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Resta in vigore l’obbligo di pubblicare i bandi di gara anche sui quotidiani cartacei. Questa incombenza doveva scadere il 31 dicembre 2016, ma il decreto “Milleproroghe” (DL 244/2016) l’ha fatta slittare fino a quando non saranno definite le nuove modalità di pubblicazione online.
 
Il Codice Appalti (Dlgs 50/2016) prevede infatti che i bandi siano pubblicati sul sito della stazione appaltante e sulla piattaforma digitale dei bandi di gara presso l'ANAC, in cooperazione applicativa con i sistemi informatizzati delle regioni e le piattaforme regionali di e-procurement.
 
Con un decreto del Ministero delle Infrastrutture arriveranno le regole per la pubblicazione dei bandi, che dovranno garantire la certezza della data del bando e adeguati livelli di trasparenza e conoscibilità, eventualmente anche attraverso l’utilizzo della stampa quotidiana maggiormente diffusa nella zona interessata dal bando. Il Ministero dovrà indicare la data fino alla quale gli avvisi e i bandi dovranno essere pubblicati anche in Gazzetta Ufficiale.
 
Il decreto del Mit doveva essere approvato entro sei mesi dall’entrata in vigore del Codice Appalti, cioè entro il 19 ottobre 2016. Dato che così non è stato, invece di agire con più proroghe successive, il Milleproroghe ha deciso che si continueranno ad applicare le vecchie regole fino a quando non arriverà la nuova norma attuativa del Codice Appalti.

 

 Tre milioni e mezzo di euro per indagini diagnostiche sui solai e due per interventi di miglioramento e adeguamento antisismico. Ammontano a 5,5 milioni di eurole risorse assegnate alle scuole.
 
Si tratta di economie di spesa disponibili per questi due filoni di intervento, rimesse in campo con due decreti appena firmati dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli.
 

Indagini diagnostiche sui solai

Il primo decreto riguarda lo scorrimento delle graduatorie per le indagini diagnostiche sui solai delle scuole. Nel 2015, con la legge Buona Scuola, sono stati stanziati 40 milioni di euro per le operazioni di verifica sugli elementi strutturali e non strutturali dei solai e dei controsoffitti delle istituzioni scolastiche. Fondi spesi poi nel 2016.
 
Con le economie di spesa di quella programmazione - si tratta in tutto di 3.548.111 euro - vengono finanziate altre 360 indagini diagnostiche. Grazie ai fondi stanziati dalla Buona Scuola su questo capitolo sono stati già 7.000 gli interventi di controllo realizzati. 
 

Adeguamento e miglioramento antisismico

Gli altri 2.066.469 euro sono invece economie relative alla programmazione 2014/2015 per l’adeguamento e miglioramento antisismico delle scuole. Si tratta di fondi cosiddetti ‘ex Protezione Civile’, gestiti dal Miur.
 
Le risorse residue saranno utilizzate per nuovi interventi nelle regioni in cui si è verificata l’economia di spesa: Campania, Lazio, Molise e Sicilia. La Toscana, che pure ha registrato un avanzo nella precedente programmazione, ha deciso di non realizzare nuovi interventi, ma di incrementare le disponibilità finanziarie a favore dei comuni già beneficiari.
 

Il commento della Ministra Valeria Fedeli

“Il Ministero continua a lavorare per il miglioramento dell’edilizia scolastica. Il tema della sicurezza resta prioritario e urgente - sottolinea Fedeli -. Fare bene e fare prestodevono continuare ad essere parole d’ordine nell’ottica della prevenzione e dell’uso strategico e mirato di stanziamenti importanti come quelli messi a disposizione in questi ultimi anni. Continuiamo a collaborare con gli enti locali affinché nessuna risorsa venga dispersa”.

 La possibilità che l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) possa dare raccomandazioni vincolanti alle Stazioni Appaltanti non piace al Consiglio di Stato. Con il parere 2777/2016 su uno dei regolamenti attuativi del Codice Appalti, i giudici hanno proposto due soluzioni: una modifica “alla radice”, in sede di correttivo, o un’interpretazione più morbida dei nuovi poteri dell’Anac.
 
Il Consiglio di Stato ha espresso il suo parere sul decreto che regola l’attività di vigilanza che l’Anac esercita nei confronti delle Stazioni Appaltanti. Ma a finire sotto accusa non è stato tanto il testo della norma attuativa, quanto lo stesso Codice Appalti (Dlgs 50/2016).
 

Codice Appalti: vigilanza e raccomandazioni Anac

In base all’articolo 211, comma 2, del Codice Appalti, se l’Anac riscontra dei vizi di legittimità negli atti di gara, può chiedere alla Stazione Appaltante di porre rimedio entro sessanta giorni. Si tratta di una “raccomandazione vincolante” e se la Stazione Appaltante non si adegua entro i termini previsti è punita con una multa da 250 euro a 25mila euro.
 
La raccomandazione è impugnabile. Ciò significa che la Stazione Appaltante può in un certo senso opporsi, ma il tutto ha ripercussioni sul suo rating reputazionale.
 

Codice Appalti: i dubbi del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha da sempre mostrato perplessità su questi poteri vincolanti attribuiti all’Anac. Secondo i giudici da una parte si rischia “l’eccesso di delega” dato che la Legge 11/2016non prevede questa possibilità, dall’altra si possono innescare contenziosi tra le Stazioni Appaltanti e l’Anac. Con ripercussioni negative sui tempi per lo svolgimento delle gare.
 
I giudici hanno quindi prospettato due soluzioni. La prima, più radicale, consiste nella revisione della norma in sede di correttivo al Codice Appalti. La modifica dovrebbe avvenire quindi a monte nel Codice. L’altra soluzione prospettata dal CdS è un’interpretazione basata sul principio di leale collaborazione col Governo. In caso di dissenso, prima di andare allo scontro, la Stazione Appaltante potrebbe chiedere all’Anac il riesame della raccomandazione vincolante.

Utilizzare in modo razionale ed efficiente gli edifici pubblici e ridurre le spese delle Pubbliche Amministrazioni. È questo l’obiettivo delle operazioni messe in campo dall’Agenzia del Demanio, ora consultabili online su Razionalizzazioni e Federal Building, la nuova sezione della piattaforma OpenDemanio.
 
Con i piani di razionalizzazione avviati nel 2015, l’Agenzia del Demanio conta di ottenere a regime un risparmio di circa 200 milioni di euro l’anno entro il 2021. Il piano di investimenti per rendere più efficienti gli uffici pubblici, ottimizzando spazi e costi, prevede di utilizzare nei prossimi 5 anni 1,2 miliardi di euro, degli 1,4 già impegnati.
 

130 piani di razionalizzazione

La piattaforma consente di geolocalizzare le principali iniziative in corso: 130 piani di razionalizzazione che si stanno realizzando, o progettando, su tutto il territorio nazionale. Navigando sulla carta dell’Italia è possibile conoscere in dettaglio queste operazioni attraverso una scheda che illustra, per ogni singola iniziativa, gli edifici coinvolti, lo stato di avanzamento del progetto, gli interventi edilizi previsti, i finanziamenti necessari e quelli già approntati, i risparmi derivanti dalla riduzione o dall’abbattimento delle locazioni passive.
 

I Federal Building

Tra le operazioni più significative ci sono i cosiddetti Federal Building, attualmente 34 in tutta Italia: grandi edifici, come ex-caserme o ex-carceri, che verranno riqualificati per realizzare, in un’unica sede, poli amministrativi in cui raggruppare gli uffici pubblici e accorpare così i servizi ai cittadini.
 
Con il Federal Building, oltre ad utilizzare grandi spazi pubblici spesso non impiegati e in progressivo stato di degrado, si garantisce una significativa riduzione delle spese di gestione e della bolletta energetica. Questo modello consente quindi di riqualificare gli immobili secondo i criteri più moderni di efficienza e sicurezza, migliorando la qualità dell’ambiente di lavoro  e contribuendo al rilancio dell’economia attraverso la rivitalizzazione di intere aree urbane e la rigenerazione complessiva del territorio circostante.  
 

Rigenerazione e riuso del patrimonio pubblico

Il prossimo rilascio della piattaforma OpenDemanio riguarderà la rappresentazione e la localizzazione delle principali operazioni di rigenerazione e riuso che coinvolgono il patrimonio pubblico.
 

Prevista per oggi l’inaugurazione dell’autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria. Un autobus con a bordo il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, e giornalisti, percorrerà i 443 chilometri fino a Villa San Giovanni.
 
Dopo l’inaugurazione continueranno alcuni cantieri per la messa in sicurezza, soprattutto nell’ultimo tratto. Il primo invece, quello che va da Salerno a Padula Buonabitacolo, è già a tre corsie, ha gallerie rifinite e ben illuminate ed è stato interamente cablato.
 

La Salerno - Reggio Calabria sarà una 'smart road'

Oltre all'allargamento dell'autostrada e all'eliminazione di alcune condizioni di rischio, i lavori realizzati e previsti nell'ultimo periodo hanno mirato a fare della Salerno - Reggio Calabria una "smart road", su cui potranno viaggiare le 'self-driving cars', le auto senza pilota. La strada sarà dotata di banda ultra larga, sensori che dialogano con le auto e una rete Wi-Fi. Fino alla velocità consentita di 130 km/h, i veicoli rimarranno connessi ad internet. I sensori presenti sulla strada invieranno alle auto informazioni sul traffico, le condizioni meteo e la presenza di cantieri. Accanto alle stazioni di servizio, ci saranno le isole verdi per la ricarica dei veicoli elettrici.

Per questi obiettivi è prevista la posa della fibra ottica, compatibile anche con le esigenze del ‘piano banda larga’ del Governo. La strada sarà inoltre dotata di sensori per il monitoraggio continuo dei parametri per mitigare i fattori di rischio, elevare la sicurezza e il confort di guida, intervenire efficacemente in casi di emergenza. Sarà così possibile migliorare la gestione dei cicli di manutenzione e delle emergenze. Molti di questi interventi sono finanziati dal bando Smart Road, lanciato a luglio dall’Anas, che ha stanziato 20 milioni di euro.
 

Salerno - Reggio Calabria, tutti i lavori

L’autostrada, realizzata oltre quarant’anni fa, è stata allargata. In molti casi il tracciato originario, caratterizzato da curve cieche, pendenze eccessive e mancanza di aree di emergenza, è stato gradualmente demolito e ne è stato costruito uno nuovo. 

La presenza degli Appennini e la necessità di realizzare molte gallerie e viadotti hanno reso i lavori molto impegnativi.
 
Su tutto il tragitto sono presenti 190 gallerie480 tra pontiviadotti cavalcavia 52 svincoli. Nella maggior parte dei casi, si legge sul monitoraggio condotto dall’Anas, si tratta di opere d’arte la cui realizzazione ha richiesto soluzioni progettuali complicate e innovative, sia dal punto di vista degli schemi strutturali che dal punto di vista delle forme architettoniche e ambientali. Un esempio è costituito dalla soluzione studiata dai progettisti per superare la strozzatura del Sirino, dovuta ad una impasse naturale (una massa franosa continua), che per oltre 40 anni ha costretto il transito su una carreggiata a corsia unica e che è stata superata grazie a due nuove gallerie naturali di concezione avveniristica. Le tecnologie più avanzate e innovative sono state invece utilizzate per il restauro e l’adeguamento statico del viadotto "Sfalassà", lungo circa 900 metri e alto, dal fondovalle alla sede stradale, 245 metri. Si tratta di un’opera d’arte di grande valore storico e d’ingegneria, considerata il simbolo dell’autostrada A3.
 

Salerno - Reggio Calabria, le risorse spese

Come riportato dall’Anas, al momento l’investimento complessivo per lavori realizzati, in corso e in fase di gara è pari a 7,446 miliardi di euro.

Individuare azioni comuni volti a valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico in un settore strategico come quello del turismo italiano, che rappresenta una chiave di rilancio per l’economia del Paese.
 
È questo l’obiettivo del Protocollo di intesa firmato venerdì scorso nelle sale dello Starhotels Hotel d’Inghilterra dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e dal Presidente di Confindustria Alberghi, Giorgio Palmucci, che si inquadra in un rapporto di collaborazione avviato da tempo, finalizzato ad una condivisione dei criteri per individuare il patrimonio immobiliare dello Stato da destinare al segmento turistico.
 
“Il riuso e la valorizzazione degli immobili dello Stato per sostenere e ampliare l’offerta turistico-ricettiva in Italia - ha dichiarato Roberto Reggi - è una strada che ha già dato riscontri positivi, come nel caso dei fari o delle dimore di pregio. Grazie alla collaborazione con Confindustria Alberghi, potremo individuare e sviluppare operazioni sempre più rispondenti alle esigenze del mercato e appetibili per gli investitori nazionali ed esteri”.
 
“Con questa intesa - ha proseguito Reggi - la visione dell’Agenzia si arricchisce del punto di vista di uno dei principali interlocutori del settore: attraverso la rete di associati Confindustria Alberghi avremo infatti a disposizione una finestra sul mercato e una cassa di risonanza, mirata e operativa, per i progetti di valorizzazione in corso, che contribuiranno alla realizzazione delle finalità del Piano Strategico del Turismo e più in generale allo sviluppo del settore”.
 
“Proprio perché crediamo nelle potenzialità di questo settore stiamo costruendo questo percorso, ormai da mesi, anche con iniziative come la Vetrina investinitalyrealestate.it, un potente strumento per promuovere le opportunità di investimento in immobili pubblici e canalizzare le risorse di grandi investitori” - ha concluso Reggi.
 
“Gli investitori esteri sono attratti dal mercato alberghiero italiano e grande interesse è rivolto alle strutture già esistenti su Roma, Milano, Firenze e Venezia soprattutto quando ad affacciarsi sono gli operatori provenienti dall’Asia - ha dichiarato Giorgio Palmucci- L’Italia è considerata un mercato stabile e sicuro su cui investire e per questo spingiamo sulla promozione del prodotto alberghiero partecipando, anche con l’Agenzia del Demanio, come Italia Hospitality presso l’International Hotel Investment Forum di Berlino”.
 
“Il settore è ancora caratterizzato da un’eccessiva frammentarietà dell’offerta dovuta anche alle dimensioni delle strutture. Prendere parte ad appuntamenti fieristici, di respiro internazionale, alla presenza di enti e istituzioni importanti come l’Agenzia del Demanio consente di trasmettere con più forza le reali sinergie tra settore pubblico, associazioni e settore  privato. Il nostro obiettivo è quello di intercettare investitori e operatori internazionali interessati al prodotto turistico del Bel Paese. Con il protocollo siglato oggi aggiungiamo un nuovo tassello al quadro di rilancio del turismo italiano” - ha concluso Palmucci.
 

Sbloccati 15,2 miliardi di euro di finanziamenti pubblici statali del Fondo sviluppo e coesione (Fsc) 2014-2020 per infrastrutture, ambiente, sviluppo economico e politiche agricole.
 
Nella seduta del 1 dicembre scorso, infatti, il Comitato interministeriale di programmazione economica (Cipe) ha approvato i piani operativi presentati dai Ministeri dello Sviluppo economico, delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell’Ambiente, in linea con quanto previsto dalla delibera Cipe del 10 agosto 2016.  
 
Nella stessa seduta il CIPE ha, anche assegnato circa 1,8 miliardi a diversi patti con Regioni (Lazio e Lombardia) e Città metropolitane (Milano, Firenze, Genova e Venezia).
 

Infrastrutture: interventi per 11,5 miliardi di euro

Il Piano operativo Infrastrutture prevede investimenti per 11,5 miliardi di euro ed è articolato in sei assi tematici d’intervento:
a) Interventi stradali (con risorse finanziarie a disposizione pari a 5,3 miliardi di euro);
b) Interventi nel settore ferroviario (2 miliardi di euro);
c) Interventi per il trasporto urbano e metropolitano (1,2 miliardi di euro);
d) Messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale esistente (1.3 miliardi di euro);
e) Altri interventi, tra cui mobilità multimodale e sostenibile, rafforzamento dei collegamenti dei nodi secondari, ecc, con risorse pari a 280 milioni di euro;
f) Rinnovo materiale del Trasporto Pubblico Locale ferroviario e su gomma – Piano Sicurezza ferroviaria (1,3 miliardi di euro).
 
“Un piano robusto - commenta il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio - per migliorare la rete stradale e ferroviaria, favorendo l’accessibilità ai territori e all’Europa, superando le strozzature nella rete, con particolare riferimento alla mobilità nei nodi e nelle aree urbane.Contribuiamo così alla messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale per strade, ferrovie nazionali e regionali e con il piano per la sicurezza delle dighe. Forte impegno anche per la mobilità sostenibile con il Piano Metropolitane e risorse per il rinnovo del materiale nel trasporto pubblico locale”.
 

Ambiente: piano da 1,9 miliardi di euro

Il Piano operativo del Ministero dell’Ambiente prevede investimenti per 1,9 miliardi e comprende interventi soprattutto nel Mezzogiorno.  
 
Nello specifico è articolato in 4 sotto-piani:
a) Interventi per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, per 93,6 milioni di euro, concentrati esclusivamente nel Mezzogiorno;
b) Interventi per la realizzazione, manutenzione e rinaturalizzazione di infrastrutture verdi, per 13,6 milioni di euro concentrati esclusivamente nel Mezzogiorno;
c) Interventi per la gestione del ciclo dei rifiuti, per 123 milioni di euro, concentrati esclusivamente nel Mezzogiorno;
d) Interventi a tutela del territorio e delle acque, per un totale di 1.6 miliardi di euro, così articolati: rischio idrogeologico per 273,83 milioni  di euro, di cui 51,83 nelle Regioni del Centro Nord e 222 milioni di euro in quelle del Mezzogiorno; Bonifiche per 749,97 milioni di euro, di cui 328,29 al Centro Nord e 421, 67 milioni al Mezzogiorno; Servizio Idrico integrato per 496,29 milioni di euro, di cui 202 milioni di euro al Centro Nord e 294,29 al Mezzogiorno; Qualità dei corpi idrici per 102,15 milioni di euro, di cui 12,15 al Centro Nord e 90 milioni di euro al Mezzogiorno; Assistenza tecnica per 41,61 milioni di euro.
 

Sviluppo economico: interventi per 1,4 miliardi di euro

Il Piano di competenza dal Ministero dello sviluppo economico prevede investimenti per 1,4 miliardi di euro finalizzati a promuovere l’innovazione industriale.
 
In particolare il quadro comprende la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, il Piano nazionale Industria 4.0 finalizzato a promuovere una produzione che punta all’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate alla rete e il Piano strategico Space Economy, diretto a trasformare il settore spaziale in uno dei motori propulsori della crescita del Paese.
 
Il Piano destinato all’intero territorio nazionale si articola in tre assi di intervento:
a) Space economy per 349 milioni di euro;
 b) Rilancio degli investimenti e accesso al credito (Contratti di sviluppo e SME iniziative per piccole e medie imprese) per circa un miliardo;
3) assistenza tecnica per 34 milioni di euro.
 

Piano operativo politiche agricole

Il Piano operativo per le politiche agricole prevede interventi ed azioni riconducibili alle aree tematiche Infrastrutture, Sviluppo economico e produttivo, Ambiente e Rafforzamento della Pubblica Amministrazione.
 
Il Piano si articola in quattro sotto piani riferiti al territorio nazionale: a) Contratti di filiera e contratti di distretto per complessivi 60 milioni di euro; b) Interventi nel campo delle infrastrutture irrigue, bonifica idraulica, difesa dalle esondazioni, bacini di accumulo e programmi collegati di assistenza tecnica e consulenza per complessivi 295 milioni di euro; c) Multifunzionalità della foresta e uso sostenibile delle risorse rinnovabili nelle aree rurali per complessivi 5 milioni di euro;  Agricoltura 2.0, un piano per la semplificazione, per complessivi 40 milioni di euro. Per le attività di assistenza tecnica è previsto un utilizzo massimo di risorse pari al 2% del totale.
 

Patti per Regioni e Città Metropolitane (FSC)

Il CIPE ha anche assegnato le risorse per i patti con Regioni e Città metropolitane:
- 723,55 milioni di euro alla Regione Lazio;
- 718,70 milioni di euro alla Regione Lombardia;
- 110,00 milioni di euro alla Città metropolitana di Milano;
- 110,00 milioni di euro alla Città Metropolitana di Firenze;
- 110,00 milioni di euro alla Città Metropolitana di Genova;
- 110,00 milioni di euro alla Città Metropolitana di Venezia.

Gli interventi di edilizia scolastica finanziati dai Mutui Bei si arricchiscono di altri 530 milioni di euro.
 

530 milioni di euro per i Mutui Bei

Governo, Banca Europea degli investimenti e Cassa Depositi hanno siglato un accordo in base al quale la banca Europea degli investimenti (Bei), concederà agli Enti locali prestiti per 530 milioni di euro, in modo che possano progettare e investire in interventi di messa in sicurezza e costruzione di nuove scuole.
 
A fronte dei prestiti erogati dalla Bei, lo Stato dovrà pagare una rata per trent’anni. Il tutto sarà coordinato dalla cassa Depositi e Prestiti e dalla Struttura di missione per l’edilizia scolastica di Palazzo Chigi.
 
Il Governo dovrà ora stanziare le risorse necessarie per sostenere e ripagare i mutui.
 
Per la firma dell’accordo è stata scelta la Giornata nazionale per la sicurezza sulle scuole (22 novembre), celebrata a Roma nella scuola ‘Pablo Neruda’ di Roma, dove otto anni fa uno studente perse la vita per il crollo di un soffitto.
 
Nell’occasione, il Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Stefania Giannini, ha ricordato che per l’edilizia scolastica sono stati stanziati già 7,2 miliardi di euro.
 

Mutui Bei, la prima fase

Ricordiamo che con la prima fase del programma la Bei ha stanziato 905 milioni di euro per la copertura di 1215 interventi.
 
Tutto è iniziato con il decreto “L’istruzione riparte” (DL 104/2013), che ha stanziato 40 milioni di euro annui per la copertura di mutui trentennali per interventi straordinari su scuole pubbliche, palestre scolastiche, residenze per studenti universitari e immobili dell'Alta formazione artistica. La misura è stata in seguito arricchita con “La Buona Scuola” (Legge 107/2015), che ha portato le risorse  a 50 milioni di euro annui.
 
Dopo la ripartizione delle risorse tra le Regioni, a ottobre 2015 è stata pubblicata in Gazzetta la lista definitiva dei lavori che hanno ricevuto la copertura finanziaria per la prima annualità. Si tratta di 1215 interventi che le Regioni avevano indicato come prioritari nell'ambito della loro programmazione e che possono essere realizzati grazie all'accensione dei mutui agevolati con la BEI.

Le categorie superspecialistiche, per cui è vietato l’avvalimento quando superano il 10% dell’importo del contratto, passano da tredici a quindici. Dopo una serie di stop and go, il Ministero delle Infrastrutture ha firmato il decreto attuativo del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016).
 
Nelle lavorazioni superspecialistiche entrano le categorie OS 12-B, cioè barriere paramassi, fermaneve e simili, e OS 32, inerente alle strutture in legno.
 
Queste si aggiungono alle 13 categorie già essitenti: OG 11, OS 2-A, OS 2-B, OS 4, OS 11, OS 12-A, OS 13, OS 14, OS 18-A, OS 18-B, OS 21, OS 25, OS 30.
 
In base al decreto, per ottenere la qualificazione in queste categorie sono necessari dei requisiti di specializzazione e formazione continua del personale tecnico.
 
Per le strutture in legno, ad esempio, è necessario possedere uno stabilimento per la produzione dei beni rientranti nella categoria.
 
Gli effetti della norma saranno monitorati per un anni e, se necessario, potranno essere aggiornati.

L’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac) ha pubblicato le linee guidadefinitive sull’affidamento dei contratti sotto la soglia comunitaria.
 
Come chiesto dal consiglio di Stato a settembre, le procedure sono state semplificate, soprattutto quelle per gare di modico valore, ad esempio entro i mille euro di importo.
 
Innanzitutto un chiarimento sulla procedura. Le gare per l’affidamento di lavori di importo pari o inferiore a un milione di euro possono essere aggiudicate con il criterio del minor prezzo.
 

Affidamento diretto

Sotto i 40mila euro può avvenire l’affidamento diretto, ma la Stazione Appaltante deve fornire una motivazione adeguata. La motivazione può essere resa in forma semplificata quando l’importo dell’affidamento non supera i mille euro o nel caso in cui gli affidamenti avvengano sulla base di un apposito regolamento, già adottato dalla stazione appaltante, che tiene conto dei principi comunitari e nazionali.
 
L’eventuale possesso dell’attestato di qualificazione SOA per la categoria dei lavori da affidare è sufficiente per la dimostrazione del possesso dei requisiti di capacità economico/finanziaria e tecnico/professionale.
 

Procedura negoziata

I lavori tra 40mila e 150mila euro possono essere affidati tramite procedura negoziata previa consultazione di almeno cinque operatori economici. L’individuazione degli operatori da consultare deve seguire una indagine di mercato ed è sempre necessario il rispetto del criterio di rotazione degli inviti.
 
Tra i 150mila euro e un milione di euro, è sempre possibile la procedura negoziata, ma previa consultazione di almeno dieci operatori.
 
Per importi elevati, superiori a 500mila euro, le stazioni appaltanti motivano il mancato ricorso a procedure ordinarie che prevedono un maggior grado di trasparenza negli affidamenti.

I rappresentanti dei liberi professionisti vogliono sedersi al tavolo che sta monitorando la prima fase di attuazione del Codice Appalti per proporre eventuali correttivi.
 
Questa volta è Federarchitetti, Associazione nazionale architetti e ingegneri liberi professionisti, a chiedere un posto nel confronto col Ministero delle Infrastrutture.
 
Secondo Federarchitetti, “la qualità diffusa del territorio italiano, lacentralità del progetto, il valore sociale e culturale delle trasformazioni delle nostre città richiede uno sforzo da parte delle istituzioni che non può essere limitato all’incontro esclusivo di alcuni dei soggetti interessati, ma il massimo confronto per ottenere un obiettivo comune”.
 
Il riferimento è al tavolo avviato con l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE). Federarchitetti ha infatti commentato “I tavoli di confronto non possono essere limitati all’ANCE che, ovviamente, tratta solo una parte – legittima - del problema. Anche le associazioni ordinistiche chiedono l’istituzione di un tavolo di confronto con le professioni tecniche, noi non possiamo che condividere, ma auspichiamo che nessuno pensi di svolgere questo importante dibattito senza il diretto coinvolgimento delle associazioni sindacali di parte datoriale che rappresentano gli studi professionali degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti”.
 
“Gli architetti e degli ingegneri liberi professionisti – ha concluso Federarchitetti - si aspettano da questa fase una serie di approfondimenti sul testo per confermare un giudizio di massima sostanzialmente positivo che, tuttavia, necessita di verifiche e di analisi da condurre con metodo e concertazione”.
 
Nei giorni scorsi sono arrivate al Ministero richieste anche dalla Rete delle Professioni Tecniche, che hanno chiesto spazio per rilanciare la centralità della progettazione e l’obbligo di utilizzare il Decreto Parametri per il calcolo dei corrispettivi da porre a base di gara.
 
