli impianti di dimensioni inferiori a 0,5 MW. È previsto il meccanismo dei registri per gli impianti di media entità, con potenza installata tra 0,5 MW e 5 MW. Si useranno le aste per i progetti di potenza maggiore di 5 MW. 
 
Per quanto riguarda le aste, i contingenti di potenza disponibili in base alla tipologia di fonte ammontano a 800 MW per l'eolico onshore, 30 MW per l'eolico offshore, 20 MW per la geotermia, 100 MW per il solare termodinamico, 50 MW per le biomasse. 
 
Nelle procedure per accedere agli incentivi, saranno escluse le offerte di riduzione inferiori al 2% della base d'asta e quelle superiori al 40%.
 
Nell’ambito dei registri, sono messi a disposizione i seguenti contingenti di potenza: 60 MW per l'eolico a terra, 80 MW per l'idroelettrico, 30 MW per la geotermia, 90 MW per le biomasse, 6 MW per gli impianti a moto ondoso, 20 MW per il solare termodinamico.
 
Il decreto sostiene inoltre il rinnovo dei generatori esistenti per aumentare la loro efficienza o prolungare la loro durata di vita operativa.
 
Dopo l’ok della Commissione Europea, il decreto del Mise, che prenderà il posto del DM 6 luglio 2012, potrà quindi essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventare operativo.

 In Italia per l’attuazione dell’Accordo di Parigi è necessaria una nuova Strategia Energetica Nazionale capace di rivedere gli strumenti a sostegno dell’efficienza energetica per favorire interventi strutturali ad alta efficacia, a cominciare del parco edilizio pubblico.
 
Questo uno degli aspetti evidenziati dal Climate Report, elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e presentato da Edo Ronchi nel corso del convegno ‘La green economy italiana dopo l’Accordo di Parigi’ del 27 aprile scorso, in cui sono stati esplicitati i dati e le analisi sulle implicazioni a livello internazionale, europeo e italiano dell’Accordo per il clima raggiunto alla COP 21 di Parigi.
 

Efficienza energetica: i dati dell’Italia

Secondo quanto messo in evidenza dal rapporto per attuare l’Accordo di Parigi l’Italia deve definire una nuova Strategia Energetica Nazionale con obiettivi al 2030. 
 
La necessità di una nuova strategia è chiaramente evidenziata dal fatto che in Italia nel 2015, dopo anni di calo (-20% al 2014 rispetto al 1990), le emissioni di gas serra sono aumentate di circa il 2,5%. L’incremento è dovuto a molteplici cause tra cui il calo del prezzo del petrolio e del gas, l’aumento dei consumi energetici e il rallentamento delle politiche di efficienza energetica.
 
Il report fa notare come tra il 2005 e il 2012 l’Italia, nello sviluppo delle fonti rinnovabili, abbia realizzato ottimi risultati (sia pure con incentivi significativi), aumentando dall’8% a circa il 16% del consumo nazionale, facendo meglio della media europea e collocandosi fra i leader mondiali.
 
Ma nell’ultimo triennio, il quadro è notevolmente peggiorato: le rinnovabili sono passate dal 16,7% nel 2013 al 17,3% del 2015, con una crescita modestissima, dello 0,2% all’anno ed è diminuita la quota di elettricità da fonti rinnovabili passando dal 43% al 38% tra il 2014 e il 2015. Con questo passo l’Italia, pur avendo già raggiunto l’obiettivo europeo del 17% al 2020, sarebbe ben lontana dall’obiettivo europeo del 27% al 2030 e ancora di più dalla più impegnativa attuazione dell’Accordo di Parigi.
 

Efficienza energetica: obiettivi e nuove strategie

Il Rapporto indica anche le politiche e le misure necessarie per attuare l’Accordo di Parigi. Per prima cosa l’Italia dovrebbe rivedere gli strumenti a sostegno dell’efficienza energetica per favorire interventi strutturali ad alta efficacia, a cominciare dallariqualificazione totale dell'edificio, varando un piano nazionale di riqualificazione del parco edilizio pubblico.
 
Inoltre dovrebbe avviare una riforma della fiscalità in chiave ecologica introducendo una carbon tax e un processo di riallocazione degli incentivi ambientalmente dannosi senza aumentare il carico fiscale complessivo e riducendo la tassazione sulle imprese e sul lavoro.

Introdurre un sistema di carbon pricing, riconoscendo i costi effettivi dei combustibili fossili e consentendo, così, di incentivare le fonti rinnovabili senza pesare sulle bollette.
 
Infine dovrebbe mettere in atto politiche efficaci e concrete per lo sviluppo di una mobilità sostenibile, dando priorità di intervento alle aree urbane e sostenere l’innovazione e la ricerca orientata alla green economy.
 

Efficienza energetica: i commenti

L’architetto Patrizia Colletta, Consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia e presidente del Dipartimento “Progetto sostenibile ed efficienza energetica” OAR ha commentato positivamente gli obiettivi messi in luce nel Climate Report; ha infatti dichiarato: “La città e il patrimonio edilizio rappresentano un grande peso e una grande scommessa per i cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni: sono sistemi energivori complessi e su essi si concentrano tutti gli sforzi e i processi di condivisione delle strategie  basate sull’innovazione delle politiche territoriali, sui temi  dellariconversione, della riqualificazione energetica e della rigenerazione ecologica”. 
 
“Il nuovo ciclo edilizio in Italia, dovrà essere “gestito” per innovare la filiera della progettazione, della costruzione e della gestione immobiliare, sostituendo un mercato obsoleto verso la riqualificazione energetica e urbanistica. Gli elementi principali di questo nuovo ciclo edilizio si possono sintetizzare in 3 punti: 1) riqualificazione energetica e rigenerazione urbana,  data l’impossibilità di consumare ulteriore territorio; 2) ampliamento della competizione internazionale delle imprese edilizia ma anche del management progettuale e gestionale che dovrà essere messo a confronto con standard progettuali e realizzativi europei ed extraeuropei; 3) innovazione tecnologica e la spinta verso il “green building” che deve enfatizzare il ruolo della conoscenza”.
 
“Per affrontare questa sfida dovrà esistere in futuro un nuovo architetto che abbia la coscienza di appartenere a questa nuova filiera decisionale, che sappia governare i processi della professione e del ciclo economico basata su sostenibilità ambientale, efficienza energetica, innovazione tecnologica e domotica, consumo zero delle risorse non rinnovabili, riuso e riciclo, innovative forme di partenariato pubblico-privato, questi sono gli elementi per costruire il grande cantiere del futuro” ha concluso l’architetto Colletta. 

È stata presentata martedì scorso a Roma la ‘Guida all’efficienza energetica negli edifici scolastici’ realizzata dall’ENEA e dalla task force ItaliaSicura/Scuole di Palazzo Chigi.
 
La Guida vuole essere uno strumento operativo per gli interventi di riqualificazione energetica nelle scuole, un manuale di 70 pagine che affronta i temi della diagnosi energetica, degli interventi sull’edificio e sugli impianti (con alcuni esempi di scuole efficienti in Italia) e deglistrumenti finanziari pubblici e privati a disposizione di dirigenti scolastici e Amministratori.
 
La Guida è uno dei risultati, condivisi con il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Ambiente, della collaborazione siglata lo scorso anno tra ItaliaSicura/Scuole e l’ENEA che ha dato il via all’operazione ‘Green School’, per supportare anche dal punto di vista tecnico la riqualificazione energetica degli edifici scolastici.
 

Le risorse per la riqualificazione delle scuole

Oltre ai 350 milioni di euro dal fondo Kyoto recentemente sbloccati dal Ministero dell’Ambiente, per la realizzazione degli interventi diriqualificazione dell’edilizia scolastica sono a disposizione finanziamenti nazionali, fondi strutturali europei e il Conto Termico che incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.
 
Silvia Velo, sottosegretario del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha approfondito il Fondo Kyoto, “un fondo rotativo a tasso agevolato per la realizzazione di interventi di efficientamento energetico sugli immobili pubblici destinati all’istruzione di ogni ordine e grado, compresi gli asili nido”. “Il nuovo bando, che sarà pubblicato a breve sulla Gazzetta Ufficiale, riapre lo sportello per accedere ai finanziamenti a tasso agevolato dello 0,25% per quei progetti che porteranno a un miglioramento di due classi del parametro di efficienza energetica dell’edificio”.
 

Il ‘bollino verde’ dell’ENEA

ENEA può essere partner degli Enti locali anche nella valutazione dei progetti (consumi, condizioni dell’immobile, elementi progettuali, costi, finanziamenti, autorizzazioni) e nelle diagnosi energetiche. Allo studio una sorta di ‘bollinatura verde’, a garanzia della qualità dell’intervento proposto, sotto il profilo tecnico-economico e di certificazione del risparmio energetico.
 
