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Venti miliardi di euro a disposizione delle imprese di costruzione e delle famiglie, sotto forma di finanziamenti a medio-lungo termine, utilizzabili entro il 2017, per iniziative immobiliari, con particolare attenzione all’avvio di nuove iniziative edilizie, allavalorizzazione/riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente e all’acquisto della prima casa da parte dei giovani e delle famiglie.
 
È questo l’obiettivo dell’accordo firmato ieri a Roma dal Presidente dell’ANCE(Associazione Nazionale Costruttori Edili) Claudio De Albertis e da Stefano Barrese, Responsabile Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
 
Quattro gli ambiti di comune interesse:
1. accesso al credito delle imprese di costruzione;
2. agevolazioni nell’acquisto delle abitazioni;
3. riqualificazione dei centri urbani;
4. estensione del progetto “Casa insieme”, con cui Intesa Sanpaolo ha aiutato le imprese di costruzione a liquidare l’invenduto attraverso una serie di iniziative di co-marketing e di agevolazioni finanziarie.
 

Il supporto della banca alle imprese di costruzione

L’obiettivo è quello di avviare una seconda fase di collaborazione del progetto “Casa Insieme”, estendendo ad un numero più elevato di cantieri le relative opportunità, ampliando l’orizzonte temporale degli interventi e mettendo a disposizione delle imprese di costruzione, dove possibile, i servizi di intermediazione immobiliare di Intesa Sanpaolo Casa, la Società nata nel 2015 che gestisce una rete proprietaria di Agenzie Immobiliari.
 
Le imprese ANCE, finanziate da Intesa Sanpaolo, verranno quindi accompagnate e seguite durante l’intera vita del cantiere, dalle prime fasi di avvio dell’iniziativa fino alla commercializzazione e diretta relazione con l’acquirente della singola unità immobiliare, mentre le associazioni territoriali di ANCE affiancheranno la banca nel processo di selezione dei nuovi cantieri, anche con l’obiettivo di riqualificare l’ampio patrimonio immobiliare urbano in termini di abitare sostenibile, green e infrastrutture.
 
Il nuovo accordo tra ANCE e Intesa Sanpaolo - prosegue la nota - testimonia la volontà di dare continuità e di estendere gli effetti positivi che, negli ultimi due anni, si sono manifestati sul mercato delle compravendite immobiliari, confermati nel primo trimestre 2016. Un settore, quello della filiera immobiliare, che contribuisce per oltre un quinto al prodotto interno lordo e che vede nella proprietà immobiliare oltre il 60% della ricchezza delle famiglie italiane.
 
Solo lo scorso anno - spiega il comunicato -, sono stati erogati oltre 10 miliardi di euro di mutui alle famiglie, con una crescita che continua anche nel corso del 2016 testimoniata da una quota di mercato del 30,2%misurata al primo trimestre.
 
Un punto centrale è rappresentato dalle modalità di relazione tra la banca e l’impresa edile, risultato determinante per un rapido rilancio del settore: il rafforzamento dei canali di conoscenza del business dell’impresa, dei suoi progetti di sviluppo e delle sue prospettive ha contribuito positivamente sul processo di valutazione dell’azienda e sulle possibili agevolazioni nell’accesso al credito, tenendo conto anche delle potenzialità di una singola iniziativa immobiliare nel suo complesso.
 
A tal proposito con il nuovo accordo viene previsto e attivato un tavolo congiunto dedicato all’individuazione di nuovi criteri di misurazione dellepotenzialità qualitative delle imprese di costruzione, dal management alla commerciabilità del cantiere, dalla qualità delle finiture alla location, dalla classe energetica fino ad altri elementi intangibili collegati all’immobile.
 
ANCE provvederà a diffondere alle imprese associate una metodologia di autovalutazione, sviluppata in collaborazione all’Università di Parma, che consenta maggior trasparenza ed omogeneità nella presentazione dei progetti, facilitando la banca nei suoi processi di valutazione.
Sul fronte del credito, Intesa Sanpaolo promuove soluzioni innovative di mutuo e nuovi servizi di natura immobiliare.
 

Il mutuo per l’acquisto della casa

Con Mutuo Giovani, dedicato agli under 35, si consente di anticipare l’accesso alla prima casa di proprietà, anche di nuova costruzione, senza rinunciare agli altri progetti fondamentali per la crescita e la costruzione della famiglia. I giovani possono acquistare la loro prima casa in un momento favorevole di mercato e fissarsi per un lungo periodo di tempo condizioni di mutuo con tassi ai minimi storici. Inoltre, la struttura finanziaria del prodotto consente loro di richiedere mutui fino al 100% del prezzo di acquisto della casa e pagare rate iniziali molto contenute, alla luce del periodo iniziale di preammortamento che può estendersi fino a 10 anni.
 
Con il Mutuo per l’acquisto della prima casa in attesa della vendita della casa di proprietà, Intesa Sanpaolo consente a chi acquista una nuova abitazione principale ma è già titolare di un immobile di usufruire delle agevolazioni “prima casa”, considerato che la Legge di Stabilità 2016 consente di ottenere tali agevolazioni sulla nuova abitazione purché la precedente venga venduta entro un anno dal nuovo acquisto.
 

I protagonisti

“La positiva collaborazione tra Ance e Intesa Sanpaolo - sottolinea Claudio De Albertis - nasce dall’esigenza di rafforzare la conoscenza tra banca e impresa, al fine di accrescere la capacità di valutazione, primo presidio per la prevenzione del rischio di insolvenza. Sono certo che questo accordo potrà favorire continuità nel finanziamento della domanda di abitazioni e permetterà, allo stesso tempo, a numerose iniziative di sviluppo immobiliare di vedere la luce”.
 
“Con questo nuovo accordo il nostro Gruppo - spiega Stefano Barrese - conferma la volontà concreta di essere al fianco delle imprese di un settore strategico come l’edilizia, e di voler offrire tutte le formule di supporto alle famiglie in uno dei momenti più importanti della vita, come l’acquisto della casa. La fiducia che i clienti ci stanno dimostrando con l’elevato numero di richieste di mutuo è la conferma che siamo sulla strada giusta. Questa intesa con Ance potenzia le iniziative che Intesa Sanpaolo sta portando avanti nei diversi comparti economici, con l’obiettivo prioritario di assicurare il credito al sistema produttivo.”
 
Tra gli altri obiettivi previsti dall’accordo, anche la valorizzazione delle specificità dei singoli territori tramite l’organizzazione congiunta di incontri, il coinvolgimento delle strutture locali di ANCE e Intesa Sanpaolo e l’individuazione di “referenti territoriali per l’attuazione” dell’accordo.

Il 2016 è stato un’occasione mancata per la ripresa dell’edilizia. Sono questi i risultati dell’Osservatorio congiunturale Ance, presentati ieri a Roma.
 

Edilizia, i dati dell’Osservatorio congiunturale

L’indice di produzione, nei primi quattro mesi del 2016, è stato caratterizzato da un andamento altalenante.
 
L’occupazione nel primo trimestre si è ridotta di un ulteriore 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’inizio della crisi, nel 2008, ad oggi sono stati persi in tutto 580mila posti di lavoro, che diventeranno 800mila considerando i settori collegati.
 
Tra il 2008 e il 2014 oltre 100mila imprese sono uscite dal mercato. Sono state colpite prevalentemente le realtà più strutturate: ha cessato la propria attività il 26,9% delle imprese con 2-9 addetti, il 40% di quelle tra 9 e 49 addetti e il 31% di quelle con più di 50 addetti.
 
Alla fine del 2015 era stata ipotizzata una crescita per il settore edile pari all’1%. La stima è stata però rivista al ribasso e si attesterà allo 0,3%. Non si potrà quindi parlare di ripresa.
 

Edilizia, ecco perché la ripresa non c’è stata

Le previsioni di un aumento degli investimenti nel settore, alla fine dello scorso anno, erano trainate da una stima di crescita dei lavori pubblici del 6%, grazie all’aumento delle risorse (+9,2%), alla cancellazione del Patto di stabilità interno e alla clausola europea per gli investimenti disposte dalla Legge di Stabilità 2016. Dato che non è stato facile utilizzare questi strumenti, si stima che gli investimenti in opere pubbliche cresceranno solo dello 0,4%.
 

Crisi edilizia e diminuzione dei bandi di gara

Nonostante gli aumenti di gennaio, nel primo trimestre del 2016 c’è stato un calo del 13,6% nel numero di bandi pubblicati e del 36,2% nell’importo posto in gara. Adaprile c’è stata una momentanea inversione di tendenza. Prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti (19 aprile 2016) c’è stata la corsa a pubblicare i bandi secondo il vecchio codice degli appalti. Con l’entrata in vigore delle nuove norme, si è assistito nel mese di maggio a una drastica flessione delle pubblicazioni: -26,7% in numero e del -75,1% in valore, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.Giugno conferma il trend negativo con un calo del 34,9% rispetto a giugno 2015.
 
A detta dell’Ance questi dati giustificano le preoccupazioni sul rallentamento della domanda pubblica per la mancanza di un periodo transitorio prima dell’applicazione del nuovo Codice Appalti. È considerato particolarmente allarmante il dato delle gare bandite dai comuni che segna a giugno un calo del 60,3%.
 

Mercato immobiliare e riqualificazione edilizia

Nel 2016, si legge nei dati diffusi dall’Ance, c’è stata una drastica riduzione dei permessi di costruire. Di conseguenza ci sarà una diminuzione degli investimenti in nuove abitazioni del 3,4% rispetto al 2015.
 
Gli investimenti in riqualificazione degli immobili a fine anno dovrebbero aumentare di 1,3 miliardi, ossia l’1,9% in più rispetto al 2015. Merito degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico.
 
Nel mercato dell’usato le compravendite sono cresciute del 6,5% nel 2015 e nel primo trimestre 2016 il trend è stato confermato con una crescita del 20,6%. La ripresa è stata influenzata dalla diminuzione del prezzo delle case, dall’aumento delle famiglie e da un aumento dei mutui concessi del 70,6% nel 2015 e del 55% nel primo trimestre del 2016.
 

Edilizia: accesso al credito e ritardo nei pagamenti

L’accesso al credito per le imprese continua ad essere problematico. Il primo trimestre 2016 ha visto una riduzione dei finanziamenti per investimenti dell’11,1%, che si va ad aggiungere al -10,6% del 2015. Complessivamente, si è passati dai 31,5 miliardi di euro erogati nel 2007 ad appena 8 miliardi erogati nel 2015, una diminuzione che supera il 70%.
 
Il 32% delle imprese aderenti all’indagine Ance ha registrato però una crescita del fabbisogno finanziario per sostenere gli investimenti.
 
La mancanza di liquidità colpisce soprattutto le imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione. Nei primi sei mesi del 2016, infatti, le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate mediamente dopo 168 giorni, contro i 60 giorni previsti dalla normativa. Si è interrotto un trend positivo iniziato nel 2014, quando le istituzioni si erano impegnate a ridurre i tempi per saldare le fatture.
 

Edilizia: proposte Ance per evitare il decimo anno di crisi

Basandosi su questa situazione l’Ance ritiene che nel 2017 ci sarà una nuova flessione dei livelli produttivi dell’1,2% in termini reali su base annua, con una riduzione del 3,6% delle opere pubbliche, del 3% della nuova edilizia residenziale e dello 0,2% nel comparto delle ristrutturazioni.
 
Per scongiurare questo rischio l’Ance propone un periodo transitorio per l’applicazione del nuovo Codice Appalti, la messa a regime e la rimodulazione degli incentivi per la ristrutturazione edilizia e per la riqualificazione energetica, l’adozione di norme per favorire gli interventi di sostituzione edilizia e la proroga per altri tre anni della detrazione Irpef pari al 50% dell’IVA dovuta sull’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B.
 