Il Governo ha mostrato apertura al mondo delle piccole e medie imprese. Durante un incontro con Confartigianato, il Ministro Graziano Delrio ha promesso che le esigenze di piccole realtà imprenditoriali e artigiani saranno tenute in considerazione nella fase di attuazione del Codice.

Artigiani e piccoli imprenditori saranno coinvolti nella fase di attuazione del nuovo Codice Appalti (D.lgs. 50/2016). Lo hanno concordato venerdì scorso il Ministero delle Infrastrutture e Confartigianato durante un incontro per discutere sulle difficoltà riscontrate in questi mesi dalle piccole e medie imprese.
 

Nuovo Codice Appalti e PMI

“Siamo a 93 giorni dalla pubblicazione del Nuovo Codice dei Contratti Pubblici e non si hanno ancora notizie dei decreti attuativi e della soft law - ha lamentato nei giorni scorsi il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti - ad oggi sono disponibili soltanto le linee guida dell’ANAC che però appaiono tarate per tipologie aziendali lontane dalle micro e piccole imprese e non sembrano favorire l’annunciata semplificazione".

Merletti ha sottolineato la presenza di criticità soprattutto nella gestione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, del sottosoglia, delle cause di esclusione e del rating di impresa, osservando contemporaneamente un rallentamento dell'attività delle Stazioni Appaltanti. 

"In Europa - ha illuistrato Merletti - le Pmi vincono il 29% delle gare d’appalto, con un indice di discriminazione del 29%, mentre in Italia, il Paese delle micro, piccole e medie imprese, questa discriminazione è massima, e raggiunge il 47%".

Dato che in Italia le micro, piccole e medie imprese interessate dal mercato degli appalti pubblici sono circa 71mila, Confartigianato ha chiesto un tavolo col Mit per il monitoraggio della fase transitoria in modo da colmare questo gap e risolvere la crisi degli investimenti pubblici.
 
La richiesta di confronto è stata accolta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Durante l’incontro, il Ministro Graziano Delrio ha garantito che le esigenze di artigiani e piccole imprese saranno prese in considerazione. Un monitoraggio metterà in luce le criticità e si studieranno delle soluzioni.
 
L’incontro è stato giudicato positivo dal presidente di Confartigianato,Giorgio Merletti. “Ci è stata garantita la necessaria attenzione alle esigenze degli artigiani e dei piccoli imprenditori attraverso un costante coinvolgimento di Confartigianato nel confronto sull’attuazione del nuovo Codice – ha commentato Merletti - Confartigianato intende esserci, a tutela degli artigiani e delle piccole imprese, e continuerà a partecipare al processo di consultazione per migliorare la fase applicativa della riforma".

"Il nostro obiettivo è quello di valorizzare gli aspetti di profonda innovazione contenuti nel nuovo Codice e di consentire agli artigiani e alle micro e piccole imprese di coglierne le opportunità, recuperando l’enorme gap chediscrimina la loro partecipazione alle gare d’appalto, nell’ambito di un rilancio del mercato degli appalti pubblici all’insegna della trasparenza e della semplificazione”.
 

Nuovo Codice Appalti, Ance e professioni tecniche

È già partita l’attività del tavolo di confronto tra Mit e Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che verterà sul rilancio delle politiche urbane e la riqualificazione delle periferie come leve della crescita, nonché sulle criticità del Codice che secondo l’associazione stanno rallentando il mercato.
 
Un tavolo di confronto è stato chiesto anche dalle professioni tecniche, che hanno elaborato un documento con una serie di proposte da inserire nelprimo correttivo del Codice Appalti. Obbligo di determinare i compensi a base di gara col Decreto parametri e affidamento ai vincitori dei concorsi di progettazione e di idee dei successivi livelli di progettazione sono i cardini delle richieste dei progettisti.

Rilanciare la centralità del progetto e risolvere le criticità dei servizi di ingegneria e architettura presenti nel Codice Appalti, costituendo un tavolo di confronto tra professioni tecniche e Ministero delle Infrastrutture.
 
È la richiesta avanzata dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) e dalla Rete delle Professioni Tecniche (RPT) dopo l’apertura manifestata dal Governo nei confronti dell’Ance, con cui è già iniziato il dialogo sulla fase transitoria e sui possibili aggiustamenti da apportare al Codice.
 

Codice Appalti, il tavolo per il primo correttivo

Obiettivo dei professionisti tecnici è partecipare alla stesura del primo correttivo al Codice Appalti, che dovrà vedere la luce entro il 19 aprile 2017, cioè un anno dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti. Il tempo necessario per valutare l’efficacia della norma e la necessità di eventuali cambiamenti.
 
Di correzioni gli Architetti e la Rete delle Professioni Tecniche ne propongono diverse, basate soprattutto sul rispetto della Legge delega (Legge 11/2016), i cui principi, sostengono, sono stati disattesi.
 
Le proposte di modifica, finalizzate a garantire la legalità, l’apertura del mercato e la qualità delle  opere pubbliche, sono state riassunte in un documento e inviate al Governo per un esame e un confronto congiunto. Tra quelle di maggiore rilievo c’èl’obbligo di utilizzare il DM Parametri bis per la determinazione dei compensi a base di gara.
 
Secondo RPT, inoltre, nelle gare di progettazione e nei concorsi di idee, i successivi livelli di progettazione e la direzione dei lavori dovrebbero essere affidati al vincitore e la Stazione Appaltante dovrebbe dare adeguate motivazioni in caso di scelte contrarie a questo principio.
 
I professionisti tecnici hanno chiesto anche di indicare in modo più preciso che l’incentivo del 2% per i professionisti dipendenti della Pubblica Amministrazione non si applica alle attività di progettazione.
 

Codice Appalti, il parere degli Architetti 

Secondo Giuseppe Cappochin, Presidente del CNAPPC, “è indispensabile un intervento correttivo sul nuovo Codice dei contratti al fine di raggiungere concretamente uno degli obiettivi prioritari della legge delega che è quello di rilanciare la centralità del progetto nel processo di realizzazione delle opere pubbliche. Serve rimuovere una serie di criticità  che impediscono, di fatto,  proprio il rilancio del concorso, lo strumento migliore per esaltare la qualità del progetto e per ridurre il fenomeno delle varianti in corso d’opera e delle opere incompiute. Non è più rinviabile l’apertura da parte del Governo - come già fatto con l’Ance - di un Tavolo di confronto anche con le professioni tecniche proprio per superare le criticità relative ai servizi di architettura e ingegneria”.
 
“Abbiamo molto apprezzato il contenuto delle Linee Guida emanate dall’ANAC – ha comunicato il vicepresidente del CNAPPC, Rino La Mendola - che, di fatto, superano buona parte delle criticità emerse in questa prima fase di applicazione del nuovo Codice. Le modifiche che abbiamo chiesto all’Autorità sono finalizzate ad aprire in modo ancora più concreto  il mercato  alle strutture professionali medio-piccole;  siamo consapevoli che le criticità strutturali della norma potranno essere superate solo con un decreto correttivo che riconduca il nuovo Codice dei contratti lungo il percorso proficuamente tracciato con la Legge delega grazie al prezioso lavoro svolto dalle Commissioni parlamentari e dai relatori, Sen. Stefano Esposito e On. Raffaella Mariani”.

Monitorare le gare d’appalto per assicurare la corretta applicazione del nuovo Codice Appalti e chiarire l’evoluzione del RUP in project manager. Sono le richieste avanzate da Oice, l'Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria.
 

Codice Appalti, monitoraggio dei bandi

Per evitare comportamenti anomali delle stazioni appaltanti nell’applicazione delle norme, l'OICE sostiene che sia necessario un attento monitoraggio dei bandi.
 
L'associazione è intervenuta nel dibattito sul crollo dei bandi registrato dopo l'entrata in vigore del Codice Appalti. "Giornalmente - ha spiegato Scicolone - monitoriamo decine di bandi di gara e iniziamo a notare qualche comportamento che a nostro avviso conferma le difficoltà che stanno incontrando le stazioni appaltanti, al di là dell’ovvio impatto di una normativa che ha preso atto dell‘esigenza di avere progetti esecutivi sui quali appaltare i lavori. In particolare stiamo notando casi in cui si ricorre alla formula dell’affidamento a contraente generale per procedure di importo limitato anche per pochi milioni di euro, sfruttando così i progetti definitivi già pronti “nel cassetto” prima dell’entrata in vigore del nuovo codice. Ancorché le motivazioni delle stazioni appaltanti possano essere lette nel senso di portare a compimento opere per la collettività, non bloccando il flusso degli investimenti sul territorio, siamo comunque di fronte ad un uso “ai limiti” del nuovo Codice”.
 
Ricordiamo infatti che, in base all’articolo 194 del nuovo Codice Appalti, l’affidamento a contraente generale può avvenire sulla base del progetto definitivo.
 
La consistente riduzione dei bandi di gara registrata nel settore dei lavori e dei servizi di ingegneria e architettura “ha determinato un impatto molto avvertito dagli operatori. Per questo il Vice Presidente OICE, Giorgio Lupoi, ha affermato " la centralità del progetto esecutivo deve rimanere elemento cardine della riforma, riteniamo nostro dovere segnalare all'ANAC ed al Ministero delle Infrastrutture quanto monitorato per valutare l’eventuale possibilità di permettere, solo per alcune opere i cui progetti sono già stati approvati e comunque di rilevante importanza, di andare in gara con il progetto definitivo (non esecutivo) e di predisporre una adeguata strumentazione di fondi per le amministrazioni per ottenere progetti esecutivi. In questo modo si potranno rendere esecutivi i progetti nei cassetti delle Amministrazioni.
 

Il RUP diventa project manager

Come previsto dalle linee guida dell’Anac, attuative del Codice Appalti, il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) avrà la "qualifica di project manager". Per il Presidente, Gabriele Scicolone: "l'indicazione formulata dall'Autorità presieduta da Raffaele Cantone va nel senso da noi auspicato e cioè verso un innalzamento delle competenze e della professionalità dei tecnici delle stazioni appaltanti che, davanti alle sfide di sempre maggiore complessità che sono chiamati ad affrontare, è necessario che evolvano professionalmente verso quei profili di project management che, nel settore privato e all'estero, consentono un più efficiente controllo dell'iter di gestione dei processi realizzativi dell'opera. Si tratta di una scelta, quella dell'ANAC, corretta e peraltro in linea anche con la disciplina dell'incentivo del 2%, che si muove nel senso della valorizzazione dell'efficienza e del controllo di tempi e costi. Soltanto con RUP-project manager e con una gestione dell'appalto permeata dalle logiche del project management tutto ciò sarà possibile".
 
L'obiettivo però, fa notare l'OICE, non può essere immediatamente raggiunto. "Una strada coraggiosa - sostiene Scicolone - sarebbe stata quella di prevedere che il RUP potesse essere anche nominato scegliendo project manager esterni cui attribuire le conseguenti qualifiche di pubblico ufficiale. Il Governo ha optato per una soluzione diversa e adesso bisogna chiarire bene il significato di qualifica di project manager".
 
“Si potrebbe ipotizzare - conclude Scicolone - di fare riferimento alle certificazioni in uso a livello internazionale - PMI e IPMA - oppure, più realisticamente, prevedere che la qualifica di project manager sia acquisita entro un determinato periodo, attraverso una corposa e qualificata attività di formazione professionale delle Pubbliche Amministrazioni”. Nel frattempo il presidente dell’Oice esorta il Governo a chiarire quali sono i requisiti che il RUP deve documentare, tenendo presente che è possibile ricorrere a supporti esterni come strumento di aiuto al RUP.

Il presidente della Commissione giudicatrice, chiamata a valutare le offerte nelle gare d’appalto col criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, deve essere iscritto all’Albo dei commissari tenuto dall’Anac ed essere quindi un membro esterno alla Stazione Appaltante. Anche se l’importo della gara è inferiore alle soglie comunitarie (5.225.000 euro per i lavori, 135.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni).
 
La novità è contenuta nelle linee guida sulle Commissioni giudicatrici, attuative del Codice Appalti, che l’Anac ha pubblicato dopo il periodo di consultazione e che passeranno all’esame delle competenti Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato per eventuali aggiustamenti.
 

Commissioni giudicatrici, come funzioneranno

I componenti delle Commissioni giudicatrici dovranno sempre essere esterni alla Stazione Appaltante per le gare di importo superiore alle soglie comunitarie.
 
Nelle gare sotto soglia, le Stazioni Appaltanti potranno nominarecomponenti interni per la valutazione delle offerte a condizione che abbiano esperienza nel settore della gara e siano in possesso dei requisiti di professionalità e moralità. Il presidente dovrà però essere scelto dall’Albo tenuto da Anac. Sarà quindi un membro esterno. In questo modo l'Anac ha voluto rassicurare quanti temevano che, con l'avvento dell'offerta economicamente più vantaggiosa, le Stazioni Appaltanti avrebbero avuto troppo potere discrezionale, soprattutto nelle gare per la realizzazione di piccoli interventi.
 
Gli esperti dovranno essere dotati di una polizza di responsabilità civileche copra le conseguenze derivanti da errori in fase di valutazione delle offerte. Ad ogni modo, la valutazione di congruità sarà svolta in collaborazione con il RUP. Ma non solo, perché prima di accettare l’incarico di commissario, l’esperto dovrà raccogliere le informazioni per poter valutare la compatibilità e conoscere l’impegno complessivo richiesto.
 
La stazione appaltante dovrà quindi definire in anticipo i compiti affidati alla commissione giudicatrice anche al fine di poter stanziare le risorse necessarie per la copertura degli oneri per il suo funzionamento. La SA individuerà inoltre  le professionalità necessarie per la specifica gara, in un numero solitamente variabile da tre componenti, per i casi più semplici, a cinque per quelli più complessi. In questo modo si potrà garantire una maggiore corrispondenza tra professionalità ed elementi da valutare, nonché un approccio multidisciplinare per i casi più complessi. Con questo obiettivo, nell’Allegato alle linee guida è stato predisposto un elenco di professionalità da utilizzare nei diversi settori di gara.
 

Commissioni giudicatrici, chi può iscriversi all’Albo dell’Anac

Possono iscriversi all’Albo dell’Anac ed entrare a far parte delle Commissioni giudicatrici i professionisti, a prescindere dal fatto che per esercitare la loro attività debbano iscriversi ad un Albo professionale, dipendenti pubblici, professori ordinari, professori associati e ricercatori delle Università italiane.
 
L’iscrizione deve essere effettuata direttamente dall’esperto che accede al sito dell’Anac, riempie i campi obbligatori e carica la documentazione richiesta. Al momento della registrazione Il candidato può presentare una certificazione rilasciata, su domanda, dall’ordine, collegio, associazione professionale o amministrazione di appartenenza, che attesti il possesso dei requisiti di esperienza e professionalità. Anche in presenza di queste certificazioni, l’Anac potrà decidere di effettuare delle verifiche. Sono infatti previsti controlli a campione sanzioni per chi non vorrà fornire le informazioni richieste (tra 250 e 25mila euro) o per chi fornirà documenti falsi (tra 500 e 50mila euro). 
 
L'albo sarà composto da due sezioni: una per le procedure ordinarie e una per dipendenti di Consip, Invitalia, soggetti aggregatori regionali, professionisti che hanno prestato attività di consulenza per i medesimi soggetti per un periodo non inferiore ai due anni.
 
Non saranno ammesse restrizioni territoriali per la scelta dei componenti la commissione. In fase di consultazione era stata invece proposta l’esclusione dei commissari con potenziali rapporti con le imprese e le Stazioni Appaltanti.

Maggiore chiarezza sui metodi per calcolare gli importi delle gare d’appalto, attenzione ai piccoli appalti e investimenti sulla fase di progettazione per risparmiare sul costo delle opere.
 
Sono le difficoltà del nuovo Codice Appalti, con cui professionisti e Stazioni Appaltanti si stanno confrontando. Se ne è parlato martedì a Bari durante il convegno “Il nuovo Codice Appalti e i servizi di ingegneria e architettura: novità e criticità” organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari.
 

Soglie e calcolo degli importi col Codice Appalti

“Non si possono fissare norme rigorose sulle soglie degli appalti e poi non stabilire metodi chiari con cui calcolare gli importi” ha esordito Angelo Domenico Perrini, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari. Il riferimento è al nuovo Decreto Parametri, il cui utilizzo secondo l’Anac è obbligatorio, ma a detta del Ministero della Giustizia, che lo ha redatto, è solo uno degli strumenti, quindi facoltativo,  a disposizione della Stazione Appaltante per la determinazione degli importi.
 
Altro problema, secondo Perrini, è la discrezionalità delle Commissioni di gara, che possono avere molto peso nella scelta secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa. Il Codice stabilisce che i commissari appartengano all’Anac, ma solo per le gare di importo sopra le soglie comunitarie, mentre in quelle di importo più basso, che sono la maggioranza, si rischierebbe il caos.
 
Sul tema degli importi si è concentrato anche Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), spiegando che è necessario dare attenzione alle norme che regolano i piccoli interventi. Nonostante ciò – ha esortato Zambrano – questo Codice lo dobbiamo difendere e per ritrovare i princìpi della legge delega stiamo già lavorando al primo correttivo”.
 

Codice Appalti, importi e centralità della progettazione

“L’incidenza dei servizi tecnici sul costo complessivo delle opere in Italia è più basso rispetto agli altri Paesi europei - ha spiegato Michele Lapenna, tesoriere e referente Servizi di Ingegneria e Architettura del CNI – ma dove si risparmia sui costi di progettazione poi aumentano i costi delle opere”. Alcuni esempi citati da Lapenna sono le autostrade e l’alta velocità ferroviaria, che in Italia sono costate di più perché si è dato poco peso alla fase di progettazione iniziale.
 
Per investire in modo responsabile è fondamentale, anche secondo Lapenna, avere dei criteri certi per la determinazione degli importi e quindi che il nuovo Decreto Parametri sia obbligatorio. “Nel primo correttivo – ha concluso Lapenna – deve esserci il chiarimento che, come nei lavori, anche i professionisti hanno diritto ad un tariffario, indispensabile per valutare bene l’importo della gara e scegliere la procedura di affidamento più adeguata”.
 

Codice Appalti e importi, le difficoltà delle Amministrazioni

Vertono sempre sul tema del calcolo degli importi a base di gara le difficoltà riscontrate ed esposte dalle stazioni Appaltanti nell’applicazione del nuovo Codice Appalti. “Le procedure rispetto al vecchio Codice non sono granchè cambiate – ha riportato Pompeo Colacicco, dirigente del Comune di Monopoli (BA) – però le Stazione Appaltante deve avere dei criteri certi per determinare gli importi altrimenti le difficoltà potrebbero aumentare”.
 
Per capire se le richieste dei professionisti e delle Amministrazioni avranno un esito bisognerà attendere quindi i contenuti del primo correttivo.

Come fanno le imprese edili ad iscriversi al Mepa (Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione) ed essere invitate con più facilità alle procedure negoziate per l’affidamento di incarichi di manutenzione fino a un milione di euro?
 
Con un vademecum pubblicato nei giorni scorsi sono state fornite delle linee guida che spiegano come sfruttare le potenzialità della piattaforma online, gestita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e da Consip.
 

Appalti di manutenzione, i requisiti delle imprese

Consip, lo ricordiamo, ha individuato sette bandi per le manutenzioni sotto il milione di euro. Potranno essere contrattate attraverso il Mepa le manutenzioni ordinarie e straordinarie rientranti nei settori: edile; stradale, ferroviario ed aereo; idraulico, marittimo e reti gas; impianti; ambiente e territorio; beni del patrimonio culturale; opere specializzate.
 
Come si legge nel vademecum, oltre al possesso dei requisiti di ordine generale indicati dall’articolo 80 del D.lgs. 50/2016, per partecipare alle procedure di importo inferiore a 150mila euro saranno necessari i requisiti di ordine tecnico e organizzativo previsti dall’articolo 90 del DPR 207/2010 (e dal D.M. 294/2000 per il solo Bando del patrimonio culturale, per le imprese non in possesso di attestazione SOA, ovvero le attestazioni SOA. Per le procedure di importo superiore a 150mila euro e inferiore a un milione saranno necessarie le attestazioni SOA.
 
Per poter operare sul Mercato Elettronico della PA, le imprese dovranno portare a termine una procedura di registrazione e una di abilitazione. Per questo è necessario che abbiano un legale rappresentante, un kit di firma digitale, posta elettronica certificata e dotazione tecnica minima per connettersi a internet e convertire i documenti di gara.
 
Per poter essere visibile alle Pubbliche Amministrazioni, sarà necessario che l’impresa si abiliti ad almeno ad uno dei bandi attivi sul Mepa.
 
Prima di partecipare alle iniziative presenti sul portale bisognerà consultare il capitolato d’oneri, che descrive i requisiti specifici per poter essere abilitati, le condizioni generali e le regole del sistema di e-procurement. Perchél’impresa risulti abilitata si dovranno fornire gli estremi del legale rappresentante o del delegato ad operare sulla piattaforma, i dati identificativi dell’impresa, gli eventuali dati relativi alla certificazione SOA, l’importo dei lavori analoghi svolti negli ultimi cinque anni, l’ importo e il committente della maggiore opera eseguita per la categoria qualificante.
 
Sarà inoltre possibile indicare eventuali certificazioni (UNI, ISO, EMAS) possedute dall’impresa.
 
Una volta inseriti i dati, la domanda di abilitazione viene presa in esame da Consip che provvederà ad approvarla, rifiutarla o a chiedere ulteriori chiarimenti.

Sono in arrivo le linee guida dell’Anac sui contratti sottosoglia. Le istruzioni sulla gestione degli appalti pubblici di importo inferiore alle soglie comunitarie (5.225.000 euro per i lavori, 135.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni) attuative del nuovo Codice Appalti saranno pubblicate a breve.
 
Prosegue quindi l’attività per il varo delle norme attuative che manderanno definitivamente in pensione il vecchio Regolamento  del 2010.
 

Codice Appalti e linee guida Anac, a che punto siamo

Le linee guida sui contratti sottosoglia regoleranno nel dettaglio i casi di trattativa privata e le procedure su invito. Come già accaduto per gli altri testi messi a punto dall’Anac dopo il periodo di consultazione pubblica, anche il decreto sul sottosoglia sarà inviato alle Camere.
 
Al momento, lo ricordiamo, sono state pubblicate cinque linee guida. Quella sui servizi di ingegneria e architettura fissa le regole e i requisiti per la partecipazione alle gare di progettazione.
 
A fine giugno sono state licenziate anche altre quattro linee guida:
- sul criterio di aggiudicazione con offerta economicamente più vantaggiosa, che dà alle Stazioni Appaltanti dei parametri di scelta dei concorrenti;
- sul direttore dei lavori
- sul direttore dell’esecuzione;
- sul Responsabile unico del procedimento (RUP).
 
Mancano gli ultimi ritocchi per le linee guida su commissioni giudicatrici, rating di impresa, monitoraggio dei contratti di partenariato pubblico privato e cause di esclusione.
 
Le consultazioni si sono concluse, quindi adesso l’Authority Anticorruzione deve scrivere i testi che incideranno su ambiti delicati. Quello sulle commissioni giudicatrici, per esempio, potrebbe generare dei costi aggiuntivi per le Stazioni Appaltanti, col rischio di creare sbilanciamenti nella selezione dei concorrenti. Nelrating di impresa si dovranno considerare molteplici fattori per arrivare alla definizione di una patente a punti in grado di giudicare l’affidabilità delle imprese. Allo stesso modo, il meccanismo che individua le cause di esclusione, dovrà valutare la condotta delle imprese e la possibilità di applicare sanzioni alternative.
 

Gli altri decreti attuativi del Codice Appalti

Le linee guida dell’Anac non sono gli unici testi che completeranno il Codice Appalti. Prima di entrare definitivamente a regime, la nuova normativa ha bisogno di altri decreti.
 
Si tratta, ad esempio, del nuovo Decreto Parametri, elaborato dal Ministero della Giustizia e pronto per la pubblicazione in Gazzetta, che ripropone i vecchi parametri, ma rende facoltativo (prima era obbligatorio) il loro utilizzo da parte delle Stazioni Appaltanti.
 
Definiti anche i contenuti del decreto sui livelli di progettazione, messo a punto dal Consiglio superiore dei Lavori Pubblici (CSLP) che suddivide la progettazione dei lavori pubblici in tre livelli di successivi approfondimenti tecnici: progetto di fattibilità tecnica ed economicaprogetto definitivo e progetto esecutivo.

Anche gli appalti di lavori di manutenzione fino a un milione di euro approdano sul Mepa (Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione). Si tratta della piattaforma online, gestita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e da Consip, la centrale di committenza nazionale che supporta le Amministrazioni nelle attività di acquisto.
 
La piattaforma finora è stata utilizzata solo per l’acquisto di beni e servizi, ma ora anche le imprese edili potranno accreditarsi al sistema per essere invitate alle procedure negoziate.
 
Le Stazioni Appaltanti non avranno l’obbligo di gestire le gare di manutenzione attraverso la piattaforma online, né le imprese dovranno necessariamente registrarsi. La procedura è infatti una possibilità offerta dalla Legge di Stabilità per il 2016, ma sicuramente darà delle chance di lavoro in più a chi deciderà di iscriversi negli elenchi del Consip.
 

Lavori di manutenzione, gare online sulla piattaforma Mepa

Sfruttando queste possibilità, Consip ha pubblicato sette bandi per le manutenzioni sotto il milione di euro. Potranno essere contrattate attraverso il Mepa le manutenzioni ordinarie e straordinarie rientranti nei seguenti settori:
- edile;
- stradale, ferroviario ed aereo;
- idraulico, marittimo e reti gas;
- impianti;
- ambiente e territorio;
- beni del patrimonio culturale;
- opere specializzate.
 
Le imprese interessate potranno accreditarsi al Mepa scegliendo se abilitarsi per i lavori di importo inferiore o superiore a 150mila euro. Dopo aver presentato la documentazione richiesta per la categoria di interesse ed essere state valutate da una commissione, potranno quindi esser invitate dalle Stazioni Appaltanti alle procedure negoziate.
 
Ricordiamo che, in base al Codice Appalti, per importi fino a 500mila euro bisogna invitare almeno cinque operatori, mentre tra i 500mila e un milione gli inviti devono essere almeno dieci (quindici in caso di beni tutelati).
 
Al momento di procedere ad un acquisto con procedura negoziata, la Stazione Appaltante si collegherà alla piattaforma e, dopo aver selezionato la procedura che le interessa, vedrà comparire le imprese con le caratteristiche per partecipare alla gara e inviterà il numero di operatori indicato dalla normativa.
 
Le procedure di selezione si svolgeranno online e saranno tracciabili in modo da garantire la trasparenza.
 

Lavori di manutenzione, il mercato della Pubblica Amministrazione

La novità avrà un impatto significativo. Il mercato delle manutenzioni assorbe infatti risorse rilevanti. In base ai dati diffusi da Consip, nel 2015 le Pubbliche Amministrazioni hanno speso 4,7 miliardi in lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.
 
Sul totale, 2,5 miliardi sono stati investiti in procedure di importo inferiore a un milione di euro.
 
