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Professionisti, gli studi di settore potrebbero scomparire

Professionisti, gli studi di settore potrebbero scomparire
29 01 2016

Ministro Padoan: per il contrasto all’evasione si useranno fatture elettroniche e trasmissione telematica delle operazioni soggette a Iva

I professionisti potrebbero liberarsi degli studi di settore. Per contrastare l’evasione fiscale in modo efficace si useranno maggiormente la fatturazione elettronica e la trasmissione telematica delle operazioni soggette a Iva.
 
L’intento, contenuto negli obiettivi di politica fiscale 2016 – 2018 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato confermato dal Ministro Pier Carlo Padoan, che mercoledì scorso ha risposto ad un question time alla Camera, e anche dal viceministro Luigi Casero.

Come spiegato dal direttore dell'agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, si parte in questi giorni con i nuovi modelli e il prossimo anno ci sarà il taglio, che dovrà essere regolato da una norma specifica.
 

Studi di settore, le intenzioni del Governo

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha manifestato l'intenzione di procedere ad una revisione degli studi di settore, nati per valutare la capacità di produrre reddito e scoprire eventuali evasioni, per renderli più efficaci ed attenibili. La semplificazione passerà anche attraverso la riduzione del loro numero.
 
Secondo le anticipazioni rilasciate, si dovrebbe scendere dagli attuali 204 modelli a 170, mentre i circa 2mila cluster, cioè i gruppi omogenei di ricavi e compensi, dovrebbero essere sostituiti dai “modelli organizzativi di business” (MOB).
 
Allo stesso tempo, si metteranno a disposizione dei contribuenti i servizi per la generazione, la trasmissione e la conservazione delle fatture elettronichee la trasmissione telematica delle operazioni Iva.

Questo perchè, come sottolineato da Rossella Orlandi, anche senza studi di settore ci saranno sempre delle possibilità di controllo, che però verranno semplificate.
 

Professionisti e studi di settore

In questo panorama, i professionisti potrebbero non dover più essere soggetti agli studi di settore. Si tratta di circa 800 mila contribuenti, sul totale degli oltre 3 milioni sottoposti agli studi di settore.
 
L’annuncio è stato accolto con favore dal mondo delle professioni, che più volte hanno lamentato l’inadeguatezza degli studi di settore, incapaci di fotografare la reale situazione dei professionisti alle prese con  la crisi, i ritardi nei pagamenti e le difficoltà contributive.

Proprio per cercare un allineamento con la situazione reale, lo scorso maggio il Ministero dell’Economia ha rivisto gli studi di settore adeguandosi alla diminuzione dei compensi e ai ritardi che i professionisti devono sopportare prima di incassare il pagamento. Nelle intenzioni dell’Esecutivo c’è però l’eliminazione di un buon numero di studi di settore, che saranno soppiantati da altri strumenti, come la fatturazione elettronica, in grado di ridurre maggiormente il rischio di evasione.
 
La soppressione degli studi di settore si affiancherà allo Statuto dei lavoratori autonomi, pensato per estendere anche ai professionisti le tutele finora riconosciute solo ai lavoratori dipendenti.

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