Ad oggi sul territorio italiano sono presenti oltre 40mila edifici ad esclusivo o prevalente uso scolastico - dei quali un terzo è concentrato in 10 province - con consumi termici pari a 9,5 TWh/ anno ed elettrici di 3,66 TWh/anno. All’Anagrafe dell’edilizia scolastica risulta che nel 58% degli edifici scolastici sono già state messe in atto misure finalizzate al risparmio energetico, installando pannelli fotovoltaici, doppi vetri e doppi serramenti o isolando le pareti esterne e la copertura.
 

I commenti

“La collaborazione tra Istituzioni nazionali per l’efficienza energetica degli edifici scolastici dev’essere allargata agli Enti locali e a chi vive la scuola tutti i giorni: insegnanti, ragazzi, genitori. L’obiettivo è accelerare la riqualificazione del nostro patrimonio edilizio, con un occhio al risparmio della bolletta energetica e uno all’ambiente”, ha sottolineato Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di Missione per l’Edilizia Scolastica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 
“L’efficienza energetica nelle scuole - ha commentato Federico Testa, presidente dell’ENEA - può diventare motore di innovazione sociale, economica e ambientale, favorendo la crescita di una nuova generazione di cittadini più consapevoli e sensibili ai temi dell’energia. La Guida che presentiamo oggi è il primo passo verso una grande sfida, quella di trasformare le scuole in edifici ad alte prestazioni, più belli, confortevoli e adatti all’apprendimento. L’ENEA sta già lavorando a progetti pilota con l’impiego di soluzioni tecnologiche innovative e si propone come catalizzatore verso gli stakeholder del settore per facilitare la realizzazione di interventi di per sé abbastanza costosi”.

Consentire all’interno di edifici e condomini la distribuzione di energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili e istituire vantaggi fiscali per le singole utenze che auto producono da fonti pulite.
 
Queste alcune delle proposte di Legambiente contenute nel Manifesto per l’autoproduzione da rinnovabili sostenuto da 350 sindaci italiani.
 

Rinnovabili: le barriere all’autoproduzione

Secondo Legambiente l’autoproduzione da fonti rinnovabili (con i suoi molteplici protagonisti come i prosumer, ossia soggetti al contempo produttori e consumatori di energia elettrica) rappresenta una grande potenzialità per promuovere l’innovazione, creare lavoro, favorire gli investimenti e ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti. Per questo si sta impegnando nel cancellare le barriere che attualmente impediscono al condominio, alle famiglie e alle imprese di utilizzare energia autoprodotta da fonti rinnovabili.
 
Gli ambientalisti hanno infatti sottolineato i problemi di “un quadro normativo complicato e contradditorio, addirittura penalizzante dopo la riforma delle tariffe elettriche, tanto da arrivare a vietare la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili”, a vietare di distribuire energia elettrica pulita autoprodotta tra più imprese di uno stesso distretto industriale e a far pagare la stessa tassa sull’autoconsumo a una raffineria e un impianto solare.
 
Ad esempio i condomini, in cui vivono oltre 20 milioni di persone, attualmente beneficiano solo in minima parte dei vantaggi che possono portare le fonti rinnovabili, per via di regole che impediscono di produrre e scambiare l’energia tra le diverse utenze.
 

Autoproduzione da rinnovabili: il manifesto

Dalla constatazione di queste criticità nasce l’idea dell’Alleanza per l’autoproduzione, con l’adesione da parte di oltre 350 Sindaci al Manifesto promosso da Legambiente per creare una nuova gestione energetica che parta dai singoli territori. 
 
Le proposte principali contenute nel Manifesto di Legambiente sono:
 
1) All'interno degli edifici deve essere consentita la distribuzione di energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili attraverso reti private.
 
In questo modo si apre ad innovazioni nella gestione elettrica e del riscaldamento nei condomini, negli edifici per uffici e commerciali.
 
2) Tra aziende limitrofe deve essere consentito lo scambio di energiaelettrica prodotta da impianti da fonti rinnovabili o in cogenerazione ad alto rendimento attraverso reti private.
 
In modo da aprire ad innovazioni nei distretti industriali e nello scambio di elettricità da fonti rinnovabili tra aziende limitrofe.
 
3) Le amministrazioni pubbliche devono poter utilizzare la rete elettrica per lo scambio di energia prodotta da impianti da fonti rinnovabili tra edifici di proprietà.
 
Per dare la possibilità ai Comuni di investire nelle fonti rinnovabili e di scambiare energia tra i diversi edifici pubblici.
 
4) Le utenze domestiche devono poter beneficiare di vantaggi fiscali e semplificazioni nell’autoproduzione da fonti rinnovabili.
 
In questo modo si aiutano le famiglie a installare impianti solari sui tetti direttamente per i consumi di illuminazione, riscaldamento, raffrescamento.
 
5) L'autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili deve beneficiare di vantaggi sugli oneri parafiscali in bolletta per i vantaggi ambientali che determina.
 
In questo modo si rendono vantaggiosi gli investimenti nell’autoproduzione, distinguendo nella tassazione tra impianti da fonti rinnovabili e invece da fonti fossili.
 
Gli aderenti al Manifesto si sono resi conto che aprendo all’autoproduzione negli edifici, nei distretti produttivi, nello scambio tra aziende, si può creare una gestione integrata di impianti di produzione e di accumulo, sistemi efficienti in grado di offrire un efficiente servizio di bilanciamento e dispacciamento rispetto alla rete, e capace di programmare immissioni e prelievi.
 
La presidente di Legambiente Rossella Muroni ha infatti chiesto al Governo: “Il referendum del 17 Aprile ha messo in evidenza quanto l’Italia abbia bisogno di una strategia energetica per uscire dalle fonti fossili. Per questo chiediamo al Governo di eliminare barriere e tasse nei confronti dell’autoproduzione e aprire a processo di innovazione che, oltre ad essere nell’interesse generale, è oramai riconosciuto come competitivo anche dalla Commissione Europea”.

Trasformare il settore edile da ‘divoratore di suolo e di energia’ a capofila per una crescita sostenibile che passi attraverso il dialogo sociale.
 
Questo l’obiettivo del progetto “B.R.O.A.D. - Building a Green Social Dialogue” presentato dalla Fillea Cgil e recentemente approvato dalla Commissione Europea.
 
Il progetto coinvolgerà i sindacati di quattro paesi europei, centri di ricerca, associazioni datoriali, con l’obiettivo di realizzare, al termine del percorso, una proposta di Linee Guida a supporto del dialogo sociale nei processi di transizione verso il green building, per lo sviluppo del mercato del lavoro e la crescita, nel segno della qualità e del rispetto dei diritti e della salute, delle competenze professionali dei lavoratori.
 

Green economy: i cardini del progetto

Il progetto è in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020 e mira allo sviluppo della bioedilizia in tutto il ciclo produttivo: della ricerca all'innovazione nei materiali, delle tecniche di costruzione alla progettazione degli edifici.
 
Fillea Cgil e i partner del progetto (Fondazione Di Vittorio, la federazione europea dei sindacati delle costruzioni, un centro studi della Germania, i sindacati delle costruzioni di Polonia, Spagna e Belgio, e per l'Italia Filca Cisl, FenealUil e Ance) studieranno le principali tendenze nello sviluppo della bioedilizia a livello nazionale ed europeo e i modelli di successo da diffondere attraverso lo scambio di esperienze e buone pratiche tra i paesi e le parti sociali.
 
Si cercherà di valorizzare le esperienze e pratiche virtuose di dialogo sociale che hanno dato vita a processi sostenibili nel settore e prodotto crescita economica e buona occupazione. 
 
Il progetto Broad si articolerà, come anticipato dal segretario generale FilleaWalter Schiavella, con workshop e incontri che coinvolgeranno rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, le istituzioni, gli esperti, la società civile e i settori e le professioni legate alla green economy.
 

Crescita sostenibile: le due le fasi del progetto

La prima fase di indagine si concluderà nel dicembre 2016 con un Report europeo contenente: il quadro delle politiche comunitarie in materia di green economy e di bioedilizia; la panoramica delle iniziative a sostegno dei posti di lavoro verdi a livello europeo, attraverso una rassegna della letteratura scientifica e istituzionale in materia; l'analisi comparata delle diverse esperienze dei paesi coinvolti nel progetto; una descrizione del ruolo e delle funzioni delle parti sociali, in modo da proporre suggerimenti e raccomandazioni per rafforzare il dialogo sociale nei processi di conversione bioedilizia.
 
La seconda fase si concluderà a dicembre 2017, con la realizzazione delle “linee guida” per il dialogo sociale nella bioedilizia a livello europeo e nazionale, che saranno il frutto dell’intensa attività di scambio e confronto tra le parti sociali.
 