Secondo l’Associazione nazionale del costruttori edili (ANCE) l’iniziativa darà troppo potere alle singole stazioni appaltanti. Itaca (istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale) vede invece nell’iniziativa delle potenzialità positive.

Recuperare circa 6.000 alloggi inagibili entro il 2016 e avviare i lavori di ristrutturazione in altri 20.000 entro il 2017, per un totale di circa 26.000 alloggi nell'arco del biennio.
 
Questo l’obiettivo del Governo espresso dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio che, in una conferenza stampa di giovedì scorso, ha fatto il punto sul piano da 468 milioni di euro per il recupero degli alloggi inagibili previsti dal Piano Casa voluto dal Governo Renzi (DL 47/2014).
 

Recupero alloggi inagibili: gli obiettivi del Governo

L’obiettivo, indicato dal Ministro Delrio, è di azzerare gli alloggi vuoti e risanare gli alloggi in cattivo stato entro il 2020; nel breve periodo si punta rendere disponibili tutti i 5.767 alloggi vuoti che necessitano di piccoli interventi entro la fine del 2016 e di avviare il lavori di ristrutturazione, per la quale serve più tempo, per 20.769 alloggi in cattivo stato, sul totale di 42.000 alloggi inagibili, entro il 2017.
 
A tal fine Delrio ha ricordato che “sono stati già trasferiti alle Regioni circa 210 milioni di euro, e altri 45 milioni di euro verranno trasferiti nei prossimi quattro mesi”.  
 
Il Programma di recupero infatti fa parte di una molteplicità di strumenti del MIT per favorire l’accesso all’abitazione del più ampio numero di persone possibile, favorendo il recupero del patrimonio residenziale pubblicoesistente attraverso interventi di ristrutturazione mirati.
 
Per agire in modo rapido ed efficiente si è scelto di suddividere gli elenchi degli alloggi inviati dalle Regioni in due tipologie di intervento, una per interventi rapidi e una con interventi più corposi:
recuperare gli alloggi vuoti a causa di piccoli danni o problemi, che però ne compromettono l’abitabilità, ai quali sono stati destinati finanziamenti fino a 15.000 euro per intervento, da attuare con la massima urgenza;
risanare e mettere a norma gli alloggi in cattivo stato per i quali si rende necessaria una manutenzione straordinaria più impegnativa e per ciascuno di questi è disponibile uno stanziamento fino a 50.000 euro.
 

Case popolari inagibili: il contatore del MIT

Inoltre per stimolare la rendicontazione in tempo reale e monitorare l’esecuzione dei lavori, il MIT ha attivato un Contatore in Rete, in cui i dati arrivano direttamente, validati dalle Regioni dopo il caricamento di Comuni e Istituti autonomi delle case popolari (Iacp).
 
Il  sistema di monitoraggio del MIT, che viene aggiornato ogni 6 ore con i nuovi inserimenti, è a disposizione del Governo, delle Regioni, degli Iacp, dei Comuni e dei cittadini per far emergere metodi e approcci più virtuosi e stimolare l’iniziativa.
 
Al 30 giugno 2016, il Contatore rileva che il lavoro di Regioni e Iacp si sta concentrando sul recupero degli alloggi vuoti a causa di piccoli lavori e che sono stati finiti i lavori in 1.665 alloggi che erano vuoti e che ora potranno essere assegnati.
 
Il maggior numero degli alloggi ripristinati sono nella regione Lombardia, con 388 alloggi finiti,  mentre è la regione Valle d’Aosta che ha sistemato la percentuale più alta rispetto agli alloggi che ha iscritto in questa tipologia, 100%.
 
La seconda tipologia sugli alloggi in cattivo stato da ristrutturare che necessita più tempo al momento segnala solo 66 interventi avviati.
 
Sul Contatore si possono leggere i dati specifici per i due tipi di recupero, distribuiti per regioni su due mappe distinte e con tabelle.
 

Recupero casa popolari: i commenti

“Il Governo ha dato priorità al recupero del patrimonio esistente di edilizia residenziale pubblica con la Stabilità 2016 e il Decreto Giubileo, anticipando le risorse previste. All'inizio di quest'anno sono stati trasferiti alle Regioni 210 milioni per rendere disponibile alloggi sfitti o a rischio e l’ammontare previsto a oggi è di 500 milioni. A dimostrazione che di periferie ci stiamo occupando non da ora” ha dichiarato il Ministro Delrio.
 
“Il primo target è di rendere disponibili circa 6.000 alloggi entro il 2016 e avviare i lavori in  altri 20.000 entro il 2017. Ora diciamo alle Regioni coraggio, c'è da correre, ci sono famiglie che aspettano. L'obiettivo è di stimolare tutti a essere molto virtuosi e molto rapidi. Con questo sistema di contabilizzazione on line tutti potranno verificare in tempo reale, casa per casa, il lavoro che viene svolto" ha concluso il Ministro.
 
Il vice Ministro Nencini ha aggiunto: “Il counter è un primo esempio di una sorta di ‘agenda pubblica di merito’,  per capire come si comportano le Regioni rispetto ai fondi messi a disposizione dal Ministero. È un sistema utile non soltanto per mettere in trasparenza il lavoro che viene fatto, ma per dare un incentivo anche alle singole Regioni italiane a muoversi con la rapidità che viene richiesta”.
 
“Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica in Italia sono circa 1 milione. Noi abbiamo conteggiato il 10-15% che hanno bisogno di una sistemazione per essere resi abitabili. Ci sono piccoli interventi, entro i 15.000 euro  e interventi più complessi entro i 50.000 euro. Questo potrebbe essere l’avvio dell’‘anno della casa’ e l’esecuzione di questo programma è assolutamente indispensabile per avviare una seconda fase da collegare alla prossima Legge di Stabilità. Da qui la fretta di vedere eseguiti gli interventi sugli alloggi esistenti, perché noi vogliamo portare a compimento un percorso che non riguarda nuova edificazione, ma un intervento sugli alloggi che già ci sono ma non sono  utilizzabile” ha concluso Nencini.

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) è al lavoro per creare una nuova Anagrafe dell'edilizia scolastica che, grazie all’istituzione di un fascicolo elettronico del fabbricato scolastico, sia in grado di interagire con le banche dati regionali e aggiornarsi in tempo reale.
 
Questa una delle novità messe in evidenza dalla direttrice generale della Direzione edilizia scolastica, fondi strutturali ed innovazione digitale del Miur, Simona Montesarchio, nel corso dell’audizione del 28 giugno 2016 alla Camera in merito all'indagine conoscitiva sull'edilizia scolastica in Italia.
 

Anagrafe dell’edilizia scolastica: novità in arrivo 

La direttrici Montesarchio ha anticipato gli obiettivi futuri del Miur per rendere più ‘dinamica’ l’Anagrafe dell’edilizia scolastica.
 
Attualmente infatti questo strumento è “statico” e “funziona ancora su snodi regionali”: ogni regione aggiorna la sua banca dati ma immette le informazioni nelle piattaforma centrale solo due volte l’anno, rendendo impossibile una lettura in tempo reale dell’avanzamento lavori sul territorio nazionale. 
 
Per superare questo limite il Miur sta studiando una soluzione che, come ha spiegato la Montesarchio, consiste nell’istituzione di “un fascicolo elettronico dell'edificio scolastico che sia interoperabile con le banche dati esistenti”.
 

Edilizia scolastica: verso il fascicolo elettronico del fabbricato

L'idea è quella di utilizzare le schede di monitoraggio, che gli enti locali devono compilare obbligatoriamente per dare avvio gli interventi e per ricevere le liquidazioni dei fondi, come base per l’aggiornamento dell’Anagrafe nazionale.
 
Tali schede infatti sono molto dettagliate e contengono le stesse informazioni che vengono inserite nell'anagrafe (dati dell’edificio, vincoli, planimetria catastale, stato di conversazione, certificazioni di sicurezza, collaudo, agibilità ecc). In questo modo, come ha evidenziato la Montesarchio, si evita la duplicazione dei dati e non si “costringere il tecnico del comune a dover fare due volte lo stesso lavoro: compilare una scheda una prima volta perché deve ottenere le liquidazioni e un'altra volta perché deve aggiornare l'anagrafe dell'edilizia scolastica”.
 
Il Fascicolo elettronico dell’edificio scolastico sarà in grado di scambiare le informazioni in tempo reale e potrà rendere l’Anagrafe una piattaforma gestionale che servirà alle regioni per caricare i progetti ma anche perseguire i lavori dalla fase di progettazione alla realizzazione e al collaudo.  

Codice Appalti sempre più vicino a diventare operativo. L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha licenziato le linee guida su offerta economicamente più vantaggiosa, direttore dei lavori, direttore dell’esecuzione e Responsabile unico del procedimento.

Contestualmente sono state approvate anche le linee guida per le gare di progettazione
 
I documenti attuativi del Codice Appalti (D.lgs.50/2016) indicano con precisione i compiti dei soggetti coinvolti nelle gare e faranno da bussola alle Stazioni Appaltanti nella valutazione delle offerte.
 

Offerta economicamente più vantaggiosa

Sul criterio di aggiudicazione con offerta economicamente più vantaggiosa si è spesso obiettato che lasciasse troppa discrezionalità alla Stazione Appaltante. L’Anac ha fissato quindi dei criteri di massima cui le Amministrazioni devono attenersi.
 
Le offerte dovranno essere valutate sulla base di elementi quantitativi, cioè il prezzo, rapportati ad aspetti qualitativi. Tra questi ci sono il rating di legalità, che le imprese possono richiedere in modo facoltativo all’Antitrust, il rispetto di tutte le normative in materia di sicurezza sul lavoro, l’atenzione all’impatto ambientale, il possesso di un marchio Ecolabel e il rispetto dei criteri ambientali minimi, l’apertura ai giovani professionisti. Il peso di queste componenti sarà deciso, volta per volta, dalla Stazione Appaltante.
 
Il quadro sarà completo quando l’Anac licenzierà la linea guida sul rating di impresa (alias “patente a punti”), che è stato in consultazione fino a lunedì scorso. Il rating di impresa sarà obbligatorio e attribuirà un punteggio iniziale che verrà decurtato in caso di comportamenti scorretti e irregolarità.
 

Direttore dei lavori e direttore dell’esecuzione

Con due linee guida differenti, l’Anac definisce i compiti di queste figure e stabilisce che devono avere adeguate competenze e comunicare con i propri collaboratori sempre per iscritto.
 
Le linee guida danno delle indicazioni precise anche sulle tempistiche da rispettare. Per esempio, i pagamenti alle imprese devono avvenire entro 30 giorni dal rilascio del certificato di pagamento da parte del responsabile unico del procedimento (RUP).
 
Per evitare i conflitti di interesse, il direttore dei lavori dovrà segnalare la presenza di eventuali rapporti con l’affidatario. La sua carica risulterà incompatibile con le attività di verifica preventiva della progettazione.
 
Il direttore dell’esecuzione normalmente coincide con il responsabile unico del procedimento (RUP). In caso contrario, comunicherà al RUP l’andamento dell’esecuzione del contratto e la presenza di eventuali contestazioni sugli aspetti tecnici proponendo, se necessario, varianti e modifiche ai contratti.
 

Responsabile unico del procedimento (RUP)

Il RUP assumerà la funzione di project manager e dovrà quindi avere titoli di studio adeguati e una comprovata esperienza professionale, la cui idoneità sarà valutata volta per volta dalla Stazione Appaltante in base all’opera da realizzare.
 
Le competenze e l’esperienza pregressa dovranno essere rafforzate nel caso dilavori di particolare complessità, cioè ad alto contenuto tecnologico, opere innovative, lavori da svolgere in particolari circostanze ambientali, costruzione, manutenzione o ristrutturazione di beni ambientali e culturali, anche nel sottosuolo.
 
Il RUP dovrà collaborare con la Stazione Appaltante per l’individuazione delle offerte anomale.
 

Le altre linee guida dell’Anac

Mancano ora all’appello rating di impresa, contratti sotto la soglia comunitaria, commissioni giudicatrici, monitoraggio dei contratti di partenariato pubblico provato e illeciti professionali.

La trasformazione digitale delle infrastrutture italiane è una priorità del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) che sta lavorando all’individuazione di standard minimi da applicare alle reti di mobilità per renderle “intelligenti”.
 
A dichiararlo il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio nel convegno del 22 giugno scorso ‘Smart road, veicoli connessi e mobilità del futuro’, che ha visto la partecipazione anche del coordinatore della Struttura Tecnica di Missione Ennio Cascetta.
 

La trasformazione digitale delle infrastrutture

Il Ministro Delrio ha messo in evidenza come la trasformazione digitale delle infrastrutture è in linea con gli obiettivi infrastrutturali del Paese previsti dal Allegato al DEF 2016 e dal Piano Nazionale sui Sistemi Intelligenti di Trasporto che mirano a migliorare la qualità e la sicurezza dei sistemi di mobilità.
 
Il Mit sta quindi promuovendo un percorso per la corretta evoluzione del processo a livello nazionale, con l’obiettivo di giungere entro la fine di luglio all’individuazione degli standard minimi da applicare per la digitalizzazione delle infrastrutture stradali italiane. Il Ministero dei trasporti sta anche considerando di vincolare l’erogazione dei finanziamenti all’adozione, da parte dei gestori dell’infrastruttura, distandard tecnologici minimi.
 
Il Ministro Delrio ha commentato: “Abbiamo dato priorità alle opere utili, ora diciamo che queste opere debbono essere intelligenti. La digitalizzazione rappresenta vantaggi in primo luogo per il monitoraggio e la sicurezza delle opere e per la sicurezza delle persone. Stiamo passando quindi da infrastrutture che sono solo materiali a opere che si mettono in dialogo con gli utenti, attraverso strumenti che possono facilmente essere introdotti nei lavori di manutenzione o di realizzazione”.
 
Secondo Delrio l’esigenza di valorizzare il patrimonio infrastrutturale esistente attraverso l’adeguamento tecnologico è evidente dai numeri italiani: “con un’estensione della rete stradale in Italia pari a 179.024 km, di cui 5.872 di autostrade affidate a 24 concessionarie, e 25.566 chilometri, di cui 937 di autostrade, affidati ad Anas, le infrastrutture stradali rappresentano un asset significativo e strategico per il sistema-Paese. Inoltre sono più di 43 milioni gli autoveicoli circolanti in Italia al 31 gennaio scorso, e le analisi a livello mondiale dicono che il parco mezzi è destinato ad aumentare, al 2020 il 90 per cento della popolazione avrà un telefono cellulare, al 2018 il valore del mercato globale dei veicoli connessi sarà di 40 miliardi di euro nel 2018, restando fermo l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni del 20% al 2020”.
 

Verso le strade intelligenti

In un documento presentato al convegno il Mit sintetizza tutti gli obiettivi per arrivare alle ‘Smart Road’ ovvero aggiungere intelligenza alle strade, partendo da sensori, misure e metodi di elaborazione per rendere più estesi, fruibili ed efficienti i sistemi di governo e gestione della circolazione ed i comportamenti di mobilità e di viaggio.
 
Secondo il Mit tale intelligenza va costruita da un sistema di acquisizione di informazioni basato su una rete di sensori road-side o altre fonti in grado di raccogliere informazioni e scambiarle sia direttamente. Inoltre questa tecnologia potrà essere utilmente impiegata in tutte le fasi di vita dell’infrastruttura e dell’esperienza di guida: dai sistemi di infomobilità ai sensori e sistemi di rilievo dello stato delle infrastrutture (ponti, viadotti e gallerie), alle tecnologie di connessione veicolo-infrastruttura in vista della guida automatica. 
 
I nuovi strumenti permetteranno anche di migliorare l’analisi dei fabbisogni e la valutazione delle opere, rendere più efficaci la pianificazione e la programmazione sia degli interventi di manutenzione che degli investimenti in nuove infrastrutture, garantendo, a costì più bassi, realizzazioni di maggiore qualità, e quindi più durevoli, più sostenibili e più sicure per gli utenti. Inoltre aumenterà la possibilità di definire le politiche di trasporto e la gestione dei flussi di traffico.
 
Per gli utenti finali, migliorerà la customer experience sia nello spostamento, sia nell’integrazione con le attività e i servizi che costituiscono l’obiettivo dellospostamento, attraverso l’interazione digitale con l’infrastruttura.  Per le imprese, la digitalizzazione delle infrastrutture significherà maggiore sicurezza del trasporto e snellimento degli oneri amministrativi. 

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che istituisce il Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture (SINFI), una sorta di catasto nazionale delle infrastrutture.
 
Il decreto sul SINFI, che attua le disposizioni dello Sblocca Italia (DL 133/2014) e del Dlgs 33/2016, definisce le regole tecniche e le modalità per la costituzione, la consultazione e l’aggiornamento dei dati territoriali detenuti dalle pubbliche amministrazioni e dai soggetti proprietari o concessionari di infrastrutture di gas, luce, acqua e telecomunicazioni.
 

Catasto delle infrastrutture: SINFI

La costituzione del “sistema informativo” rientra nelle misure individuate dalPiano nazionale per la banda ultralarga con un orientamento sulla riduzione dei costi di installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità.
 
Il SINFI, che sarà gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico, conterrà tutte le informazioni relative alle infrastrutture presenti sul territorio, sia nel sottosuolo che nel sopra suolo, e permetterà di velocizzare lo sviluppo delle reti a banda ultralarga e risparmiare sui costi di posa della fibra.
 
Tra i dati del sottosuolo catalogati nel SINFI: reti di telecomunicazione; reti elettriche; reti di approvvigionamento idrico; reti del gas; reti per il teleriscaldamento; oleodotti; reti per la pubblica illuminazione; ecc.
 
Saranno, inoltre, inseriti nel sistema i dati relativi agli  edifici equipaggiati con un'infrastruttura fisica passiva interna multiservizio (edifici UBB Ready) e gli  edifici scolastici digitalizzati.
 
Tra i dati catalogati nel soprasuolo: strade (circolazione veicolare, pedonale, ciclabile ecc); ferrovie; immobili ed antropizzazioni ecc.
 
Il SINFI fornirà informazioni relative ai sottoservizi già presenti nel territorio e a quelli in fase di progettazione da parte dei vari operatori di rete; in tal modo sarà più facile agevolare la progettazione di nuovi interventi ed il riuso  delle infrastrutture esistenti.
 

Catasto delle infrastrutture: gli obblighi

Le amministrazioni pubbliche avranno a disposizione 180 giorni dalla pubblicazione del decreto per comunicare le informazioni al Catasto, 90 i giorni a disposizione degli operatori.
 
Entro i medesimi termini deve essere comunicata dai predetti soggetti l'eventuale indisponibilità di dati da inserire nel SINFI.
 
Tutti gli operatori di rete ed i gestori di infrastrutture fisiche detentori delle informazioni e le amministrazioni pubbliche titolari e detentrici delle informazioni saranno responsabili dell'invio, della validazione, della correttezza e dell'aggiornamento dei dati e delle informazioni comunicati al SINFI e saranno tenuti a fornire al Gestore le necessarie disposizioni relativamente all'accessibilità degli stessi che devono risultare normalizzati secondo il modello dati soprasuolo e modello dati sottosuolo richiamati nell'allegato A.

Promuovere la riqualificazione delle città rendendo convenienti le operazioni di demolizione e ricostruzione di edifici obsoleti e fatiscenti, estendendo e prorogando gli incentivi per l’efficienza energetica e detassando i capitali privati delle imprese che investono nello sviluppo delle città.
 
Queste alcune delle proposte che l'Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) ha presentato in un documento al Governo nel corso del convegno “Verso il futuro. Idee e strategie per governare il cambiamento” svolto il 16 giugno nella giornata conclusiva delle celebrazioni dei 70 anni dell'Ance.
 
Il pacchetto presentato prevede la semplificazione delle norme urbanistiche sullo sviluppo delle città ed un pacchetto di interventi fiscali, per uninvestimento complessivo di 400 milioni di euro.
 

Rigenerazione urbana: puntare su una fiscalità di vantaggio

Secondo i costruttori edili per prima occorre incentivare fiscalmente la sostituzione edilizia estendendo il bonus Irpef per la riqualificazione agli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici obsoleti, anche in presenza di aumenti volumetrici, purché comportino un miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio.
 
In secondo luogo per Ance bisogna ridurre il carico fiscale (imposte di registro e ipo catastali fisse) nelle operazioni di permuta tra gli edifici vecchi e nuovi e nel trasferimento di immobili a imprese che si impegnino a realizzare o riqualificare edifici ad elevati standard energetici.
 
E’ necessario anche prorogare la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva sull’acquisto di abitazioni in classe A o B, per eliminare la disparità di trattamento fiscale tra abitazioni vecchie ed energivore e quelle nuove e più efficienti. In questo senso vanno stabilizzati e rimodulati gli incentivi sulla riqualificazione e gli ecobonus premiando gli interventi che consentono di ottenere i migliori risultati di risparmio energetico.
 
Infine per sfruttare i capitali privati per la riqualificazione bisognerebbedetassare i dividendi di chi investe nel capitale di rischio di imprese impegnate in operazioni di rigenerazione delle città.
 

Rigenerazione urbana e semplificazione delle procedure

Ance ha evidenziato anche l’importanza di semplificare le procedure per la sostituzione edilizia, superando la rigidità delle disposizioni in tema di altezze, distanze, densità edilizia e prevedendo una riduzione degli oneri concessori da versare al Comune.
 
Sarebbe utile anche consentire che la modifica dei prospetti sia classificata come ‘ristrutturazione leggera’ e determinare i costi di costruzione da versare al Comune in proporzione al miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili.
 
Bisogna inoltre ripensare l’utilizzo degli immobili in linea con le nuove esigenze dei cittadini, rendendo più flessibili i cambi di destinazione d’uso o eliminando quelle prescrizioni che di fatto li rendono impossibili.
 

Rilancio delle città: fondi pubblici e infrastrutture

I costruttori edili chiedono interventi anche sul fronte delle infrastrutture dove le stazioni appaltanti "devono digerire meglio il codice degli appalti ed una accelerazione delle procedure perché non è accettabile che passino 4-5 anni dal momento in cui si decide di fare un'opera a quando si sceglie l'impresa che deve realizzarla".
 
Bisogna inoltre avere un nuovo approccio per l’utilizzo dei fondi pubbliciragionando in termini di veri fabbisogni e non di finanziamenti disponibili.E’ necessario evitare logiche di distribuzione a pioggia delle risorse ma realizzare interventi in grado di migliorare la qualità della vita e far crescere l’attrattività delle città.
 
Per  il presidente Ance Claudio De Albertis le prospettive di crescita alle condizioni attuali sono a rischio: “Avevamo pensato che quello in corso potesse essere l’anno della svolta e invece i segnali che arrivano sia dal comparto delle infrastrutture che dal mercato privato non sono per nulla confortanti”.
 
“Proprio per questo dobbiamo guardare ai problemi in modo complessivo. L'ultima Legge di Stabilità sicuramente ha introdotto alcuni provvedimenti importanti ma servono iniziative di respiro più lungo. Questo vuol dire ridare fiducia al mercato e dare una svolta vera al nostro Paese" ha concluso De Albertis.

Evitare che il costo delle opere da realizzare in partenariato pubblico privato aumenti e che i rischi di costruzione, progettazione e gestione passino dal privato alla Pubblica Amministrazione. È il motivo per cui la nuova linea guida, adottata e posta in consultazione dall’Anac per l’attuazione del Codice Appalti, istituzionalizza la matrice dei rischi e prevede l’adozione di contratti tipo.
 

I rischi dei contratti di partenariato pubblico privato

Ciò che differenzia un contratto d’appalto da uno di partenariato pubblico privato, specifica l’Anac, è proprio l’assunzione del rischio. In un contratto d’appalto il privato sopporta il rischio di costruzione e quello imprenditoriale dovuto a valutazioni errate e inadempimenti. Nei contratti di PPP, invece, al rischio dell’appalto si aggiunge il rischio operativo legato alla gestione dei lavori o servizi.

Per il corretto funzionamento della procedura, l’Anac sostiene che i rischi vadano individuati in modo preciso. Uno è il rischio di costruzione, legato al ritardo nei tempi di consegna, al mancato rispetto degli standard di progetto, all’aumento dei costi, a inconvenienti di tipo tecnico, al mancato completamento dell’opera per diniego delle autorizzazioni e a eventuali espropriazioni. In questo ambito rientrano il rischio ambientale, archeologico e di bonifica, che possono sorgere nel momento della realizzazione delle opere.

Esiste poi il rischio di progettazione, connesso a interventi di modifica del progetto derivanti da errori o omissioni di progettazione, il rischio di esecuzione dell’opera non conforme al progetto e l’aumento dei costi dovuto a inadempimenti contrattuali dei subappaltatori o dei fornitori.

Il rischio di domanda è legato ai diversi volumi di domanda del servizio che il concessionario deve soddisfare, ma anche la possibilità che manchi l’utenza dopo la realizzazione dell’opera.

Ci sono  inoltre il  rischio di disponibilità, legato alla capacità di erogare le prestazioni contrattuali pattuite, il rischio di manutenzione straordinaria non preventivata, l’obsolescenza tecnica che può risultare dopo aver completato l’opera, il rischio normativo-politico-regolamentare e il mancato reperimento delle risorse di finanziamento previste.
 

Valutazione dei rischi e buon funzionamento del partenariato pubblico privato

Secondo l’Anac, la valutazione dei rischi deve essere compiuta attraverso l’elaborazione di una “matrice dei rischi” da allegare al contratto, che oggi è solo facoltativa. La matrice permette di definire l’ottimale ripartizione del rischio tra soggetto pubblico o privato. Al suo interno sono indicati i tipi di rischio, le possibilità che hanno di verificarsi e gli strumenti per la loro mitigazione.

Altrettanto essenziali, per non sforare i limiti di finanzia pubblica, il flusso informativo costante dal privato all’Amministrazione sull'esecuzione del contratto, preferibilmente tramite una piattaforma informatica comune, e un periodico resoconto economico e gestionale del Rup. 

L’autorità anticorruzione ha inoltre manifestato l’intenzione di elaborarecontratti tipo di PPP per la standardizzazione delle principali clausole contrattuali e dell’assunzione dei rischi.

Come fa una Stazione Appaltante a decidere se escludere un professionista o un’impresa da una gara? L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) con la nuova linea guida sulle carenze nell’esecuzione, attuativa delCodice Appalti, spiega che conta la condotta registrata nelle gare d’appalto precedenti, anche nei confronti di altre Amministrazioni.
 
Questo sistema di valutazione si aggiunge al rating di impresa, regolato dall’Anac con un’altra linea guida, che attribuisce un punteggio in base all’affidabilità e al rispetto delle norme, ricreando una sorta di sistema di attestazione da avviare in via sperimentale con la collaborazione delle Soa.
 
La nuova linea guida si concentra sul comportamento tenuto dal professionista o dall’impresa durante l’esecuzione dei precedenti contratti di appalto. Questo significa che una Stazione Appaltante può valutare in modo negativo anche un comportamento scorretto nei confronti di un’altra Amministrazione.
 

Le cause di esclusione

L’esclusione avviene per reati commessi nell'esercizio della professione, come esercizio abusivo della professione, falso ideologico, delitti contro l’industria e il commercio, reati fallimentari e tributari.
 