Con questi strumenti, conclude l’Ance, nel 2017 si registrerebbe una crescita dei livelli produttivi dell’1,1% in termini reali su base annua. Nel dettaglio dei singoli comparti si osserverebbe una crescita dello 0,5% rispetto al 2016 per gli investimenti in opere pubbliche, un ulteriore aumento dell’1,7% per gli investimenti in manutenzione straordinaria e un incremento per gli investimenti in nuove abitazioni dell’1,8%. 

Brexit uguale incertezza. Il referendum sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, che ha visto il "Leave" trionfare con il 51,9% contro il "Remain" al 48,1% preannuncia i suoi effetti. Indetto dopo la richiesta di un allentamento dei vincoli comunitari su politica monetaria, immigrazione ed altri temi caldi, il referendum avrà un impatto che va oltre l'aspetto politico.

Lo sanno le borse, che hanno registrato diverse turbolenze, lo sanno professionisti e imprese, che non conoscono quali opportunità di lavoro avranno e se ci saranno ancora chance di riconoscimento delle qualifiche. Lo sanno i progettisti, che potrebbero veder cambiare le regole per la costruzione degli edifici, e gli studenti, per i quali le tasse universitarie potrebbero aumentare.
 
Prima di iniziare bisogna fare una premessa. Le direttive europee recepite nell’ordinamento britannico con leggi nazionali resteranno valide. Per fare un esempio, l’uscita dall’Europa non implica la cancellazione automaticadelle norme per l’efficienza energetica in edilizia o sul riconoscimento dei titoli di studio esteri. Il Parlamento inglese potrà però modificare queste leggi perché non ci sarà più l’Unione Europea ad impedirlo.
 
Vediamo cosa sta succedendo e quali aspetti potrebbero cambiare.
 

Brexit, gli impatti su progettazione ed efficienza  energetica

Chi si occupa di progettazione in Europa si confronta quotidianamente con gli “Eurocodici”, cioè norme per la progettazione strutturale che consentono al professionista l'utilizzo di criteri di calcolo comuni ed adottabili anche all'estero.
 
Il Comitato europeo di normazione (CEN), inoltre, armonizza e produce norme tecniche in collaborazione con enti normativi nazionali e sovranazionali (come ISO) con l’obiettivo di favorire il libero scambio, la sicurezza dei lavoratori e dei consumatori, la protezione dell'ambiente.
 
In tema di efficienza energetica, ad esempio, la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia individua negli “edifici a energia quasi zero” lo standard per la sostenibilità delle costruzioni. A questa norma si aggiungono il Climate Change Act del 2008 e gli obiettivi di Green Economy per la riduzione dei consumi di energia entro il 2020.
 
Si tratta di obiettivi che gli euroscettici britannici hanno sempre considerato troppo stringenti. Con l’uscita dall’Ue questi vincoli si potrebbero allentare. Considerando, però, gli investimenti in rinnovabili e il rischio di perdere i finanziamenti internazionali in ricerca e sviluppo, potrebbe anche essere mantenuto lo status quo.
 

Brexit e qualifiche professionali

Anche se la Direttiva 2013/55/UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali resta invariata, il Parlamento britannico potrebbe modificare le leggi con cui è stata recepita. Molti professionisti che hanno seguito corsi riconosciuti dall’Unione Europea potrebbero avere difficoltà a lavorare in Inghilterra. Come accade in altri Paesi extra-Ue, potrebbe essere richiesto un test sulle competenze linguistiche e, quasi sicuramente, ci sarebbe bisogno di un permesso di lavoro.
 
Si tratta di regole che molto probabilmente coinvolgerebbero chi sta pensando alla Gran Bretagna come possibile meta lavorativa. Non dovrebbe cambiar nulla per chi invece già lavora e risiede sul posto. La Convenzione di Vienna del 1969 tutela infatti gli status già acquisiti.
 

Università nel dopo Brexit

Sono diverse migliaia gli studenti provenienti da tutta Europa che frequentano le università britanniche. L’appartenenza all’Unione Europea finora li ha agevolati perché, per effetto della Direttiva 2004/38/CE sulla libertà di circolazione e soggiorno negli Stati membri, hanno pagato le tassecome i loro colleghi inglesi. Cosa che invece non accade per i “foreigners”, su cui pesano rette quasi doppie.
 
Se da una parte molti giovani potrebbero rinunciare a studiare in Gran Bretagna, dall’altra le università perderebbero i fondi europei per la ricerca.
 

Brexit e materiali da costruzione

Tra i risultati dell’incertezza delle borse c’è stato il deprezzamento della sterlina. Si potrebbe quindi assistere a nuovi scenari per l’export. I prodotti della Gran Bretagna potrebbero risultare più convenienti sui mercati internazionali. Si pensi per esempio alle forniture di materiali per i cantieri, dove l’Italia e il resto dell’Ue non potrebbe praticare “sconti” dato che l’euro non consente margini di manovra sul valore del denaro. A fare da contrappeso a questa situazione ci sarebbero però i dazi e l’Iva da pagare alla dogana.
 

Brexit, appalti e concorrenza

La Gran Bretagna sarebbe esclusa dalle gare d’appalto europee, cioè quelle di importo superiore alla soglia comunitaria (5.225.000 euro per i lavori, 135.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni) bandite dai paesi membri e pubblicate sulla Gazzetta europea. Ci sarebbe quindi un concorrente in meno.
 

Brexit, niente credito alle imprese

A soffrire subito della situazione di incertezza sono state le imprese. La vittoria del “Leave” ha causato turbolenze finanziarie e, di conseguenza, il crollo delle banche in borsa. Questo significa che gli istituti di credito non possono effettuare aumenti di capitale e devono ridurre il credito alle imprese. Situazione che potrebbe aggravare le condizioni di molte realtà imprenditoriali, messe in ginocchio proprio dal credit crunch.
 
Cosa accadrebbe invece alle imprese con una filiale oltremanica? Potrebbero essere soggette alla doppia imposizione. Il rischio non è immediato, ma potrebbe verificarsi se verranno disconosciuti i trattati internazionali sull’argomento.
 

Brexit e mercato immobiliare

La Gran Bretagna potrebbe quindi perdere il suo “fascino”. Se diventasse meno attrattiva ne risentirebbe il mercato immobiliare perché scenderebbe la domanda di abitazioni sia economiche sia di lusso e, di conseguenza, il loro prezzo. Comprare casa in Inghilterra potrebbe diventare quindi un'operazione più accessibile e scenderebbe anche il costo della vita. Il crollo coinvolgerebbe anche l'Italia perchè una sterlina meno forte farebbe diminuire il numero di inglesi interessati ad acquistare in Italia.
 

Brexit, periodo di transizione e accordi commerciali

Nella valutazione dello scenario che si delineerà bisogna tener presente che il negoziato per l’effettiva uscita dall’Europa durerà come minimo due anni. Fino ad allora gli unici cambiamenti saranno quelli causati a cascata dai mercati finanziari.
 
Una volta uscita dall’Ue non è detto che la Gran Bretagna promuova l’isolazionismo. È infatti probabile che vengano stipulati accordi come quelli esistenti con Norvegia, Islanda, Lichtenstein e Svizzera. Stati che non appartengono all’Unione Europea ma che non pongono né subiscono restrizioni nella circolazione di persone e merci.

Un’Italia proiettata nel domani, che crede nelle sue forze e nelle sue capacità, consapevole che la sua cultura dalla radici antiche è oggi un importante volano per la crescita. Un Paese che, senza nascondere i suoi mali antichi, guarda avanti con coraggio senza dimenticare la sua storia, che coglie le opportunità della green economy e della digitalizzazione ma non dimentica la sua natura artigiana, fatta di piccole e medie imprese che traggono la loro forza dalla sapienza dei territori, dai loro saperi e dalla loro coesione.

“Le cose più belle non sono perfette. Sono speciali”. Diceva Bob Marley. L’Italia non è certo un Paese perfetto, ma ha tante energie che vogliono ripartire per uscire dalla crisi. Il nostro Paese è forte se scommette su ciò che lo rende unico e desiderato nel mondo: cultura, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale. 
 
Così Ermete Realacci sintetizza l’immagine del nostro Paese che emerge dal Rapporto 2016 “Io sono cultura - l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, l’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere e presentato ieri a Roma presso il Ministero dei Beni Culturali con il ministro Franceschini e il presidente di Unioncamere Lo Bello.
 

Il valore economico della cultura e della creatività

La cultura - spiega Realacci, Presidente di Symbola - si conferma uno dei motori trainanti dell’economia italiana e partecipa alla ripresa. Il sistema produttivo culturale e creativo (fatto da imprese, PA e non profit) genera 89,7 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale.
 
Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo da lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con il - 0,1% e il - l’1,5%, nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.
 
Dall’analisi emerge con chiarezza quanto il ‘sistema Italia’ debba a cultura e creatività: il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia nel 2015, pari a 89,7 miliardi di euro. Ma non finisce qui: perché il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ha sul resto dell'economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8. Per ogni euro prodotto, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,7 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 160,1, per arrivare a quei 249,8 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 17% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,5%, è attivata proprio dalla cultura.
 
Il trend positivo del sistema culturale - aggiunge Realacci - è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 e che, ad oggi, ha registrato 2.728 donazioni per 62 milioni di euro; ma soprattutto segnala un avvicinamento tra beni storico artistici e forze della società che si esprime non solo in versamenti in denaro, ma anche in impegno civico, di tempo ed energie dedicate al patrimonio culturale.
 

Il sistema produttivo culturale e creativo

Il Rapporto scandaglia il sistema produttivo culturale e creativo fatto di musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, architettura, design e comunicazione, ma anche tutte quelle attività produttive che non rappresentano in sé un bene culturale, ma che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività che nello studio definiamo creative-driven.
 
Il sistema produttivo culturale sia articola quindi in 5 macro settori:
industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa),
- industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design e produzione di stile),
patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici),
performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere)
imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico).
 
Dal mobile alla nautica, larga parte della capacità del made in Italy di competere nel mondo sarebbe impensabile senza il legame con il design, con le industrie culturali e creative. “Io sono cultura” mostra un Paese che ce la può fare: un’Italia che fa l’Italia, che può vincere la sfida del futuro.

 Innovare la riqualificazione e la gestione immobiliare non significa solo rendere efficiente il processo e puntare su prodotti di qualità. Oltre i temi dell’efficienza, REbuild 2016 accende un faro sull’economia circolare come priorità per il settore delle costruzioni e condivide la mission con tutta la filiera.

“Serve un passo avanti fondamentale: nell’edilizia circolare sparisce l’idea stessa di scarto, sia esso materia, energia o tempo delle persone. Tutto ha valore e, attraverso la convergenza tra nuove tecnologie disponibili ed un nuovo processo organizzativo, è possibile realizzare un’edilizia capace di rigenerare il patrimonio pubblico e privato, ridare energia all’economia del nostro paese, ridurre drasticamente l’inquinamento in città e ridefinire il bilancio energetico nazionale”. Questo il messaggio di Thomas Miorin, presidente di RE-Lab e cofondatore di REbuild, in occasione della conferenza stampa di REbuild tenutasi a Milano il 7 giugno nella sede di Assolombarda. 

Appuntamento a Riva del Garda il 21 e 22 giugno per la quinta edizionedi REbuild dove RE-Lab si presenterà come piattaforma per l’open innovation capace di generare soluzioni per il mercato immobiliare, innescando cambiamenti concreti nei settori dell’edilizia e dell’energia.

L’iniziativa è rivolta ai protagonisti dell’immobiliare, delle costruzioni e della finanza. Sarà un’occasione per informare, promuovere e riflettere sui temi della riqualificazione urbana con chiari riferimenti alla progettazione integrata e all’industrializzazione edilizia.