Questo “network” del dialogo sociale nelle costruzioni avrà un sito internet dedicato ed una forte presenza sui social ed un hashtag #greendialogue. Sono previste anche dirette in streaming dei vari workshop e convegni programmati in Italia e negli altri Paesi partner.

L’industria italiana del Legno Arredo è sempre più attenta alla sostenibilità, vantando performance ambientali da primato in Europa, per quanto concerne eco-design, durabilità, biomateriali e materiali riciclati, riduzione delle sostanze inquinanti, efficienza energetica, riuso e upcycling e certificazioni ambientali.
 
A sottolinearlo il dossier ‘Il made in Italy abita il futuro - Il Legno Arredo verso l’economia circolare’, presentato ieri a Roma da Fondazione Symbola e FederlegnoArredo, in cui si analizzano i vecchi modelli produttivi legati al cosiddetto ‘business as usual’ e all’economia lineare (‘produci, consuma, butta’) e quelli legati ad un’economia più sostenibile, efficiente e circolare (‘produci, consuma, recupera’).
 

Made in Italy e Green economy: i numeri italiani 

Secondo il dossier l’industria italiana del mobile utilizza, sul fronte deiconsumi di energia elettrica, 30 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) ogni milione di euro prodotto, contro le 68 della media dei Paesi Ue, le 39 del Regno Unito, le 56 della Francia, le 63 della Germania, le 101 della Spagna.
 
Anche per quanto concerne la riduzione delle emissioni climalteranti le aziende italiane dell’arredo sono in testa: vengono consumate infatti 39 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto, mentre le tedesche si aggirano sulle 50 tonnellate, le francesi sulle 52n tonnellate, le britanniche 93 e spagnole 124.
 
Nella riduzione dei rifiuti il mobile made in Italy fa segnare performance importanti, anche se migliorabili: sono 15,5 le tonnellate di rifiuti generate per milione di euro prodotto, meglio delle imprese tedesche (15,8), meno bene di quelle spagnole (7), francesi (10), britanniche (13).
 
Altro dato analizzato nel report è quello delle competenze; nella presenza di professioni green, il sistema del Legno Arredo registra una interessante dinamica, passando dal 12,7% della forza lavoro complessivamente impiegata nel 2011 al 18,9% relativo all’anno 2014 (+6,2 punti percentuali in 3 anni). Un risultato che, sia in termini di quote che in termini tendenziali, appare superiore sia rispetto all’industria manifatturiera, dove nel 2014 l’incidenza di professioni green sugli occupati si attesta al 16,9%, sia all’intero sistema economico, 13,2%. Segno che il settore ha colto la necessità di accrescere il capitale di conoscenze in questo ambito.

Quanto agli investimenti green, sono il 31% le imprese del settore che tra il 2008 e il 2015 hanno investito in prodotti e tecnologie in grado di assicurare risparmio energetico e minor impatto ambientale: poco meno della media dell’industria manifatturiera (32%), ma, ad esempio, più di quelle di un altro pilastro del made in Italy, il tessile-abbigliamento (29%).

Le statistiche europee testimoniano inoltre che le imprese italiane dell’industria del mobile sono leader in Europa negli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S), che spesso sono anche investimenti green pur non essendo classificati come tali: precedono, infatti, con 56,4 milioni di Euro, quelle inglesi (44,6), tedesche (39,9) e francesi (17,5).
 
Nel report infine si analizzano gli impatti in termini di competitività degli investimenti in sostenibilità ambientale. Tra le imprese del Legno Arredo che hanno fatto investimenti green (anni 2012- 2014), il 23,4% ha registrato un aumento nei livelli di fatturato, mentre tra le imprese che gli investimenti non li hanno fatti scendiamo al 17,6%: uno spread di +5,8 punti percentuali. Gli investimenti green spingono anche l’innovazione: hanno sviluppato nuovi prodotti o servizi il 30,4% delle imprese che hanno effettuato eco-investimenti.
 

I green driver dell’economia circolare

Accanto all’analisi dei numeri, la ricerca di FederlegnoArredo e Fondazione Symbola ha analizzato oltre 30 esperienze di impresa relative a 10 green driver legati alla economia circolare: Eco-design, Durabilità, Disassemblabilità, Biomateriali e materiali innovativi, Materiali rinnovabili e certificati, Materiali riciclati, Riduzione sostanze inquinanti, Efficienza energetica, Riuso e upcycling, Certificazioni ambientali.

Ad esempio tra i principali green driver della competitività delle imprese italiane del Legno Arredo c’è la durabilità dei prodotti, che dipende anche da un’adeguata progettazione. Tra i quattro casi aziendali analizzati nel dossier c’è Molteni & C, impegnata a produrre arredi di qualità e durabilità nel tempo, garantendo oltre 10 anni la reperibilità delle parti di ricambio e dei principali tipi di rivestimento per i propri arredi. Tale approccio è adottato anche dall’azienda produttrice di cucine Dada che garantisce la disponibilità dei componenti 10 anni, aspetto molto importante in caso di trasloco della cucina da un’abitazione a un’altra. Altro caso analizzato quello di Zanottache realizza prodotti che conservino inalterate il più a lungo possibile le caratteristiche iniziali. Anche Poliform pone grande attenzione nel selezionare i migliore materiali concentrandosi, parallelamente, sulle loro caratteristiche di affidabilità e durata nel tempo come nel caso dei vetri temperati di sicurezza fino a 5 volte più resistenti di un vetro normale.
 
Tra le aziende analizzate nel campo del disassemblaggio c’è Valcucine che ha puntato negli ultimi anni alla de-materializzazione e alla realizzazione di una cucina progettata utilizzando soli ripiani e cestoni senza l’utilizzo di colle. L’azienda assicura inoltre una garanzia a vita che prevede anche il ritiro gratuito del prodotto a fine vita.
 
Infine per il miglioramento dell’efficienza degli impianti industriali il dossier ha analizzato quei sistemi di produzione che con semplici accorgimenti riescono a consumare una minor quantità di energia; tra questi il sistema adottato da Porro che a seguito di un audit energetico effettuato in collaborazione con la Esco Heat&Power e FederlegnoArredo in meno di due anni ha terminato di pagare il progetto ed è entrata in possesso di un impianto più efficiente. Gli impianti di produzione della Rimadesio sono alimentati da energia solare, ciò permette all'azienda dal 2011 di produrre una quantità di energia superiore al suo fabbisogno, potendola così immettere nella rete pubblica. Motori ad alto rendimento, monitoraggio costante dei consumi dei singoli macchinari, pannelli fotovoltaici sulle coperture dell’azienda sono invece gli interventi che consentono alla Snaidero di abbattere l’emissione di CO2. Sistem Costruzioni produce edifici in legno realizzati con pannelli multistrato in legno massello le cui dimensioni contenute facilitano le operazioni di movimentazione e montaggio. Luce naturale e ventilazione contribuiscono a ridurre i consumi energetici, a migliorare la qualità dell’ambiente interno e a limitare l’impatto degli edifici. Velux, infine, ha puntato su prodotti pensati per assicurare, attraverso un sistema di sensori e di meccanismi automatizzati di regolazione dei vari dispositivi, la possibilità di ottimizzare autonomamente l’illuminazione, la ventilazione naturale, la protezione dal calore e i consumi energetici.

Sono state pubblicate le nuove parti della norma UNI/TS 11300, relative alle prestazioni energetiche degli edifici.
 
Lo fa sapere il Comitato Termotecnico Italiano (CTI) spiegando che si tratta:
- della revisione della Parte 4 (fonti rinnovabili e altri metodi di generazione).
- della Parte 5 (calcolo dell’energia primaria e della quota da fonti rinnovabili), che sostituisce la “Raccomandazione CTI 14:2013”;
- della Parte 6 (fabbisogni energetici di ascensori, scale mobili e marciapiedi mobili);
 
La UNI/TS 11300-4 calcola il fabbisogno di energia per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda sanitaria nel caso vi siano sottosistemi di generazione che forniscono energia termica utile da energie rinnovabili o con metodi di generazione diversi dalla combustione a fiamma di combustibili fossili trattata nella UNI/TS 11300-2.
 
Si considerano i seguenti sottosistemi per produzione di energia termica e/o elettrica:
- impianti solari termici;
- generatori a combustione alimentati a biomasse;
- pompe di calore;
- impianti fotovoltaici;
- cogeneratori.
Sono inoltre considerate le sottostazioni di teleriscaldamento.
 
La UNI/TS 11300-5 fornisce metodi di calcolo per determinare in modo univoco e riproducibile applicando la normativa tecnica citata nei riferimenti normativi:
- il fabbisogno di energia primaria degli edifici sulla base dell’energia consegnata ed esportata;
- la quota di energia da fonti rinnovabili.