Tra le carenze nell’esecuzione dei precedenti contratti rientrano le mancanze sostanziali che hanno provocato sentenze di condanna di risarcimento o la risoluzione anticipata. Si tratta di carenze che hanno reso inutilizzabile il servizio o il prodotto fornito, dell’ingiustificato e grave ritardo nell’adempimento e del grave errore professionale nell’esecuzione della prestazione.
 
Ai fini dell’esclusione, il provvedimento risolutivo non deve essere stato contestato in giudizio oppure, se contestato, deve essere stato confermato con una sentenza passata in giudicato. Questo perché siano prese in considerazione solo situazioni accertate e si riduca il numero di contenziosi.
 
Sulla decisione di escludere o meno un’impresa da una gara può pesare anche il pagamento di penali di importo almeno pari al 10% del valore dell’appalto.
 
Anche i tentativi di influenzare le decisioni della Stazione Appaltante, ottenere informazioni sugli altri concorrenti e falsare i punteggi rientrano tra le condotte scorrette che causano l’esclusione a condizione che ci sia stata una formale denuncia dell’Amministrazione coinvolta.
 

Esclusione solo se non c'è alternativa

L’esclusione non è un provvedimento che la Stazione Appaltante può utilizzare a sua discrezione. È infatti necessario il rispetto di una serie di requisiti:
 
idoneità al raggiungimento dello scopo: l’esclusione deve garantire che l’appalto sia eseguito da soggetti dotati di integrità e affidabilità;
necessarietà: l’esclusione deve basarsi sul presupposto che non è disponibile nessun altro mezzo egualmente efficace, ma che possa incidere meno sul professionista o l’impresa;
proporzionalità in senso stretto: l’esclusione non deve gravare in maniera eccessiva sull'interessato e risultargli intollerabile e deve risultare dal giusto contemperamento degli interessi in gioco.
 

Durata dell’esclusione

L’Anac ritiene che, in caso di reati, l’esclusione debba avere una durata dicinque anni. Per gli illeciti professionali è invece previsto un allontanamento di tre anni.

Requisiti per la partecipazione alle gare d’appalto e procedure da seguire fino all’emanazione di tutti i decreti attuativi del Codice dei contratti pubblici. Per rispondere ai dubbi manifestati dagli addetti ai lavori, l’Anac ha pubblicato delle Faq che faranno da bussola nel periodo transitorio. Si tratta dei mesi in cui, in attesa che vengano approvati e diventino operativi i decreti attuativi, continuerà ad applicarsi il vecchio regolamento d'attuazione (Dpr 207/2010).
 

Finanza di progetto e lavori pubblici 

L’Anac ha spiegato che i progetti preliminari relativi alla realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità riguardanti proposte di concessione per le quali sia già intervenuta la dichiarazione di pubblico interesse, non ancora approvati al 19 aprile 2016, data di entrata in vigore del Nuovo Codice (D.lgs. 50/2016), devono essere sottoposte ad unavalutazione di fattibilità economica e finanziaria.
 
La mancata approvazione della valutazione di fattibilità determina la revoca delle procedure avviate e degli eventuali soggetti promotori, ai quali è riconosciuto il rimborso dei costi sostenuti e documentati per l’integrazione del progetto a base di gara, lo studio di impatto ambientale e la localizzazione urbanistica.
 
Se i progetti preliminari hanno ottenuto l’approvazione dell’Amministrazione entro il 19 aprile 2016, continueranno ad applicarsi le vecchie regole.
 
Le proposte relative alla realizzazione in concessione di lavori pubblici o lavori di pubblica utilità per cui, alla data di entrata in vigore del nuovo Codice, non sia intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità dovranno essere nuovamente presentate.
 
Per le procedure per cui è stato individuato il promotore, ma non è ancora stata bandita la gara, si userà il nuovo Codice.
 

Appalti centralizzati

L’Anac ha ribadito che, in base all’articolo 37 de Codice Appalti  i Comuni non capoluogo di provincia possono procedere autonomamente all’acquisizione di servizi di importo inferiore a 40mila euro e di lavori di importo inferiore a 150mila euro. Possono inoltre effettuare ordini avvalendosi degli strumenti di acquisto messi a disposizione dalle centrali di committenza.
 
Per gli importi superiori, la Stazione Appaltante deve essere dotata della qualificazione prevista dall’articolo 38. Il sistema sarà definito con un decreto ad hoc, quindi nel frattempo saranno considerate idonee le Amministrazioni iscritte all’Anagrafe Unica delle Stazioni Appaltanti (AUSA).Quelle non iscritte all’AUSA devono rivolgersi a una centrale di committenza o aggregarsi ad una Stazione appaltante iscritta.
 
Se non si rispettano queste condizioni il CIG non verrà rilasciato.
 

Partecipazione dei consorzi alle gare

Fino all’approvazione dei decreti sulla qualificazione delle imprese, i consorzi continueranno a seguire le vecchie regole. Ciò significa che si qualificherà sulla base delle qualificazioni possedute dalle singole imprese consorziate. Per i lavori si sommeranno i requisiti delle singole imprese. Per la qualificazione per prestazioni di progettazione e costruzione sarà sufficiente che i corrispondenti requisiti siano posseduti da almeno una delle imprese consorziate.
 

Documentazione e rinnovi contrattuali

certificati relativi all’esecuzione di lavori affidati con procedure di scelta del contraente devono essere rilasciati dai soggetti competenti con le modalità telematiche predisposte dall’Autorità utilizzando l’allegato B disponibile sul sito dell’Autorità alla sezione «servizi», sottosezione «certificati di esecuzione lavori».
 
Se sono richieste informazioni che non è possibile inserire nei modelli messi a disposizione dall’Autorità, l’inserimento dovrà tenere conto delle tabelle di equiparazione contenute nel Comunicato del Presidente dell’11 maggio 2016.
 
Agli affidamenti aggiudicati prima della data di entrata in vigore del nuovo Codice, per i quali siano disposti il rinnovo del contratto o modifiche contrattuali non rilevanti e limitate nel tempo, continua ad applicarsi il vecchio Codice Appalti.
 

Procedura negoziata

Alle procedure negoziate indette secondo il vecchio Codice e andate desertecontinua ad applicarsi la vecchia normativa purché la procedura negoziata sia tempestivamente avviata.
 
Il vecchio Codice si applica anche nel caso in cui la nuova disciplina sia entrata in vigore dopo la pubblicazione degli avvisi esplorativi. La procedura, specifica l’Anac, deve essere avviata entro un tempo congruo.
 
Analogamente, le vecchie norme valgono anche se le procedure negoziate o gli affidamenti diretti sono effettuate in attuazione di accordi quadro e convenzioni adottate prima del nuovo Codice.

Il nuovo Codice Appalti è entrato nel vivo. Nei giorni scorsi, con un parere sul soccorso istruttorio e sui requisiti per la progettazione che devono essere indicati nelle offerte inerenti agli appalti integrati, l’Anac ha applicato per la prima volta il sistema del precontenzioso previsto dalle nuove norme sui contratti pubblici.
 
Invece che andare in Tribunale, l’impresa e la Stazione Appaltante si sono rivolte all’Autorità anticorruzione, che si è dovuta esprimere entro trenta giorni. Sono state quindi evitate le lungaggini burocratiche, ma soprattutto l’aumento dei costi per la realizzazione del progetto e dell’opera in gara.
 

Appalti integrati e requisiti di progettazione

Nel caso esaminato, un’impresa aveva partecipato ad una gara per la progettazione e la realizzazione di un’opera, ma non aveva allegato all’offerta l’autocertificazione dei requisiti relativi alla progettazione.
 
La Stazione Appaltante aveva quindi attivato la procedura del “soccorso istruttorio”. Invece che escludere l’impresa per la carenza di un elemento essenziale dell’offerta, aveva chiesto di integrare i documenti, ma aveva anche stabilito che l’impresa dovesse pagare una multa.
 
L’impresa non riteneva giusto il pagamento della multa perché, a suo avviso, nel bando la dichiarazione mancante non era indicata tra gli elementi previsti a pena di esclusione.
 

Precontenzioso nel nuovo Codice Appalti

In un caso del genere, normalmente l’impresa avrebbe fatto ricorso al Tar e i tempi per la gestione della gara e la realizzazione dell’opera si sarebbero dilatati, facendo anche salire i costi.
 
L’articolo 211 del nuovo Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) introduce invece ipareri di precontenzioso, che devono essere espressi dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). In sostanza, le parti sottopongono il caso all’Anac, che poi emette un parere vincolante.
 
Contro il parere dell’Anac si può fare ricorso, ma col rischio di incorrere nell’accusa di aver provocato una “lite temeraria”, cioè di aver agito in malafede o con colpa grave.
 
Nel caso in esame, l’Anac ha dato ragione alla Stazione Appaltante spiegando che l’impresa avrebbe dovuto fornire una dichiarazione sul possesso dei requisiti richiesti firmata del legale rappresentante. Una mancanza del genere fa quindi scattare una sanzione.

Negli appalti per la fornitura di arredi urbani, la gestione dei rifiuti e del verde pubblico i criteri ambientali minimi da rispettare aumenteranno progressivamente a partire dal 2017.
 
Lo ha stabilito il DM 24 maggio 2016 con cui il Ministero dell’Ambiente dà attuazione al Codice Appalti dando alle Stazioni Appaltanti la possibilità di elevare gli standard attualmente previsti.
 

Criteri ambientali minimi

Al momento il Piano di azione per la sostenibilità dei consumi della Pubblica Amministrazione (DM 11 aprile 2008) fissa al 50% la soglia degli appalti verdi.
 
Questo significa che i criteri ambientali minimi, cioè le scelte di acquisto che consentono di abbattere i consumi di energia, devono essere applicati almeno al 50% del valore a base d’asta.
 

Aumento progressivo dei criteri ambientali minimi

Dal 2017 questa soglia aumenterà progressivamente per una serie di servizi, tra cui la fornitura di articoli di arredo urbano, la gestione del verde pubblico, la gestione dei rifiuti e la fornitura di carta in risme e carta grafica.
 
Si passerà al 62% dal 1° gennaio 2017, al 71% dal 1° gennaio 2018 e all'84% dal 1° gennaio 2019, per arrivare al 100% dal 1° gennaio 2020.
 
Come stabilito dal Codice Appalti, le Stazioni Appaltanti saranno comunque libere di bandire gare prevedendo criteri ambientali  superiori rispetto alle soglie minime.

Il nuovo Codice Appalti si applica anche in Sicilia, a condizione che non vada in contrasto con la normativa regionale in materia di contratti pubblici. A stabilirlo è la Legge Regionale 8/2016, in vigore da una decina di giorni.
 
La norma prevede che nella Regione Siciliana si applichino il D.lgs. 50/2016(Nuovo Codice Appalti) e i successivi decreti attuativi “fatte comunque salve le diverse disposizioni introdotte dalla presente legge”.
 
Questo significa che, in caso di contrasto o di dubbio, a prevalere sarà sempre la legge regionale.
 
Il Codice degli Appalti, si sa, manda in pensione il massimo ribassopreferendo il criterio di aggiudicazione secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa.
 
In Sicilia si mette quindi fine al dibattito sulla legittimità delle norme che miravano a limitare il massimo ribasso. Si tratta della Legge Regionale 14/2015, che aveva introdotto delle modifiche a termine alla Legge Regionale 12/2011 (la norma con cui era stato recepito nell’ordinamento interno il D.lgs. 163/2006 – vecchio Codice Appalti).
 
La legge del 2015 aveva stabilito che, fino al 31 dicembre 2015, negli appalti da aggiudicare col criterio del prezzo più basso, che non hanno carattere transfrontaliero e di importo inferiore alla soglia comunitaria, la Stazione Appaltante potesse prevedere nel bando che fossero automaticamente escluse le offerte con una percentuale di ribasso maggiore o uguale alla soglia di anomalia, da calcolare secondo criteri prestabiliti.
 
L’individuazione delle soglie avrebbe portato all’eliminazione automatica di alcune offerte considerate anomale. Secondo il legislatore regionale, questo sistema avrebbe garantito l’accesso delle imprese oneste al mercato degli appalti, determinando un miglioramento in termini di concorrenza. La norma era stata impugnata dal Governo, che aveva deciso di accertare la sua legittimità costituzionale. A detta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il meccanismo di calcolo non era adeguato perché, determinando in modo casuale la variazione in aumento o in diminuzione, creava una sostanziale variazione del numero delle offerte escluse automaticamente rispetto all'esclusione automatica operata dalla norma del 2011. A fine 2015 la norma ha perso i suoi effetti e si è tornati alla situazione preesistente.
 
Col nuovo sistema, le gare sopra il milione di euro dovranno essere aggiudicate col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il problema dell’eventuale eccessiva discrezionalità delle Stazioni Appaltanti sarà risolto con le linee guida dell’Anac. Questo avverrà anche in Sicilia, leggi regionali permettendo.

Via libera all’operazione #Sbloccascuole. Ha ricevuto l’ok della Corte dei Conti il decreto che finanzierà interventi di edilizia scolastica e la realizzazione di nuove scuole liberando 480 milioni di euro dal patto di stabilità degli Enti locali.
 
Con le risorse in arrivo, in totale potranno essere realizzati 3506 interventi di riqualificazione degli edifici esistenti o di realizzazione di nuove scuole.
 
La possibilità di utilizzare risorse presenti in cassa, escludendole dal patto di stabilità, è stata prevista dalla Legge di Stabilità per il 2016. Gli Enti locali hanno fatto domanda e la maggior parte delle richieste è stata accolta.
 
Si tratta delle candidature per la fattispecie a) che comprende gli interventi dell’operazione #scuolenuove di Comuni, Province e Città metropolitane e gli interventi legati all’operazione Mutui Bei dei Comuni. Per queste iniziative gli enti potranno spendere 99,4 milioni di euro.
 
Sono state accettate anche tutte le richieste rientranti nella fattispecie b) concernente gli interventi dell’operazione Mutui Bei di Province e Città metropolitane. Per queste iniziative gli enti potranno spendere poco più di 2 milioni di euro.
 
Solo in alcuni casi sono stati concessi spazi finanziari inferiori a quelli richiesti. Gli interventi della fattispecie c), che comprende le spese per interventi di edilizia scolastica  sostenute da parte degli enti locali, sono stati approvati, ma con un taglio lineare del 55,59%. Erano stati infatti richiesti spazi finanziari per 852 milioni di euro, ma si potranno spendere 378 milioni.

 È operativo lo School Bonus, cioè il credito di imposta del 65% per le donazioni alle scuole. Le modalità per effettuare i trasferimenti di denaro e portare in detrazione la donazione sono state definite con il DM 8 aprile 2016, recentemente pubblicato in gazzetta Ufficiale.
 
Lo School Bonus è stato previsto dalla legge “La Buona Scuola” (L. 107/2015) e consente a cittadini, enti non commerciali e imprese di contribuire al miglioramento delle istituzioni scolastiche attraverso donazioni che possono essere detratte in sede di dichiarazione dei redditi.

L'importo massimo della donazione su cui calcolare la detrazione è 100mila euro. Nel 2016 e nel 2017 il credito d'imposta sarà pari al 65% delle erogazioni effettuate e scenderà al 50% a partire dal 2018. Questo significa che il bonus massimo ottenibile adesso è 65mila euro e dal 2018 sarà pari a 50mila euro.

Il credito di imposta ottenuto in seguito alla donazione sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo.
 
Le risorse sono destinate a interventi di realizzazione di nuove strutturescolastiche, manutenzione e potenziamento degli edifici esistenti, ma anche a progetti per il miglioramento dell’occupabilità degli studenti e l’alternanza scuola lavoro.
 
I versamenti devono essere effettuati con bonifico. Il 10% di ogni donazione confluirà in un Fondo di perequazione destinato a riequilibrare l'impatto delle donazioni sul sistema scolastico.
 
Dal mese di settembre sarà inoltre avviata una campagna informativacurata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Struttura di Missione per l'Edilizia Scolastica di Palazzo Chigi e il MIUR.
 
"Lo School Bonus è una novità importante e consente a ciascuno di noi di poter dire 'grazie' alla scuola che ha frequentato un tempo o a quella che oggi frequentano i figli, potendo anche ottenere un beneficio fiscale –ha commentato il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini - Siamo saldamente convinti che lo Stato debba continuare a fare la propria parte nel finanziare il sistema di istruzione. Lo siamo al punto che questo Governo, come noto, ha stanziato 3 miliardi di euro in più all'anno su questo capitolo. Ma crediamo anche – ha aggiunto il Ministro – che la scuola dia molto ai cittadini e che come cittadini possiamo contribuire al suo miglioramento. La scuola è di tutti e tutti possiamo e dobbiamo averne cura".

Saranno pronti entro la fine dell’estate i decreti attuativi del nuovoCodice degli Appalti. Lo ha annunciato il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, in un question time al Senato.
 
Il Ministro ha fatto anche il punto della situazione sul criterio di aggiudicazione con offerta economicamente più vantaggiosa, sui minori rischi che si corrono quando ad andare in gara è il progetto esecutivo e sulle Commissioni di gara.
 

Decreti attuativi del Codice Appalti in estate

Dopo la pubblicazione di sette linee guida Anac, “dieci decreti di competenza del Ministero sono già pronti  - ha comunicato Delrio - e noi rispetteremo senz'altro, per quanto riguarda le scadenze dei novanta giorni, tutte le nostre applicazioni”. Ciò significa che entro la fine dell’estate le norme saranno operative.
 
Nel frattempo, ha precisato il Ministro, non ci saranno vuoti normativi “perché ogni articolo, laddove necessiti di un provvedimento attuativo, rimanda esplicitamente al fatto che, fino a quando non ci sarà il decreto, rimarranno in vigore le norme”.
 
Al termine del processo di revisione  della pianificazione, programmazione, progettazione e selezione delle opere, ha ricordato il Ministro, sarà archiviata la legge obiettivo in nome dei principi della qualità e della qualificazione delle stazioni appaltanti, della qualificazione degli operatori, della qualificazione dei commissari e soprattutto della centralità del progetto.
 

Massimo ribasso ed Enti locali

“Il codice fa una scelta precisa – ha affermato Delrio - e dice che quella più corretta è la procedura negoziata dell'offerta economicamente più vantaggiosa , mentre lascia la facoltà di scelta sotto il milione di euro: si tratta dunque di una facoltà e non di un obbligo”.
 
Il Ministro Delrio ha voluto rispondere alle preoccupazioni dei Comuni, che in molti casi non ritengono di avere l’organizzazione e il tempo sufficienti a gestire le gare con l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma preferirebbero continuare ad usare criteri basati sul costo. “Spero di poter sottoscrivere presto dei protocolli di intesa  per ridurre al minimo l'uso del massimo ribasso, anche sotto il milione di euro. In prima applicazione abbiamo lasciato la soglia inizialmente scelta, ma contiamo progressivamente di convincere tutte le amministrazioni, attraverso un lavoro amministrativo, che è possibile aggiudicare la gran parte dei bandi di gara con l'offerta economicamente più vantaggiosa”.
 
Il Ministro ha poi sottolineato che “il massimo ribasso è molto meno pericoloso nel momento in cui va a gara un progetto esecutivo. È evidente che con il progetto esecutivo la puntualità delle previsioni e la forbice per potere fare previsioni errate sono minime”.
 
“Non si può mettere a gara un progetto preliminare per un'autostrada senza fare le valutazioni geologiche e sismiche – ha continuato su questo tema - perché ovviamente la presunzione dei costi sarà totalmente errata, visto che probabilmente le prospettive dal punto di vista dell'intervento dello Stato si moltiplicheranno per anni e non avremo certezza dei tempi di realizzazione né dei costi”.
 
Il Ministro Delrio si è infine detto soddisfatto per l’aumento del 46% (18 miliardicomplessivi) registrato nei bandi pubblici.
 

Commissioni di gara e Codice Appalti

Per rispondere a quanti hanno paventato un’eccessiva discrezionalità delle Stazioni Appaltanti, Delrio ha affermato che per le gare di importo inferiore alla soglia comunitaria (5,2 milioni di euro peri i lavori), le stazioni appaltanti possono scegliere dei componenti delle Commissioni giudicatrici. L'ANAC preciserà presto che ciò non significa che potranno scegliere tutta la Commissione.

Si riducono a 25 le opere prioritarie da portare a termine, si ridefiniscono i criteri degli interventi in base alla effettiva utilità e si avvia l'abbattimento dei costi di pari passo con una nuova attenzione alla qualità dei progetti.
 
E' quanto emerge dal 10° Rapporto sulle Infrastrutture strategiche(predisposto dal Servizio studi della Camera e Cresme in collaborazione con Anac, Istat e Cassa Depositi e Prestiti) presentato ieri in Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera alla presenza del Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e del Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.
 

Infrastrutture strategiche: stagione chiusa per la Legge Obiettivo

Il Rapporto monitora le ultime fasi della Legge Obiettivo, ormai abrogata dalnuovo Codice Appalti, e, in continuità con le precedenti edizioni, raccoglie i risultati del monitoraggio sull’attuazione del Programma delle infrastrutture strategiche al 31 marzo 2016.
 
Questo Rapporto negli anni passati aveva segnalato alcune questioni critiche della Legge Obiettivo, come l’aumento esponenziale del numero delle opere strategiche e dei costi, il bassissimo tasso di realizzazione e la mancanza di un indirizzo nelle politiche infrastrutturali, che sono state considerate nel nuovo Codice Appalti.
 
Come ha commentato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, “si chiude così la lunga stagione della legge Obiettivo da cui sono nate opere inutili e senza conti in regola. Con il nuovo corso sulle politiche per le infrastrutture e grazie al varo del nuovo Codice degli appalti, si cambia rotta: si riducono a 25 le opere prioritarie da portare a termine”.
 
Con il 10° Rapporto l’analisi si concentra sullo stato di attuazione delProgramma delle Infrastrutture Strategiche (PIS) formato dalle opere prioritarie, individuate dall’Allegato infrastrutture al DEF 2015, e dalle opere non prioritarie presenti nell’11° Allegato infrastrutture.
 
Il 32% del costo del PIS 2015, pari a 90,1 miliardi di euro, è relativo alle 25 opere prioritarie, che, sulla base delle indicazioni dell’Allegato al DEF 2016, dovrebbero confluire nel primo Documento pluriennale di pianificazione (DPP).  Il restante 68%, pari a 188,8 miliardi di euro, è riconducibile a opere non prioritarie inserite nell’11° Allegato infrastrutture.
 

Opere strategiche: priorità alle infrastrutture su ferro

Il Rapporto evidenzia un nuovo corso rispetto al passato: nella definizione delle opere prioritarie viene data una forte priorità alle infrastrutture ferroviarie, che rappresentano il 46% degli investimenti, e alle metropolitane, cui va il 16,5% degli investimenti, mentre le opere stradali incidono per il 31,5%.
 
Le sei opere ferroviarie, del costo complessivo di 41,4 miliardi di euro, sono finalizzate al potenziamento del sistema ferroviario ad Alta Velocità/Alta Capacità per lo sviluppo dei corridoi europei TEN-T nelle regioni del Nord e del Mezzogiorno. “Le opere su ferro, dunque, non sono più ‘figlie di un dio minore’, ma si dimostrano strategiche a pieno titolo” - ha riferito Realacci.
 
Le opere prioritarie per il potenziamento del trasporto ferroviario metropolitano nelle grandi città sono otto ed hanno un costo complessivo di 14,9 miliardi di euro; 10,1 miliardi riguardano le reti metropolitane delle città di Milano, Roma e Napoli, dove risiedono più di 5 milioni di persone e 4,8 miliardi competono alle reti metropolitane delle città di Torino, Bologna, Firenze, Catania e Palermo, dove risiedono circa 2,7 milioni di abitanti.
 
Le dieci opere stradali, con un costo di 28,4 miliardi di euro, sono costituite da quattro tratte autostradali, localizzate al nord est e sei opere stradali localizzate nelle regioni del Centro (Grosseto-Siena e Quadrilatero Marche-Umbria) e del Mezzogiorno (A3 Salerno-Reggio Calabria, SS 106 Jonica Taranto-Reggio Calabria, SS 640 Agrigento-Caltanissetta e itinerario Sassari-Olbia).
 

Opere strategiche, manutenzione e riqualificazione

Un altro elemento di grande importanza evidenziato nel Rapporto consistenell’aumento del numero dei bandi di gara per le opere pubbliche e lo spostamento verso la manutenzione.
 
E’ degna di nota la rilevanza della manutenzione e della riqualificazionedel patrimonio pubblico che arriva a rappresentare il 74% del mercato (non superava il 47% tra il 2002 e il 2011) con conseguente aumento della dimensione degli appalti per la manutenzione e la gestione dei patrimoni pubblici.
 
Infine il report mette in luce che il processo di revisione, che sta interessando la programmazione e la realizzazione delle infrastrutture, si incrocia conl’esigenza della qualità e della centralità del progetto.

 Integrare le linee guida ANAC sul Codice Appalti con riferimenti agli obblighi contributivi di società di professionisti e società di ingegneria. È la richiesta avanzata, con una lettera al Governo, da Inarcassa, Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, CIPAG, Cassa Italiana Previdenza e Assistenza Geometri, EPAP, Ente di Previdenza ed Assistenza Pluricategoriale, EPPI, Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati.
 

Società di professionisti e società di ingegneria

Le Casse hanno sottolineato che nè il nuovo Codice Appalti nè la bozza delle linee guida dell'Anac contengono un riferimento all’obbligo di versamento del contributo integrativo del 4% da parte delle società di ingegneria e di professionisti all'ente previdenziale di riferimento.  Senza una previsione espressa, i corrispettivi per le attività di queste società potrebbero non essere imponibili, con gravi conseguenze sui bilanci degli enti.
 
Le Casse hanno quindi chiesto di inserire nelle linee guida del Codice Appalti l’obbligo al pagamento del contributo da parte delle società, anche al fine di garantire una uniforme applicazione normativa ed un equilibrato confronto concorrenziale tra i professionisti, indipendentemente dalla forma giuridica con cui esercitano la propria attività.
 
Le Casse hanno anche chiesto di prevedere il potere sostitutivo delle Stazioni Appaltanti, che finora ha consentito alle imprese, ma non ai professionisti, di sanare le inadempienze.
 

Regolarità Contributiva e controlli sulle società di ingegneria

Nella lettera le Casse hanno evidenziato che i servizi di ingegneria devono essere resi sempre sotto la responsabilità di un professionista abilitato, anche nei casi in cui risulti aggiudicataria una società di ingegneria. I professionisti, quindi, devono dimostrare la loro regolarità contributiva mediante il certificato di regolarità contributiva. Secondo le Casse, però, dalla formulazione del nuovo Codice Appalti si evince che i professionisti organizzati in società devono produrre il Durc, come richiesto alle imprese, e non il certificato di regolarità contributiva.
 
Secondo le Casse, poi, bisognerebbe inserire dei controlli a carico delle società di ingegneria, che fin dalla loro costituzione non sono mai sottoposte a processi di vigilanza da parte degli Ordini professionali, né dell’ANAC.
 
Le Casse Tecniche si sono infine rese disponibili a collaborare con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per mettere a punto la banca dati nazionale degli operatori economici.