“REbuild è uno di migliori luoghi del settore immobiliare dove l’innovazione e le nuove idee crescono di anno in anno”. Aldo Mazzocco presidente di Assoimmobiliare sostiene la quinta edizione dell’evento di Riva del Garda sottolineando che “dopo otto anni di dura crisi, è necessario ridisegnare insieme l’offerta. Come Assoimmobiliare siamo interessati a recepire i segnali di cambiamento lanciati da REbuild, farne una sintesi e sottoporli all’attenzione del Governo anche i in vista di una revisione normativa”.

“Il riuso delle nostre città e del nostro patrimonio ha bisogno di nuovi processi produttivi e necessita di maggiore efficienza possibile solo grazie a tecnologie più performanti. Gli obiettivi di riduzione dei consumi di fonti non rinnovabili per il 2050 sono ambiziosi - dichiara Ezio Micelli, presidente del Comitato scientifico di REbuild - e impongono radicali mutazioni dei processi produttivi. La flessibilità e l’efficienza della manifattura digitale rappresentano risorse essenziali. Il nostro Paese, ancora la seconda nazione manifatturiera del continente europeo, ha tutte le carte in regola per affrontare la sfida”.

“Oggi il mercato è diventato esigente e selettivo, la tecnologia ha cambiato il prodotto casa, sono cambiati i bisogni. La sfida che abbiamo davanti – ha commentato Filippo Delle Piane, vicepresidente Ance Nazionale e membro del comitato scientifico di REbuild - è fatta di comunicazione evoluta di un prodotto moderno, funzionale e rispettoso dell’ambiente. Servono nuovi prodotti immobiliari e nuovi modelli di impresa”.

Per l’edizione 2016 REbuild produrrà anche il suo primo Outlook raccogliendo il punto di vista della community, per leggere il presente e capire dove cercare il futuro del costruito. Sarà uno strumento di lavoro per stimolare il settore con contenuti innovativi, inediti e originali. REbuild si conferma un luogo d’innovazione. Uno spazio indipendente e aperto, orientato all’operatività e al confronto, all’analisi e alla costruzione di iniziative progettuali. Nel 2016 saranno presenti tra gli altri ospiti anche due riferimenti internazionali: sul fronte della rigenerazione urbana ci sarà Don Carter direttore del Remaking City Institute e per l’edilizia circolare sarà protagonista David Cheshire, direttore di AECOM per i temi della sostenibilità.

L’industrializzazione resta uno dei temi prioritari per REbuild e l’esperienza olandese di Energiesprong spiegata dal responsabile del mercato europeo Ron Van Erck, sarà commentata, integrata e confrontata con modelli italiani di successo, raccontati da aziende come Manni Group e Aakhon. Sul tema della massimizzazione della leva energetica, saranno approfondite le metodologie, gli approcci ed i risultati di processi di riqualificazione in grado di ridurre dell’80- 90% i consumi.

Ancora, che ruolo ha il BIM nella rigenerazione del settore delle costruzioni e nell’integrazione delle competenze? A Riva del Garda in programma una sessione coordinata da Gian Carlo Magnoli Bocchi che coordinerà una simulazione delle interazioni BIM tra progettisti, aziende e imprese. E ancora, come si può progettare il riuso attraverso piattaforme digitali? Tra i protagonisti ci saranno anche Houzz e CoContest, a confronto diretto con il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Giuseppe Cappochin. Sul fronte della creazione sociale del valore invece, l’esperienza di cohousing.it raccontata da Marco Bolis mentre i progetti di Avanzi saranno utili per delineare un quadro delle opportunità per il riuso urbano.

Mercato immobiliare in netta ripresa nel primo trimestre 2016. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le compravendite aumentano del 17,3% e dioltre il 20% se si considera solo il settore delle abitazioni.
 
Segno positivo anche per le pertinenze (+17,3%) e per il settore commerciale(+14,5%), mentre è più contenuta la ripresa del comparto produttivo (+7%) e delterziario (+1,3%).
 
Tra le grandi città, Torino, Genova e Milano registrano gli incrementi maggiori nelle compravendite delle abitazioni, facendo registrare, rispettivamente, una crescita del 37,2%, 27,8% e 26%.
 
Sono alcuni dei dati che emergono dalla Nota trimestrale Omi, realizzata dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, con riferimento al primo trimestre 2016.
 
Le compravendite di abitazioni nei primi tre mesi del 2016 sono state 115.135, in aumento del 20,6% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il mercato registra una crescita più accentuata nei Comuni capoluogo (+22,9%) rispetto a quelli non capoluogo (+19,4%), mentre in riferimento alle aree territoriali la crescita risulta più sostenuta al nord (+24,1%), rispetto al centro (+18,5%) e al sud (+16%).
 
Il buon andamento del mercato delle abitazioni trova conferma nelle otto maggiori città capoluogo, che raddoppiano il risultato del trimestre precedente. A guidare la classifica è Torino, che aumenta del 37% il volume delle compravendite rispetto allo stesso trimestre del 2015. Seguono Genova (+27,8%), Milano (+26%), Napoli (+22%),Firenze (+21,7%) e Bologna (+19,3%). Anche Roma presenta una buona crescita, con il 12,5% di compravendite in più, mentre il mercato relativamente meno dinamico si registra a Palermo (+5,5%).
 
Nei primi tre mesi del 2016, le compravendite dei settori non residenziali risultano nel complesso in forte aumento. Cresce in particolare il volume delle transazioni del comparto commerciale (+14,5%) e di quello produttivo (+7%), mentre il terziariopresenta sempre un dato positivo ma di più lieve entità (+1,3%). Quest’ultimo settore risente dei cali registrati al centro (-1,1%) e al sud (- 4,5%), mentre al nord le compravendite di uffici recuperano il 4,5%.
 
Fonte: Agenzia delle Entrate

 Gli italiani tornano a investire sulla casa; le compravendite nel 2015 sono salite del 6,5% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 449mila unità compravendute.
 
Questo uno dei dati contenuti nel Rapporto immobiliare residenziale 2016, lo studio realizzato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi), che analizza l’evoluzione delle compravendite del settore residenziale.
 

Compravendite nel segno positivo

Il Rapporto fa notare che dopo la lunga e ripida discesa, osservata dal 2007, nel 2015 il mercato delle abitazioni è tornato in crescita (+6,5%), confermando e superando il dato positivo dell’anno precedente.
 
Segno positivo anche per il mercato delle pertinenze, con gli scambi di magazzini che segnano un aumento del 3,8% e del 4,5% per gli scambi di box e posti auto.
 
Nel 2015 la superficie media per unità abitativa compravenduta è stata di circa 106 metri quadri, in crescita del 7,4% rispetto al 2014, leggermente più alta nei comuni non capoluogo (110 mq) rispetto a quelli capoluogo (99 mq).
 
Il valore di scambio delle abitazioni è cresciuto dai 72,1 miliardi di euro registrati nel 2014 ai 76 miliardi del 2015, in aumento del 5,4%. 
 
L’analisi dell’andamento delle compravendite nelle regioni italiane mostra una ripresa generalizzata guidata dalla Lombardia (+9%), che da sola rappresenta circa un quinto dell’intero mercato nazionale. Sul fronte degli incrementi, le regioni che mostrano i più alti tassi di crescita rispetto al 2014 sono il Veneto (+12,1%), la Toscana e il Friuli Venezia Giulia (+10,8%), e la Basilicata (+10,2%). Mostrano un tasso negativo invece la Valle d’Aosta(-1%) e il Molise (-5,4%).
 

Mercato delle abitazioni: cresce l’indice di affordability

Nel 2015 l’indice di affordability (indice che descrive la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi attraverso l’analisi di fattori come reddito disponibile, prezzi delle case, andamento, tassi di interesse sui mutui) continua nel suo trend positivo, registrando un significativo miglioramento che nel secondo semestre dell’anno lo porta a stabilire il nuovo massimo storico, raggiungendo il valore dell’11,9%.
 
Il trend positivo è principalmente dovuto ad una forte riduzione del costo dei mutui (che spiega l’80% del miglioramento intervenuto), mentre continua ad essere positivo anche il contributo dovuto al miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile.
 
In miglioramento anche gli aspetti distributivi: nel secondo semestre del 2015, la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è pari al 69%, nuovo massimo storico, superiore di 7 punti percentuali al dato di inizio 2004.
 
Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione è risultato piuttosto omogeneo a livello territoriale: per la prima volta la condizione di accessibilità è presente in tutte le regioni ed inoltre sono 15 su 19 le regioni in cui nel 2015 l’indice ha registrato un massimo storico.
 

Mercato immobiliare: i mutui

Gli acquisti di abitazioni tramite mutuo ipotecario ammontano a 193.350 unità, circa il 45% delle abitazioni acquistate da persone fisiche, guadagnando quasi un quinto degli scambi rispetto all’anno precedente.
 
Il capitale complessivo erogato cresce del 19,4%, passando dai 19,3 miliardi di euro del 2014 ai 23 miliardi del 2015. L’area che detiene la maggior quota del capitale è il nord-ovest (37%) seguita dal centro (25%), mentre le isole registrano la minor quota (6%).
 
Stabili il capitale medio erogato, pari a 119mila euro, e la durata media del mutuo (22,5 anni), mentre continua il calo del tasso d’interesse, che nel 2015 perde ancora 0,65 punti percentuali, portandosi al 2,75%. Grazie a questi fattori, diminuisce mediamente la rata mensile, passando dai 631 euro del 2014 ai 592 euro del 2015.
 

Il mercato degli affitti

Nel 2015 la superficie media dell’abitazione locata è stata pari a circa 92 mq e il canone annuo medio pari a 60,6 €/mq, in calo del 2,3% rispetto al 2014.
 
Complessivamente, le abitazioni oggetto di nuovo contratto di locazione nel 2015 sono state circa il 6% dello stock potenzialmente disponibile, a cui corrispondono quasi 4,6 miliardi di euro di canone annuo complessivo. Il60% del mercato riguarda il segmento dei contratti ordinari di lungo periodo, il 18% i contratti ordinari transitori, il 20% quelli a canone concordato e solo il 2% quelli per studenti. Tra le grandi città, gli affitti di importo più elevato si pagano a Milano, Roma, Firenze e Bologna.

“I centri commerciali possono rappresentare una opportunità di valorizzazione del Real Estate Pubblico, una forza di investimento su cui fare leva per riqualificare le nostre città, riutilizzando immobili non più utili ed evitando nuovo consumo di suolo”.
 
Così Roberto ReggiDirettore dell’Agenzia del Demanio, ha aperto il workshop ‘Il riuso degli immobili pubblici: nuovi scenari per i centri commerciali’, organizzato dalla Direzione Regionale Lombardia dell’Agenzia del Demanio con il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC).
 
Accanto a Reggi, a sostegno di un nuovo progetto operativo di riuso degli immobili pubblici, il Presidente del CNCC, Massimo Moretti, il Presidente di Fondazione Patrimonio Comune ANCI, Alessandro Cattaneo, e l’Amministratore delegato di Klepierre Italia, Ermanno Niccoli.
 
L’obiettivo comune emerso durante l’incontro è quello di attivarsi per avviare ad una differente valorizzazione gli immobili pubblici, predisponendo nuovi scenari per il mondo retail, allineandosi ai nuovi trend internazionali del settore come l’ubicazione dei centri commerciali in centro città.
 
In questo contesto si inserisce il progetto dell’Agenzia e del Ministero dell’Economia e delle Finanze “Proposta Immobili 2016”, oggi alla sua seconda edizione: individuare portafogli immobiliari di proprietà pubblica da utilizzare per operazioni di valorizzazione e dismissione e sostenere le potenzialità di cessione da parte degli Enti pubblici del loro patrimonio, con l’obiettivo di generare risorse economiche.
 