La presente specifica tecnica fornisce inoltre precisazioni e metodi di calcolo che riguardano, in particolare:
1) le modalità di valutazione dell’apporto di energia rinnovabile nel bilancio energetico;
2) la valutazione dell’energia elettrica esportata; 
3) la definizione delle modalità di compensazione dei fabbisogni con energia elettrica attraverso energia elettrica prodotta da rinnovabili;
4) la valutazione dell’energia elettrica prodotta da unità cogenerative.
 
La UNI/TS 11300-6 fornisce dati e metodi per la determinazione del fabbisogno di energia elettrica per il funzionamento di impianti destinati al sollevamento e al trasporto di persone o persone accompagnate da cose in un edificio, sulla base delle caratteristiche dell'edificio e dell'impianto. I suddetti metodi di calcolo tengono in considerazione solo il fabbisogno di energia elettrica nei periodi di movimento e di sosta della fase operativa del ciclo di vita.
 
È dunque completo il pacchetto normativo a supporto della Legge 90/2013 (di conversione del DL 63/2013 che ha recepito in Italia la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia) e dei relativi decreti attuativi: le Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici (DM 26 giugno 2015), Metodologie di calcolo delle prestazioni e requisiti minimi (DM 26 giugno 2015), Schemi per la relazione tecnica di progetto (DM 26 giugno 2015).
 
Sempre ieri sono state pubblicate le nuove UNI 10349 contenenti i nuovi dati climatici.
 
Ai fini degli adempimenti previsti dai disposti legislativi, per garantire il necessario aggiornamento dei sistemi di calcolo della prestazione energetica degli edifici, il CTI ricorda che tali norme tecniche si applicano a decorrere da 90 giorni dalla data della loro pubblicazione.

Attivo il portale ENEA 2016, il sito dedicato all’invio telematico della documentazione necessaria ad usufruire delle detrazioni fiscali del 65%, per gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente terminati nel 2016.
 
L’Enea però precisa che per il momento “il sito non può accettarel’inserimento di documentazione relativa agli interventi di “building automation” (dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti)” poiché in attesa di indicazioni operative da parte dei Ministeri e degli enti preposti.
 

Ecobonus 65%: i lavori detraibili

La Legge di Stabilità 2016, che ha prorogato le detrazioni fiscali del 65% fino al 31 dicembre 2016, ha anche introdotto il bonus per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di sistemi domotici per il controllo del riscaldamento, della produzione di acqua calda e della climatizzazione nelle unità abitative.
 
I dispositivi devono:
- mostrare attraverso canali multimediali i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati;
- mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura diregolazione degli impianti;
- consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto.
 
La detrazione Irpef del 65% riguarda anche gli interventi di:

Riqualificazione globale degli edifici esistenti: deve portare a un fabbisogno annuo di energia per la climatizzazione invernale non superiore ai valori riportati nelle tabelle di cui all’Allegato A del DM 11 marzo 2008 (come modificato dal DM 26 gennaio 2010). In questo caso, il tetto del risparmio ottenibile è pari a 100 mila euro.
 
Interventi sugli involucri degli edifici, vale a dire strutture opache verticali, coperture, pavimenti, finestre e infissi, comprese le demolizioni e ricostruzioni eventualmente connesse con la loro realizzazione che consentano di ottenere una riduzione della trasmittanza termica U, in base ai valori indicati nella tabella di cui all’Allegato B del DM 11 marzo 2008. L’agevolazione massima per questi lavori arriva a 60 mila euro.
 
Installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. Anche in questo caso, la detrazione massima ottenibile è 60 mila euro.
 
Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione, sostituzione con pompe di calore ad alta efficienza e impianti geotermici a bassa entalpia, sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. Rientrano in questo gruppo la trasformazione degli impianti di climatizzazione invernale autonomi in impianti centralizzati, con contabilizzazione del calore, e l’applicabile della contabilizzazione del calore agli impianti centralizzati. È invece esclusa la trasformazione dell’impianto da centralizzato ad autonomo. Questi interventi danno diritto ad una detrazione massima di 30 mila euro.

Interventi di adeguamento antisismico delle prime case e degli edifici produttivi ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2 ex Opcm 3274/2003).

 

Ecobonus 65%: a quali edifici si applica

Ricordiamo che la detrazione per gli interventi di efficientamento energetico può essere richiesta per gli edifici in tutte le categorie catastali, compresi quelli strumentali, a condizione che non siano ancora in costruzione e abbiano già un impianto di riscaldamento. Quest’ultima condizione non vale per l’installazione dei pannelli solari. Se nell’intervento di riqualificazione è compresa una demolizione e ricostruzione con ampliamento, l’agevolazione è riconosciuta solo per i lavori effettuati sulla parte di edificio esistente.

Anche i lavori sulle parti comuni dei condomìni usufruiscono dell’Ecobonus, ma dal 1° gennaio 2016 questi interventi avranno una nuova leva perché i condòmini incapienti potranno cedere la loro quota di detrazione alle imprese che praticheranno uno sconto corrispondente. 

Quali sono i ‘compiti’ e gli ‘obblighi’ del professionista che redige l'Attestato di Prestazione Energetica (APE)?
 
Il Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) li ha esplicitati e raccolti in un documento che contiene una sintetica e completa procedura per la redazione dell’APE, in conformità alle Linee Guida Nazionali (DM 26 giugno 2015).raccolgono in un documento 
 

Redazione APE: qualità ed adeguato compenso

Il CNI ha specificato che la guida non descrive gli aspetti tecnici della procedura di attestazione della prestazione energetica (descritta già dalle Linee Guida Nazionali) ma evidenzia i compiti e gli obblighi del professionista, con l’intento “di garantire un alto livello di qualità alla professionalità dell'ingegnere, soprattutto in un settore in cui la mercificazione dell'attività professionale ha raggiunto livelli ben al di là del limite di decenza”.
 
Infatti gli Ingegneri invitano i propri iscritti, “in assenza di tariffe nel settore privato, arichiedere al committente un adeguato compenso per la prestazione resa”.
 

APE: compiti e obblighi degli ingegneri

IL CNI ricorda che il soggetto certificatore deve presentare al richiedente tutte le opzioni che sono consentite per accedere al servizio in termini di qualità e di costo, al fine di consentire una scelta consapevole.
 
Inoltre il documento specifica che nei casi di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni importanti,l’APE deve comprendere almeno: 
- la valutazione della prestazione energetica dell’edificio a partire dai dati progettuali;
- controlli in cantiere nei momenti costruttivi più significativi;
- una verifica finale con l'eventuale utilizzo delle più appropriate tecniche strumentali.
 
Gli Ingegneri ricordano che la stesura integrale dell’APE da parte del tecnico abilitato, iscritto negli appositi elenchi regionali (dove presenti) deve basarsi sull’utilizzo delle varie tipologie di Attestati regionali o nazionali.
 
Infine il documento sottolinea che entro i quindici giorni successivi alla trasmissione (in forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio) della copia del certificato alla Regione o Provincia autonoma competente per territorio, il soggetto certificatore dovrà consegnare l’APE al richiedente.  

L’Agenzia delle Entrate deve emanare il prima possibile la circolare con le modalità di attuazione della cessione del credito per gli interventi di riqualificazione energetica nei condomini.
 
Questa la richiesta avanzata dal Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, nel corso di un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
 

Ecobonus 65% per condomini: le problematiche evidenziate da Realacci

Realacci ha fatto notare al ministro Padoan che la Legge di Stabilità 2016 ha previsto, per le spese sostenute dal 1o gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, che si possa optare per la cessione del credito ai fornitoriche hanno effettuato gli interventi.
 
Tuttavia ha evidenziato che le modalità di attuazione della cessione del credito sono state demandate ad un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, che sarebbe dovuto arrivare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge.
 
Inoltre a ricordato che l’adozione del provvedimento è stata recentementesollecitata da Legambiente e dal Consiglio nazionale degli architetti,pianificatori, paesaggisti e conservatori.
 
Per il presidente della Commissione Ambiente “il ritardo nei tempi di emanazione, da parte della Agenzia, del provvedimento attuativo della cessione del credito rischia di rendere vano l’intento del legislatore”.
 
La cessione del credito ai fornitori era infatti stata pensata per superare le difficoltà di accesso dei contribuenti incapienti agli incentivi fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica dei condomini, prevedendo la possibilità di cedere il relativo credito fiscale ai fornitori che, anticipando le risorse necessarie, possono così innescare un processo virtuoso di rigenerazione del patrimonio edilizio italiano.
 

Ecobonus condomini: le richieste di Realacci

Realacci ha quindi chiesto al Ministro Padoan di intraprendere delle iniziative “affinché l’Agenzia emani celermente la circolare per definire le modalità di attuazione della cessione del credito per gli interventi su parti comuni di edifici condominiali”.
 