Ricordiamo che, dopo l’approvazione del Codice Appalti, è prevista l’adozione di una serie di linee guida per la definizione delle norme di dettaglio. Al momento l’Anac, Autorità cui è demandata la predisposizione dei testi, ha messo a punto sette linee guida, tra cui quella per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura.

Corsa ad ostacoli per l’attuazione del nuovo Codice Appalti. Oltre alle linee guida dell’ANAC, alcune già in consultazione, è prevista l’adozione di altri decreti (ministeriali, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri). Si tratta della nuova “soft law”, cioè varie norme di dettaglio invece di un unico regolamento attuativo.
 
In alcune di queste norme attuative, è previsto l’intervento delle Regioni e delle Province Autonome. Lo ha sottolineato Itaca, Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, con un documentoche analizza la portata del D.lgs. 50/2016.
 
Se da una parte la partecipazione degli Enti locali risponderà alle esigenze dei territori, dall’altra bisogna considerare che la riforma costituzionale ha riscritto le competenze delle Regioni. Bisogna quindi capire quanto queste riusciranno ad incidere nella programmazione delle opere strategiche da appaltare e nella definizione delle procedure e soprattutto se riusciranno a farlo senza provocare ritardi nella realizzazione delle infrastrutture.
 

Codice Appalti: Regioni e infrastrutture prioritarie

In base all’articolo 201 del Codice Appalti, le Regioni avranno voce in capitolo nell’adozione degli strumenti di pianificazione e programmazione, in particolare nell’individuazione delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese.
 
Il Codice Appalti stabilisce infatti che il piano generale dei trasporti e della logistica (PGTL) sia adottato ogni tre anni su proposta del Ministero delle Infrastrutture, previa delibera Cipe e acquisito il parere della Conferenza Unificata. Meccanismo simile per il Documento Pluriennale di Pianificazione (DPP) per cui va “sentita” la Conferenza Unificata.
 
Se il coinvolgimento delle Regioni è positivo perché gli Enti conoscono meglio il fabbisogno di infrastrutture nel territorio, bisogna però considerare che la riforma costituzionale ha riscritto l’articolo 117, stabilendo che governo del territorio e infrastrutture strategiche diventano di esclusiva competenza dello Stato. Il contributo delle Regioni, quindi, ci sarà, ma non sarà vincolante. Le norme non impongono infatti l’acquisizione di un parere positivo della Conferenza Unificata, ma solo che il parere sia sentito e valutato nel processo decisionale. Questo dovrebbe garantire che le Regioni espongano le loro ragioni senza provocare ritardi nella programmazione e realizzazione delle opere strategiche.
 

Regioni e altre linee guida del Codice Appalti

L’intervento delle Regioni è previsto anche nell’adozione di altre norme attuative. Nel programma di acquisizioni delle Stazioni Appaltanti e la definizione dei criteri per favorire il completamento delle opere incompiute, il Ministero delle Infrastrutture dovrà ad esempio adottare un decreto previo parere del Cipe e della Conferenza Unificata.
 
La Conferenza Unificata dovrà pronunciarsi anche sul dpcm per la costituzione delle centrali di committenza, sul decreto per la qualificazione delle Stazioni Appaltanti, sulle misure di semplificazione delle gare svolte dalle centrali di committenza e sul funzionamento della Cabina di regia dell’Anac.
 
Con o senza il contributo delle Regioni, si dovrà ora vedere se il Governo rispetterà i tempi per l’adozione di tutte le norme attuative.

Il programma Scuolebelle continua fino al 30 novembre 2016. Con 168 voti favorevoli, 90 contrari e 1 astenuto, il Senato ha approvato il disegno di leggesulla funzionalità del sistema scolastico e della ricerca, di conversione del DL 42/2016.
 

Scuolebelle, in arrivo 64 milioni di euro

Il ddl approvato, che ora deve ricevere il via libera dalla Camera, rifinanzia con 64 milioni di euro il programma Scuolebelle per il ripristino del decoro degli edifici scolastici.
 
Potranno così proseguire gli interventi di ripristino degli edifici scolastici con conseguenze positive non solo sulle condizioni delle scuole, ma anche sull’occupazione del personale che è stato finora impegnato nei lavori.
 
Si dà quindi seguito alle intenzioni del Governo che, oltre alla proroga, sta pensando ad una messa a regime del programma e che all’inizio dell’anno aveva manifestato la volontà di tutelare i livelli occupazionali di quanti sono impegnati nel programma.
 

Programma Scuolebelle e edilizia scolastica

il programma Scuolebelle è il capitolo del Programma di edilizia scolastica del Governo che riguarda gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionaledegli edifici scolastici.
 
Per la realizzazione delle opere il Miur versa gli importi direttamente alle scuole. I dirigenti scolastici poi ordinano gli interventi bandendo delle gare di appalto.
 
Nel 2014 sono state coinvolte 7.235 scuole, con un finanziamento di 150 milioni di euro. Per il 2015 la Legge di Stabilità ha stanziato 130 milioni di euro. In base alle risorse disponibili le attività si sarebbero fermate il 31 marzo 2016, lasciando dal primo aprile senza lavoro un gran numero di addetti. Col nuovo stanziamento il programma continuerà invece fino a fine novembre. 

Sono a quota 6 su 15 i Patti per il Sud siglati da Governo e Regioni o Città Metropolitane. Si tratta degli accordi bilaterali previsti dal Masterplan per il Mezzogiorno presentato alla fine del 2015 per la realizzazione di una serie di interventi di sviluppo.
 
I patti mettono insieme risorse già assegnate con precedenti strumenti di programmazione o disponibili, provenienti da Por e Pon 2014-2020, Fondo di sviluppo e coesione (Fsc), Piani di azione e coesione (Pac) e Programmi ordinari di convergenza (Poc) e consentono di spenderli subito per progetti che le Regioni o le Città metropolitane hanno individuato come “prioritari”.
 
Gli accordi firmati finora con le Regioni Campania, Calabra e Basilicata e con le Città Metropolitane di Catania, Palermo e Reggio Calabria impegnano complessivamente poco più di 20 miliardi di euro e riguardano prevalentemente infrastrutture di trasporto, opere di messa in sicurezza antisismica o contro il dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, beni culturali e riqualificazione urbana.
 

I Patti per il Sud in Campania

La prima a sottoscrivere il programma di rilancio con il Governo è stata la regione Campania, che potrà spendere circa 9,5 miliardi di euro.
 
Oltre all’avvio e al completamento di interventi per la realizzazione e il miglioramento delle infrastrutture di trasporto, il piano prevede iniziative per la gestione dei rifiuti, la messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico, la bonifica di ex aree industriali e una serie di piani di sviluppo produttivo.
 

I Patti per il Sud in Calabria

Con una disponibilità di 4,9 miliardi di euro, il patto della Calabria finanzierà in primo luogo la messa in sicurezza del territorio con interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico e di erosione costiera, le bonifiche, l’antisismica e i sistemi depurativi.
 
Saranno poi effettuati interventi a sostegno della portualità, del sistema aeroportuale e della mobilità sostenibile, ma anche dell’edilizia scolastica e sanitaria.
 

Il Patto per Reggio Calabria

La Città Metropolitana di Reggio Calabria avrà a disposizione 410 milioni di euro da spendere per infrastrutture e mobilità sostenibile, ambiente, sviluppo economico, istruzione, lavoro, turismo e cultura, sicurezza. Si tratta di piccoli interventi che non superano l’importo di un milione di euro.
 

I patti per il Sud in Basilicata

Il patto siglato tra Governo e Regione Basilicata mette a disposizione poco più di 4 miliardi di euro che saranno spesi prevalentemente per le infrastrutture ferroviarie e stradali, ma anche per gli investimenti sulla banda larga, scuola digitale e cartella sanitaria elettronica.
 
Ci saranno inoltre la messa a norma dei depuratori e una serie di investimenti (50 milioni complessivi) per Matera, che nel 2019 sarà capitale europea della cultura.
 

Il Patto per Catania

La Città Metropolitana di Catania potrà spendere 739 milioni di euro totali. La parte maggiore del finanziamento andrà agli interventi di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e agli impianti di depurazione. Un’altra quota consistente sarà destinata alle infrastrutture di trasporto ed energetiche, al turismo e alla valorizzazione dei beni culturali.
 

Il Patto per Palermo

La Città Metropolitana userà quasi tutti i 770 milioni di euro disponibili grazie al pattoper la nuova rete tranviaria e la messa in sicurezza di strade e ponti. Le altre risorse saranno ripartite tra cultura e turismo, la riqualificazione dei centri storici e l’edilizia scolastica.
 

I prossimi step dei Patti per il Sud

Entro giugno saranno sottoscritti anche i Patti con Puglia, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Molise, Napoli, Bari, Cagliari e Taranto.

Le risorse disponibili saranno assegnate con una delibera del Cipe, che indicherà anche i meccanismi per il trasferimento e i casi di revoca dei finanziamenti. Regioni e Città Metropolitane dovranno inoltre condurre delle verifiche periodiche sullo stato di attuazione e valutare eventuali necessità di rimodulazione degli accordi.

Va rapidamente superato il ritardo italiano nell'innovazione digitale dell'edilizia attraverso una strategia nazionale che sfrutti appieno le opportunità offerte dal Building Innovation Modeling (BIM) incentivando la formazione e l’acquisizione di un’adeguata strumentazione.  
 
A dichiararlo il presidente dell’Ance Claudio De Albertis nel corso dell’audizione alla commissione Attività Produttive della Camera sulla “Rivoluzione industriale 4.0”.
 

BIM: i vantaggi per l’edilizia italiana

Ance ha sottolineato l’importanza per l’edilizia italiana di superare la “parcellizzazione di compiti e responsabilità” gestendo la complessità del processo produttivo grazie ai moderni sistemi informatici come il BIM.
 
De Albertis ha infatti messo in luce che “in questo modo, tutti gli aspetti di rilievo dell’opera, dalla geometria, ai prodotti da costruzione, ai costi nonché alle specifiche riguardanti la realizzazione, possono essere rappresentati e soprattutto forniti in qualunque momento agli operatori interessati sfruttando la velocità e la immaterialità della comunicazione all’interno del processo progettuale, realizzativo e manutentivo”.
 
Inoltre utilizzando la tecnologia BIM si può monitorare in tempo reale le condizioni di utilizzo e risposta dell’opera, per l’intera vita utile della costruzione e in particolare in fase di gestione-manutenzione. Così facendo si riducono i tempi di realizzazione dell’opera e i costi e si minimizzano le occasioni di errore a livello progettuale/costruttivo, con una conseguente maggiore rispondenza dell’opera alle esigenze della Committenza.
 
L’Ance ha sottolineato quanto il “BIM sia sinonimo di interoperabilità, oltre che di ottimizzazione di processo”. Per questo suggerisce di "eliminare le asimmetrie di utilizzo, facendo in modo che tanto dal lato della committenza, quanto da quello delle imprese, vi sia un linguaggio comune con il quale dialogare”.
 

BIM: il ritardo italiano  

Il presidente De Albertis ha però denunciato il ritardo italiano nell’adozione del BIM, sia dal lato impresa che da quello committenza. 
Un’indagine dell’Ance all’interno del proprio sistema associativo ha infatti evidenziato come il 70% delle Associazioni territoriali possiede una conoscenza di base sul BIM, ma solo una minima parte lo utilizza realmente. Inoltre la committenza, sia pubblica che privata, ha una conoscenza del BIM molto bassa o addirittura nulla per il 76%delle realtà territoriali.
 

Rivoluzione BIM: possibile con una strategia nazionale

Per l’Ance la ‘rivoluzione BIM’ è possibile se si assicura l’utilizzo del BIM da parte della committenza, dei soggetti appaltanti, dei progettisti, dei fornitori di materiali, e in generale di tutti gli operatori che intervengono nel processo edile, attraverso una strategia nazionale da adottare a livello governativo.
 
De Albertis ha dichiarato a proposito: “Bisogna non solo fissare percorsi o roadmap di obblighi legislativi, ma anche investire economicamente sul BIM per accompagnare e sostenere la transizione del mondo produttivo in una fase delicata come è quella di uscita dalla fase di crisi”.
 
Ance infatti condivide il principio che il nuovo Codice degli appalti stabilisce, ovvero la previsione di un percorso di graduale introduzione del BIM negli appalti pubblici, attraverso la leva della facoltatività e della premialità per le stazioni appaltanti che lo utilizzeranno.
 
Il presidente Ance infatti fa notare:  “L’obbligatorietà a breve termine sarebbe stata vissuta come una forzatura foriera di costi non indifferenti per le imprese e la committenza; di contro, un iter graduale è in grado di assicurare un migliore coinvolgimento di tutti gli operatori”.
 
Per definire una strategia nazionale è necessario prevedere investimenti per la digitalizzazione del settore edile e accrescere il livello formativo dei soggetti coinvolti.
 
De Albertis quindi esplicita la ricetta dell’Ance: “Serve una strategia italiana che definisca le linee di indirizzo, le modalità di monitoraggio della loro attuazione, e preveda anche adeguati stanziamenti di risorse per l’innovazione digitale dell’intera filiera. Occorrono incentivi mirati alla formazione ed alla acquisizione delle strumentazioni hardware e software necessarie per operare con la metodologia BIM. I costi connessi sono un ostacolo già in partenza, soprattutto per le realtà meno strutturate”.
 
“Occorrono risorse per la formazione del personale estesa a tutti i livelli: dal progettista alle imprese di costruzione, delle stazioni appaltanti ai fabbricanti dei materiali” ha concluso il presidente Ance. 

Sono 107 gli edifici scolastici da ristrutturare o costruire nell'ambito del piano investimenti dell’Inail per le opere ad elevata utilità sociale.
 
Questo il punto della situazione descritto martedì scorso nel corso dell’incontro tra la Struttura di Missione per l’edilizia scolastica e oltre 80 Comuni.
 

Investimenti Inail per le scuole

Le 107 le scuole finanziate dall’Inail saranno successivamente locate a canone agevolato agli Enti Locali.
 
Gli interventi sono stati suddivisi in 3 tipologie:
- “tipo A” quelli in cui l’appalto è già stato assegnato dall’ente locale;
- “tipo B”, progetti appaltabili per la costruzione di nuovi edifici;
- “tipo C”, progetti appaltabili per la ristrutturazione di edifici esistenti.
 
Presto quindi partiranno gli interventi per la "tipologia A". Per ogni intervento sarà stipulato un contratto preliminare di compravendita, soggetto alla condizione sospensiva del completamento della costruzione dell'immobile. Il pagamento avverrà per l'89% alla firma del contratto definitivo; per il 3% alla trascrizione del contratto; per il 3% all'accatastamento dell’immobile e per l'ultimo 5% all'agibilità da parte dell'ente ed al "collaudo Inail".
 

Edilizia scolastica: ok al rent to buy

Per la compravendita degli edifici sarà possibile utilizzare la formula del rent to buy; in questo caso alla rata di canone si aggiungerà una rata di riscatto da contrattare con l’Istituto.
 
Sarà anche possibile passare dalle tipologie B e C a quella A, purché l'ente si faccia carico del finanziamento e dell'appalto.
 
Le procedure amministrative per gli interventi di nuova costruzione o ristrutturazione (classificati tipo B e C) saranno avviate a scaglioni entro il 2016 e il 2017. Gli enti collocati nelle suddette tipologie dovranno attendere qualche mese per ricevere la comunicazione ufficiale da parte dell’Inail.
 
Infine Italiasicura specifica che il 3% del canone di locazione potrebbe essere ridotto ove l'ente si faccia carico della manutenzione straordinaria.
 

Piano d’investimenti Inail per le opere di pubblica utilità

Ricordiamo che attraverso questa iniziativa l’Inail sta finanziando lavori di completamento di nuovi edifici,  progetti immediatamente cantierabili riguardanti nuove costruzioni e la messa a norma di edifici esistenti, tra cui le strutture scolastiche.
 
L’iniziativa riguarda anche residenze universitarie, strutture sanitarie e assistenziali, uffici pubblici e altri immobili destinati a utilizzo con finalità sociali.
 
L’Inail, che acquista gli immobili oggetto di intervento, si fa carico dei costi dell’operazione richiedendo alle Amministrazioni di corrispondere un canone ad un tasso di interesse pari al 3% del costo complessivo dell’opera. 
 
Secondo il report fatto dall’Inail attualmente sono 199 tutti gli interventi di utilità sociale finanziati dall’Istituto.

Limite del 30% al subappalto, maggiore tutela della concorrenza nelle gare sotto soglia, anticipazione del 20% del prezzo e revisione del sistema di qualificazione delle imprese. Sono i punti del nuovo Codice Appalti su cui le Commissioni Lavori Pubblici del Senato e Ambiente della Camera hanno accolto le richieste degli addetti ai lavori.
 
Ecco come cambieranno queste materie se il Governo recepirà le modifiche suggerite dal Parlamento.
 

Subappalto

Il subappalto non potrà superare la quota del 30% dell’importo complessivo del contratto di lavori. Ad ogni modo, il vincitore di una gara potrà ricorrere al subappalto solo se la Stazione Appaltante avrà previsto questa chance a monte, cioè nel bando.
 
Il limite del 30% si applicherà a tutti i lavori, non solo alle categorie superspecialistiche, come inizialmente previsto dal nuovo Codice.
 
La mancanza di un tetto al subappalto non lasciava contente le imprese e anche l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) aveva messo in guardia dai rischi della totale deregulation. D’altro canto, né le direttive europee né la legge delega (Legge 11/2016) prevedevano l’introduzione di limiti, quindi la previsione di regole aggiuntive avrebbe violato il divieto di gold plating, in base al quale non si possono introdurre norme più severe di quelle comunitarie. La situazione è stata però risolta dal Consiglio di Stato secondo il quale in circostanze eccezionali si può derogare a questo divieto.
 

Concessioni

Nelle concessioni di importo superiore a 150 mila euro, l’80% dei lavori dovrà essere affidato con gara e il 20% potrà andare alle società in house. Fin qui niente di nuovo, ma il parere del Parlamento introduce delle multe per chi non rispetterà questo limite.
 
Se i contenuti del Parere saranno recepiti nel nuovo Codice Appalti, l’Anac dovrà vigilare sul rispetto delle soglie 80% – 20% seguendo modalità che saranno indicate in apposite linee guida da emanare entro 90 giorni dall’approvazione del Codice.
 
I trasgressori dovranno riequilibrare la situazione nell’anno successivo. Se non lo faranno e se verrà accertato lo sforamento del limite per due anni consecutivi, l’impresa titolare della concessione pagherà una multa pari al 10 % dell’importo complessivo dell’appalto.
 

Appalti sotto la soglia UE

Nelle gare di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro dovranno essere consultati almeno cinque operatori. La versione attuale del Codice ne prevede tre. Tra i 150 mila euro e un milione di euro si userà la procedure ristretta, previa consultazione di almeno dieci operatori, o la procedura aperta.
 
Il criterio di aggiudicazione al massimo ribasso si potrà usare solo per le gare di importo fino a 150 mila euro. La versione iniziale del Codice Appalti aveva invece fissato la soglia a un milione di euro.
 

Anticipazione 20% del prezzo

Le Commissioni caldeggiano la reintroduzione dell’anticipazione del 20% del prezzo a favore delle imprese. L’importo verrà calcolato sul valore stimato dell’appalto e sarà corrisposto all’appaltatore entro quindici giorni dall’effettivo inizio dei lavori.
 
L’erogazione dell’anticipazione è subordinata alla costituzione di garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa di importo pari all'anticipazione maggiorato del tasso di interesse legale applicato al periodo necessario al recupero dell'anticipazione secondo il cronoprogramma dei lavori.
 
Senza l’intervento di modifica del Parlamento, la norma che consente l’anticipazione del 20% del prezzo scadrebbe il 31 luglio 2016.
 

Rating delle imprese

Entro tre mesi dall’entrata in vigore del Codice l’Anac approverà delle linee guida per la qualificazione delle imprese. Saranno definiti requisiti reputazionali valutati sulla base di indici qualitativi e quantitativi, oggettivi e misurabili, ma anche sulla base di accertamenti per misurare la capacità strutturale e di affidabilità dell’impresa.
 
Le nuove linee guida manderanno in pensione il sistema di qualificazione Soa.

 Il Parlamento accoglie le richieste di modifica del nuovo Codice Appalti avanzate dai progettisti. Incentivi per i giovani che partecipano ai concorsi di progettazione, obbligo di affidare con gara i servizi di ingegneria e architettura oltre i 100 mila euro, compensi determinati sulla base del Decreto Parametri ed eliminazione della cauzione a corredo dell’offerta sono le modifiche suggerite dalle Commissioni Lavori Pubblici del Senato e Ambiente della Camera, che dovranno ora essere recepite dal Governo.
 

Concorsi di progettazione col nuovo Codice Appalti

Il nuovo Codice Appalti, lo ricordiamo, introduce il concorso di progettazione come strumento da adottare in caso di interventi complessi o di particolare rilievo dal punto di vista architettonico o paesaggistico. Se le modifiche introdotte dal Parlamento saranno accolte, dopo la prima fase di presentazione delle proposte, saranno scelti al massimo dieci soggetti, progettisti singoli o a gruppi, che parteciperanno alla seconda fase in cui sarà redatto il progetto definitivo.
 
Sul totale dei partecipanti, almeno tre dovranno essere iscritti agli Albi professionali da meno di cinque anni. A loro verrà corrisposto un rimborso spese pari al 50% degli importi previsti per le spese tecniche. Per gli altri professionisti il rimborso spese sarà pari al 25%.
 
Rispetto all’impostazione iniziale si pone un limite alle proposte che possono accedere alla seconda fase, si incentiva la partecipazione dei giovani progettisti e si introduce l’obbligo del rimborso spese.
 

Nuovo Codice Appalti e servizi di progettazione sotto la soglia UE

I servizi di ingegneria e architettura di importo compreso tra 40 mila e 100 mila euro potranno essere affidati con procedura negoziata, invitando almeno cinque operatori. Sopra i 100 mila euro si dovrà ricorrere alla procedura aperta o ristretta.
 
È stato quindi abbassato il tetto che fa scattare l’obbligo di bandire una gara ad evidenza pubblica. Nella versione iniziale il limite era 209 mila euro, ma i progettisti avevano lamentato che in questo modo si sarebbe sottratto alle gare il maggior numero degli affidamenti.
 

Compensi e DM Parametri nel nuovo Codice Appalti

I compensi dei professionisti da porre a base di gara dovranno essere determinati secondo il Decreto Parametri (DM 143/2013). L’obbligo non era invece previsto dalla versione iniziale, in base alla quale il Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, avrebbe approvato le tabelle dei corrispettivi, che sarebbero poi state utilizzate a discrezione delle stazioni appaltanti.
 
I professionisti hanno però ricordato che i criteri per la determinazione dei compensi sono stati fissati dal Decreto Parametri. L’anno scorso inoltre l’Anac ha ribadito l’obbligo di rifarsi a quanto previsto dal DM per fissare i compensi da porre a base di gara. 
 

Cauzione a corredo dell'offerta nel nuovo Codice Appalti

Per i servizi di progettazione, redazione del piano di sicurezza e coordinamento e per i compiti di supporto alle attività del Responsabile unico del procedimento (RUP) non si dovrà versare la cauzione a corredo dell’offerta pari al 2% del prezzo base indicato nel bando.
Viene quindi operata una differenziazione tra i servizi di ingegneria e architettura e gli appalti di servizi in generale. Il Parlamento ha quindi accolto le richieste dei progettisti, che avevano da subito giudicato la cauzione un onere inutilmente gravoso, soprattutto per gli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria di importo inferiore alla soglia comunitaria (209mila euro). 

Un periodo transitorio della durata massima di due anni in cui, per non creare vuoti normativi, il vecchio regolamento del 2010 resterà in vigore fino all’adozione dei nuovi decreti attuativi. Lo suggerisce ilConsiglio di Stato nel parere rilasciato venerdì sulla bozza del nuovo Codice Appalti
 
Il CdS ha anche chiesto di garantire la netta separazione tra la fase di progettazione ed esecuzione delle opere, garantire l’offerta economicamente più vantaggiosa nei servizi intellettuali e rivedere le discipline dell’avvalimento e qualificazione delle imprese.
 

Periodo transitorio e regolamenti attuativi del nuovo Codice Appalti

Dal momento che molteplici decreti attuativi dovranno sostituire l’attuale regolamento, il Consiglio di Stato raccomanda di non abrogarlo subito perché così si creerebbe un vuoto normativo poco gestibile.
 
Il suggerimento è di  mandarlo in pensione solo dopo l’approvazione dei singoli decreti attuativi, ma comunque non oltre i due anni dall’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti.
 
Se da una parte si vuole creare un passaggio poco traumatico dalle vecchie alle nuove regole, dall’altra il CdS mette dei paletti temporali. Per l’attuazione del Codice sono stati infatti censiti cinquanta decreti attuativi. Un numero che desta la preoccupazione del Consiglio di Stato e che per essere completato potrebbe richiedere diverso tempo.
 
L’ipotesi del periodo transitorio è stata ventilata anche dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, che nei giorni scorsi ha proposto di far restare in vigore il vecchio regolamento per circa tre mesi, fino all’adozione della regolamentazione di dettaglio.
 
Il Consiglio di Stato ha poi raccomandato che i decreti attuativi siano raccolti in testi unici da ciascuna Autorità competente, in particolare Anac e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit).
 

Fasi e requisiti di gara nel nuovo Codice Appalti

Il nuovo Codice Appalti separa la fase di progettazione delle opere, cui è attribuito un ruolo centrale, da quella di esecuzione. Il Consiglio di Stato ha però sottolineato che questa impostazione potrebbe essere elusa con contratti atipici di partenariato pubblico-privato.
 
Il CdS ha chiesto che il criterio di aggiudicazione con offerta economicamente più vantaggiosa sia garantito per tutti i servizi a contenuto intellettuale.
 
È stata giudicata positivamente l’ammissione dell’avvalimento plurimo, frazionato, e infra-ATI. Secondo il CdS bisognerebbe però prevedere l’introduzione del contratto di avvalimento e  spiegare in dettaglio perchè è stato vietato per gli appalti nel settore dei beni culturali.
 
Il Consiglio di Stato ha infine chiesto che l’Anac curi la revisione del sistema Soa e che, in generale, le regole di qualificazione siano indicate in modo chiaro e univoco nel Codice e nei regolamenti attuativi.

Prorogato fino al 30 novembre 2016 il programma Scuole Belle. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto legge 42/2016, approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri, che rifinanzia il piano straordinario per il ripristino del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici.
 
Il decreto autorizza una spesa di 64 milioni di euro per il 2016 per assicurare la prosecuzione degli interventi di ripristino degli immobili che si trovano in condizioni non decorose.
 
Viene così messo nero su bianco l’impegno del Governo di salvaguardare i posti di lavoro degli operatori impegnati nel ripristino del decoro e della funzionalità di molte scuole.
 
Alle dichiarazioni era poi seguito un accordo siglato da Governo e sindacati Cgil, Cisl e Uil. In quella sede l’Esecutivo aveva annunciato che avrebbe messo a disposizione del Ministero dell’Istruzione , dell’Università e delle ricerca (Miur) un mix di fondi per consentire la prosecuzione delle attività.
 

