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Nuovo Codice Appalti, nell’ultima bozza dietrofront sul BIM, obbligo ancora lontano

Informazioni aggiuntive

  • Potranno chiederlo solo le Amministrazioni virtuose per i lavori complessi sopra la soglia comunitaria, poi si valuterà l’obbligatorietà graduale
Nuovo Codice Appalti, nell’ultima bozza dietrofront sul BIM, obbligo ancora lontano
25 02 2016

Marcia indietro sul BIM obbligatorio. L’ultima bozza del Codice Appalti non prevede termini stringenti, ma solo la possibilità che le Stazioni Appaltanti chiedano l’uso dei sistemi di modellazione elettronica per l’edilizia e le infrastrutture.

Il testo dell’ultima bozza è stato messo a punto il 19 febbraio, dopo una serie di ipotesi e limature che si stanno avvicendando da gennaio. Manca però il passaggio fondamentale, cioè l’approvazione del Consiglio dei Ministri. Si tratta di un’approvazione preliminare: dal CdM uscirà infatti un testo su cui si potrà ulteriormente lavorare, ma che rifletterà con più certezza le intenzioni del Governo.
 

BIM e Codice Appalti, bozze a confronto

In base all’ultima versione del 19 febbraio, sei mesi dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti, le Stazioni Appaltanti potranno chiedere l’uso del BIM per le nuove opere e i servizi di progettazione di importo superiore alle soglie comunitarie(5.225.000 euro per i lavori, 135.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni).
 
Il BIM potrà essere richiesto prioritariamente per i lavori complessi e solo dalle Stazioni Appaltanti virtuose “che attuino buone pratiche di utilizzo e dispongano di idonei sistemi di monitoraggio”.
 
Le buone pratiche e i sistemi di monitoraggio necessari per rendere obbligatorio il BIM saranno definiti in un secondo momento dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit). Ad ogni modo, il BIM non diventerà obbligatorio per tutti, ma si valuterà unatempistica graduale in base alla tipologia delle opere e dei servizi da affidare e al loro importo.
 
Le bozze circolate precedentemente prevedevano che sei mesi dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti il BIM sarebbe diventato obbligatorio per i contratti di importo superiore alla soglia comunitaria e che, successivamente, sarebbe stato utilizzato anche per le gare di importo inferiore.
 
I contenuti del nuovo testo del Codice Appalti stridono un po’ con le dichiarazioni del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio perché non danno dei riferimenti temporali certi sul passaggio al nuovo sistema. Due giorni prima che la nuova bozza fosse messa a punto, Delrio aveva invece assicurato che, dopo un periodo sperimentale di dodici o quattordici mesi, il BIM sarebbe diventato obbligatorio.
 

Gli altri contenuti del nuovo Codice Appalti

Restano confermate le altre misure per garantire la qualità delle opere. Il concorso di progettazione o di idee sarà sempre utilizzato nel caso in cui le opere abbiano una particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo e tecnologico.
 
Le Amministrazioni pubbliche destineranno il 2% degli importi a base di gara per le attività di programmazione delle spese, controllo delle procedure di gara, direzione dei lavori e collaudi svolti dai dipendenti pubblici. L’80% di queste somme sarà ripartito tra il responsabile del procedimento e i suoi collaboratori, mentre sono esclusi i dipendenti con qualifica dirigenziale. I premi non potranno superare il 50% dello stipendio annuo lordo. Il restante 20% sarà invece destinato all’acquisto di beni, strumenti tecnologici, strumenti BIM e al miglioramento delle banche dati.
 
Per garantire la qualità, le gare saranno aggiudicate col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il criterio del prezzo più basso dovrà sempre essere motivato.
 
Il responsabile unico del procedimento (RUP) dovrà essere un dipendente di ruolo dell’amministrazione appaltante, con una laurea idonea al compito per il quale è nominato. Per i lavori e i servizi attinenti all’ingegneria e all’architettura dovrà essere un tecnico.
 
Per quanto riguarda i requisiti dei professionisti e delle imprese che vogliono partecipare ad una gara, il fatturato richiesto non potrà superare il doppio del valore stimato dell’appalto. Per provare la capacità tecnica sarà inoltre necessario elencare i servizi prestati negli ultimi tre anni, i collaboratori tecnici, le attrezzature di cui si dispone, i titoli di studio dei prestatori di servizio e dei dirigenti, il numero medio annuo di dipendenti impiegati e il numero di dirigenti negli ultimi tre anni.
 
Dovrà essere garantita la sostenibilità energetica e ambientale legando il criterio di aggiudicazione ai costi del ciclo di vita dei prodotti e prevedendo un punteggio maggiore per i lavori, i beni e i servizi con un minore impatto sulla salute e sull’ambiente.

L’attestazione SOA sarà obbligatoria negli appalti di lavori di importo superiore a un milione di euro. Fino ad oggi la soglia è stata 150 mila euro.
 
Per la scelta del vincitore, la Stazione Appaltante dovrà valutare il curriculum dei partecipanti. In modo simile a quanto già succede, saranno presi in considerazione la partecipazione a un'organizzazione criminale, casi di corruzione, frode, reati terroristici, riciclaggio, lavoro minorile, illeciti fiscali e previdenziali, il rispetto della normativa ambientale, la presenza di eventuali fallimenti e procedure di insolvenza. Si potranno inoltre provare comportamenti scorretti, tesi all’elusione delle regole sulla concorrenza, tentativi di corruzione e la presenza di conflitti di interesse.
 
In tema di subappalto, chi partecipa ad una gara dovrà  indicare, in sede di offerta, unaterna di nominativi di subappaltatori. In caso di inadempimento da parte dell’appaltatore o di richiesta del subappaltatore, è previsto inoltre il pagamento diretto da parte della Stazione Appaltante al subappaltatore. Perché ciò sia possibile, si dovrà verificare la regolarità contributiva dei dipendenti del subappaltatore.
 
I controlli sulla regolarità saranno gestiti dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che ha anche creato la Commissione per l’attuazione del nuovo Codice Appalti. Si tratta di diciannove membri, tra componenti dell’Anac ed esperti, che metteranno a punto le linee guida, cioè il testo che sostituirà il Regolamento attuativo. Ma non solo, perché la Commissione si occuperà anche di aggiornare i bandi tipo e di redigere linee guida specifiche per ogni settore.

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