 “L’Associazione crede in un nuovo rapporto tra Pubblico e Privato - ha dichiarato molto soddisfatto Massimo Moretti. CNCC insieme all’Agenzia del Demanio ritiene fortissimamente che qui ci possa essere il filone per lo sviluppo del mondo retail/real estate dei prossimi dieci/venti anni, con vantaggi sia per il Pubblico che per il Privato, con l’obiettivo di creare una nuova generazione di centri commerciali sempre più vicina ai consumatori e ai cittadini.”
 
Le attività avviate con il CNCC sono focalizzate a verificare la compatibilità tra gli immobili pubblici che vengono individuati grazie a Proposta Immobili 2015 e le strategie di investimento dei membri dell’associazione di categoria. Nelle prima fase operativa di selezione degli immobili pubblici sono state individuate 19 strutture, su 150 disponibili in tutta Italia, con caratteristiche idonee al riuso per fini commerciali - mall o “high street” - sulla base di criteri di idoneità quali ad esempio l’accessibilità, il bacino di utenza, la zona di attrazione.
 
È stata inoltre creata un’apposita Commissione con associati CNCC, con il compito di definire i criteri di idoneità degli immobili pubblici, e nel contempo di valutare i vantaggi che ne potranno conseguire in termini di nuove infrastrutture, rivitalizzazione del territorio, creazione di occupazione in sinergia e collaborazione con la pubblica amministrazione.
 
Nella seconda fase ci saranno interventi di consulenza gratuita direttamente da parte delle aziende che, grazie al loro know how, potranno guidare il processo di valorizzazione degli immobili e supportare tutte le attività operative successive, dagli studi di fattibilità alle gare pubbliche.
 
L’evento si inserisce nel ciclo di appuntamenti “Real estate: gli incontri dell’Agenzia del Demanio” che hanno come finalità quella di dare un nuovo approccio, dinamico e concreto, alla gestione del patrimonio dello Stato, improntato sulla volontà di consolidare il dialogo tra pubblico e privato. 

Nel quarto trimestre 2015 le compravendite immobiliari sono aumentate del 9,1% sullo stesso trimestre del 2014. Lo dice l’Istat riferendosi, in particolare, alle convenzioni notarili per trasferimenti immobiliari a titolo oneroso, che sono state 183.786.
 
La ripresa del mercato immobiliare nell’ultimo trimestre dell’anno riguarda però . chiarisce l’Istat - solo il comprato dell’abitativo ed accessori, in crescita del 10,0% (171.517 trasferimenti di proprietà) sull’ultimo trimestre del 2014. I trasferimenti di unità immobiliari ad uso economico, pari a 11.121, registrano invece un calo del 2,5%.
 
Il quarto trimestre 2015 è particolarmente positivo per i mutui, ifinanziamenti e le altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche. Le convenzioni rogate sono state 100.428, il 29,8% in più rispetto allo stesso trimestre del 2014.
 
Nel quarto trimestre - spiega la nota - è il Centro-Sud a contribuire maggiormente alla ripresa: mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche crescono del 37,1% al Sud, del 35,2% nelle Isole e del 30,0% al Centro.
 
Considerando l’intero 2015, il mercato immobiliare risulta in crescita per il secondo anno consecutivo, dopo una serie negativa iniziata nel 2006: i trasferimenti a titolo oneroso di unità immobiliari (625.305 in tutto) segnano un +5,2% sul 2014. Anche per il risultato annuale gli andamenti sono differenziati fra le diverse tipologie immobiliari.
 
Le convenzioni di compravendita di unità immobiliari ad uso abitazione ed accessori (584.822) registrano un aumento del 5,7% mentre quelle ad uso economico chiudono l’anno con un calo dell’1,3%, per un totale di 36.891 trasferimenti.
 
Complessivamente il 2015 si afferma come l’anno della ripresa soprattutto per gli Archivi Notarili Distrettuali dei grandi centri. Considerando tutti i comparti immobiliari, le grandi città registrano, infatti, un aumento tendenziale del 5,6%, a fronte del +4,8% dei piccoli centri.
 
A livello territoriale, la ripresa delle convenzioni traslative di unità ad uso abitazione ed accessori interessa tutte le ripartizioni, con valori sopra la media nazionale nel Nord-est (+8,8%) e nel Nord-ovest (+6,3%) e aumenti più contenuti nelle Isole (+5,4%) al Sud (+3,7%) e al Centro (+3,6%). I trasferimenti di unità immobiliari ad uso economico risultano invece in crescita soltanto al Centro (+1,9%) e nelle Isole (+1,5%).
 
Il 2015 è un anno positivo anche per mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche, per i quali la crescita sul 2014 è del 23,0%, con un numero complessivo di convenzioni pari a 342.467 a livello nazionale. Gli aumenti più rilevanti, sopra la media nazionale, si osservano al Sud (+29,9%) e nelle Isole (+25,7%).

Rispetto al 2010, nel 2015 i prezzi delle abitazioni esistenti sonodiminuiti del 18,9% e quelli delle abitazioni nuove del 1,2%, con un calo medio del 13,9%. Lo dice l’Istat nel suo ultimo bollettino.
 
Sulla base delle stime preliminari, nel quarto trimestre 2015 - spiega l’Istituto di Statistica - l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, sia per abitazione sia per investimento, è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% nei confronti dello stesso periodo del 2014 (era -2,3% nel trimestre precedente).
 
La progressiva riduzione dell’ampiezza della flessione tendenziale dei prezzi delle abitazioni si conferma anche nel quarto trimestre del 2015, grazie soprattutto alleabitazioni esistenti, i cui prezzi, dopo il -2,8% del terzo trimestre, hanno registrato un calo dell’1,0% nel quarto. I prezzi della abitazioni nuove sono diminuiti su base annua dello 0,5% (era -0,9% nel terzo trimestre).
 
Pertanto, il differenziale in valore assoluto tra la variazione tendenziale dei prezzi delle abitazioni esistenti e quella dei prezzi delle abitazioni nuove si riduce, portandosi a 0,5 punti percentuali (da 1,9 del trimestre precedente).
 
Il ribasso congiunturale è dovuto sia alla diminuzione dei prezzi delle abitazioni nuove(-0,5%) e, in misura più contenuta, al calo di quelli delle abitazioni esistenti (-0,1%).
 
In media, nel 2015, i prezzi delle abitazioni diminuiscono del 2,4% rispetto al 2014 (quando la variazione media annua era stata pari a -4,4%). Il calo è imputabile a una flessione del 2,8% dei prezzi delle abitazioni esistenti (dopo il -5,2% del 2014) e dell’1,3% dei prezzi di quelle nuove (era -2,2% nel 2014).
 
Il ridimensionamento del calo in media d’anno dei prezzi delle abitazioni si è manifestato in presenza di segnali di ripresa dei volumi compravenduti (+6,5% è l’incremento registrato per il 2015 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale).

Sono duecento, ma sono destinati ad aumentare, gli immobili pubblici messi in vendita, che i privati potranno acquistare e riqualificare. Dimore storiche, fari e complessi residenziali nei centri storici sono solo alcune delle opportunità di investimento pubblicate nella sezione “Real Estate” del sito “Invest in Italy”.
 
La piattaforma web è stata messa a punto in collaborazione tra Agenzia Ice, Presidenza del Consiglio, Ministeri della Difesa, dello Sviluppo Economico, dell'Economia e delle Finanze e Agenzia del Demanio. La mappatura ha coinvolto un milione di immobili appartenenti a 11 mila enti pubblici che li stanno dismettendo. Gli immobili stanno ora affrontando una procedura di selezione in cui viene valutata la loro attrattività per investitori italiani e internazionali.
 
Di seguito dieci esempi di castelli, fari ed edifici storici in buono stato di conservazione che potrebbero rinascere a nuova vita.
 

Castello Nelson a Catania

Il complesso si trova a qualche chilometro da Bronte, in Provincia di Catania. La prima parte del complesso è stata costruita nel 1100 sulle rovine di un monastero benedettino.

Nel ‘700 è stata la residenza dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson. Per la sua posizione e le caratteristiche costruttive potrebbe diventare un resort turistico.
 

Ex prigione San Severo a Venezia

Il complesso è stato costruito e modificato durante la dominazione austriaca e si trova in pieno centro storico, a poca distanza da piazza San Marco.

L’edificio ha una vocazione turistica o residenziale.
 

Piazza Castello a Torino

L’edificio si trova nel pieno centro storico di Torino ed è stato parzialmente ricostruito dopo la seconda guerra mondiale.

È adatto ad essere trasformato in struttura alberghiera, residenza di lusso o uffici.
 

Castello di Petroro a Todi – Perugia

Il palazzo è stato costruito nel 1300 e si trova nella campagna umbra in posizione panoramica.

È adatto per l’uso sia turistico sia residenziale.
 

Faro Capo Mulini ad Acireale – Catania

Costruito tra il 1578 e il 1584 come torre di difesa, il faro si erge sul golfo di Catania e rientra tra gli immobili vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004).

La proprietà rimarrà al Ministero della Difesa, con cui si potrà siglare un contratto di concessione.
 

Palazzo Vivarelli Colonna a Firenze

Situato nel centro storico di Firenze, vicino piazza della Signoria, è il risultato di successive aggregazioni di singole unità immobiliari iniziate presumibilmente nel ‘500.

Le sue caratteristiche e la localizzazione lo rendono idoneo a diventare un hotel o una residenza privata.
 

Ospedale degli innocenti a Bologna

L’edificio risale al tredicesimo secolo ed è uno dei più caratteristici del centro storico di Bologna.

È adatto ad essere trasformato in complesso residenziale con attività commerciali al piano terra.
 

Torrione francese a Gaeta – Latina

È stato costruito nel diciannovesimo secolo. Si trova in un complesso medievale affacciato sul mare.

L’area è interessata da numerose iniziative di promozione turistica.
 

Ex prigione San Donnino a Como

Realizzato nel diciannovesimo secolo, si trova in una posizione centrale.

Potrebbe essere convertito a uso residenziale o alberghiero.
 

La Lama Hotel a Roma

Chiudiamo la rassegna con un edificio contemporaneo rientrato nel censimento. È un hotel di lusso situato nel quartiere Eur a Roma e progettato dallo studio Massimiliano e Doriana Fuksas Design.

Al momento è in fase di costruzione. Al termine dei lavori avrà diciassette piani fuori terra e 439 stanze, di cui 7 suites.
 

Nei primi mesi del 2016 hanno trovato riscontro i segnali di lenta ripresa del mercato immobiliare italiano con i quali si era chiuso il 2015. La fase negativa dell’attuale ciclo immobiliare si è esaurita e ha preso avvio il ‘recupero’ anche se, come racconta la storia immobiliare italiana, i tempi della svolta tendono continuamente a dilatarsi.
 
È quanto emerge dal 1° Osservatorio Immobiliare 2016 di Nomisma, presentato il 23 marzo scorso, che ha monitorato, tra l’altro, il mercato delle 13 città intermedie: Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste e Verona.
 

Aumento degli scambi, riduzione degli sconti sui prezzi

Le tendenze dei mercati cosiddetti ‘intermedi’ - spiega Nomisma - mostrano segnali più positivi rispetto a quelli delle grandi città, ad esclusione di Milano e Roma che sembrano anticipare tali inclinazioni. Si assiste all’aumento degli scambi, alla riduzione degli sconti praticati sui prezzi richiesti e allo stabilizzarsi dei tempi necessari alla vendita.
 
L’esiguità dell’offerta di qualità disponibile nei mercati maggiori (si consideri che il 52,8% delle abitazioni italiane ha più di 40 anni) ha contribuito al parziale spostamento degli investitori verso i mercati di secondo livello.
 