Il programma Scuolebelle

Ricordiamo che il programma Scuolebelle è il capitolo del Programma di edilizia scolastica del Governo che riguarda gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale degli edifici scolastici.
 
Per la realizzazione delle opere il Miur versa gli importi direttamente alle scuole. Sono poi i dirigenti scolastici ad ordinare gli interventi attraverso gli appalti.
 
Nel 2014 sono state coinvolte 7.235 scuole, con un finanziamento di 150 milioni di euro. Per il 2015 la Legge di Stabilità ha stanziato 130 milioni di euro. In base alle risorse disponibili le attività sarebbero durate fino ad oggi e le aziende avrebbero dovuto poi licenziare gli operatori impegnati nelle attività di ripristino. Con il nuovo finanziamento il programma continuerà anche nel 2016 e potrebbe poi essere valutata una soluzione a regime.

Per sottoscrivere contratti di appalto sarà sufficiente aver presentato la domanda di iscrizione nelle white list. Lo ha chiarito ilMinistero dell’Interno, che con la circolare 25954/2016 ha risposto alle richieste dell'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) secondo la quale i ritardi registrati nelle procedure di iscrizione e la fine del periodo transitorio possono danneggiare le imprese in regola.
 
Non sarà quindi necessario attendere che l’iscrizione sia andata a buon fine per permettere alle imprese di partecipare alle gare e firmare i contratti. In caso di diniego, le Stazioni Appaltanti potranno sempre annullare le aggiudicazioni e recedere dai contratti.
 

Le norme sulle white list

Ricordiamo che l’articolo 1, comma 53 della Legge 190/2012 definisce le attività considerate a rischio di infiltrazione criminale. Si tratta di:
a) trasporto di materiali a discarica per conto di terzi;
b) trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto di terzi;
c) estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti;
d) confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume;
e) noli a freddo di macchinari;
f) fornitura di ferro lavorato;
g) noli a caldo;
h) autotrasporti per conto di terzi;
i) guardianìa dei cantieri.
 
Le imprese operanti in questi settori per partecipare alle gare d’appalto devono essere iscritte nelle white list tenute dalle Prefetture. L’iscrizione attesta la regolarità dell’impresa, che deve essere accertata dalla Stazione Appaltante anche attraverso la consultazione della Banca Dati nazionale unica Antimafia.

Il Decreto semplificazioni (DL 90/2014) ha fissato un periodo transitorio in cui è possibile partecipare alle gare, e quindi sottoscrivere contratti di appalto, dopo aver presentato domanda di iscrizione, quindi anche prima che l’iscrizione sia andata a buon fine. In base al Codice Antimafia (D.lgs. 159/2011), le Stazioni Appaltanti che stipulano contratti con imprese che hanno fatto domanda, ma non ancora iscritte nelle white list, devono informare le Prefetture e, in caso di diniego dell’iscrizione, possono annullare le aggiudicazioni, recedere dai contratti e revocare tutte le autorizzazioni.
 
In base al DL 78/2015, questo periodo transitorio è scaduto il 7 gennaio 2016. Nel frattempo il sistema di iscrizione non si è velocizzato, creando una situazione di incertezza degli operatori, tanto che l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) ha chiesto un chiarimento sul tema.
 

White list, basta la domanda di iscrizione

Il Ministero dell’Interno ha quindi spiegato che per evitare un “pregiudizio patrimoniale” alle imprese in attesa dell’iscrizione, è possibile tornare allasituazione vigente prima del 7 gennaio 2016. Questo significa che, prima di stipulare il contratto, la stazione appaltante dovrà accertare che l'impresa abbia assolto l'onere di richiedere l'iscrizione. Una volta fatta questa verifica, dovrà consultare la Banca dati Antimafia. Da questo momento decorreranno i trenta giorni di silenzio assenso dopo i quali le imprese potranno sottoscrivere i contratti.

L’edilizia convenzionata non va sempre di pari passo con costruzioni anonime e relegate ai margini delle città. Realizzare edifici popolari, destinati a ospitare famiglie a basso reddito, ha implicazioni sociali che si estendono a tutto il tessuto urbano.
 
Negli anni non solo le Amministrazioni, ma anche architetti famosi si sono interessati al tema dell’edilizia sociale. In alcuni casi gli edifici realizzati sono diventati delle icone o delle good practice di sostenibilità e conciliazione dei ritmi vita-lavoro. In altri non è stato raggiunto l’obiettivo di integrazione sperato.

Ecco degli esempi di famosi edifici residenziali realizzati a partire dal secondo dopoguerra ad oggi.
 

Unité d'Habitation a Marsiglia

È stata progettata dall'architetto svizzero Le Corbusier, che nel secondo dopoguerra ha messo in pratica i suoi studi sul modo di concepire lo spazio abitativo collettivo.

La struttura riflette la sua visione di architettura e urbanistica in cui la singola unità abitativa, intesa come cellula di un insieme, si estende all'edificio, al quartiere e all'intero ambiente costruito.
 

Hundertwasserhaus a Vienna

L’edificio di case popolari, costruito nel 1985 a Vienna dall'architetto e artista Friedensreich Hundertwasser, è partito dall’idea di portare allegria nelle abitazioni di famiglie meno abbienti ed è diventato una vera e propria attrazione turistica.

Il complesso non ha spigoli vivi e le facciate sono dipinte con colori vivaci e decorate con ceramiche. Su ogni terrazza sono presenti giardini pensili.
 

Quinta Monroy a Iquique – Cile

Il complesso è stato progettato nel 2003 dall’architetto cileno Alejandro Aravena sulla base di un programma governativo.

Le costruzioni hanno risolto la situazione di cento famiglie che occupavano abusivamente una zona centrale della città di Iquique, dando loro la possibilità di non spostarsi dal luogo in cui vivevano da generazioni.
 

Progetto di social housing a Monterray – Messico

È stato realizzato nel 2010 su progetto dello studio Elemental, di cui fa parte l’architetto cileno Alejandro Aravena, che si è successivamente aggiudicato il premio Pritzker Prize per l’impegno sociale in architettura.

Date le condizioni sociali e di densità urbana in cui il complesso si doveva inserire, è stato riproposto lo schema utilizzato a Iquique con delle variazioni per le differenti condizioni climatiche.
 

Edificio Mirador a Madrid

È stato progettato dallo studio di architettura olandese MVRDV in collaborazione con Blanca Lleò e terminato nel 2005.

Il palazzo si trova a nord di Madrid e il suo obiettivo, oltre l’integrazione di diversi gruppi sociali, è rompere la monotonia dei nuovi quartieri residenziali.
 

Talponia a Ivrea – Torino

Si trova nel Complesso Olivetti dove, già a partire dal 1926, furono costruite delle abitazioni per i dipendenti. Tra il 1969 e il 1975 è stata realizzata l’unità residenziale Ovest, conosciuta come Talponia, su progetto degli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola.

L’edificio, realizzato su due livelli con pianta semicircolare, mira al rapporto con la natura. Tutto lo stabile è attraversato da una passeggiata pedonale, gli appartamenti sono affacciati sul bosco e all’ultimo livello c’è un terrazzo giardino.
 
Accanto ad esempi riusciti, che hanno saputo conciliare esigenze estetiche, sociali e di integrazione, ce ne sono altri controversi.
 

Corviale a Roma

Conosciuto anche come “Il Serpentone”, l’edificio è di proprietà dell’Ater, ex istituto autonomo case popolari, ed è stato realizzato nel 1972 su progetto dell’architetto Mario Fiorentino.

Doveva rappresentare un modello di sviluppo abitativo in netto distacco dallo sviluppo urbanistico di Roma, ma per molti anni ha vissuto nel degrado. Nel 2015 l'Ater di Roma e la Regione Lazio hanno bandito il concorso “Rigenerare Corviale” per dare nuova vita e riqualificare il complesso, vinto dallo Studio Insito.
 

Gropiusstadt a Berlino

Gropiusstadt è una vera e propria città satellite progettata negli anni ’70 dall’architetto Walter Gropius e finanziata da cooperative edilizie.

L’idea da cui è partito il progetto è quello della città satellite autosufficiente appartenente alle correnti del Funzionalismo. Le teorie non hanno trovato riscontro nella realtà e il quartiere è stato per anni simbolo di degrado e problemi sociali.
 

Centro residenziale Sidi Othman a Casablanca – Marocco

È stato progettato nel 1952 dall'architetto svizzero André Studer e si inserisce nel Piano di espansione di Casablanca iniziato negli anni ’50. Il complesso doveva ospitare persone che si riversavano nella città per sfuggire a situazioni di povertà, quindi la progettazione ha tenuto conto della loro scarsa propensione alla pianificazione forzata delle case popolari e ha introdotto alloggi ruotati di 45° rispetto alla linea del complesso e sfalsate in modo che nessuna di esse si trovasse perfettamente in linea con le altre.

Oggi l’edificio ha subito delle modifiche da parte dei singoli abitanti, che hanno effettuato interventi spontanei, frutto della stratificazione della vita quotidiana.
 

Chiarire meglio quando si può fare ricorso all’avvalimento e quando, invece, la tipologia dei lavori esclude questa chance per non lasciare troppo potere discrezionale alle Stazioni Appaltanti. È quanto emerso durante l’audizione alla Camera sul nuovo Codice Appalti di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che ha giudicato necessario un maggiore coordinamento delle norme.
 
La bozza di decreto dedica un articolo alla materia che però getta solo le basi fondamentali. Altri aspetti, come la definizione precisa dei casi esclusi, sono rimessi all’emanazione di un decreto ad hoc del Ministero delle infrastrutture o alle scelte discrezionali delle Stazioni Appaltanti. Un altro aspetto su cui Cantone ha espresso delle critiche, giudicando “troppi” i decreti attuativi previsti dal nuovo Codice Appalti.
 

Avvalimento nel nuovo Codice Appalti

L’avvalimento, lo ricordiamo, è la possibilità che un soggetto possa avvalersi dei requisiti economici, finanziari o tecnico-professionali di un altro operatore (professionista o impresa) per essere considerato idoneo a partecipare ad una gara d’appalto.
 
Per quanto riguarda i titoli di studio, quelli professionali e le esperienze professionali pertinenti, si può fare affidamento sulle capacità di altri soggetti solo se questi eseguono direttamente i lavori o i servizi.
 
Concorrente e ausiliario sono responsabili in solido nei confronti della Stazione Appaltante per le prestazioni previste dal contratto. Il contratto è eseguito dal soggetto che partecipa alla gara, mentre l’ausiliario può assumere il ruolo di subappaltatore nei limiti dei requisiti prestati.
 

Avvalimento, casi di esclusione nel nuovo Codice Appalti

Il nuovo Codice Appalti prevede dei casi di esclusione, in cui l’avvalimento è vietato, alcuni a discrezione delle Stazioni Appaltanti, altri tassativi.
 
Negli appalti di lavori, appalti di servizi e operazioni di posa in opera o installazione, le stazioni appaltanti possono prevedere nel bando documenti di gara che taluni compiti essenziali siano direttamente svolti dall’offerente. Si tratta di una previsione che presuppone un certo grado di discrezionalità in merito a cosa si intenda per compito essenziale. Qualche chiarimento in più potrebbe arrivare con le linee guida dell’Anac, ma nel frattempo la situazione resterebbe incerta.
 
L’avvalimento non è ammesso neanche se, per la realizzazione delle opere, sono necessari lavori o componenti di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica quali strutture, impianti e opere speciali di valore superiore al 15% dell’importo totale dei lavori.
 
Se questa è la regola generale, per definire nel dettaglio l’elenco di queste opere si dovrà attendere un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture.
 
L’avvalimento non è infine ammesso per soddisfare il requisito di iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali, condizione che assicura il corretto smaltimento dei rifiuti.

Efficientamento energetico e lotta ai cambiamenti climatici sono ambiti in cui è utile il ricorso agli appalti pre-commerciali. Lo ha affermato l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che col comunicato del 9 marzo 2016 è intervenuta per spiegare alle Amministrazioni quando questo strumento è possibile e realmente efficace.
 
Il chiarimento è essenziale dato che questi contratti non devono sottostare alle regole del Codice Appalti, anche se comunque devono rispettare i principi generali di apertura, non discriminazione, economicità, efficacia, concorrenza, parità di trattamento e imparzialità, trasparenza e pubblicità e proporzionalità.
 
Sull’efficacia degli appalti pre-commerciali si è espressa anche la Commissione Europea, che già dal 2007 ha esortato i Paesi membri a sfruttare meglio questo strumento, considerato come stimolo per l’innovazione.
 

Cosa sono gli appalti pre-commerciali

Gli appalti pre-commerciali sono finalizzati alla conclusione di contratti di ricerca e sviluppo e vengono attivati prima della commercializzazione del prodotto. Sostanzialmente servono allo sviluppo di soluzioni innovative, non presenti sul mercato, e alla produzione di quantità limitate di prodotti o servizi sperimentali per risolvere un problema irrisolto e tecnologicamente complesso posto dall’acquirente pubblico.
 
Questi appalti prevedono che il rischio e i benefici siano suddivisi tra committente pubblico e imprese, che ci sia un cofinanziamento da parte delle imprese aggiudicatarie e la clausola di non esclusiva, in base alla quale la stazione appaltante non si riserva l’uso esclusivo dei risultati derivanti dalle attività di ricerca e sviluppo.
 
Un altro elemento caratterizzante è l’obiettivo aleatorio, cioè la mancanza di certezza dell’effettiva riuscita della ricerca.
 

Quando si può ricorrere agli appalti pre-commerciali

Secondo la normativa in vigore, gli appalti pre-commerciali possono essere utilizzati per lo sviluppo delle comunità intelligenti, la produzione di beni pubblici rilevanti, la rete abanda ultralarga, fissa e mobile, la valorizzazione digitale dei beni culturali e paesaggistici, la sostenibilità ambientale, i trasporti e la logistica, la difesa e la sicurezza.
 
A questi casi l’ANAC ha aggiunto l’ambito sanitario, quello dell’efficientamento energetico e della lotta contro i cambiamenti climatici.
 

Appalti pre-commerciali, quando sono vietati

Il ricorso agli appalti pre-commerciali non è consentito quando:
- l’appalto è finalizzato in prevalenza all’acquisto di forniture o lavori di ricerca e sviluppo e l’oggetto della prestazione è rappresentato dallo svolgimento di attività di ricerca e sperimentazione;
- il valore dei prodotti oggetto delle attività di ricerca è superiore al 50% del valore dell’appalto del servizio di ricerca e sviluppo;
- quando l’Amministrazione pone una clausola di utilizzo esclusivo dei prodotti sviluppati con la ricerca. 

In arrivo 10 milioni di euro di mutui agevolati per la riqualificazione degli impianti di scherma o per l’acquisto di nuovi immobili dedicati a tale attività.
 
Questo quanto previsto dalla convenzione tra la Federazione Italiana Scherma e l’Istituto per il Credito Sportivo (ICS), siglata il 16 marzo 2016 a Roma, presso la sede ICS.
 

Riqualificazione impianti sportivi: le risorse a disposizione  

La convenzione prevede la concessione di mutui agevolati, finalizzati allacostruzione, ristrutturazione o messa a norma degli impianti dedicati alla scherma, nonché all’acquisto di pedane e attrezzature sportive per l’esercizio della pratica schermistica su tutto il territorio nazionale.  
 
L’accordo di durata triennale, si rivolge alla Federazione Italiana Scherma e alle Società e Associazioni Sportive affiliate alla FIS, prevedendo un plafond di 10 milioni di euro per gli interventi che riguarderanno la riqualificazione degli impianti, l’acquisto delle relative aree e degli immobili da destinare ad attività sportive, con  durata di 20 anni per soggetti privati e 25 anni per gli enti pubblici.
 
E’ previsto anche un plafond di 500 mila euro per i mutui relativi alle attrezzature (con durata massima fino a 5 anni) che godranno di un abbattimento totale del tasso, grazie al contributo apposito in conto interessi erogato dalla FIS.
 

Riqualificazione impianti sportivi: gli interventi di ICS 

Con questa convenzione prosegue il rapporto di partnership tra ICS e FIS con l’obiettivo comune di dare un sostegno concreto e un incentivo efficace alle società e ai soggetti pubblici che, grazie alle agevolazioni, potrannomaggiormente investire per la riqualificazione e la dotazione adeguatadegli impianti italiani.
 
Giorgio Scarso, presidente della Federazione Italiana Scherma, ha dichiarato: “La firma apposta oggi in calce alla convenzione, non soltanto permette all’intero movimento schermistico italiano di rinnovare una valida e proficua collaborazione, ma soprattutto apre le porte ad una seconda fase dell’accordo che vedrà allo studio soluzioni nuove, utili a stimolare ed incentivare gli investimenti volti al miglioramento dell’impiantistica sportiva adibita alla scherma”.
 
Paolo D’Alessio, Commissario Straordinario dell’Istituto, ha commentato: “Con la firma di questa convenzione vogliamo testimoniare il nostro sostegno ad uno sport di indiscusso prestigio. Grazie al Fondo di Garanzia, istituito presso il Credito Sportivo, possiamo già sostenere le operazioni con garanzie fino al 60% e i miei uffici sono già al lavoro per trovare altre facilitazioni che siano di incoraggiamento per tutte le società che vogliono investire nello sport”.

“Così com’è oggi l’Anagrafe dell’edilizia scolastica non è utilizzabile né attendibile, perché contiene dati parziali e non aggiornati, indicatori mancanti ed incomprensibili per i cittadini".
 
Questa la denuncia di Cittadinanzattiva e di Legambiente Scuola, da anni impegnate sul tema della sicurezza scolastica.
 

Anagrafe edilizia scolastica: tre esempi che dimostrano le carenze

Le due associazioni hanno segnalato tre casi emblematici per la loro gravità di scuole che versano in pessime condizioni dal punto di vista della sicurezza e di cui invece il database dell’Anagrafe non riesce a fare un quadro completo.
 
Ad esempio l’Istituto Agrario “Scorciarini Coppola” di Piedimonte Matese in Campania, è chiuso da due anni perché inagibile, ma l’Anagrafe non riporta questa informazione.
 
Inoltre l’Anagrafe non segnala alcun dato relativo alle condizioni di sicurezza strutturale della Scuola Media Don Milani di Lamezia Terme (Calabria), per la quale invece Cittadinanzattiva ha inviato già dal giugno del 2013 un esposto alla Procura di Lamezia Terme per segnalarne l’insicurezza, senza ottenere riscontro.
 
Infine per l’IC Pirandello di Lampedusa (Sicilia), non esistono dati relativi alla voce “edilizia scolastica”. 
 
Adriana Bizzarri (coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva) e Vanessa Pallucchi (responsabile di Legambiente Scuola) hanno quindi dichiarato:  “E’ legittimo chiedersi con quali criteri Comuni e Province hanno individuato, e continueranno a farlo, gli edifici scolastici che necessitano di interventi urgenti, se non dispongono di una fotografia aggiornata dello stato del patrimonio edilizio scolastico. Senza un’Anagrafe aggiornata, anche per il Governo risulta difficile assegnare fondi e programmare interventi di messa in sicurezza nelle scuole a medio-lungo termine”.
 
Le responsabili delle associazioni hanno continuato: “Mentre non si è provveduto ad aggiornare, come promesso entro il 31 gennaio scorso, i dati relativi alle certificazioni, è stata prorogata di ancora un anno (31 dicembre 2016) l’entrata in vigore dell’obbligo per le scuole di dotarsi della certificazione di prevenzione incendi. Per sapere se la scuola dei propri figli sia sicura o meno, occorrerà agire caso per caso, scuola per scuola, anche con l’aiuto di Cittadinanzattiva e Legambiente”.
 

Anagrafe dell’edilizia scolastica: le criticità messe in evidenza  

Cittadinanzattiva e Legambiente hanno verificato, grazie ad un’accurata indagine a campione dei dati contenuti in “Scuola in chiaro” alla voce Edilizia, le seguenticriticità:
- non sono stati inseriti, come promesso al momento della pubblicazione dell’Anagrafe, i dati relativi alle “certificazioni” di agibilità statica, igienico-sanitaria, prevenzione incendi, ecc;
- per le scuole “messe in chiaro” sul sito del Ministero dell’Istruzione, sotto la voce Edilizia, non è stata inserita, come ripetutamente richiesto dalle due associazioni, la data di rilevazione o di aggiornamento dei dati indicati né da quale fonte derivino;
- non sono stati inseriti i dati mancanti né aggiornati quelli esistenti (soprattutto in Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna che hanno provveduto all’invio di dati;
- non è stato prevista la presenza di nuovi indicatori che tengano conto delle mutate esigenze intervenute in questi anni.

Inoltre le associazioni lamentano che i dati contenuti nell’Anagrafe, così come si presenta oggi ne “La scuola in chiaro”, non sono di immediata comprensione(informazioni generiche o estremamente tecniche o incomplete) per un genitore o uno studente o un cittadino che si voglia cimentare con essi per conoscere le reali condizioni non solo dal punto di vista strutturale o manutentivo ma anche dei servizi erogati;
 
“A tutto ciò”, denunciano le associazioni, “si aggiunge la strana mossa di prorogare, con il Decreto Milleproroghe, di ancora un anno l’adeguamento delle scuole alla normativa antincendio, senza alcuna spiegazione, né piano di attuazione che consenta di garantire un radicale cambiamento dello stato di attuazione”.
 
“Come previsto dalla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, ottenuta grazie al ricorso di Cittadinanzattiva, chiediamo che siano al più presto resi noti i dati relativi alle certificazioni, e che entro il 30 giugno siano pubblicate tutte le informazioni in materia di edilizia scolastica per le scuole ad oggi assenti dall’Anagrafe e che per tutte sia indicata la data di aggiornamento dei dati” concludono le associazioni. 

Il programma #scuolebelle andrà avanti fino a novembre 2016, scongiurando i licenziamenti che sarebbero scattati a fine marzo e salvaguardando migliaia di posti di lavoro.
 
Questa la conclusione della trattativa tra Palazzo Chigi e Cgil, Cisl e Uil, terminata la notte dell’otto marzo con la firma dell’accordo tra sindacati e aziende impegnate nel progetto finalizzato al ripristino del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici.
 

Scuolebelle: proroga fino a novembre 2016

Secondo quanto sancito dall’accordo il piano andrà avanti fino a novembre prossimo, in parallelo con la prosecuzione della riflessione su una possibile soluzione di prospettiva, e proseguirà grazie ad un mix di fondi messi a disposizione dal Ministero dell’istruzione e il ricorso alla cassa integrazione.
 
Contestualmente, le imprese del settore si sono impegnate a ritirare le procedure di licenziamento che sarebbero scattate a fine marzo, salvaguardando così migliaia di posti di lavoro.
 
La riunione è stata coordinata - per l’Esecutivo- dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, affiancato dal Segretario generale di Palazzo Chigi Paolo Aquilanti, dal Sottosegretario al MiurDavide Faraone e da alti dirigenti dei Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro.
 
De Vincenti  ha commentato: “Un buon accordo che conferma l’impegno del Governo in direzione della riqualificazione del sistema scuola, a partire da quella degli stabili. Ora si tratta di proseguire nel confronto per un ragionamento di prospettiva sul comparto”.

Coniugano aspetto estetico e sostenibilità. Sono i ponti strallati, cioè ponti di tipo sospeso, in cui l’impalcato è retto da una serie di cavi, che spesso portano la firma di architetti famosi e richiedono un quantitativo inferiore di acciaio ad alta resistenza.
 
A seconda della disposizione longitudinale degli stralli, i ponti strallati si possono distinguere in due tipologie fondamentali:
- ponti con stralli ad arpa in cui gli stralli sono paralleli fra loro e i punti di attacco sul pilone sono distribuiti lungo tutta la sua altezza;
- ponti con stralli a ventaglio in cui gli stralli non sono paralleli e convergono dall'impalcato alla sommità delle antenne.
 
Ecco alcuni esempi significativi di ponti strallati realizzati in Italia.
 
Ponti di Calatrava a Reggio Emilia
È un insieme di tre ponti, inaugurati nel 2007, progettati dall’architetto Santiago Calatrava per l’attraversamento dell’autostrada A1 e della linea ferroviaria ad alta velocità.
calatrava reggio emilia
L'insieme dei tre ponti è composto da tre archi orientati perpendicolarmente tra di loro che sostengono le campate. I due ponti laterali, con l'arco disposto in senso trasversale all'asse del ponte con funzione di antenna, possono essere assimilati ai ponti strallati mentre il ponte centrale va classificato come ponte ad arco a via inferiore con elementi di sospensione centrali.
 
Ponte di Piacenza
È stato inaugurato nel 2009 per consentire alla ferrovia ad alta velocità Milano – Bologna di attraversare il fiume Po. Al momento detiene il primato del più lungo ponte strallato ferroviario al mondo. La progettazione esecutiva e costruttiva è stata curata dalla società Mario Petrangeli & associati.

Le torri che sostengono gli stralli sono alte 65 metri, di cui 51 metri al di sopra del piano dei binari. Il Po non viene varcato ortogonalmente, quindi le basi delle torri sono ruotate di 22 gradi rispetto alle torri stesse.
 
Ponte all’Indiano di Firenze
Realizzato fra il 1972 ed il 1978 dagli architetti Paolo Sica e Adriano Montemagni e dall’ingegnere Fabrizio de Miranda, che vinsero un concorso nazionale appositamente bandito.

Consente l’attraversamento dell’Arno con una soluzione a travata d'acciaio strallata, torsiorigida, senza pile di sostegno nel fiume.
 
Ponte sull’Adda
Realizzato grazie alla sinergia di più istituzioni ed enti, il ponte è stato progettato dall’ing. Angelo Valsecchi, del Settore Viabilità e Protezione Civile della Provincia di Lecco, e ultimato nel 2009.

Il ponte è interamente sospeso agli stralli, senza pile in alveo per minimizzare l’impatto ambientale. È stato quindi necessario creare un rilevato provvisorio sul letto del fiume, costituito da blocchi di cemento e camerette, incanalando le acque in apposite tubazioni, che è stato rimosso ad opera ultimata.
 
Ponte del Mare a Pescara
Con i suoi 466 metri di lunghezza, è il ponte ciclo-pedonale più lungo d’Italia e uno dei maggiori in Europa. Aperto al pubblico nel 2009, collega la riviera sud con quella nord del fiume Pescara, consentendo la continuità del Corridoio Verde Adriatico, il progetto di pista ciclabile lungo tutta la costiera adriatica da Ravenna a Santa Maria di Leuca.

È stato progettato dall’architetto Walter Pichler e sviluppato a livello esecutivo dall'ingegner Mario de Miranda.
 
Ponte sul porto commerciale di Venezia
È stato ultimato nel 2006, dopo che la società JMI di Parigi e lo studio Novarin di Udine hanno vinto il concorso internazionale indetto congiuntamente dall'Autorità Portuale e dal Comune di Venezia.

Il tracciato curvilineo per esigenze di natura viabilistica, ma anche perché considerato in perfetta armonia con la darsena terminale. Il ponte consente l’accesso principale all'isola portuale ed è stato raccordato con la viabilità autostradale.
 