“I bonus per ristrutturazioni e risparmio energetico”, ha infatti fatto notare Realacci, “hanno prodotto 28,5 miliardi di euro di investimenti e 425 mila posti di lavoro fra diretti e indotto, interessando oltre 12,5 milioni di interventi e milioni di famiglie.
 
“I bonus energetici per la casa abbiano rappresentato una straordinaria misura anticiclica, qualificando il sistema imprenditoriale del settore, riducendo i consumi energetici, l’inquinamento, le bollette delle famiglie e facendo emergere il sommerso” ha concluso il Presidente della Commissione ambiente.

Riaperto il Fondo Kyoto che finanzia gli interventi di efficienza energetica sugli edifici scolastici.
 
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 22 febbraio 2016, con cui il Ministero dell’Ambiente spiega come accedere ai circa 248 milioni di euro non spesi nella prima fase del bando che aveva stanziato 350 milioni.
 

Efficienza energetica nelle scuole, la prima fase

Ricordiamo che il DM 66/2015 ha stanziato 350 milioni di euro, a valere sul Fondo Kyoto, per erogare, avvalendosi di cassa Depositi e Prestiti, finanziamenti a tasso agevolato dello 0,25% per interventi che consentano un miglioramento di due classi del parametro di efficienza energetica dell’edificio scolastico in un arco temporale di massimo 3 anni.
 
Le domande però non sono state molte e hanno assorbito solo 110 milioni per 610 interventi di riqualificazione.
 

Come funziona la riapertura del Fondo Kyoto

Per consentire nuovi interventi di riqualificazione si è deciso quindi di riaprire il Fondo Kyoto per poter spendere le risorse non toccate.
 
Saranno ammessi al finanziamento gli interventi i cui costi sono sostenuti dopo l’11 marzo 2016, data di entrata in vigore del DM 22 febbraio 2016 che ha riprogrammato il Fondo Kyoto.
 
Per mantenere la ripartizione delle risorse finanziarie disciplinate dall'articolo 2, comma 4 del DM 66/2015, circa 177 mila euro saranno destinati ai progetti di investimento presentati da soggetti pubblici proprietari o che hanno in uso, a titolo gratuito o oneroso, gli immobili pubblici destinati all'istruzione scolastica e universitaria, inclusi gli asili nido e gli edifici dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica.
 
I restanti 70 mila euro andranno ai progetti presentati dai soggetti previsti dall'art. 6 del decreto, cioè Regioni, Province, Comuni o altri enti pubblici partecipanti a fondi immobiliari chiusi costituiti ai sensi dell’articolo 33, comma 2, del DL 98/2011.
 
Per la presentazione delle domande di ammissione ai finanziamenti agevolati dovranno essere utilizzati i modelli allegati al DM 22 febbraio 2016.
 
Per la consegna vera e propria delle domande si dovrà attendere un apposito comunicato del Ministero dell’Ambiente. Da quel momento ci saranno 180 giorni di tempo per l’invio delle richieste.

 Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha firmato il decreto che riapre lo sportello per l’accesso ai finanziamenti agevolati a valere sul Fondo rotativo “Kyoto”, mettendo così a disposizione circa 250 milioni di euro per interventi di efficienza energetica nelle scuole.
 
Le domande di ammissione potranno essere presentate entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, che avverrà nei prossimi giorni.
 
Si riaprono dunque i termini per presentare le domande di accesso aifinanziamenti a tasso agevolato dello 0,25%, disciplinati dal DM 66/2015, per gli interventi che consentano un miglioramento di due classi del parametro di efficienza energetica dell’edificio scolastico in un arco temporale di massimo 3 anni.
 
Il Ministero ricorda che possono essere finanziati interventi che riguardano immobili di  proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica e universitaria e ad asili nido.
 
Per quanto riguarda la valutazione dello stato degli edifici e la indicazione degli interventi necessari all’efficientamento energetico, il Ministero dell’Ambiente ha avviato una interlocuzione con l’ENEA al fine di assicurare uniformità e qualità scientifica delle stime e coerente programmazione degli interventi.
 
Questa riprogrammazione fa parte inoltre delle misure previste nelProtocollo d’intesa per migliorare la qualità dell’aria sottoscritto il 30 dicembre scorso dal ministro dell’Ambiente, dal presidente della Conferenza delle Regioni e dal presidente dell’Anci per dare una risposta di sistema al problema dello smog.
 
“Il nuovo bando - afferma il ministro Galletti - ci consente di dare nuove opportunità a quel tessuto imprenditoriale che lavora sull’efficienza energetica e la qualità ambientale nelle nostre città: scuole più sostenibili non sono solo più adeguate per l’attività dei nostri ragazzi, ma anche punto qualificante di una seria politica di contrasto dell’inquinamento e diriqualificazione del patrimonio edilizio pubblico”.
 

Fondo Kyoto da 350 milioni di euro, il flop del primo bando 

Il primo bando a valere sul Fondo Kyoto è stato emanato nel giugno 2015. Ma dei 350 milioni di euro messi a disposizione, sono state presentate domande per 248 domande di mutuo agevolato per la realizzazione di 610 interventi di riqualificazione, per soli 110 milioni di euro.

Un ‘flop’ che, secondo il presidente dell’ANCI, Piero Fassino, è stato dovuto alle “diverse criticità già segnalate dall’ANCI prima dell’emanazione del decreto”, tra cui “il poco tempo concesso agli enti locali per predisporre la diagnosi energetica e i vincoli imposti dal Patto di stabilità 2015”. Di qui larichiesta dei Comuni di riaprire il bando.
 
Il Ministero dell’Ambiente ha quindi deciso di emanare un nuovo bando e di fornire agli Enti locali un supporto nelle predisposizione delle domande. Supporto che, come detto dal Ministro Galletti, sarà assicurato dall’Enea.

Per promuovere la tutela dell’ambiente e il risparmio energetico presso l’opinione pubblica e le imprese, l’ENEA e il Ministero dello Sviluppo Economico ha nominato tre testimonial, tre aziende che per prime hanno effettuato il ‘check up’ energetico delle proprie strutture.
 
Si tratta di Dolce&Gabbana, Panini e Toro Rosso nominate ‘ambasciatrici dell’efficienza energetica’, qualche giorno fa in occasione del convegno promosso dall’Agenzia per  le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile con il Ministero dello Sviluppo Economico per una prima fotografia sulle diagnosi energetiche presentate dalle imprese.
 
Le tre aziende sono state le prime, nei rispettivi settori, a effettuare il ‘check up’ energetico introdotto dal  Dlgs 102/2014 che ha recepito la Direttiva 2012/27/UEsull’efficienza energetica; un obbligo che alla scadenza di legge del 5 dicembre 2015 scorso ha coinvolto 7.128 aziende - di cui il 63% circa del settore industria, il 28% del terziario e il 9% del primario - per un totale di oltre 14mila diagnosi energetiche.
 
“Da un’analisi preliminare della nostra banca dati emerge che nelle imprese è aumentata la consapevolezza che ridurre le spese energetiche significa anche migliorare la competitività sul mercato e che la diagnosi energetica rappresenta uno strumento chiave per ottenere benefici economici rilevanti - ha spiegato Roberto Moneta, responsabile dell’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica dell’ENEA - I riconoscimenti di oggi intendono contribuire a diffondere nel mondo imprenditoriale l’importanza e l’utilità dell’audit energetico”. 
 
Fra le numerose aziende che hanno effettuato la diagnosi energetica nelle scadenze di legge, oltre alle tre già citate, nella giornata di oggi sono intervenute anche Fiat Chrysler, Ama, Poste Italiane, A2A, Enel, Policlinico Gemelli, Campus Biomedico, Fastweb e Investire Sgr.
 
Dalle prime analisi e catalogazioni avviate da ENEA, emerge che il 94% degli audit ha riguardato aziende multisito, mentre il restante 6% è riferito ad imprese monosito. Il maggior numero di siti coinvolti riguarda il terziario che rappresenta il 28% del totale delle aziende, ma comprende oltre il 50% (51,29%) dei siti sottoposti a diagnosi, contro il 47,48 % dell’industria e l’1,23% del primario. Il terziario, infatti, è caratterizzato da una pluralità di luoghi (si pensi a grande distribuzione, banche, poste) e, di conseguenza, vanta il maggior numero di diagnosi energetiche.
 
Nella classifica dei settori più ‘virtuosi’ per aver effettuato e inviato l’audit energetico entro i termini di legge, ai primi posti, per numero di aziende, quello della plastica e gomma (l’8,69% del totale), alimentare (7,41%), metallurgico (7,17%), produzione di motori (5,48%), chimico (4,23%), commercio al dettaglio (3,69 %) e tessile (3,52%).