Trend positivo per le transazioni

Nei primi mesi del 2016 i segnali di ripresa non sono più circoscritti solo al settore residenziale. Per il secondo anno consecutivo le transazioni si sono confermate in territorio positivo: a crescere con intensità maggiore sono le compravendite di abitazioni che hanno fatto registrare un +3,6% nel 2015 e +6,5 % nel 2016 (444.636 compravendite secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate).
 
Nel segmento degli immobili destinati alle attività economiche, all’incremento del 2014 ha fatto seguito la stabilità del numero di contratti stipulati nell’anno successivo (44.319 compravendite). Le componenti che contribuiscono ad un’inversione di rotta nel non residenziale sono i negozi, e in parte - limitatamente al 2014 - i capannoni per l’industria.
 
Il segmento terziario soffre ancora di scarso interesse, sia nei mercati maggiori che in quelli minori, oltre ad essere caratterizzato da una domanda molto selettiva interessata quasi esclusivamente ad alcuni mercati metropolitani, in particolare Milano, Roma e, in misura minore, Torino e Firenze.
 

In aumento i mutui per l’acquisto dell’abitazione

Ritorna l’interesse per la proprietà dell’abitazione, che continua ad essere favorito da una minore selettività da parte del settore bancario riscontrabile nella quota di mercato assistita da mutuo. I mercati intermedi detengono il primato in termini di incidenza delle compravendite intermediate sostenute da credito che si attestano intorno al 70% rispetto al 60% dei mercati metropolitani.
 

Prezzi, tempi di vendita e sconti

La tendenziale ripresa del mercato è stata sostenuta dall’ulteriore calo dei prezzi, seppure in progressiva riduzione rispetto al passato. A questo proposito - come si legge nel Rapporto - i valori dei mercati intermedi presentano una minore resistenza all’innesco della ripresa. L’ultima variazione annuale dei prezzi (2016/2015) è risultata compresa tra il -3,5% dei capannoni e il -1,5% delle abitazioni nuove. Le abitazioni usate, gli uffici e i negozi hanno fatto registrare flessioni del 2%, 2,1% e 2,3%.
 
In un confronto tra i 13 mercati intermedi e quelli maggiori, si segnalano tempi di vendita più lunghi (8,7 mesi in media per le abitazioni) e sconti più sostenuti nel primo gruppo di mercati, non si ravvisa anche in questo caso un’intensificazione del miglioramento in atto.
 

Le locazioni

L’altra componente del mercato immobiliare è rappresentata dal segmento della locazione che, a consuntivo della fase recessiva, offre rendimenti piuttosto bassi e compressi in termini di variabilità tra i diversi mercati, nell’arco di un paio di punti percentuali in tutti i principali segmenti.
 
La locazione dell’abitazione risponde ad una domanda legata soprattutto alle nuove generazioni che, oltre a ricercare nuove soluzioni abitative per emancipazione dal nucleo di origine, nell’ultimo anno si sono spostate per motivi di studio o lavoro lungo la direttrice Mezzogiorno/Centro Nord (di 41.000 unità, il 70% è rappresentato da giovani). La componente di domanda che si rivolge all’opzione dell’affitto continua quindi ad essere consistente e pari a circa il 50%. Tra le tipologie di contratti stipulati si segnala la maggiore diffusione nell’ultimo biennio delle locazioni a canone concordato (che rappresentano oggi il 44,1% del totale). 

Negli ultimi dieci anni i prezzi di mercato e i canoni degli immobili locati hanno fatto segnare andamenti simili: in entrambi i casi la crescita si è interrotta attorno al 2007 e da lì è iniziata una fase di declino non ancora conclusa. L’adeguamento al ribasso dei canoni è stata la risposta di mercato alla debolezza economica della maggior parte della domanda che si rivolge a tale segmento. La variazione annuale dei canoni per gli immobili dei mercati intermedi si è attestata nell’ordine del -1,4% per le abitazioni usate, -1,7% per gli uffici e -1,9% per i negozi.
 

Ripresa e criticità

In ultima analisi, seppure la ripresa in atto mostri evidenze di consolidamento, non mancano i fattori potenzialmente critici. L’ulteriore indebolimento del quadro macro-economico, l’ampliamento dell’eccesso di offerta derivante da un’accelerazione nel processo di cessione delle garanzie immobiliari alla base dei non performing loans e un’attenuazione di interesse degli investitori corporate stranieri per il nostro Paese, sono i fronti da cui potrebbe scaturire un rallentamento - anche significativo - del processo di graduale risalita.

Un primo bimestre da record per il mercato dei servizi di ingegneria e architettura: 133,9 milioni di euro, +70,7% sul primo bimestre 2015; questo grazie anche all’ottimo risultato del mese di febbraio: 83,2 milioni di euro, +66,3% su febbraio 2015.
 
In dettaglio, secondo l’aggiornamento al 29 febbraio dell’Osservatorio OICE-Informatel, le gare rilevate sono state 352 (di cui 47 sopra soglia), per un importo complessivo di 83,2 milioni di euro (75,0 sopra soglia). Rispetto a febbraio 2015 il numero dei bandi cresce del 30,4% (+62,1% sopra soglia e +26,6% sotto soglia) e il loro valore sale del 66,3% (+81,3% sopra soglia e -5,8% sotto soglia). Da segnalare che il risultato è dovuto in gran parte alla pubblicazione di un bando con 29 gare per verifiche sismiche ai manufatti pubblicato da R.F.I. spa con un valore complessivo di quasi 60,4 milioni di euro.
 
Molto positivo, come già detto, il confronto tra il primo bimestre 2016 e 2015: nel 2016 sono state bandite 704 gare per un importo complessivo di 133,9 milioni di euro che, nei confronti del primo bimestre 2015, mostrano aumenti del 27,1% nel numero (+28,6% sopra soglia e +26,9% sotto soglia) e del 70,7% nel valore (+98,6% sopra soglia e -7,3% sotto soglia).
 
Sempre molto alti i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate. In base ai dati raccolti fino a febbraio il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2014 è al 29,6%, per le gare indette nel 2015 sale al 38,4%.
 
"Per  il terzo mese consecutivo, a partire da dicembre, il mercato mostra una forte crescita  ha dichiarato Gabriele Scicolone, nuovo Presidente OICE -. Siamo cauti nella lettura di tali dati, apparentemente molto positivi, in quanto la crescita è ancora alimentata da bandi per assistenze o analisi e indagini di importo molto rilevante; sono tuttavia ancora insufficienti le gare per servizi di ingegneria e architettura per la realizzazione di infrastrutture, che sarebbero il vero motore di una solida ripresa economica”.
 
Preoccupano invece, sul piano della concorrenza e del mercato alcune disposizioni del nuovo codice dei contratti pubblici approvato preliminarmente dal Consiglio dei Ministri e in particolare l’innalzamento da 100.000 a 209.000 della fascia di affidamenti con procedura negoziata e ‘invito a cinque’ che oggi copre quasi il 90% del numero delle procedure, con evidente ‘rischio-concorrenza’ tale da rendere meno trasparenti non solo il mercato sotto soglia, ma anche parte di quello sopra soglia”.
 
“C’è poi il tema delle cauzioni, provvisorie e definitive - ha continuato il Presidente OICE - che verrebbero rese applicabili alla progettazione in luogo della polizza per errori e omissioni del progetto, una scelta che desta molti dubbi. In generale va inoltre considerato l’elevato numero di decreti e linee guida attuativi che rischia di fare sopravvivere a lungo le attuali norme regolamentari difficilmente compatibili con una normativa primaria di questo genere. Molto spazio è infine lasciato all’ANAC, e questo è un dato sicuramente positivo, sia per la disciplina della qualificazione delle stazioni appaltanti, sia per le commissioni di gara, e per la sostituzione delle attuali norme del Dpr 207/2010 relative ai servizi di ingegneria, con linee guida generali, cui si aggiungeranno contratti-tipo e bandi- tipo che dovranno rendere più chiara e semplice l’azione amministrativa”.
 
“C’è molto da fare quindi, bene e in tempi rapidi - ha concluso Gabriele Scicolone - e l’OICE è pronta a fornire il proprio contributo di esperienza nell’interesse pubblico perché da nuove regole ben fatte possa derivare anche la ripresa ed il rilancio del settore che tutti auspicano”.
 
Il numero delle gare italiane pubblicate sulla gazzetta comunitaria, passato dalle 27 unità del primo bimestre 2015 alle 63 del mese appena trascorso, mostra una crescita del 28,6%. Nell’insieme degli paesi dell’Unione Europea la domanda di servizi di ingegneria e architettura presenta, nello stesso mese, una tendenza alla crescita maggiore: +45,4%; mentre l’incidenza del nostro Paese continua ad attestarsi su un modesto 2,2%, un dato di gran lunga inferiore rispetto a quello di paesi di paragonabile rilevanza economica: Francia 33,6%, Germania 20,3%, Polonia 8,7%, Gran Bretagna 6,1%.
 
Nel primo bimestre 2016 l’andamento del valore delle gare miste, cioè di progettazione e costruzione insieme (appalti integrati, project financing, concessioni di realizzazione e gestione), è in forte crescita: 1.093 milioni di euro +117,4% rispetto ai primi due mesi del 2015, mentre il numero, 140 gare, cala del 25,1%. Gli appalti integrati da soli hanno, sempre rispetto ai primi due mesi del 2015, un andamento analogo: calano sia in numero, 103 gare -32,2%, ma crescono in valore, 437,3 milioni di euro +18,5%. Il valore dei servizi di ingegneria e architettura compreso nei bandi per appalti integrati è stato di 16,2 milioni di euro, +54,8% rispetto al 2015.

Fonte: OICE

Il mercato immobiliare italiano continua a crescere per il secondo anno consecutivo, registrando una crescita annua pari al 4,7%, dopo il +1,8% rilevato nel 2014.
 
Questo uno dei dati resi noti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate sull’andamento del mercato immobiliare nella IV nota trimestrale del 2015.
 

Crescita del mercato immobiliare: bene il residenziale  

Nel 2015 si consolida la ripresa del mercato immobiliare, che con 963.903 compravendite (crescita del 4,7%) rispetto al 2014.
 
A fare da traino sono soprattutto il comparto residenziale (+6,5%) e le pertinenze (+4,3%), mentre il commerciale si assesta a una più modesta crescita dell’1,9%. Ancora in affanno, invece, il mercato degli immobili a destinazione terziaria e produttiva, entrambi in perdita rispettivamente dell’1,9% e del 3,5%.
 
Il mercato residenziale nelle grandi città vede una crescita a doppia cifra per Milano, che grazie agli ultimi due trimestri dell’anno particolarmente positivi fa registrare un + 13,4%, e Palermo, che cresce del 13%. Seguono a ruota Firenze (+8,9%), Torino (+7,9%), Napoli (+6,6%), Bologna (+4,2%) e Genova (+1,1%). Mercato sostanzialmente stabile invece quello della Capitale, che rispetto al 2014 cresce solo dello 0,8%.
 

Compravendite: mutui e nuda proprietà 

Rispetto al 2014 le abitazioni acquistate da persone fisiche tramite mutuo ipotecariomostrano un tasso di crescita pari al 19,5%, per un totale di circa 190mila unità, oltre 30mila in più rispetto all’anno precedente.
 
La durata media dei mutui stipulati nel corso del 2015 rimane in linea con il dato dell’anno precedente, 22 anni e mezzo.  Secondo le Entrate infatti la ripresa del mercato residenziale nel 2015 è stata sostenuta in modo rilevante dalla ripresa dell’offerta creditizia e dalla riduzione del suo costo.
 