Ponte sul fiume Adige
Attraversa il fiume Adige in corrispondenza dei comuni di Piacenza d'Adige, in provincia di Padova, e Badia Polesine in provincia di Rovigo.

L’impalcato è retto da piloni bianchi a forma di A, alti 110 metri (83 metri dal piano viabile) posti all’esterno degli argini del fiume. Progettato dall'azienda Cimolai, è lungo 1087 metri. I lavori sono iniziati nel 2006 e completati nel 2010, ma l'apertura al traffico è avvenuta nel 2014.
 
Ponte Alcide De Gasperi a Parma
È stato progettato su richiesta del Comune di Parma da Francesco Martinez y Cabrera e Pier Giorgio Malerba.

La realizzazione è avvenuta nel 2005. Il ponte è lungo 170 metri e collega la zona Campus con la viabilità sud est.
 
Ponte Porta d’Italia a Gorizia
Il ponte si trova sul raccordo autostradale Gorizia-Villesse, a Sant’Andrea, al confine con la Slovenia. La struttura è stata progettata dall’ing. Giuseppe Matildi e costruita nel 2011.

Il ponte è caratterizzata da un arco di 40 metri, inclinato di 30 gradi.
 
Ponte Emanuela Loi in Sardegna
L’opera collega Cagliari, Monserrato e il Policlinico Universitario sulla strada per Sestu. È stata progettata e inaugurata nel 2009.

Oltre che per le caratteristiche estetiche, la scelta di realizzare un ponte strallato è stata determinata dalla necessità di scavalcare la strada statale senza appoggi intermedi e di realizzare un sottopasso ferroviario. Gli stralli hanno un’originale configurazione adarpaventaglio, nove di sospensione su un unico piano centrale e sei di ammarro divaricati su due piani di tre stralli. 
 
Ponte di Bari
Per finire un ponte strallato a pilone unico centrale quasi ultimato. Si trova a Bari, sarà lungo 625 metri e collegherà via Nazariantz con via Tatarella, come previsto per il completamento dell’Asse Nord Sud.

Il ponte è stato progettato da un gruppo di professionisti, con capofila lo studio Carlo Fernandez Casado di Madrid.

Proseguire col progetto ‘Scuolebelle’ oltre la scadenza prevista per marzo 2016, magari completando l’anno scolastico. E, nel frattempo, valutare la possibilità di una soluzione a regime.
 
È l’esito di una riunione, tenutasi giovedì scorso a Palazzo Chigi e presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, affiancato dal Sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone.
 
A confrontarsi sul futuro di ‘Scuolebelle’, oltre ad alti dirigenti dei Ministeri dell’Istruzione, dell’Economia e del Lavoro, c’erano anche le associazioni datoriali e i Sindacati di categoria. Tra i temi affrontati c’era infatti anche quello del lavoro. Su questo punto, il Governo ha manifestato la volontà di tutelare i livelli occupazionali di quanti sono impegnati nel programma.
 
Alla luce dell’intenzione del Governo di studiare le modalità di una prosecuzione del progetto, sono già stati messi in calendario altri due appuntamenti: il 2 marzo al Miur con le parti datoriali e l’8 marzo in Presidenza del Consiglio con le organizzazioni sindacali.

In partenza il piano di adeguamento sismico nelle scuole che prevede una dotazione di circa 37,5 milioni di euro, sui 40 disponibili per le annualità 2014 e 2015, per 50 interventi sui immobili scolastici.

È stato infatti registrato alla Corte dei conti il DM 943 dell'11 febbraio 2016 con l'elenco delle scuole assegnatarie delle risorse per l'adeguamento antisismico degli edifici, previste dalla legge Buona Scuola  (Legge 107/2015) per rendere più sicure le scuole che sorgono nelle zone particolarmente esposte a rischio sismico.
 

Antisismica nelle scuole: 37, milioni di euro per 50 interventi

Su uno stanziamento complessivo di 40 milioni, saranno erogati 37.536.601 euro per un totale di 50 interventi.

Italiasicura in una nota fa sapere che gli ulteriori 2,5 milioni non assegnati andranno a cumularsi con i 20 milioni di euro dei Fondi protezione civile del 2016.

In allegato al decreto l’elenco degli interventi suddivisi per Regione; la Regione con il maggior numero d’interventi è la Lombardia con ben 12 strutture interessate dai lavori per l’adeguamento sismico. Nessun intervento previsto in Sardegna e in Valle d’Aosta.  
 

Adeguamento sismico nelle scuole: le procedure per i lavori

Il decreto stabilisci la tabella di marcia da rispettare nell’affidamento e nell’esecuzione dei lavori: entro 10 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale l'ente locale devono approvare la progettazione esecutiva e devono affidare l'appalto, almeno in via provvisoria.
Dall’aggiudicazione definitiva alla fine dei lavori devono passare massimo due anni

Le erogazioni verranno liquidate in base allo stato di avanzamento lavori fino al 90%dell'importo; il restante 10% viene liquidato a seguito dell’avvenuto collaudo con certificato di regolare esecuzione.

All'ente locale potrà riutilizzare il 50% delle economie di gara nell'ambito dello stesso appalto solo in caso di varianti dovute a eventi imprevisti o imprevedibili o per opere complementari. 

Rigenerazione del patrimonio immobiliare scolastico e costruzione di nuovi istituti. Sono queste le finalità del Progetto Scuole per 15 comuni italiani, partito con la firma dell’accordo tra Agenzia del Demanio, Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca, della Fondazione Patrimonio Comune di ANCI e delComune di Castel San Pietro Terme (BO) per conto di tutte le amministrazioni comunali.

L’accordo ha l’obiettivo di realizzare nuovi poli scolastici e di riqualificare vecchi edifici, rendendoli più efficienti da un punto di vista energetico e adeguandoli alle ultime normative in materia di sicurezza e riduzione del rischio sismico-idrogeologico, abbattendo le barriere architettoniche. Il progetto potrà essere realizzato grazie ai finanziamenti del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e attraverso la costituzione del Fondo d’investimento immobiliare dedicato.

L’iniziativa coinvolge i Comuni di Castel San Pietro Terme (BO), Calcinaia (PI), Osimo (AN), Isola Di Capo Rizzuto (KR), San Rocco Al Porto (LO), Capranica (VT), Robbiate (LC), Grumolo delle Abbadesse (VI), Casal Velino (SA), Folignano (AP), Camerino (MC), Monte Prandone (AP), Bagni Di Lucca (LU), Argenta (FE) e Belforte Del Chienti (MC).

L’Agenzia del Demanio darà supporto tecnico-specialistico agli Enti Locali, per l’analisi del portafoglio immobiliare, la strutturazione preliminare dell’operazione e il supporto di individuazione e selezione sul mercato del più idoneo operatore (SGR) per costituire e gestire il fondo immobiliare.
 
Riqualificazione e nuova costruzione potranno essere conseguite sia attraverso l’utilizzo dei finanziamenti MIUR, che il conferimento al fondo delle vecchie scuole ed, eventualmente, di ulteriori immobili non più strumentali.
 
Fonte: Agenzia del Demanio

Incentivi fiscali e semplificazioni per l’acquisto di materiali edili riciclati, premialità per la messa a punto di tecniche innovative per la demolizione selettiva e agevolazioni per l’utilizzo del Bim nel monitorare l’intero ciclo di vita delle costruzioni.

Queste le possibili azioni proposte per favorire l’uso di materiali riciclati in ediliziadall'Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), nel corso dell'audizione del 23 febbraio 2016 al Senato sul pacchetto di misure presentate dalla Commissione europea in materia di economia circolare.
 

Commissione UE e rifiuti in edilizia

In audizione l’Ance ha messo in evidenza che la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di misure sull’economia circolare che comprende la modifica di alcune Direttive, tra cui la Direttiva quadro sui rifiuti per favorire l’utilizzo sostenibile delle risorse e la gestione dei rifiuti. 
 
Secondo la Commissione Europea il maggior contributo alla produzione annua di rifiuti speciali a livello europeo è dato proprio dal settore delle costruzioni e demolizioni.Per questo l’UE punta ad agevolare il recupero delle risorse attraverso una adeguata gestione dei rifiuti (recupero o smaltimento), favorendo anche il ricorso ai materiali riciclati nella realizzazione delle opere edili.
 
La Commissione Europea ha infatti fissato per il 2020 l’obiettivo di recuperare il 70%in peso dei rifiuti da costruzione e demolizione; l’Ance però ha fatto notare come in Italia la pratica del recupero di rifiuti da costruzione e demolizione sia largamente trascurata a favore del conferimento in discarica.
 
Tra le motivazioni c’è in primis la questione dei costi, poi la persistente diffidenza o non conoscenza sulla loro qualità e infine la mancanza di un’offerta diffusa sul territorio.
 

Recupero dei rifiuti edili: le proposte dell’Ance

Diverse le strategie auspicate dall’Associazione Costruttori Edili per un decisivo cambio di rotta a favore dei materiali riciclati in edilizia, prima fra tutte quella fiscale con l’introduzione di “sconti” per coloro che acquistano materiali riciclati. 
 
A ciò bisognerebbe aggiungere degli incentivi per la messa a punto di tecniche innovative per la demolizione selettiva in modo da favorire il recupero dei materiali.
 
Molto utili, secondo l’Ance, sarebbero anche le semplificazioni amministrative e regolamentari a favore del recupero e utilizzo, direttamente nel cantiere, del materiale da costruzione e demolizione, e semplificazioni per la produzione e commercializzazione di materiali riciclati mediante impianti fissi.
 
Inoltre i Costruttori Edili hanno evidenziato l’importanza dell’informazione e della sensibilizzazione di operatori e consumatori (progettisti, stazioni appaltanti pubbliche e private, imprese) sui possibili utilizzi dei materiali riciclati, al fine di promuovere le migliori tecniche di riciclo.
 
Infine l’Ance ha proposto premialità e/o incentivi alle imprese che, mediante l’utilizzo di sistemi di digitalizzazione delle informazioni, trasferiscano al proprietario/utilizzatore del manufatto edilizio i dati per la gestione dell’opera durante l’intero ciclo di vita della stessa.  
 
In particolare, l’Ance sottolinea l’utilità di innalzare il livello di informazioni che accompagnano il progetto e la costruzione in termini di caratteristiche dei materiali impiegati e modalità di assemblaggio degli stessi attraverso l’utilizzo del BIM

Uno dei centri di ricerca avanzata di più alto livello al mondo, focalizzato sul tema della salute e dell’invecchiamento combinando, sull’area che fu di Expo, medicina, big data, nanotecnologie e nutrizione, con l’obiettivo di creare, in Italia, nuova conoscenza scientifica e nuove tecnologie, in un approccio multidisciplinare integrato.
 
Questo sarà, nelle intenzioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi,“Human Technopole, Italia 2040”, l’hub della ricerca che prenderà il posto di Expo 2015 a Milano e che il premier presenterà oggi al Teatro Piccolo di Milano.
 

Lo Human Technopole, Italia 2040

Il progetto - riporta l’Ansa - prevede l’insediamento nell’area Expo di un’infrastruttura centrale di laboratori di circa 30 mila metri quadrati, che ospiterà a regime circa 1500 fra ricercatori, tecnici e amministrativi. Altri laboratori sorgeranno poi all’interno degli istituti di ricerca partner, sotto forma di Outstation. Il finanziamento annunciato è di 150 milioni di euro annui, per complessivi 1,5 miliardi di euro in dieci anni.

Per la presentazione di Human Technopole è prevista la presenza, oltre a Renzi, del ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, insieme ai rappresentanti dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano e Università degli Studi Milano Bicocca, degli istituti di ricerca clinica e ospedaliera di Milano, oltre a quelli della Fondazione Edmund Mach di Trento, della Fondazione ISI di Torino, del CINECA di Bologna e del CREA.

A livello internazionale - spiega l’Ansa - stanno nascendo diverse iniziative sul tema della genetica, ma nessuna che combina alimentazione, genetica e big data. Il progetto italiano avrebbe dunque una sua unicità a livello mondiale. E la stessa finalità degli altri centri di ricerca: sconfiggere il cancro.
 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha verificato che l’incidenza del cancro sulla popolazione mondiale è in aumento: nel 2008 i pazienti nel mondo sono stati 12,7 milioni, nel 2012 sono saliti a 14 milioni. In Italia nel 2014 i nuovi casi di tumore sono stati 360mila. Nello stesso periodo le malattie neurodegenerative colpiscono globalmente 35 milioni di persone e, nel 2050, potrebbero essere 100 milioni. 

Uno scenario di fronte cui tutti i Paesi del mondo sono stati chiamati a cercare soluzioni di cura e di prevenzione. Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina e Canada hanno già attivato programmi di ricerca su genomica e salute, big data e modelli socio- sanitari. La personalizzazione delle terapie e laprevenzione rappresentano la strada principale per l’allungamento della vita.
 
L’Italia ha la fortuna di avere un’aspettativa di vita media fra le più lunghe al mondo (82 anni). Anche per questo si candida per ospitare un Polo di Ricerca capace di diventare punto di riferimento planetario. Questa - nelle intenzioni del Governo - la vera eredità di Expo.

Presto saranno disponibili 80 milioni di euro di prestiti a tasso agevolato per interventi di riqualificazione, incremento della sicurezza e di efficientamento energetico di impianti calcistici.
 
È stata infatti firmata l’11 febbraio 2016 la convenzione tra la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e l’Istituto per il Credito Sportivo (ICS) che definisce una programmazione organica finalizzata alla crescita del sistema infrastrutturale degli stadi, attraverso interventi di riqualificazione e di efficientamento energetico finalizzati all’adeguamento degli standard UEFA.
 

80 milioni di euro per la riqualificazione degli stadi

L’ICS ha messo a disposizione 80 milioni di euro per la riqualificazione degli stadi di calcio italiani e per la modernizzazione degli impianti sportivi nelle periferie, mediante prestiti a tassi di interesse agevolati, fino ad arrivare in alcuni casi al totale abbattimento degli interessi.
 
Le risorse messe a disposizione potranno essere utilizzate a favore delle società sportive affiliate alla FIGC, dei Comuni proprietari degli impianti utilizzati dalle società sportive affiliate alla FIGC o di altri soggetti privati proprietari o concessionari dell’impianto, di intesa con le società sportive che utilizzano lo stadio.
 
La Convenzione prevede tra i diversi plafond lo stanziamento di 25 milioni di euro per interventi destinati al miglioramento della classificazione dello stadio secondo i parametri UEFA.
 
Il finanziamento potrà anche essere utilizzato per aumentare il numero di posti dotati di seggiolini a norma UEFA (fino al raggiungimento di una significativa percentuale dei posti presenti nei diversi settori dello stadio) e/o il numero e il livello dei servizi igienici, sulla base di quanto previsto dalla normativa vigente della UEFA in materia di classificazione degli stadi.
 
Gli interventi potranno inoltre essere finalizzati a valorizzare l’incremento della sicurezza degli impianti.
 
Tali mutui godranno del totale abbattimento degli interessi sino all’importo massimo di mutuo di 500.000 euro ed avranno una durata massima di 10 anni nel caso in cui il mutuatario sia una società affiliata alla FIGC (o un altro soggetto privato proprietario o concessionario dell’impianto, di intesa con le società sportive che utilizzano lo stadio) ed una durata massima di 15 anni nel caso in cui siano contratti dal Comune proprietario.
 
Inoltre, grazie al “Fondo di Garanzia per l’impiantistica Sportiva”, amministrato dall’ICS in gestione separata, i club calcistici potrannoottenere una garanzia fino al 60% dell’operazione secondo dei criteri valutativi dedicati allo specifico settore che faciliteranno l’accesso al fondo.
 
Presto sarà pubblicata una comunicazione informativa dedicata a tutti i Club professionistici e sul sito FIGC verrà pubblicato il bando cui potranno accedere Società e Comuni.
 

Adeguamento degli impianti sportivi: i commenti

Il Presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, ha commentato così l’accordo raggiunto: “Grazie alla disponibilità dell’Istituto per il Credito Sportivo abbiamo creato le condizioni affinché, ammodernando gli stadi, il nostro Paese si avvicini sempre più all’Europa. Come Federcalcio abbiamo l’obbligo di non pensare solo ai grandi impianti, la crescita del sistema passa anche attraverso la riqualificazione delle strutture del cosiddetto calcio di periferia”.
 
Paolo D’Alessio, Commissario Straordinario dell’Istituto per il Credito Sportivo ha dichiarato: "Abbiamo lavorato in forte sinergia con la Federazione a questa convezione che sostiene lo sviluppo del calcio a 360 gradi: dai piccoli centri per le giovani promesse agli stadi, dai centri sportivi energeticamente efficienti a quelli sicuri e confortevoli in linea con gli standard UEFA”.
 
“L’ICS, consapevole delle esigenze di miglioramento delle infrastrutture calcistiche, mette a disposizione di questo sport significative risorse finanziarie agevolate e il fondo di garanzia con criteri dedicati ai club calcistici per incentivare gli investimenti e quindi lo sviluppo e l’ammodernamento degli impianti”, conclude D’Alessio.
 
Il Direttore Generale della FIGC Michele Uva ha detto: “L’Italia è in grande ritardo rispetto al resto dell’Europa a causa di strategie miopi di tutte le parti coinvolte. La Federazione svolge un ruolo di forte stimolo per l’intero sistema calcio ed è a disposizione di Club e Comuni interessati alla riqualificazione dei loro stadi. Bisogna entrare nell’ottica che il settore dell’impiantisticanon rappresenta un costo bensì un investimento sociale e sportivo. I casi positivi di Juventus e Udinese e lo sforzo della FIGC in questo senso dovranno costituire il punto di partenza per costruire un futuro diverso”. 

Devono essere inviate al CONI entro lunedì 15 febbraio le proposte per realizzare, rigenerare o completare gli impianti  sportivi con i 100 milioni di euro del “Fondo Sport e Periferie” istituito dal decreto Expo-Giubileo.
 
Il CONI ha pubblicato le modalità di presentazione delle domande per raccogliere le proposte da inserire nel Piano pluriennale degli interventi, che presenterà alla Presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 23 febbraio 2016.
 
Le proposte dovranno essere inviate entro il 15 febbraio 2016, tramite la compilazione in forma elettronica dell’allegato A al presente avviso, salvato e allegato ad un messaggio di posta elettronica certificata da inviarsi alla casellaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

I criteri di scelta delle proposte

Per la selezione delle proposte da inserire nel Piano pluriennale, il CONI terrà anche conto della pronta realizzabilità dell’intervento in tempi compatibili con le finalità della norma istitutiva del Fondo. Inoltre, saranno favoriti gli assetti che meglio garantiscano il perseguimento dell’interesse pubblico tutelato dalla disciplina di riferimento anche in termini di serietà, affidabilità e solidità dei proponenti.
 

Il “Fondo Sport e Periferie”

Il decreto Expo-Giubileo o Happy days (DL 183/2015 convertito nella Legge 9/2016) ha istituito un Fondo per potenziare l’attività sportiva agonistica nazionale e lo sviluppo della relativa cultura in aree svantaggiate e zone periferiche urbane, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economico sociali e incrementare la sicurezza urbana. Al Fondo sono assegnati 100 milioni di euro nel triennio 2015-2017, di cui 20 milioni nel 2015, 50 milioni nel 2016 e 30 milioni nel 2017.
 
Il Fondo è finalizzato, tra l’altro, alla realizzazione di interventi per:
- la realizzazione e la rigenerazione di impianti sportivi con destinazione all’attività agonistica nazionale, localizzati nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane e diffusione di attrezzature sportive nelle stesse aree con l'obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali ivi esistenti;
- il completamento l’adeguamento di impianti sportivi esistenti, con destinazione all’attività agonistica nazionale e internazionale.
 

Gli interventi finanziati dal Fondo

Il CONI ha già definito e presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il piano dei primi interventi urgenti, che comprende: Piscina Cardellino a Lorenteggio, aMilano; Palazzetto dello Sport del Corviale, Roma; Stadio Giannattasio di Ostia, a Roma; Pista Pietro Mennea di Barletta; Centro Sportivo Boscariello di Scampia, a Napoli; Polo Sportivo Piazza della Pace di Reggio Calabria; Palazzo dello Sport del quartiere Zen, a Palermo.
 
Tutte le informazioni sono disponibili sul sito del CONI.

Continuano a muoversi su più fronti le iniziative per la realizzazione di nuove scuole e la riqualificazione di quelle esistenti.
 
La novità di maggior rilievo è il concorso di idee per la progettazione di scuole innovative, che sta per essere bandito e che si svolgerà solo in modalità digitale. C’è stata poi l’esclusione dai vincoli di bilancio dei Comuni di 480 milioni di euro da destinare a interventi di riqualificazione degli edifici scolstici e la proroga dell’aggiudicazione provvisoria degli interventi finanziati col Decreto Mutui.
 

Concorso di idee per scuole innovative

Al momento si sa come dovranno essere le scuole del futuro da realizzare con i 350 milioni di euro dell’Inail sulle aree individuate dalle Regioni. Gli istituti dovranno essere innovativi da un punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, ma anche ripensare gli spazi, favorendo l’apprendimento e l’apertura al territorio.
 
Dopo l’approvazione del bando, mancano ora i termini per partecipare e presentare gli elaborati progettuali, ma è stato reso noto che saranno definiti a breve e che tutte le procedure si svolgeranno online. Il presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), Leopoldo Freyrie, ha messo a disposizione la piattaforma “Concorrimi” dell’Ordine degli architetti di Milano.
 
In palio per i progettisti ci sono 40 mila euro per ognuna delle aree, scelte dalle Regioni, su cui sarà realizzata una scuola innovativa. Nella fase di valutazione verranno scelti un primo, un secondo e un terzo classificato, cui sarà rispettivamente riconosciuto un premio di 25 mila euro10 mila euro e5 mila euro. Le idee premiate potranno fungere da base per l’eventuale affidamento dei successivi livelli di progettazione.
 

Milleproroghe e Decreto Mutui

Tra le iniziative a favore dell’edilizia scolastica c’è anche l’intervento del ddl Milleproroghe sui tempi del Decreto Mutui. Ricordiamo che, per non perdere i finanziamenti, gli Enti locali beneficiari devono provvedere all’aggiudicazione provvisoria dei lavori entro il 29 febbraio 2016.
 
Questo termine è stato prorogato dal ddl Milleproroghe al 30 aprile 2016 nel caso i cui le procedure di gara, bandite entro il 29 febbraio 2016, siano andate deserte e in presenza di appalti integrati, cioè di affidamento congiunto dei lavori e della progettazione.
 
È stato previsto anche uno slittamento dei termini al 15 ottobre 2016 per gli appalti di lavori di importo superiore alla soglia comunitaria (5.225.000 euro) a condizione che i bandi siano pubblicati entro il 29 febbraio 2016.
 

Sbloccascuole

È entrato nel vivo anche il programma #sbloccascuole, col quale Comuni, Province e Città metropolitane potranno spendere 480 milioni di euro che saranno reperiti sbloccando il saldo di bilancio o ricorrendo al debito.
 
Nei giorni scorsi è stato prima pubblicato il bando che indica agli Enti locali proprietari di edifici scolastici, interessati a utilizzare le risorse disponibili, le modalità con cui accedere al sito www.sbloccabilancio.it, compilare il form per l’iscrizione e seguire le istruzioni per presentare domanda entro le ore 23.59 del 1° marzo 2016.
 
Poi, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha inviato una lettera ai sindaci per spiegare meglio l’iniziativa. “In tutto – si legge nella lettera - abbiamo già aperto 3.766 cantieri, di cui 2.435 già chiusi”.

Definire in breve tempo le regole per accedere al Fondo da 35 milioni di euro per la mobilità sostenibile e predisporre il decreto attuativo che dia dà vita al Fondo per la promozione di sistemi di mobilità alternativa, che potrà contare su 18 milioni di euro.
 
Sono gli impegni presi da Ministero dell’Ambiente, Comuni e Regioni con ilProtocollo firmato il 30 dicembre 2015 e confermati martedì scorso nella riunione del Comitato di Coordinamento ambientale delle Regioni e delle Città metropolitane insediatosi al Ministero dell’Ambiente, sotto la presidenza del ministro Gianluca Galletti, con la partecipazione di rappresentanti di Regioni, Comuni, Anci, Conferenza delle Regioni e Protezione Civile.
 
Il Fondo da 35 milioni di euro per la mobilità sostenibile - ricorda l'Anci in una nota - è quello istituito dall’art. 5 del Collegato Ambientale, entrato in vigore due giorni fa, mentre il Fondo per la promozione di sistemi di mobilità alternativa ha una dotazione finanziaria di 12 milioni di euro, a cui sono stati affiancati ulteriori 6 milioni, subito disponibili per interventi di mobilità sostenibile, derivanti dai proventi delle aste di CO2.
 
“L’incontro - spiega l’Anci - è servito a fare il punto sull’avanzamento del Protocollo, nonchè per dare vita ad un Tavolo di raccordo istituzionale permanente e non soltanto limitato all’emergenza ‘polveri sottili’ in molte Città italiane”.
 
Durante la riunione, il ministro Galletti ha annunciato uno stanziamento di50 milioni di euro per la mobilità sostenibile destinate alle colonnine di ricarica elettrica, a valere sul Fondo Kyoto, e la riapertura del Bando per i residui 250 milioni di euro sull’efficienza energetica delle scuole, anticipata qualche giorno fa dal Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Silvia Velo.
 
A guidare la delegazione dell’Anci c’erano Enzo Lavolta, assessore all’Ambiente ed alla Qualità dell’aria di Torino, in rappresentanza del presidente Anci Piero FassinoAnna Scavuzzo Consigliera Delegata all’Ambiente del Comune di Milano, il segretario generale ed il vice segretario di Anci, Veronica Nicotra ed Antonella Galdi.
 
Lavolta ha dato atto al ministro Galletti dell’importanza dell’attivazione del tavolo “che contribuisce a creare una regia unica, su temi tecnici oltre che politici, tra Regioni e Comuni in merito alle misure anti smog”. L’assessore ha comunque sollecitato, a nome dell’associazione, “maggiore chiarezza sui criteri che sovrintendono alla divisione del Fondo sulla mobilità alternativa, che hanno il merito di muoversi verso interventi ambientali condivisi e non coercitivi nei confronti dei cittadini”.
 
Lavolta, rifacendosi anche ai contenuti del Protocollo firmato a dicembre, ha ribadito la necessità che “si costituisca un coordinamento tra tutti i Comuni, non soltanto padani, interessati allo sforamento dei limiti di Pm10, con un focus dedicato alle loro problematiche”.
 
Infine, il rappresentante dell’Anci ha auspicato che si sviluppi una regia unica su tutte le opportunità di finanziamento in materia energetico-ambientale, un raccordo costante e una proficua collaborazione che garantisca efficacia, celerità di attuazione e risorse certe per i Comuni. “Mi riferisco in modo particolare al PON Metro che sostiene anche progetti antismog. L’importante è - ha concluso Lavolta - definire le priorità di intervento in modo tale che questi interventi siano complementari rispetto agli altri”.

Prosegue il lavoro di limatura del nuovo Codice Appalti. L’ultima bozza, datata 27 gennaio, taglia una trentina di articoli per rendere il testo più snello.
 