Possibilità per i contribuenti ‘incapienti’ di cedere la detrazione del 65% per interventi di riqualificazione energetica alle imprese che hanno eseguito i lavori, estensione dell’ecobonus a dispositivi per il controllo a distanza e inclusione degli Istituti autonomi per le case popolari tra i beneficiari della detrazione.
 
Queste le principali novità, oltre alla proroga del provvedimento, introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 sull’ecobonus 65% ed elencate nella guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate
 

Ecobonus 65%: cessione del beneficio ai fornitori

L’Agenzia chiarisce che i contribuenti che si trovano nella “no tax area”(incapienti) avranno la possibilità di cedere il corrispondente credito ai fornitori che hanno eseguito i lavori.
 
L'agevolazione consiste in una detrazione (o sconto) dall'Irpef in 10 anni, ma andrebbe persa nel caso di condòmini incapienti, che non pagano l’Irpefperché con redditi bassi.
 
Con questa novità anche gli incapienti possono avere dei “benefici” dall’intervento di riqualificazione; cedendo la detrazione fiscale all’impresa infatti, questa può applicare subito uno sconto al condominio cliente.
 
Tale scelta potrà essere fatta solo per le spese sostenute nel 2016 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali e con modalità che saranno stabilite con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
 

Ecobonus 65%: estensione ai dispositivi per il controllo a distanza

Le Entrate ricordano inoltre che la Legge di Stabilità 2016 ha esteso l’agevolazione all’acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda o di climatizzazione delle unità abitative.
 
L’estensione del bonus ai dispositivi multimediali per il controllo da remoto ha lo scopo di  aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento efficiente degli impianti.
 
Questi dispositivi devono consentire l'accensione, lo spegnimento e laprogrammazione settimanale degli impianti da remoto e mostrare, attraverso canali multimediali, i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati, oltre che mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti.
 

Bonus per il risparmio energetico: estensione agli IACP

La Legge di Stabilità 2016 ha anche esteso la possibilità di usufruire delle detrazioni agli Istituti autonomi per le case popolari (comunque denominati) per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 per interventi realizzati su immobili di loro proprietà, adibiti ad edilizia residenziale pubblica.
 

Promuovere le riqualificazioni energetiche degli edifici e la loro qualità architettonica, politiche, azioni comuni e proposte normative per innalzare la qualità dell’installazione delle tecnologie efficienti; garantire benefici e decoro ambientali e consentire, allo stesso tempo, un risparmio economico per i cittadini.
 
Questi i punti qualificanti del Protocollo d’intesa siglato ieri tra il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ed Enel Energia.
 
Il Protocollo - spiegano gli Architetti in una nota - delinea una collaborazione finalizzata a favorire e sviluppare forme di integrazione e di cooperazione. È previsto che Enel Energia metta a disposizione degli architetti italiani iniziative di Formazione Continua Permanente, conformi al regolamento sulla Formazione permanente del Consiglio Nazionale degli Architetti, in modo che essi siano aggiornati sull’innovazione delle tecnologie efficienti residenziali, sulle loro caratteristiche, sui relativi benefici e sulle criticità installative ed autorizzative.
 
Principio base dell’accordo è infatti che formazione e ricerca siano fattori strategici prioritari per la crescita ed il progresso, ed occorra quindi investire in tale settore in una prospettiva adeguata alle esigenze del sistema socio-economico e produttivo delle singole realtà locali. Di conseguenza l’aggiornamento e lo sviluppo professionale continuo non possono che costituire il presupposto per una crescita economica sostenibile ed una positiva evoluzione non solo degli specifici operatori di settore, ma dell’intera società.
 
 “Le soluzioni tecnologiche e impiantistiche di ultima generazione - spiega Nicola Lanzetta, responsabile Mercato Enel Italia - permettono di efficientare in modo importante i consumi delle abitazioni e ridurre il livello di emissione di inquinanti, attraverso interventi che vanno dall’ammodernamento degli impianti all’integrazione con le fonti rinnovabili, dall’uso di sistemi a led all’installazione di dispositivi innovativi per i servizi di Smart Home, con una gestione efficiente e consapevole dei consumi. In un contesto urbanistico come quello italiano, riteniamo che siano necessari due piani di azione, uno a livello di incentivazione e uno a livello di semplificazionedegli aspetti burocratici della normativa, ovviamente mantenendo prescrizioni e standard effettivamente motivati”.
 
 “In tema di efficientamento energetico - sottolinea Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale Architetti - è di fondamentale importanza l’estensione dell’ecobonus ai condomini, prevista dalla Legge di Stabilità 2016: una battaglia, questa, che gli architetti italiani hanno portato avanti insieme a Legambiente”.
 
Serve ora che siano definite al più presto le modalità di accesso a questa opportunità per vincere una sfida così importante per il rilancio del settore edilizio. Serve anche che il Governo si impegni a prorogare le detrazioni in un orizzonte temporale almeno triennale per rendere possibile programmare adeguatamente gli investimenti necessari” - conclude Freyrie.

La Commissione Europea ha presentato ieri un pacchetto di misure sulla sicurezza e sulla sostenibilità energetica per preparare l'UE alla transizione energetica globale e a possibili interruzioni dell'approvvigionamento energetico.
 
Nell’ambito del pacchetto energetico l’Europa ha predisposto delle misure specifiche per il settore edilizio, in particolare per l’ottimizzazione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento degli edifici.
 

Riscaldamento e il raffreddamento degli edifici: le criticità europee

La strategia per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici, messa a punto dall’UE, riguarda sia gli immobili residenziali sia quelli appartenenti al settore dei servizi (ad esempio scuole, ospedali, edifici per uffici).
 
Secondo le stime della Commissione l’intero settore consuma circa il 50% dell’energia dell'UE e rappresenta il 13% del consumo di petrolio e il 59% del consumo totale di gas.
 
Per l’Europa questo eccessivo consumo di energia dipende dal fatto che gli edifici europei sono vecchi e soggetti a problemi come la mancanza di adeguata coibenza termica e l’obsolescenza degli impianti (quasi la metà degli edifici dell'UE hanno caldaie installate prima del 1992).
 
La ristrutturazione degli edifici esistenti potrebbe portare a un minore consumo di energia ma si registra che attualmente il tasso di ristrutturazione è inferiore all'1%.
 
Infine le fonti rinnovabili non vengono adeguatamente integrate nel sistema edificio-impianto; infatti il gas naturale rimane la principale fonte di energia primaria per il riscaldamento e il raffreddamento (46%), seguito dal carbone (circa 15%), dalla biomassa (circa 11%), dall’olio combustibile (10%), dall’energia nucleare  (7%), da fonti di energia rinnovabile come eolico, fotovoltaico e idroelettrico (circa il 5%) e da energia solare termica e geotermica (1,5%).
 

Strategia energetica UE: le azioni

Al fine di diminuire la perdita di energia degli edifici, massimizzare l'efficienza e aumentare la quota di energia rinnovabile per il riscaldamento e il raffreddamento l’UE ha intrapreso una serie di azioni migliorative.
 
Per prima cosa punta a rendere la ristrutturazione più facile e veloce, soprattutto se gli interventi prevedono l’inserimento di sistemi di riscaldamento efficienti e il miglioramento dell’isolamento termico.

L’UE inoltre opterà per incentivi, per inquilini e proprietari, al fine di riqualificare energeticamente vecchi edifici e appartamenti, rinnovando i sistemi di riscaldamento obsoleti. Si promuoveranno azioni volte all’efficienza energetica anche in scuole pubbliche e ospedali.
 
Si punterà anche sull’aumento di produzione di energia da fonti rinnovabili negli edifici pubblici e privati.
 

Strategia europea per l’energia: i vantaggi

L'attuazione della strategia porterà numerosi benefici. I cittadini dovrebbero beneficiare di migliori condizioni di vita e di una riduzione delle spese mensili e annuali per il riscaldamento.
 
In più la fabbricazione e l’installazione di apparecchiature ad alta efficienza energetica permetterà di creare il doppio dei posti di lavoro attuali.  
 
Infine la riduzione del consumo di energia e l’aumento della produzione da fonti rinnovabili contribuirà in modo significativo alla riduzione di inquinamento atmosferico soprattutto nelle aree urbane.

La spesa di una famiglia per il riscaldamento e il raffrescamento dalla propria casa  può variare tra i 1500 e i 2000 euro all’anno, cifra che può essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli le case, sia d’inverno che d’estate.
 
Lo ricorda Legambiente che, in occasione dell’undicesimo anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, presenta “Basta case colabrodo”, il Dossier sull’efficienza energetica degli edifici in Italia, sulle norme che regolano il diritto dei cittadini di conoscere l’entità degli sprechi e sulle modalità per risparmiare in bolletta aumentando il comfort delle proprie abitazioni.
 