In aumento (+1,8%) anche le compravendite di nuda proprietà, ovvero quelle compravendite in cui il venditore trasferisce la proprietà dell’immobile, ma non il diritto reale di godimento del bene (usufrutto); quel diritto, cioè, che consente al titolare di mantenerne il possesso e il pieno utilizzo per tutta la vita o per un determinato periodo.
 
Le compravendite di nuda proprietà crescono maggiormente nei comuni capoluogo(+3,7%) rispetto ai comuni minori, che si fermano sotto l’1%.

I fondi comunitari possono essere una grande opportunità per il settore delle costruzioni; ‘dei 51,8 miliardi di euro dei fondi strutturali europei 2014- 2020, circa 15,2 miliardi sono in grado di attivare domanda edilizia’.
 
A riferirlo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) nel corso del seminario sullaprogrammazione dei fondi strutturali europei per il periodo 2014-2020, tenutosi a Roma mercoledì 2 marzo 2016. 
 

Fondi europei: uniche risorse per le opere pubbliche

L’Ance mette in evidenza che sul fronte dei lavori pubblici i fondi comunitari sono riusciti a dare una boccata d'aria al settore delle costruzioni, in quanto già nel 2015 si è assistito ad un incremento dei bandi di gara proprio per accelerare la spesa dei fondi della programmazione 2007-2013 in chiusura.
 
Infatti a causa delle misure di razionalizzazione della spesa pubblica adottate a partire dal 2008, per molte istituzioni nazionali e locali, i fondi europei rappresentano quasil’unica fonte di finanziamento certa sulla base della quale predisporre le politiche di sviluppo e di investimento.
 
Secondo le stime dell’Ance infatti, circa il 40% delle risorse destinate ogni anno a opere pubbliche derivano dai fondi della politica di coesione territoriale (fondi europei e fondi nazionali per lo sviluppo e la coesione).
 
Per i costruttori edili l’utilizzo di queste risorse rappresenta, quindi, un elementodeterminante della politica infrastrutturale a livello nazionale. Allo stesso tempo evidenziano il carattere traversale di questi fondi, che non si esaurisce alla sola componente infrastrutturale ma ha valenza più generale con misure dirette all’impresa.
 

Fondi europei: come sfruttare al meglio le risorse   

Fino ad oggi l’approccio è stato quello di partire dai fondi disponibili, attendendo passivamente i bandi, per pensare poi ai progetti; l’Ance invece suggerisce di invertire il metodo, ossia partire dai progetti che corrispondono alle esigenze e ai bisogni delle città e dei territori e non limitarsi a chiedere il mero inserimento di interventi, spesso superati o sovradimensionati, nell’elenco delle opere da finanziare con i fondi preassegnati ai vari territori.
 
Per il raggiungimento degli obiettivi e l’utilizzo efficiente delle risorse l’Ance suggeriscela costruzione di partenariati istituzionali e la promozione del dialogo tra attori diversi.
 
L’associazione dei costruttori inoltre esorta a mettere insieme gli interessi, attraverso un confronto tra tutti i potenziali attori della progettazione territoriale e urbana, per definire una visione dello sviluppo a livello locale in grado di assicurare il coinvolgimento dei capitali privati.
 
Il Presidente dell’Ance, Ing. Claudio De Albertis, ha concluso i lavori sottolineando, tra l’altro, la necessità di assicurare che le risorse pubbliche a disposizione siano viste non più come mere opportunità di lavoro ma come un elemento catalizzatore dei processi disviluppo territoriale e di riqualificazione urbana.
 
Inoltre, ha evidenziato che la programmazione dei fondi europei e nazionali 2014-2020 e l’Agenda Urbana Europea rappresentano una grande occasione per rilanciare le politiche urbane nel nostro Paese.
 

Fondi strutturali europei: opportunità per i professionisti    

Sul tema Fondi Europei si è espresso anche il Consiglio Nazionale dei Geometri (CNGeGL) nel corso di un convegno “Liberi professionisti e fondi europei: una concreta opportunità di sviluppo per il Geometra” tenutosi sempre il 2 marzo 2016.
 
Per permettere ai geometri italiani di poter sfruttare pienamente l’opportunità offerta dai fondi strutturali il CNGeGL formerà un gruppo di lavoro di esperti per occuparsi delmonitoraggio e della segnalazione agli iscritti dei bandi regionali che assegnanomisure ai professionisti.
 
Per l’aggiornamento e la consultazione sulle pubblicazioni degli incentivi il CNGeGL ha lanciato la rubrica “a misura di geometra” e la documentazione è messa a disposizione periodicamente nell’area riservata del sito Geometri in Rete. 

Il 2016 potrebbe essere l’anno di svolta per l’edilizia con un aumento dell’1% in termini reali degli investimenti in costruzioni, dopo otto anni di crisi.
 
A riferirlo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) nel documento sulla congiuntura di febbraio 2016.
 

Edilizia: aumento degli investimenti

Secondo l’Ance “l’economia italiana nel 2015 è tornata a crescere con un aumento dello 0,9% del Pil rispetto al 2014, cui seguirà un aumento più sostenuto dell’1,4% nel 2016”.
 
Il settore delle costruzioni però ha riportato segni negativi anche per il 2015 (livelli produttivi al   meno 1,3% rispetto al 2014), ma il 2016 potrebbe rappresentare l’anno di svolta. La previsione dell’Ance è di un aumento dell’1% in termini reali degli investimenti in costruzioni che interrompe il trend negativo in atto dal 2008.
 
L’Ance ha evidenziato che “l’inversione di tendenza sarà guidata dal prolungamento della crescita del comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo, dal cambio di segno nelle opere pubbliche, dopo un decennio di forti cali, e da un’attenuazione della caduta dei livelli produttivi nella nuova edilizia abitativa e nel non residenziale privato”.

Crescita delle costruzioni: i contributi della Legge di Stabilità 2016

L’associazione dei costruttori ha riconosciuto un ruolo importante alle misure fiscali contenute nella Legge di Stabilità 2016, come ad esempio la conferma della proroga delle agevolazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie e interventi di efficientamento energetico degli edifici.
 
Anche le agevolazioni fiscali per il leasing immobiliare per la prima casa, l’introduzione della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B e la cancellazione del Patto di stabilità interno assumono un ruolo importante per il consolidamento della crescita del mercato immobiliare e per l’avvio della ripresa del settore delle costruzioni.
 
Infine sul fronte dei lavori pubblici per Ance la cancellazione del Patto di stabilità interno unito all’utilizzo della clausola europea per gli investimenti, determinerà un’accelerazione della spesa da realizzare nel 2016 per programmi già approvati, nonché un incremento delle nuove risorse stanziate (+8% in termini reali rispetto al 2015).

Incremento possibile con 4,4 miliardi di finanziamenti statali. I risultati dello studio condotto da Ance e Italia Sicura

Gli interventi di edilizia scolastica porteranno un aumento di 46 mila posti di lavoro nel settore costruzioni. Se si considera tutto l’indotto, i numeri saliranno a 71 mila.

A spiegarlo sono l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) e la Struttura di Missione per l’Edilizia Scolastica della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Italia Sicura), che hanno condotto uno studio basandosi sui dati Istat relativi all’occupazione.
 
Dallo studio emerge che lo stanziamento pubblico per l’edilizia scolastica, pari a 4,4 miliardi di euro, ha già creato 20 mila nuovi posti di lavoro grazie agli interventi conclusi o ancora in corso finanziati.
 
Nel 2016 questa cifra potrebbe raddoppiare grazie al Decreto Mutui. I lavori rientranti in questa iniziativa saranno appaltati entro febbraio e potrebbero creare 10 mila posti di lavoro nel settore edile.
 
Considerando poi gli oltre 24 mila posti derivanti dall’indotto della lunga filiera delle costruzioni, si arriverà a 71 mila.

Le cifre dimostrano, secondo Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di Missione di Palazzo Chigi, che “i finanziamenti statali per l'edilizia scolastica, non solo contribuiscono a risanare un patrimonio immobiliare prezioso per il futuro del Paese, ma sono anche volano per la ripresa economica e la crescita occupazionale”.
 
Per il Presidente Ance, Claudio De Albertis, “grazie all’impegno del Governo, attraverso la Struttura di Missione per l’edilizia scolastica e il Miur, è stato possibile raggiungere risultati importanti, impensabili ancora due anni fa, in materia di messa in sicurezza degli edifici scolastici. Possiamo ora puntare più in alto, mettendo la riqualificazione del patrimonio scolastico al centro dei piani di sviluppo del territorio, affinché siano improntati a criteri di ammodernamento e messa in efficienza dei nostri spazi urbani”.

Presentato il Rapporto OISE su innovazione e sostenibilità di Feneal Filca Fillea e Legambiente

Sono oltre 9 milioni gli interventi di recupero edilizio realizzati dal 1998 ad oggi grazie alle detrazioni fiscali, e circa 2,5 milioni quelli di efficientamento energetico dal 2007.
 
I dati arrivano dal quarto Rapporto OISE “Costruire il futuro” su innovazione e sostenibilità nel settore edilizio, redatto dall’Osservatorio congiunto Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Legambiente e presentato ieri a Roma.
 

Un nuovo ciclo edilizio incentrato sulla rigenerazione urbana

Il dossier sottolinea come, dopo una pesante crisi durata otto anni, questo sia il momento buono per accompagnare il settore delle costruzioni verso unnuovo ciclo industriale incentrato sulla rigenerazione urbana, cogliendo i tanti segnali positivi già esistenti, e per tornare a creare lavoro.
 
La terapia della rigenerazione - spiega la ricerca - può funzionare in Italia proprio perché sono notevoli i cambiamenti già avvenuti: in questi anni difficili il settore non si è infatti solo ridimensionato ma ha anche spostato il proprio baricentro verso il recupero, che oggi rappresenta circa il 70% del mercato complessivo.
 
Sono le politiche europee, oggi, ad aiutarci a individuare la rotta per i prossimi anni. Una strada, peraltro, tracciata chiaramente dall’accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 uscito dalla COP21, che porterà l’Unione Europea a rivedere obiettivi e strumenti per accelerare la transizione.

Le prestazioni energetiche degli edifici

A motivare il cambio radicale delle priorità e l’idea che l’edilizia rappresenti davvero oggi un settore strategico per l’economia e lo sviluppo e che il suo profilo debba essere ridefinito per migliorare non solo qualità e prestazioni degli edifici, ma anche per scongiurare i rischi crescenti per le persone e il territorio legati ai cambiamenti climatici.
 
È inoltre sempre più evidente come intervenire sulle prestazioni energetiche degli edifici sia una scelta che produce vantaggi locali, in termini di minore inquinamento, e per l’economia attraverso la riduzione della spesa energetica delle famiglie che mediamente tra elettricità e riscaldamento si aggira in Italiatra i 1500 e i 2000 euro all’anno.
 
La vera grande questione è la confusione di responsabilità rispetto a chi si debba occupare di guidare questa transizione; il problema fondamentale non è quello delle risorse economiche, perché le opportunità di investimento risultano significative. È paradossale, ma di efficienza energetica si occupano, in teoria, il Ministero delle Infrastrutture, quello dello Sviluppo economico, quello dell’Ambiente, oltre all’Enea a cui sono stati affidati sempre più importanti compiti. Nella realtà non c’è alcuna regia che permetta di comprendere come il nostro Paese si muoverà nei prossimi anni per superare tutte le barriere burocratiche e normative.
 

punti chiave indicati dal Rapporto OISE

Superare gli ostacoli alla riqualificazione del patrimonio edilizio, spingere la riqualificazione dei condomini, promuovere un progetto industrialeper il settore delle costruzioni sono i tre punti chiave messi in evidenza nel Rapporto Oise per cambiare il futuro delle costruzioni.
 
