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Negli ultimi mesi, a causa degli eventi sismici che hanno colpito il Paese, si è parlato molto di fascicolo del fabbricato, una sorta di “carta d’identità” degli edifici in cui vengono riportate le caratteristiche geologiche, urbanistiche strutturali e manutentive relative a ciascun immobile.

Il fascicolo del fabbricato, grazie a queste informazioni, aiuterebbe quindi a conoscere le condizioni degli edifici e a prevederne il comportamento in caso di calamità naturali.

Alcune Regioni avevano cercato di regolare la questione, ma molte norme approvate sono finite nella tagliola della Corte Costituzionale.

Ora invce, la Regione Calabria ha varato una legge che istituisce il fascicolo di fabbricato una volta per tutteperché considerato uno strumento fondamentale per efficaci politiche di prevenzione, messa in sicurezza e riqualificazione dell’esistente.

Secondo l’ingegner Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso la Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, soddisfatto di questa decisione, sottolinea come, in questo modo, alcuni tra i territori italiani con le maggiori criticità idrogeologiche, sismiche e di abusivismo edilizio potranno finalmente dotarsi di una mappatura completa del proprio patrimonio abitativo.

Fascicolo del Fabbricato Calabria: sarà davvero vincolante

Questo provvedimento, per cui sarà molto importante la collaborazione di enti locali e privati cittadini, si configura come maggiormente vincolante per i Comuni e i proprietari rispetto alle leggi analoghe varate da altre Regioni italiane.

Infatti, la legge non solo indica esplicitamente le tempistiche e la natura delle azioni in capo alle singole realtà locali per l’individuazione dei fabbricati da censire, ma prevede anche una procedura d’ufficio regolamentata nel caso si verifichino inadempienze da parte di qualche Comune.

 “Particolarmente interessanti – secondo Simoncini – anche la norma che vincola il rilascio di autorizzazioni e certificazioni all’esistenza del fascicolo di fabbricato, debitamente aggiornato, e quella che chiama in causa lo stesso documento anche in caso di compravendita o di locazione di un immobile.”

“Le recenti tragedie avvenute in particolare nel Centro Italia hanno nuovamente e impietosamente messo a nudo la fragilità complessiva del patrimonio edilizio del nostro Paese, ma si spera possano avere anche innalzato i livelli di sensibilità sul tema della sicurezza. In attesa di un intervento normativo a livello nazionale, è comunque un segnale importante che almeno localmente ci siano prese di coscienza da cui scaturiscano interventi normativi efficaci e cogenti”.

 

Abbiamo già più volte parlato di vizi, difformità e difetti di costruzione nelle opere edili e delle responsabilità delle varie figure coinvolte.

In particolare, avevamo visto come l’art. 1669 del Codice Civile presupponga la responsabilità dell’appaltatore, ma anche di tutti i soggetti che hanno concorso alla realizzazione dell’opera, in particolare il progettista e il direttore dei lavori. Il principio è stato richiamato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 8700/2016.

Un’altra recente sentenza, del Tribunale di Perugia (sentenza n. 1313 del 9 giugno 2016ribadisce come il direttore dei lavori sia tenuto a vigilare, per conto del committente, sulla corretta esecuzione dei lavori, e come, di fronte a difetti di costruzione, non possa giustificarsi sostenendo di essere stato estromesso dall’appaltatore.

Il direttore dei lavori ha infatti, in ogni caso, l’obbligo di mettere il committente al corrente degli eventi. In questo caso, si trattava di difetti riscontrati nella ristrutturazione di un immobile, e il direttore dei lavori, seppur estromesso, si è visto riconosciuto il 50% della responsabilità (a metà, quindi, con l’appaltatore).

Secondo la sentenza, infatti, “il direttore dei lavori per conto del committente presta un’opera professionale in esecuzione di un’obbligazione di mezzi e non di risultati ma, essendo chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l’impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all’opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente – preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al formale concetto di diligenza, ma alla stregua della diligentia quam in concreto“.

Quindi è compito del direttore dei lavoriaccertarsi “della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, nonché l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi.

Sulla base di tali principi, più volte affermati dalla Corte di Cassazione, non si sottrae a responsabilità il professionista che ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore e di riferirne al committente“.

Nel caso in questione, il direttore dei lavoriaveva l’obbligo di mettere il committente a conoscenza degli errori commessi dalla ditta appaltatrice in corso d’opera. Non adempiendo a quest’obbligo, è stato quindi tenuto a pagare, insieme all’appaltatore, le spese per la rimozione dei vizi dell’opera costruita.