“Nell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto‎ - ha dichiarato ilvicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - abbiamo voluto sollecitare l’attenzione sul tema dell’efficienza energetica in edilizia, con l’obiettivo di sensibilizzare e rendere consapevoli i cittadini dei loro diritti. Perché nonostante le norme in vigore obblighino a rendere trasparenti le informazioni sui consumi per il riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni, in gran parte del Paese questeinformazioni sono negate o addirittura false, per cui continuiamo a vivere in case colabrodo, e senza poter sperare in alcuna opera di riqualificazione in tempi brevi visti i ritardi dei programmi di incentivo”.
 

La normativa italiana sulle prestazioni energetiche in edilizia

Sia il Governo che le Regioni (la maggior parte almeno) - denuncia Legambiente - sono responsabili di questa situazione. L’Italia ha accumulato enormi ritardi nel recepire le Direttive europee e ancora oggi diversi obblighi non sono stati attuati, mentre altri strumenti che dovevano spingere la riqualificazione sono fermi.
 
Il DL sull’efficienza energetica - continua Legambiente - che prevedeva l’istituzione delFondo per l’Efficienza Energetica è stato approvato da 592 giorni ma il fondo non è ancora accessibile e le risorse stanziate per il 2014 e il 2015 sono andate sprecate. Stessa sorte per il programma di miglioramento delle prestazioni degli edifici pubblici e privati e per il piano di informazione e formazione sull’efficienza energetica, la cui predisposizione è stata assegnata all’Enea. Mentre, solo in questi giorni si è finalmente sbloccata la situazione del Conto Termico.
 
L’Italia - affermano gli ambientalisti - ha recepito sempre con estremo ritardo le Direttive Europee sull’efficienza energetica in edilizia. Questo anche perché di efficienza energetica in Italia si ‘occupano’ il Ministero delle Infrastrutture, quello dello Sviluppo economico, quello dell’Ambiente, oltre all’Enea a cui sono stati affidati sempre più importanti compiti. Nella realtà, però, non c’è alcuna regia che permetta di comprendere come il nostro Paese si muoverà nei prossimi anni per affrontare le barriere burocratiche e normative, le incertezze e la possibilità di accedere alle risorse, per risolvere i problemi che oggi si trovano ad affrontare cittadini e sindaci intenzionati a muoversi in questa direzione di cambiamento.
 

I controlli regionale sull’efficienza energetica degli edifici

Alle Regioni - si legge nel comunicato - sono affidati compiti fondamentali dalle Direttive europee in materia di efficienza energetica: devono garantire controlli indipendenti e sanzioni sulle certificazioni energetiche degli edifici (Legge 90/2013), individuando organismi e soggetti a cui affidare i controlli, intervenendo con verifiche periodiche sulla conformità dei rapporti di ispezione e degli attestati di certificazione emessi.
 
Eppure, nel 2016 ancora in molte Regioni non esistono né controlli né sanzioni sulle certificazioni energetiche. In Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, non è stato stabilito chi deve controllare quel 2% minimo di certificazioni previsto dalla legge nazionale; non essendo chiaro chi deve controllare, anche le sanzioni previste nei confronti di progettisti, direttori dei lavori e certificatori non sono applicate.
 
La Legge prevede, inoltre, che le Regioni possano emanare leggi più restrittive rispetto al numero dei controlli e all’entità delle sanzioni, ma fino ad oggi sono poche quelle che hanno approvato norme tali da garantire realmente i cittadini. Da citare in positivo laProvincia di Bolzano, che prevede controlli su tutti gli attestati di prestazione energetica, con verifiche sul progetto e in cantiere.
 

Gli edifici pubblici ‘colabrodo’

Il Dossier contiene alcune delle oltre 500 termografie (foto a infrarossi) scattate da Legambiente in questi ultimi anni in 45 città italiane, relative a edifici pubblici e edifici residenziali privati. Le immagini mostrano i problemi di isolamento termico nelle sedi dei Ministeri che dovrebbero spingere le politiche di efficienza, con evidenti dispersioni termiche da solai interpiano e pilastri; le stesse criticità si riscontrano nellesedi della Regione Emilia Romagna e in quella del Molise. Idem per l’edificio sede dell’Enea. Numerose criticità rilevate anche in strutture di edilizia residenziale costruite recentemente, pubbliche o private, di Roma, Firenze, Bologna e Milano, ma anche di Foligno, Pesaro, Pescara, Pisa.
 

Le proposte di Legambiente

Per cambiare questa situazione - secondo l’associazione ambientalista - servonocontrolli indipendenti sulle certificazioni energetiche e sanzioni. Le Regioni devono approvare leggi che fissino regole serie per i controlli e giuste sanzioni. Il Governo deve intervenire per sollecitare le Regioni inadempienti e per legare gli interventi energetici con quelli di sicurezza antisismica. Prestazioni energetiche e di sicurezza devono viaggiare assieme, stabilendo l’obbligo del libretto energetico e antisismico per tutti gli edifici esistenti.
 
Occorre - prosegue Legambiente - spingere la riqualificazione del patrimonio edilizio dando certezze agli Ecobonus per gli interventi di riqualificazione che scadono a Dicembre 2016, premiando, nelle ristrutturazioni, il miglioramento della classe energetica di appartenenza. Con una ampia riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente sarà possibile ridurre in maniera sostanziale i consumi energetici civili.
 
Servono poi nuovi strumenti per rilanciare gli interventi di riqualificazione energetici perché troppi interventi su edifici pubblici e privati sono fermi per colpa dei ritardi del Governo. Si deve rendere subito operativo il fondo per l’efficienza energetica introdotto con il Decreto Legislativo 102/2014 e stabilire i criteri per l’accesso da parte di privati e enti pubblici. Occorre poi escludere dal patto di stabilità gli interventi sul patrimonio pubblico che permettono di realizzare interventi certificati e verificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici. In ultimo, è necessario intervenire per la semplificazione degli interventi di efficienza energetica, in particolare nei condomini e per gli interventi di retrofit di interi edifici, per permettere alle famiglie di dimezzare i consumi energetici - conclude il comunicato.

Importante passo in avanti sul tema dell’efficienza energetica: mercoledì 17 febbraio, infatti, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori ed Enel Energia daranno il via ad un Protocollo d’Intesa per una collaborazione volta a promuovere leriqualificazioni energetiche degli edifici e la loro qualità architettonica.
 
Nell’occasione - attraverso la Tavola rotonda “Efficienza energetica e condomini - L’eco bonus 2016 per avviare la rigenerazione urbana” - saranno anche approfondite le novità introdotte nella conferma dell’eco bonus nella Legge di Stabilità in particolare relativamente alla sua estensione ai condomini.
 
Una misura quest’ultima che va non solo va nella direzione di rilancio del settore edilizio e degli obiettivi previsti dall’accordo raggiunto a Parigi nell’ambito della COP21 su energia e cambiamenti climatici, ma che è fondamentale per oltre venti milioni di cittadini che possono essere sostenuti  negli  interventi finalizzati a risparmiare sulle bollette, aumentando, allo stesso tempo, la sicurezza e la vivibilità degli edifici.
 
La Tavola rotonda -  con  inizio alle ore 10.00 -  avrà luogo nella sede del Consiglio Nazionale degli Architetti in via di Santa Maria dell’Anima, 10, a Roma; la firma del Protocollo d’Intesa è prevista per le ore 12,30.
 
Fonte: ufficio stampa Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori

Come posso rendere la mia casa più efficiente sotto il profilo energetico, risparmiando sulle bollette e creando un ambiente domestico più confortevole a vantaggio del vivere quotidiano? Ai cittadini alle prese con queste domande risponderanno gli architetti fiorentini, in un incontro pubblico che si terrà oggi alle 17.30 a Villa Bandini (via di Ripoli, 118 Firenze). 

L’iniziativa dal titolo “Casa verde casa”, è organizzata dalla Commissione Das dell’Ordine degli architetti di Firenze in collaborazione con il Quartiere 3 per divulgare la cultura del risparmio energetico in ambito edilizio. 

Lo schema utilizzato sarà quello del “worldcafe”, un faccia a faccia informale, come quello che si crea “davanti a un caffè”, che incentiva una discussione aperta sulla base di tavoli tematici.

Molteplici gli argomenti che saranno trattati, uniti dal filo rosso delle pratiche “green” in edilizia. Si parlerà, ad esempio, dell’abitare sostenibile nelle varie declinazioni (sociale, economica e ambientale), di comfort abitativo e degli interventi che si possono realizzare per migliorare il benessere psico-fisico di determinati luoghi.