Le versioni circolate nei giorni precedenti contenevano 249 articoli e non si discostavano quindi molto dal Codice Appalti attuale, che di articoli ne ha 257. Con l’impostazione che sembra aver preso piede, si arriverebbe a 215 articoli.
 
Confermati i principi ispiratori, che prendono le mosse dalla Legge delegaper la Riforma degli appalti, basati su qualità della progettazione, utilizzo obbligatorio del BIM e requisiti più leggeri per la partecipazione alle gare.
 

Qualità nella progettazione delle opere pubbliche

La progettazione delle opere pubbliche sarà articolata in tre livelli: piano di fattibilità tecnica ed economica, progettazione definitiva, progettazione esecutiva e dovrà garantire il raggiungimento di una serie di obiettivi, come la qualità architettonica e tecnico funzionale dell’opera da realizzare, ma anche il limitato consumo di suolo, l’efficientamento energetico, il rispetto dei vincoli idrogeologici e sismici, il soddisfacimento dei bisogni della collettività, la compatibilità con eventuali siti archeologici, l’utilizzo di strumenti elettronici di modellazione (BIM).
 
Sei mesi dopo l'entrata in vigore del Codice, negli appalti di importo superiore alla soglia comunitaria (5.225.000 euro per i lavori, 135.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni), l’uso del BIM sarà obbligatorio. In seguito dovrà essere utilizzato anche nelle gare di importo inferiore.
 
Il concorso di progettazione o di idee sarà sempre utilizzato nel caso in cui le opere abbiano una particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo e tecnologico.
 
Le Amministrazioni pubbliche destineranno il 2% degli importi a base di gara per le attività di programmazione delle spese, controllo delle procedure di gara, direzione dei lavori e collaudi svolti dai dipendenti pubblici. L’80% di queste somme sarà ripartito tra il responsabile del procedimento e i suoi collaboratori, mentre sono esclusi i dipendenti con qualifica dirigenziale. I premi non potranno superare il 50% dello stipendio annuo lordo. Il restante 20% sarà invece destinato all’acquisto di beni, strumenti tecnologici, strumenti BIM e al miglioramento delle banche dati.
 
Per garantire la qualità, le gare saranno aggiudicate col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il criterio del prezzo più basso dovrà sempre essere motivato
 

Partecipazione alle gare d’appalto

Il fatturato richiesto non potrà superare il doppio del valore stimato dell’appalto. Per provare la capacità tecnica sarà inoltre necessario elencare i servizi prestati negli ultimi tre anni, i collaboratori tecnici, le attrezzature di cui si dispone, i titoli di studio dei prestatori di servizio e dei dirigenti, il numero medio annuo di dipendenti impiegati e il numero di dirigenti negli ultimi tre anni.
 
Dovrà essere garantita la sostenibilità energetica e ambientale legando il criterio di aggiudicazione ai costi del ciclo di vita dei prodotti e prevedendo un punteggio maggiore per i lavori, i beni e i servizi con un minore impatto sulla salute e sull’ambiente.

Il Governo torna ad investire nelle opere pubbliche con Legge di Stabilità per il 2016 che abolisce il Patto di Stabilità e destina maggiori risorse a scuole e infrastrutture.
 
A stimarlo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) che in undocumento ha evidenziato come la Legge di Stabilità 2016 esprima la volontà del Governo di basare la ripresa dell’economia italiana anche sulrilancio degli investimenti pubblici, sostenendo una decisa ripresa del comparto delle opere pubbliche come infrastrutture, scuole e opere contro il rischio idrogeologico.
 

Le misure per il rilancio degli investimenti pubblici

Per l’Ance le misure che sostengono la ripresa riguardano principalmente: lacancellazione del Patto di stabilità interno, l’accelerazione della spesa da realizzare nel 2016, grazie all’utilizzo della clausola europea per gli investimenti, e l’interruzione dei continui tagli agli stanziamenti per nuove infrastrutture.
 
Inoltre, allargando l’analisi ad un orizzonte temporale più ampio, emerge l’intenzione di offrire una maggiore stabilità finanziaria ad alcuni importanti programmi di spesa come l’edilizia scolastica, il rischio idrogeologico, il Piano pluriennale Anas 2015-2019, il Contratto di programma delle Ferrovie dello Stato.
 
Secondo le stime l’Ance registra, grazie alla Legge di Stabilità 2016, un incremento di circa l’8% in termini reali delle risorse per nuove infrastrutture iscritte nel Bilancio dello Stato per il 2016 rispetto all’anno precedente, interrompendo il trend decrescente delle risorse per le opere pubbliche, che dal 2008 al 2015 hanno subito un taglio complessivo del 42,6%.
 
Nel documento si mette in evidenza come tale aumento delle risorse si è riscontrato anche a livello locale, con una dinamica analoga sulle spese effettivamente sostenute. Secondo i dati della Ragioneria dello Stato, infatti, tra il 2008 e il 2014, i Comuni hanno ridotto del 47% le spese in conto capitale e aumentato del 17% quelle correnti. La ragione di tale andamento è rintracciabile nelle regole di funzionamento del Patto di stabilità interno che, a partire dalla sua introduzione nel 2008, ha determinato una progressiva, drastica, riduzione della spesa in conto capitale degli enti locali, senza al contempo riuscire a contenere, in alcun modo, le spese correnti.
 
Inoltre l’Ance ha sottolineato che attraverso la soppressione del Patto di stabilità interno e il contestuale passaggio al cosiddetto “pareggio di bilancio”,  gli enti territoriali potranno finalmente liberare i pagamenti pregressi alle imprese, superando un problema che ha creato enormi difficoltà alle imprese negli ultimi otto anni.
 
Allo stesso tempo, il superamento del Patto consentirà di superare tutte le distorsioni sulla spesa in conto capitale provocate in questi anni dalle regole di finanza pubblica a livello territoriale. Ciò dovrebbe permettere di rilanciare l’attività di investimento attraverso interventi utili al territorio e al benessere dei cittadini, come quelli di manutenzione e messa in sicurezza del territorio, in grado, inoltre, di sostenere il sistema economico a livello locale.
 
Il documento Ance sottolinea che l’attuazione di questi interventi e l’accelerazione di altri già avviati nel 2016 sarà possibile grazie alla clausola europea per gli investimenti che potrebbe aumentare di 3,5 miliardi di eurola spesa del 2016 in infrastrutture e quindi liberare importanti risorse rimaste finora bloccate.
 

Infrastrutture: investimenti per Anas e Ferrovie dello Stato 

L’Anche ha messo in luce che la Legge di Stabilità 2016 oltre a privilegiare l’effettiva realizzazione degli investimenti già nel 2016, fornisce maggiore stabilità finanziaria ai programmi infrastrutturali e ai grandi soggetti attuatori su un orizzonte pluriennale.
 
L’Anas, ad esempio, potrà contare nel 2016 sulla forte iniezione di risorse prevista nella Legge di stabilità per il 2016, quale contributo in conto capitale, per 6.800 milioni di euro, di cui 1.110 milioni nel 2016, 1.340 milioni nel 2017, 1.350 milioni nel 2018 e 3.000 milioni nel biennio 2019-2020. Tali risorse consentiranno, peraltro, di dare maggiore certezza alla programmazione dell’Ente definita nell’ambito del Piano pluriennale Anas 2015-2019 da 20,2 miliardi di euro in corso di approvazione definitiva.   
 
Un discorso analogo riguarda anche le Ferrovie dello Stato che nel triennio 2016-2018 potranno contare su 8,3 milioni di euro. Tali risorse contribuiranno a dare concretezza al Contratto di Programma 2012-2016. 

Subito in vigore la cancellazione della garanzia globale di esecuzione e dello svincolo automatico della cauzione

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge delega per la Riforma del Codice Appalti (Legge 11/2016). La norma entra in vigore il 13 febbraio 2016 e getta le basi del nuovo Codice Appalti, che dovrà essere approvato entro il 18 aprile 2016 per sostituire il D.lgs 163/2006.

La legge, lo ricordiamo, fissa i criteri con cui il Governo dovrà adottare il decreto legislativo per il recepimento delle direttive europee 2014/23/Ue sui contratti di concessione, 2014/24/Ue sugli appalti pubblici e 2014/25/Ue per i settori speciali.
 

Riforma Appalti, le norme subito in vigore

Alcune norme entrano in vigore da subito, cioè dal 13 febbraio 2016, senza aspettare il nuovo Codice Appalti. Si tratta della cancellazione della garanzia globale di esecuzione e dello svincolo automatico della cauzione. 

Fino ad oggi, nei lavori di importo superiore a 75 milioni di euro è richiesta una garanzia globale di esecuzione, conosciuta anche come performance bond, rilasciata solitamente da una banca, che si impegna a riconoscere al committente l'importo garantito nel caso di inadempienze contrattuali dell'appaltatore. Il garante può inoltre prevedere una clausola con cui sostituire il contraente generale in caso di fallimento o inadempienza. 


Dal 13 febbraio questa misura non potrà più essere applicata. Dalla stessa data sarà cancellata anche la possibilità di svincolare automaticamente, in base allo stato di avanzamento lavori, l’80% della garanzia fideiussoria, che l’esecutore dell’appalto deve depositare e che è pari al 10% dell’importo contrattuale. 
 

Le altre misure della Riforma degli Appalti

Queste invece le disposizioni che prenderanno forma con il nuovo Codice Appalti.

servizi di ingegneria e architettura e tutti i servizi di natura tecnica non potranno più essere affidati basandosi solo sul criterio del prezzo o del costo, ma su quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. La fase progettuale e la qualità architettonica saranno valorizzate con l’introduzione dei concorsi di progettazione. Le gare non potranno essere bandite solo sulla base del progetto preliminare. I progetti dovranno essere pubblicati online per garantire la ponderazione delle offerte. 

Sarà incoraggiato l'uso del BIM (Building Information Modeling) per la simulazione elettronica delle informazioni edilizie. Secondo la bozza del Nuovo Codice Appalti, circolata nei giorni scorsi, gli strumenti telematici di modellazione elettronica e informatica per l’edilizia e le infrastrutture saranno obbligatori inizialmente negli appalti pubblici di importo superiore alla soglia comunitaria (5.225.000 euro per i lavori e le concessioni, 135.000 euro per i servizi e i concorsi pubblici di progettazione aggiudicati dalle autorità governative centrali, 209.000 euro per i servizi e i concorsi pubblici di progettazione aggiudicati da altre amministrazioni). Successivamente si passerà anche agli appalti di importo inferiore.

Il ricorso all’appalto integrato dovrà essere radicalmente limitato tenendo conto in particolare del contenuto innovativo o tecnologico delle opere da appaltare in rapporto al valore complessivo dei lavori. Bisognerà inoltre prevedere la messa in gara del progetto esecutivo. 

Saranno cancellati gli incentivi alla progettazione (2%) per i dipendenti pubblici. Le risorse saranno destinate ad attività di programmazione e controllo. 

Per la qualificazione delle imprese sarà fondamentale la “buona condotta” tenuta negli appalti precedenti. 

Negli appalti dovrà essere garantita la sostenibilità energetica e ambientale legando il criterio di aggiudicazione ai costi del ciclo di vita dei prodotti e prevedendo un punteggio maggiore per i lavori, i beni e i servizi con un minore impatto sulla salute e sull’ambiente.

Non sarà possibile affidare in base al criterio del massimo ribasso gli appalti in cui il costo della manodopera è pari ad almeno il 50% del valore del contratto. Per i bandi di servizi ad alta intensità di manodopera saranno usate regole speciali da definire. Il testo prevede inoltre una clausola sociale per garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato nell'appalto.  

Chi si aggiudica una concessione attraverso una gara potrà affidare anche tutti i lavori alle società in house. Chi, al contrario, è titolare di una concessione di importo superiore a 150 mila euro senza aver vinto una gara, dovrà affidare l'80% dei lavori bandendo una gara e il restante 20% potrà andare alle società in house. Per l’adeguamento dall’attuale 60% ci sarà un periodo transitorio di ventiquattro mesi. 

In caso di inadempimento da parte dell’appaltatore, la Stazione Appaltante procederà al pagamento diretto dei subappaltatori. In alcuni casi da definire, sarà obbligatorio indicare tre subappaltatori per ogni categoria di lavori da subappaltare in modo da garantire la continuità dei cantieri. 

Con il débat public, le comunità locali saranno coinvolte già nella fase di programmazione e progettazione delle grandi infrastrutture strategiche, che implicano un impatto sull'ambiente, la città o sull'assetto del territorio. 

Gli arbitrati saranno possibili solo se amministrati e dovranno essere soggetti al controllo pubblico. 

Eventuali deroghe alle norme saranno possibili solo in caso di emergenza. per gli interventi legati alle calamità naturali si dovrà predisporre una disciplina specifica. 

L'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) dovrà tenere un albo dei commissari di gara, vigilare sulla qualificazione delle Stazioni Appaltanti, contribuire alla semplificazione del sistema AvcPass, redigere atti di indirizzo quali linee guida, bandi-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile. L'Anac sarà coinvolta, insieme al Ministero delle Infrastrutture, nella redazione delle linee guida per l'attuazione del nuovo Codice Appalti.

Approvato il bando diffuso a ottobre, per la versione definitiva bisogna attendere che le Regioni individuino le aree progettuali

Sta per sbloccarsi la realizzazione delle scuole innovative. Potrebbero essere indicate a breve le date per partecipare al concorso di idee che individuerà gli edifici scolastici del futuro.
 
Il bando è stato approvato dal Ministero dell’Istruzione (Miur), che nei giorni scorsi l’ha pubblicato sul suo sito web istituzionale. Nel testo, i cui contenuti sono stati resi noti ad ottobre, mancano ora le date entro cui fare domanda e presentare i progetti. Prima, però, bisogna attendere che tutte le Regioni individuino le aree di intervento su cui realizzare le scuole innovative.
 
Sul piatto, lo ricordiamo, ci sono i 350 milioni di euro messi a disposizione dall’Inail per la realizzazione delle scuole, mentre le Regioni, dopo aver individuato le aree progettuali, devono accollarsi i costi relativi ad indagini preliminari, progettazione, bonifica delle aree e allestimento.
 

Scuole innovative, gli obiettivi del concorso

L’obiettivo del concorso è acquisire idee progettuali per la realizzazione di scuole innovative da un punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica. Le nuove scuole dovranno anche ripensare gli spazi, favorendo l’apprendimento e l’apertura al territorio.
 
Il concorso valuterà le migliori idee per aree territoriali e regionali. Nella progettazione i candidati dovranno tenere conto di una serie di finalità indicate dal Miur:
 
- realizzazione di ambienti didattici innovativi;
- sostenibilità ambientale, energetica ed economica, cioè rapidità di costruzione, riciclabilità dei componenti e dei materiali di base, alte prestazioni energetiche, utilizzo di fonti rinnovabili, facilità di manutenzione;
- presenza di spazi verdi fruibili;
- relazione con l’ambiente naturale, il paesaggio e il contesto di riferimento anche in funzione didattica;
- apertura della scuola al territorio perchè la scuola deve diventare un luogo diriferimento per la comunità;
- permeabilità e flessibilità degli spazi;
attrattività degli spazi per contrastare la dispersione scolastica;
- concezione dell’edificio come strumento educativo finalizzato allo sviluppo delle competenze sia tecniche che sensoriali;
- presenza di spazi per la collaborazione professionale e il lavoro individuale dei docenti;
- presenza di spazi dedicati alla ricerca, alla lettura e alla documentazione;
- concezione e ideazione degli spazi nell’ottica del benessere individuale e della socialità.
 

Scuole innovative: valutazione dei progetti e premi

I progetti saranno valutati da una Commissione del Miur secondo una serie di criteri che possono portare a totalizzare 100 punti:
qualità architettonica, che da diritto ad un massimo di 20 punti;
- qualità dell’inserimento nel contesto urbano ed ambientale: massimo 10 punti;
- qualità e novità delle soluzioni architettoniche in riferimento alla didattica e alla relazione con l’ambiente naturale e progettazione di spazi verdi: massimo 20 punti;
- funzionalità e flessibilità nella definizione e distribuzione degli spazi: massimo 10 punti;
- accessibilità, fruibilità e sicurezza della struttura: massimo 10 punti;
- qualità delle soluzioni tecniche e tecnologiche e scelta dei materiali in riferimento alla sostenibilità ambientale ed alla facilità nella manutenzione: massimo 15 punti;
- qualità delle soluzioni tecniche e tecnologiche e scelta dei materiali in riferimento al benessere degli occupanti: massimo 5 punti;
- sostenibilità economica: massimo 10 punti.
 
Per ogni area su cui sarà realizzata una scuola innovativa verranno scelti un primo, un secondo e un terzo classificato, cui sarà rispettivamente riconosciuto un premio di 25 mila euro10 mila euro e 5 mila euro.
 
Le idee premiate potranno fungere da base per l’eventuale affidamento dei successivi livelli di progettazione.
 

Come funziona il concorso di idee per la progettazione delle scuole innovative

Possono partecipare al concorso di idee ingegneri, architetti, società di ingegneria e società professionali.

I professionisti devono essere cittadini italiani o di altro Paese dell’Unione Europea, iscritti presso i rispettivi Ordini Professionali, ai quali non sia inibito l’esercizio della libera professione al momento della presentazione della domanda di partecipazione al concorso, sia per legge sia per contratto sia per provvedimento professionale. La partecipazione al concorso può essere individuale o in gruppi pluridisciplinari.
 
Le società di ingegneria e le società professionali devono possedere i requisiti previsti dagli articoli 254 e 255 del Regolamento attuativo del Codice Appalti (Dpr 207/2010). È quindi necessario indicare la struttura organizzativa e le capacità professionali espressamente dedicate ai servizi di progettazione.

 

In via di pubblicazione il decreto che stanzia 1 miliardo e 800 milioni alle opere ad elevata utilità sociale

Oltre 665 milioni di euro per la messa in sicurezza delle scuole e la costruzione di nuovi istituti, su un totale di oltre 1 miliardo e 800 milioni. A tanto ammontano le richieste inviate dagli Enti pubblici all’Inail, in risposta al Bando per iniziative immobiliari ad elevata utilità sociale.
 
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diffuso la bozza del Dpcm che assegna le risorse, appena registrato dalla Corte dei Conti e in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
 
Gli interventi riguardano il completamento di nuovi edifici i cui lavori siano già in corso, ma anche progetti immediatamente cantierabili di nuove costruzioni, o la messa a norma di edifici esistenti e saranno realizzati secondo la più moderna normativa per la sicurezza e criteri progettuali di alta qualità estetica e funzionale.
 
Le operazioni di edilizia scolastica saranno 105 sulle 201 domande presentate e riguarderanno 83 Amministrazioni tra Comuni, Province e la Città metropolitana di Roma. 
 
Inail, che acquisterà gli immobili oggetto di intervento, si farà carico dei costi dell’operazione richiedendo alle Amministrazioni di corrispondere uncanone ad un tasso di interesse pari al 3% del costo complessivo dell’opera. Sono ammesse alla programmazione opere con un valore non inferiore a 3 milioni di euro.
 
“Si tratta di un progetto che mira alla riqualificazione del patrimonio immobiliare scolastico e a ridurre il numero di edifici privati adibiti a scuole per cui in molte regioni gli Enti locali pagano annualmente canoni di affitto, spesso elevati” ha dichiarato Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di Missione per l’Edilizia Scolastica di Palazzo Chigi.
 
“L’operazione - ha aggiunto Galimberti - non solo sancisce la fine dell’annosa consuetudine degli interventi tampone sulle scuole, operazioni inefficaci e inutilmente dispendiose, ma segna l’inizio di una nuova fase in cui la sicurezza per le scuole si fa attraverso un’attenta programmazione nazionale”. 
 
“La scuola rappresenta per l’Inail uno degli ambiti privilegiati per conferire al valore della prevenzione e del lavoro un pieno ‘diritto di cittadinanza’ tra le nuove generazioni” ha detto Massimo De Felice, Presidente dell’Inail.
 
“In tale contesto l’Istituto ha messo in atto una strategia di interventi articolata e ad ampio raggio nell’ambito della quale i fondi cospicui messi a disposizione per la messa in sicurezza e la costruzione di nuove scuole si qualificano come un contributo importante per la realizzazione di un nuovo modo di fare educazione e cultura e per garantire agli studenti ambienti educativi sicuri, belli e coinvolgenti” - ha concluso De Felice.

Firmato un Accordo con 15 Comuni per la riqualificazione e la costruzione di nuove scuole

Firmato il Protocollo d’Intesa con il quale 15 Comuni italiani si impegnano a collaborare con l’Agenzia del Demanio,il Ministero dell’Istruzione (MIUR) e l’ANCI per il recupero e la costruzione di nuove scuole sul territorio attraverso un fondo Immobiliare per la rigenerazione del patrimonio edilizio scolastico.  
 

Edilizia scolastica: il protocollo d’intesa

Parte infatti l’operazione che permetterà a 15 Comuni italiani (Castel San Pietro Terme (BO), Calcinaia (PI), Osimo (AN), Isola Di Capo Rizzuto (KR), San Rocco Al Porto (LO), Capranica (VT), Grumolo delle Abbadesse (VI), Casal Velino (SA), Folignano (AP), Camerino (MC), Monte Prandone (AP), Bagni Di Lucca (LU),  Argenta (FE),  Robbiate (LC) e Belforte Del Chienti (MC)) di rigenerare il patrimonio immobiliare scolastico e costruire nuovi istituti, anche attraverso il sistema integrato dei fondi immobiliari, grazie al supporto e alla partecipazione di Agenzia del DemanioMIURANCI,Invimit SGR e Prelios SRG.
 
Con il Protocollo d’Intesa i 15 Comuni si sono impegnati a collaborare per definire una proposta di valorizzazione unitaria incentrata sulla riqualificazione e la costruzione di nuovi edifici scolastici, e sulla contestuale dismissione di immobili non strumentali.
 
Per l’attuazione dell’operazione sarà messo a disposizione un fondo immobiliare, che verrà costituito ad hoc, al quale potrà partecipare anche Invimit SGR.
 
In più i Comuni beneficeranno anche di contributi statali dedicati al Progetto Scuole, l’iniziativa nata da una direttiva del MIUR del 26 marzo 2013. 
 

Edilizia scolastica: le fasi del progetto

Con la firma del protocollo si potrà partire con la fase di analisi degli immobili proposti dai Comuni, durante la quale Prelios SGR, con il supporto dell’Agenzia del Demanio, valuterà insieme agli amministratori locali la sostenibilità economica dell’operazione di valorizzazione di ogni bene.
 
Successivamente, l’Agenzia e tutti gli altri soggetti pubblici e privati coinvoltisottoscriveranno un accordo per la vera e propria attuazione del progetto.
 
Il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, a conclusione di un incontro sul tema ha dichiarato: “Per avere successo e portare veri benefici sarà necessaria una stretta collaborazione tra centro e territorio. Da un’analisi certosina dei beni devono infatti emergere le possibilità di valorizzazione dei beni davvero sostenibili da un punto di vista economico”.

Si tratta di un ruolo di garanzia connessa ai compiti di sicurezza che non può essere assunto dall’appaltatore

Negli appalti pubblici il responsabile dei lavori è il Responsabile del procedimento (RUP), e non l'Appaltatore.
 
A chiarirlo il parare dell’Anac in riferimento ad una istanza Ance relativa ad una gara del Comune di Vercelli per lavori di restauro conservativo finalizzati alla messa in sicurezza della cortica esterna della Torre Civica.
 

Responsabile dei lavori: il caso evidenziato da Ance

Il quesito dell’Ance era volto a chiarire la legittimità della previsione della lettera di invito alla gara secondo la quale l’appaltatore assume la qualifica e le competenze di responsabile dei lavori, in contrasto con quanto disciplinato dal Dlgs 81/08 (Testo unico sulla sicurezza).
 
L’Ance infatti, nell’istanza di parere, ha evidenziato che il Testo unico sulla sicurezza definisce il Responsabile dei lavori come "il soggetto che può essere incaricato dal committente per svolgere i compiti ad esso attribuiti dal decreto. Nel campo di applicazione del decreto legislativo 163/2006 e successive modificazioni, ilresponsabile dei lavori è il responsabile del procedimento".
 
Per l’Ance quindi la clausola della lettera d'invito in esame, risultava in contrasto con la normativa in quanto nell'ambito dei lavori pubblici il responsabile dei lavori non può essere l'Appaltatore bensì è il Responsabile del procedimento.
 

Responsabile dei lavori: il parere dell’Anac

L’Anac, con parere 223/2015, ha rilevato che nel settore dei contratti pubblici, disciplinato dal Dlgs 163/2006 e dal DPR 207/2010, la normativa di riferimento è chiara nel disporre che il responsabile del procedimento assume il ruolo di responsabile dei lavori, ai fini del rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro.
 
Infatti nella realizzazione dei lavori pubblici, a carico del RUP, “grava una posizione di garanzia connessa ai compiti di sicurezza non solo nella fase generica dei lavori, laddove vengono redatti i piani di sicurezza, ma anche durante il loro svolgimento, ove è previsto che debba svolgere un’attività di sorveglianza del loro rispetto”. Tale ruolo di garanzia non può essere assunto dall’appaltatore. 
 
Di conseguenza l’operato della stazione appaltante è stato definito non conforme, chiedendo alla stessa di far conoscere i provvedimenti assunti a seguito della pronuncia dell’Anac. 

Attesi a fine gennaio i 500 milioni di euro per la riqualificazione urbana e la sicurezza

“Il bando per la riqualificazione delle periferie, che sarà pubblicato il prossimo 31 gennaio, valorizzi innanzitutto i progetti di qualità, superi i complicati e farraginosi meccanismi burocratici e, soprattutto, dia vita ad un grande progetto d’investimento di idee sulle città, prevedendo coraggiosi strumenti operativi che consentano di realizzare interventi di vera rigenerazione urbana”.
 
È la richiesta del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori sul “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia” per il 2016.
 
Si tratta del Piano, finanziato con 500 milioni di euro dalla Legge di Stabilità 2016, che prevede la realizzazione di interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate, l’accrescimento della sicurezza territoriale, il potenziamento della mobilità sostenibile, lo sviluppo di pratiche di inclusione sociale, l’adeguamento delle infrastrutture destinate ai servizi sociali, culturali, educativi e didattici.
 
Il Bando è atteso per il 31 gennaio prossimo; successivamente, entro il 1° marzo, dovranno essere presentati i relativi progetti.
 
Secondo il presidente degli architetti italiani, Leopoldo Freyrie, “vanno chiaramente definiti i parametri di selezione dei progetti che devono essere necessariamente connessi, come avviene in tutta Europa, ad una strategia precisa e condivisa sulle politiche urbane e sullo sviluppo sostenibile del Paese. Strategia dalla quale devono discendere i principi di selezione per gli investimenti pubblici e privati che dovranno essere, a loro volta, sostenuti da adeguate e coraggiose incentivazioni”.
 
“Non possiamo permetterci - conclude Freyrie - di perdere l’ennesima occasione di avviare un’agenda urbana efficace e di compiere scelte innovative delle quali hanno bisogno le nostre città e i cittadini italiani per poter finalmente realizzare un salto di qualità sotto il profilo della sostenibilità non solo urbanistica ed architettonica, ma anche sociale ed economica”.