In particolare, occorre semplificare gli interventi, dare certezze agli investimenti e rendere strutturali le detrazioni fiscali legandole alla classe energetica degli edifici, premiare il miglioramento delle prestazioni, introdurre controlli e sanzioni per garantire i cittadini sulle prestazioni energetiche e la sicurezza degli edifici.
 
È nell’interesse delle famiglie che ogni edificio si doti di un libretto unico del fabbricato antisismico, energetico, del rumore. Per un uso efficace delle risorse europee per l’efficienza energetica previste nella programmazione 2014-2020, va reso subito operativo il fondo per l’efficienza energeticaintrodotto con il decreto legislativo 102/2014. Bisogna inoltre escludere dal patto di stabilità gli interventi sul patrimonio pubblico certificati e verificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici.
 
Al secondo punto, la riqualificazione dei condomini, grande assente finora degli interventi edilizi in Italia nonostante oltre 20 milioni di persone vivano in edifici condominiali. Per promuoverne la riqualificazione occorre semplificare gli interventi e introdurre specifici incentivi, perché la complessità dei lavori e le difficoltà di accesso alle detrazioni fiscali sono le ragioni fondamentali di questo stallo.
 
È sottolineata infine, al terzo punto, la necessità di un vero e proprioprogetto industriale per il settore, per aprire i cantieri della rigenerazione edilizia attraverso soluzioni standardizzate e replicabili di retrofit che permettano di ridurre tempi e costi a fronte di prestazioni garantite in termini energetici e di sicurezza antisismica. Una sfida che incrocia la ricerca sui materiali e le tecniche di intervento con l’organizzazione delle imprese e la formazione dei lavoratori.
 

Le conclusioni di Feneal Filca Fillea e Legambiente

“La sfida, che deve essere accompagnata con forza da Governo e Regioni - spiegano sindacati e ambientalisti -, è di tornare a creare lavoro attraverso migliaia di cantieri di messa in sicurezza del territorio e riqualificazione del patrimonio edilizio in tutta Italia, con obiettivi energetici e di sicurezza statica e sismica. Le innovazioni negli edifici e nei cantieri, nei materiali e nelle tecnologie raccontate nel Rapporto dimostrano come questa visione del futuro sia già a portata di mano”.
 
L’impegno comune di Feneal Filca Fillea e Legambiente è di lavorare perché questa prospettiva prenda piede e permetta di invertire la curva dell’occupazione, arrivando a recuperare gli 800mila posti di lavoro persinel settore, attraverso la riqualificazione e manutenzione dell’enorme patrimonio edilizio italiano.
 
“Occorre poi definire norme più stringenti per garantire che il lavoro prodotto attraverso le politiche di incentivazione sia lavoro qualificato e regolare,  cosa che non sempre è stata  finora garantita – aggiungono gli autori-. Per sindacati e Legambiente ci sono tutte le condizioni per uscire dalla crisi del settore edilizio, mettendo al centro delle politiche le città e la rigenerazione energetica e statica del patrimonio esistente. Lo dimostrano gli investimenti e le innovazioni nel settore raccontati in questo Rapporto”.
 
“Ma per tornare a creare lavoro - aggiungono - ora serve che il Governo Renzi scelga sul serio questa prospettiva, dando certezze agli investimenti, concentrando qui le risorse europee, e poi garantendo controlli sulle certificazioni energetiche degli edifici per tutelare le famiglie”.
 

Cos’è il Rapporto OISE

Il rapporto nasce con l’obiettivo di aiutare la crescita del settore edilizio, indicando strade concretamente percorribili attraverso l’innovazione e la formazione professionale, la scelta dei materiali e delle tecnologie, l’adeguamento normativo con l’adesione alle direttive europee. In questi anni, ha raccontato le trasformazioni nel modo di costruire, nella domanda di mercato e nei riferimenti normativi a seguito della spinta impressa dalla Ue ma anche dai regolamenti edilizi.

Presidente Lotti: ‘necessarie risorse per il settore e corretta attuazione della delega appalti’

Il valore complessivo dei servizi di ingegneria e architettura messi in gara nel 2015 è stato pari a 468,4 milioni di euro, inferiore dell’8,5% rispetto al valore raggiunto nel 2014; questo al netto di un maxi bando da 261,6 milioni di euro pubblicato da CONSIP spa per ‘supporto specialistico e assistenza tecnica alle amministrazioni titolari dei programmi di sviluppo cofinanziati dai fondi strutturali UE per i programmi operativi 2014-2020’, che porta il valore messo in gara a 730,0 milioni di euro, +42,7% sul 2014.
 
Questa l’estrema sintesi di quanto emerge dall’aggiornamento al 31 dicembre 2015 dell’Osservatorio OICE-Informatel sul mercato pubblico dei servizi di ingegneria e architettura.
 
Le gare rilevate in dicembre sono state 335 (di cui 45 sopra soglia), per un importo complessivo di 60,6 milioni di euro (50,2 sopra soglia), che sommando il valore del maxi bando arriva a 322,2 milioni di euro. Rispetto a dicembre 2014 il numero dei bandi scende del 18,3% (+80% sopra soglia e -24,7% sotto soglia) mentre il loro valore, senza il maxi bando, cresce del 75,6%, sommando anche il valore del maxi bando si arriva a +833,4%.
 
Nei dodici mesi del 2015 sono state indette complessivamente 3.922 gare (di cui 351 sopra soglia), per un valore complessivo di 468,4 milioni di euro (324,7 sopra soglia) che diventano 730 milioni di euro (586,3 sopra soglia) con il bando CONSIP. Il confronto con lo stesso periodo del 2014, al netto del maxi bando, è negativo: il numero delle gare sale del 2,4%, il loro valore scende dell’8,5%.
 
“Nel giudizio sull’andamento del mercato pubblico che ci riguarda ha dichiaratoPatrizia Lotti, Presidente OICE, commentando i dati dell’Osservatorio - occorre partire dal dato preoccupante del calo dell’8,5% in valore che, al netto del maxi-bando CONSIP riguardante attività riconducibili alla nomenclatura dei servizi di nostro interesse, non ci permette di esprimere alcun elemento di soddisfazione. Le attività appaltate nel maxi bando riguardano essenzialmente assistenza tecnica ed economica,il resto del mercato cala rispetto all’anno precedente, nel 2015 non si è invertita la tendenza che mostra il disimpegno della Pubblica Amministrazione dagli investimenti in infrastrutture.
 
Non considerando il bando CONSIP, va rilevato come la buona partenza di un anno fa abbia progressivamente lasciato spazio ad un trend negativo che porta il 2015 in regresso rispetto all’anno precedente. In prospettiva, nella Legge di Stabilità sono previste risorse per il settore che auspichiamo siano rapidamente applicate, insieme ad altre di non minore importanza come quelle sul fondo per la progettazione di 100 milioni di euro per il dissesto idrogeologico, settore nel quale c’è tanto da fare e tanta ingegneria da mettere in campo.
 
A questo deve aggiungersi però ha continuato Patrizia Lotti - un percorso chiaro e netto, ma anche adeguatamente meditato per quel che riguarda l’attuazione delladelega sugli appalti pubblici approvata il 14 gennaio e da noi salutata positivamente sotto molti profili inerenti la centralità del progetto. L’auspicio è che su una materia così complessa e articolata si intervenga con attenzione affinché la semplificazione del dettato normativo sia accompagnata da attente valutazioni sull’impatto delle scelte che si stanno facendo per evitare vuoti normativi, proliferare di contenziosi e un quadro di incertezza giuridica che sarebbe devastante per il nostro settore, in crisi da anni.
 
Soprattutto occorre tenere presente che una ‘rivoluzione’ come quella delineate dalla legge delega impatterà su consolidati istituti e discipline che non possono essere semplicemente rasi al suolo, ma devono essere aggiornati e modernizzati senza traumi per le stazioni appaltanti che dovranno applicarli. La materia ha concluso il Presidente OICE è molto complessa e richiede prudenza per non fornire alibi a chi dovrà gestire questo new deal degli appalti pubblici”.
 
Tornando ai dati dell’Osservatorio si nota che sono sempre eccessivi i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate: in base ai dati raccolti a dicembre il ribasso medio sul prezzo a base d’asta, per le gare indette nel 2014, è al 29,7%. Le prime informazioni sulle principali gare indette nel 2015 e già aggiudicate ci danno un ribasso medio del 36,8%.
 
In ambito europeo le gare indette dai Paesi UE nel 2015 e rilevate dalla Gazzetta Ufficiale Europea ammontano a 18.932 con un incremento del 29,1% rispetto al 2014. Tra queste, quelle italiane sono state 351 con un incremento del 2,3%, mentre il loro valore, 324,7 milioni, scende del 10,3%, con il maxi bando sale a +62%. L’incidenza sul numero totale dei bandi pubblicati per paese, vede l’Italia attestarsi all’1,9%, molto al di sotto di paesi di simile rilevanza: la Francia al 32,3%, la Germania al 16,9%, la Polonia al 10,1%, la Gran Bretagna al 4,9%.
 
L’andamento delle gare miste, cioè di progettazione e costruzione insieme (appalti integrati, general contracting, project financing, concessioni di realizzazione e gestione), scende in valore e in numero: il valore messo in gara nel 2015 cala del 39,2% rispetto ai dodici mesi del 2014, mentre il numero cala del 5,1%. Anche gli appalti integrati, considerati da soli, hanno nel 2015 lo stesso andamento: calano del 44,1% in valore e del 4,3% in numero. Il valore dei servizi di ingegneria e architettura compresi nei bandi per appalti integrati rilevati nel 2015 è stimato in 105,5 milioni di euro.
 
Fonte: OICE

Tutti i dati di ‘Italia Creativa’, il primo studio sull’industria della cultura e della creatività italiana

È stato presentato il 20 gennaio alla Triennale di Milano “Italia Creativa”, il primo studio sull’industria della Cultura e della Creatività italiana realizzato da Ernst &Young con il supporto delle principali associazioni di categoria, guidate da Mibact e SIAE.
 
Obiettivo della Ricerca “Italia Creativa” è quello di delineare un quadro d’insieme sui numeri e le potenzialità complessive di un’industria che raramente viene considerata nel suo totale. Lo studio ha misurato 11 settori:Architettura, Arti performative, Arti Visive, Cinema, Libri, Musica, Pubblicità, Quotidiani e Periodici, Radio, Televisione e Home Entertainment, Videogiochi.
 
Per il 2014 (anno di riferimento), il valore economico complessivo è pari a 47 miliardi di euro, il 2,9% del prodotto interno lordo nazionale. Gli addetti sono quasi 1 milione, il 41% dei quali sono giovani fra i 15 e i 39 anni, contro una media del 37% in tutti i settori dell’economia del Paese.
 

Il settore Architettura

L’evoluzione di questo settore nel corso degli ultimi decenni - spiega lo studio - si potrebbe condensare in quella altrettanto profonda della figura dell’architetto: oggi una professione più che una vocazione, con connotati molto più tecnici e molto meno artistici. Il primato della funzione sull’estetica non è solo la conseguenza di una mutata sensibilità, ma anche della pesante crisi economica che non ha risparmiato il comparto.
 
Il valore economico del settore Architettura nel 2014 è pari a 2,6 miliardi di euro (diminuito del 6,2% rispetto al 2012), mentre gli occupati sono 69.489(diminuiti del 5,6% rispetto al 2012). Quindi, fra il 2012 e il 2014 il valore del mercato dell’architettura è sceso di circa 170 milioni di euro e ha perso più di 4.000 occupati.
 
“Ma c’è una evidente disparità - prosegue la ricerca -: gli studi di architettura italiani con le spalle più larghe continuano a crescere. Il valore del fatturato aggregato per le top 25 società italiane è cresciuto del 17% nel 2014. Questo sviluppo asimmetrico è soprattutto legato alle attività in altre aree geografiche in espansione economica (come il Sud-Est asiatico), che offrono opportunità più difficili da cogliere per realtà nazionali medio-piccole”.
 