Ma soprattutto, gli architetti potranno fornire ai cittadini consigli utili per orientarsi nell’intricato universo delle normative in vigore, e dritte per accedere alle agevolazioni e agli incentivi esistenti nel campo della riqualificazione energetica. Dopo circa 15-20 minuti di discussione su un tema, i cittadini saranno invitati a cambiare tavolo.

“Poiché è bene prendere confidenza con le buone pratiche della sostenibilità fin da piccoli - aggiunge il comunicato -, l’iniziativa prevede anche un laboratorio didattico sui temi dell’ambiente per i bambini dai 6 ai 12 anni organizzato dall’associazione Città Bambina. In programma inoltre una “pausa-caffè” curata da Unicoop Firenze”.

“Da anni tecnici e progettisti si formano sul tema dell’efficienza energetica in edilizia, le aziende investono in ricerca e le istituzioni legiferano - dice il presidente dell’Ordine degli Architetti, Egidio Raimondi -. Eppure, manca ancora una cultura diffusa del benessere ambientale che possa innescare la domanda di interventi di riqualificazione degli edifici esistenti”.

“Nel prossimo futuro questo settore può invece rappresentare la vera svolta per incrementare la qualità della vita nelle città e uscire dalla crisi, creando lavoro e muovendo investimenti. Come Ordine abbiamo deciso di andare in città, tra la gente, a cercare di capire cosa succede e cosa manca, in modo da farci allo stesso tempo antenna e megafono del tema. I risultati verranno resi pubblici in occasione di Klimahouse Toscana di cui, per il terzo anno consecutivo, siamo partner attivi” conclude Raimondi.

L’iniziativa di oggi pomeriggio è il primo di una serie di incontri che nei prossimi mesi faranno tappa anche negli altri Quartieri di Firenze.

 

Ministero dell’Ambiente: utilizzati finora solo 98 milioni su 350; saranno ammessi anche gli impianti sportivi

 La riqualificazione energetica degli edifici scolastici con i 350 milioni del Fondo Kyoto è stata un flop, ma le risorse non spese saranno riprogrammate. E questa volta gli Enti locali saranno affiancati nello svolgimento delle procedure.
 
Lo ha affermato il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Silvia Velo, che nei giorni scorsi ha risposto ad un’interrogazione dell’on. Pd Raffaella Mariani in Commissione Ambiente alla Camera.
 
Al momento, ha riportato il Sottosegretario Velo, sono pervenute domande per un importo complessivo di circa 98 milioni di euro. Ciò significa che sono rimasti inutilizzati 252 milioni.
 

Efficienza energetica delle scuole, criticità nell’accesso al Fondo Kyoto

Dopo un confronto con l’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), sono emerse alcune criticità che hanno scoraggiato le domande.
 
In primo luogo, gli enti locali hanno riscontrato difficoltà a predisporre ladiagnosi energetica, che è un requisito essenziale per l’accesso al finanziamento.
 
tempi per la presentazione della domanda, fissati a 90 giorni dalla pubblicazione del bando, si sono rivelati troppo ristretti anche in considerazione della documentazione tecnica da predisporre.
 
Il miglioramento di due classi energetiche come obiettivo di efficientamento minimo da conseguire è stato considerato troppo elevato.
 
Hanno completato il quadro i vincoli finanziari gravanti sui Comuni.
 

Nuovo decreto per riprogrammare le risorse del Fondo Kyoto

Per superare queste difficoltà, il Ministero dell’Ambiente ha predisposto unnuovo decreto per la riprogrammazione dei 252 milioni di euro residui.
 
È stato inoltre avviato un confronto con l’Enea per valutare la possibilità disupportare gli Enti locali nella predisposizione della diagnosi energetica.
 
Il Governo ha infine annunciato la volontà di ampliare la platea degli edifici beneficiari dei finanziamenti per l’efficientamento energetico includendo, oltre alle scuole, anche immobili comunali di diversa destinazione, comepalestre ed impianti sportivi.
 

Cosa è il Fondo Kyoto

Il Fondo Kyoto, lo ricordiamo, è stato dotato di 350 milioni di euro con la Legge Spalma Incentivi (Legge 116/2014). Le risorse sono state stanziate per finanziare i mutui a tasso agevolato dello 0,25%, avvalendosi di Cassa Depositi e Prestiti, per finanziare interventi per il miglioramento di almeno due classi di efficienza energetica in tre anni.
 
Gli interventi dovevano prevedere anche l'adeguamento alle norme sullasicurezza dei luoghi e degli impianti e alle norme in materia di prevenzione antisismica, ma anche la bonifica dall’amianto.
 
In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, certificato dalla diagnosi energetica, il finanziamento sarebbe stato revocato.
 
Dato lo scarso esito della misura, si attendono ora le nuove regole con cui dovrebbe diventare più facile spendere i 252 milioni di euro disponibili.

ANIMA, Assoclima e Assotermica: ‘finalmente una misura stabile, più chiara e senza scadenza’

“Nella Conferenza Stato-Regioni del 20 gennaio è stata approvata la revisione del Conto Termico, dando finalmente seguito a quanto già previsto dalla legge Sblocca Italia in merito ad una semplificazione del meccanismo di incentivi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per l’incremento dell’efficienza energetica in impianti di piccole dimensioni.
 
Il nuovo Conto Termico dovrebbe rilanciare questa forma di incentivo, fino ad oggi ampiamente inutilizzato, mettendo a disposizione 900 milioni di euro annui, di cui 700 per privati e imprese e 200 per le PA, le cooperative sociali e le società di patrimonio pubblico”.
 
Lo dichiarano ANIMAAssoclima e Assotermica, aggiungendo di aver “lavorato costantemente con le Istituzioni per la pubblicazione ottimale della revisione e in modo particolare per risolvere la scarsa remunerabilità e la complessità dei processi legati al Conto Termico”.

“ANIMA e le sue Associazioni, impegnate fortemente sul tema dell’efficienza energetica, sono la vera casa delle migliori tecnologie - dichiara il Presidente di ANIMA Alberto Caprari -. Accogliamo con grande soddisfazione il nuovo Conto Termico, che diviene finalmente una misura senza scadenza e permanente. Non fluttuante pertanto come gli incentivi fiscali. Entrambi sono strumenti complementari e il Conto Termico revisionato è ottimo per compensare l’incertezza delle detrazioni. Si favorisce così una certa stabilità per gli utilizzatori e le industrie delle tecnologie italiane. Riteniamo urgente, pertanto, che una parte dei fondi a disposizione siano investiti anche nella comunicazione agli utenti finali, affinché presto ne possano trarre vantaggio”.
 
Alberto Montanini, Presidente Assotermica, afferma che Assotermica plaude al raggiungimento di un’intesa perché finalmente il Conto Termico può diventare uno strumento di supporto concreto al mercato. L’approvazione della sua revisione, da tempo richiesta da tutta l’industria, riconosce alle nostre tecnologie e al nostro settore un ruolo strategico per le politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese.
 
Tra le novità più importanti, a cui abbiamo lavorato assiduamente, segnaliamo l’assegnazione dell’incentivo ai pannelli solari termici in ragione della loro producibilità media (e quindi della loro resa) e l’attribuzione dello stesso anche agli apparecchi ibridi con caldaia a condensazione e pompa di calore. In quest’ultimo caso ci auguriamo che possa essere un contributo importante alla crescita di un segmento di mercato verso il quale tutte le nostre imprese pongono grande attenzione. Non da ultimo, segnaliamo la possibilità di ottenere il rilascio dell’importo spettante in un’unica rata per valori del beneficio non superiori ai 5.000 euro, rispetto ai 2 o 5 anni attuali. È evidente che ciò dovrebbe rendere ancora più appetibile l’investimento per i soggetti che potranno beneficiare del nuovo incentivo”. 
 
Assoclima, attraverso la voce del Presidente Alessandro Riello, dichiara che “questo provvedimento completa il quadro degli incentivi anche a supporto delle tecnologie più efficienti per la climatizzazione invernale degli edifici. Oltre a misure semplificative, che rendono più agevole l’accesso all’incentivo e più rapida la sua erogazione, sono stati introdotti l’ampliamento della tipologia di interventi agevolabili, l’adeguamento del livello di incentivazione e l’aggiornamento dei requisiti tecnici minimi di accesso.
 
Tra le misure di semplificazione il decreto prevede la predisposizione, a cura del GSE, di una lista di prodotti idonei con potenza termica fino a 35 kWper i quali sarà possibile usufruire di una procedura semiautomatica per l’accesso agli incentivi. Per quanto riguarda in particolare le pompe di calore, è stata riconosciuta la precedente debolezza dell’incentivo, rispetto al costo di investimento sostenuto, e quindi prevista la revisione dei valori del coefficiente di valorizzazione dell’energia termica prodotta Ci. È stato previsto l’innalzamento della soglia di ammissibilità degli impianti dagli attuali 1000 kW a 2000 kW”.