Considerando il fatturato in Italia delle prime 25 società di architettura, gli studi guidati da Renzo Piano (11.685.000 euro di fatturato nel 2014),Antonio Citterio (fatturato di 8.601.000 euro nel 2014) e Roberto Baciocchi (fatturato di 7.436.000 nel 2014) risultano ai primi tre posti. Tra le prime 15 società di architettura in Italia ci sono anche architetti stranieri con società che fatturano in Italia (es. David Chipperfield Architects).
 
In generale, il calo del volume d’affari e degli addetti registrato tra il 2012 e il 2014 ha spinto molti a cercare risposte nuove, che diano slancio al settore e siano portatrici di valore per la comunità. Uno dei temi globali al centro del dibattito, con riflessi anche in Italia, è quello della sostenibilità. Bioarchitettura, risparmio energetico ed energie rinnovabili, materiali “a chilometro zero” e riciclabili: elementi più o meno nuovi che, adeguatamente supportati, possono offrire rinnovate possibilità di sviluppo.
 

Le eccellenze italiane

Fra gli esempi più significativi di architettura sostenibile italiana, lo studio cita il MUSE - Museo delle Scienze a Trento e, fra i casi di successo internazionale di nuove realtà italiane, il gruppo RhOME for denCity, guidato da Chiara Tonelli, docente di Tecnologia dell’architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre, che ha vinto il Solar Decathlon Europe 2014.
 
Le nuove esperienze nel campo della sostenibilità si inscrivono nella cornice della riqualificazione urbana. “Gli spazi cittadini in cui oggi si concentra la sperimentazione architettonica sono le periferie, viste come un potente strumento per l’integrazione di fasce sociali spesso emarginate. Gli interventi investono il consolidamento e il restauro degli edifici pubblici, i luoghi d’aggregazione, la funzione del verde e la funzione del trasporto pubblico”.
 
A questo proposito, la ricerca ricorda il gruppo G124 fondato da Renzo Piano con l’obiettivo di attrarre giovani architetti per la realizzazione di un vero e proprio laboratorio focalizzato sul “riscatto architettonico” delle periferie. Alcuni fra i progetti che hanno coinvolto il Gruppo sono stati la Borgata Vittoria a Torino, il Viadotto dei Presidenti a Roma e il Quartiere Librino di Catania.
 
Inoltre, l’Italia è presente al vertice delle classifiche di quattro tra i maggiori premi di architettura di edifici a livello internazionale: il LafargeHolcim Award for Sustainable Construction ha premiato il progetto Saline Joniche di Reggio Calabria (2014 - Francisco Leiva - Grupo aranea, Alicante, Spain; Marco Scarpinato - AutonomeForme, Palermo, Italy); il World Architecture Festival ha premiato nel 2014 il progetto Urban SkyFarm a Milano (Rogers Stirk Harbour + Partners and Arup Associates); il Bosco Verticale di Stefano Boeri a Milano ha vinto il premio CTBUH Skyscraper Award nel 2015; nel 2012 Palazzo Lombardia (Paolo Caputo Partnership; Sistema Duemila Architettura e Ingegneria s.r.l.) è il progetto vincitore del premio per il miglior grattacielo in Europa; nel 2010 il MAXXI di Roma di Zaha Hadid ha vinto il celebre Riba Stirling Prize.
 

Le innovazioni in architettura

“L’architettura in Italia, come riflesso del panorama internazionale - spiega la ricerca - , costituisce un’arte pronta e aperta ad innovare, condividendo con altri settori temi, spunti e oggetti di innovazione e sperimentazione. Tra questi, l’utilizzo dei materiali nell’architettura è da sempre un fenomeno interessante, che apre nuove opportunità e che caratterizza parte del dibattito settoriale.
 
Ad esempio, le declinazioni della ceramica riguardano sia gli interni sia gli esterni e, parlando di utilizzi, includono pavimenti e rivestimenti classici, grandi formati, facciate ventilate, pavimentazioni ad alto spessore con posa flottante, schermature solari (frangisole). Tali declinazioni possono supportare gli architetti in diversi utilizzi: alleggerimento del gres porcellanato per l’utilizzo in facciata, fonoassorbimento per uso interno, contenimento energetico attraverso soluzioni coibenti sono esempi al riguardo.
 
L’impatto, inoltre, delle evoluzioni tecnologiche e digitali, che ormai entrano in un numero sempre maggiore di settori, vede anche nell’architettura un terreno fertile. Ad oggi, nel contesto globale, il tema della Realtà Aumentata, ad esempio, costituisce un elemento di profondo rinnovamento rispetto al passato, con riflessi interessanti anche in Italia. Rispetto allaRealtà Virtuale, che prevede la totale immersione in un mondo interamente ricostruito in 3D attraverso l’uso di hardware apposito molto costoso, la Realtà Aumentata aggiunge digitalmente solo alcuni elementi alla realtà, impattando sempre maggiormente sia in fase di progettazione, sia di comunicazione.
 
Ulteriore trend architettonico innovativo, derivante da sperimentazioni in ambito di innovazione sui materiali, tecnologiche ed energetiche, sono le cosiddette “facciate mediatiche”, ovvero facciate di edifici diventate “schermi” veri e propri che trasmettono messaggi o che interagiscono con l’ambiente esterno. Il grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino (Renzo Piano), ad esempio, si caratterizza per una doppia pelle esterna, costituita da una serie di lamelle mobili di cristallo che assicurano ventilazione in estate e isolamento termico in inverno” conclude lo studio.

L'analisi della Confederazione Nazionale Artigiani ha registrato 2 milioni di case esistenti in cattivo stato

Circa 2 milioni di edifici residenziali italiani, pari al 16,8% del totale, è in mediocre o pessimo stato di conservazione. In questo panorama la stabilizzazione dei bonus per l’edilizia potrebbe contribuire a migliorare le condizioni del patrimonio edilizio esistente.
 
A riferirlo Confartigianato che, in un’analisi condotta sullo stato di conservazione degli edifici esistenti italiani, ha registrato numerosi dati negativi, soprattutto nel Mezzogiorno e negli edifici costruiti prima del 1981.
 

Edifici residenziali: la situazione italiana

Secondo i dati di Confartigianato in Italia si contano 12.187.698 edifici residenziali (l’84,3% degli edifici totali) con 31.208.161 abitazioni che comprendono case unifamiliari, ville, villette, case a schiera, palazzine in complessi residenziali e condomini o palazzine con negozi o sedi di attività economiche in genere a piano strada. I tre quarti (74,1%) degli edifici residenziali italiani sono stati costruiti prima del 1981 ed hanno quindi 35 anni ed oltre di vita, mentre le realizzazioni più recenti sono il rimanente 25,9%.
 
L’analisi di Confartigianato ha registrato cattive condizioni di conservazione in 2.051.808 edifici residenziali, 16,8% del totale; la percentuale sale al 21,1% per gli edifici costruiti prima del 1981, mentre la quota si riduce al 4,7% per gli edifici nati tra il 1981 e il 2011. 
 
Il record negativo si registra in Sicilia con il 26,8% del totale degli edifici residenziali in mediocre - pessimo stato di conservazione. Seguono laCalabria, con una quota del 26,2%, e la Basilicata con il 22,3%.
 
La situazione va meglio in Umbria e in Trentino Aldo Adige, regioni in cui la quota di case in cattive condizioni è la più bassa d’Italia e si limita al 10,7% del totale, e in Toscana, dove la quota sale all’11,5%.

A livello provinciale il primato negativo va a Vibo Valentia dove è più diffuso il cattivo stato delle case (31,4% del totale), seguita da Reggio Calabria (31,3%) e Catanzaro (25,8%). Al capo opposto della classifica le provincie più ‘virtuose’ sono Prato (8,2%), Bolzano (8,5) e Siena (8,5%).
 

Edifici in cattivo stato: l’opportunità dei bonus per l’edilizia

Secondo Confartigianato le cattive condizioni delle case, oltre a mettere a rischio la sicurezza dei cittadini, “contribuiscono a gonfiare la bolletta energetica delle case, infatti, il comparto residenziale determina il 28,8% dei consumi finali di energia. Più di quanto assorbono i trasporti su strada (27,7%) e l’industria (22,7%)”.

Considerando la situazione del patrimonio esistente Confartigianato auspica che i bonus fiscali per ristrutturazioni e risparmio energetico, previsti dalla Legge di Stabilità 2016, possano dare la spinta giusta per migliorare la condizione delle abitazioni esistenti in cattivo stato.
 
Per ottenere però questo risultato è necessario, secondo la Confederazione Nazionale degli Artigiani, rendere stabili e permanenti i bonus per l’edilizia.

Il Presidente di Confartigianato Edilizia, Arnaldo Redaelli, ha infatti dichiarato: “E’ indispensabile rendere stabili e permanenti, nella misura indicata nella Legge di Stabilità 2016, gli incentivi fiscali che consentono di raggiungere più obiettivi: riqualificazione del patrimonio immobiliare,risparmio ed efficientamento energetico e difesa dell’ambiente, rilancio delle imprese delle costruzioni, emersione di attività irregolari”.

Secondo Confartigianato, la regolarizzazione dei bonus gioverebbe anche alla filiera delle costruzioni e all’indotto manifatturiero che conta complessivamente 680.354 imprese e 1.664.426 addetti. In maggioranza si tratta di piccole aziende: 594.828 micro e piccole imprese fino a 20 addetti dell’edilizia, installazione di impianti e fabbricazione dei mobili, che danno lavoro complessivamente a 1.343.467 addetti. 

Istat: aumentati invece del 6,9% nel settore non residenziale

Nel primo semestre del 2015 gli indicatori dei permessi di costruire mostrano andamenti diversi tra le due principali componenti: l’edilizia residenziale e l’edilizia non residenziale. Lo rileva l’Istat.
 
L’edilizia residenziale presenta una contrazione rispetto allo stesso periodo del 2014 (-10,7% le abitazioni e -13,8% la superficie utile abitabile); al contrario, l’edilizia non residenziale registra invece un aumento del 6,9%.
 
Il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali risulta in calo in entrambi i trimestri, presentando nel primo una variazione tendenziale negativa dello 0,3% e nel secondo un calo del 18,9%. Stessa dinamica segue anche la superficie utile nel confronto con gli analoghi trimestri del precedente anno: -6,1% per il primo trimestre 2015 e -20,1% per il secondo.
 
Nel primo trimestre del 2015, l’edilizia non residenziale presenta una superficie in calo rispetto allo stesso periodo del 2014 (-1,9%); mentre nel secondo trimestre registriamo un’inversione di tendenza con una variazione tendenziale positiva a due cifre (15,1%) rispetto allo stesso trimestre del 2014, come non accadeva dal primo trimestre 2007.
 
Il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali continua ad attestarsi nel primo semestre del 2015 sotto la soglia delle 12.000 unità per trimestre. Con 10.801 abitazioni nel primo trimestre 2015 si registra il nuovo livello minimo della serie storica; tale livello aumenta nel secondo trimestre fino a raggiungere il valore di 11.054 abitazioni.
 
Analoghe considerazioni valgono per la superficie utile abitabile che registra, nel primo trimestre 2015, un nuovo minimo della serie con 890.661 mq e un aumento, nel secondo trimestre 2015, fino al livello di 931.728 mq.
 
La superficie della nuova edilizia non residenziale presenta nel primo trimestre 2015 una diminuzione rispetto all’ultimo trimestre 2014 registrando un valore pari a1.691.790 mq; nel secondo trimestre 2015, invece, risale fino al valore di 2.119.526 mq.