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ISTAT, niente ripresa per le Costruzioni

ISTAT, niente ripresa per le Costruzioni
14 06 2016

Nonostante nel primo trimestre 2016 l'economia italiana sia cresciuta ad un ritmo lievemente superiore a quello registrato nella seconda metà dello scorso anno, il mondo delle costruzioni continua il suo periodo negativo che dal 2012 ha avuto una diminuzione di 292.000 posti di lavoro.

Lo ha messo in evidenza l'ultima nota ISTAT aggiornata al I semestre 2016 e relativa al mercato del lavoro, nella quale si è rilevato un aumento del PIL pari allo 0,3% su base congiunturale e all'1% in termini tendenziali, che coinvolge tutti i principali settori economici ad eccezione delle costruzioni. Poca roba, in realtà, se consideriamo che il valore dell'indice della produzione nelle costruzioni era 98,9 a marzo 2010, mentre a marzo 2016 è arrivato ad un modesto 67 (dati destagionalizzati) e che negli ultimi 12 mesi si è galleggiato tra il valore minimo di 66,6 e quello massimo di 68,6.

Nelle costruzioni, i risultati positivi del secondo semestre dello scorso anno non hanno trovato conferma nei primi tre mesi del 2016, quando la diminuzione congiunturale degli investimenti ha riguardato, con intensità analoga, sia le abitazioni sia i fabbricati non residenziali e le altre opere. A maggio il clima di fiducia delle imprese permane su livelli elevati e si rafforzano i segnali di miglioramento sul mercato immobiliare: secondo l’indagine Banca d’Italia, nel primo trimestre del 2016 ha continuato a ridursi la quota degli operatori che hanno riportato una diminuzione congiunturale dei prezzi di vendita delle abitazioni.

Lapidario il commento del Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) Claudio De Albertis che ha definito il quadro "di una gravità assoluta" e ammesso che si rischia seriamente il default per il settore delle costruzioni. Per questo ha chiesto al Governo "di aprire subito un tavolo per ridiscutere tutta la politica del settore". De Albertis ha definito "non decisivo" l'aumento del settore immobiliare (transazioni e mutui), rilevando che lo stesso riguarda solo il patrimonio costruito e non i permessi di costruire le nuove costruzioni che "sono scesi al livello del 1937".

Fondamentale è il tema della riconfigurazione del mercato delle costruzioni. Nel 2015, secondo le stime del CRESME, il 72% del valore del mercato delle costruzioni in Italia è ormai prodotto dalla manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente. Il valore della nuova edilizia residenziale si riduce a 14,6 miliardi di euro con un calo del 70% rispetto al picco precedente la crisi. L’attività di manutenzione e riqualificazione del patrimonio esistente interessa anche il comparto dell’edilizia residenziale pubblica e le opere del genio civile. Dei 32,9 miliardi di euro di investimenti nel settore pubblico nel 2015, 17,5 sono costituiti da opere di nuova realizzazione, mentre 15,4 miliardi, il 46,8%, sono di manutenzione straordinaria. L’importanza della riqualificazione del patrimonio esistente è il primo evidente elemento della riconfigurazione avvenuta nel mercato delle costruzioni.

"Occorre - è la richiesta conclusiva del Presidente ANCE - affrontare seriamente il tema del settore delle costruzioni nell'interesse del Paese chiedo al Governo di aprire un tavolo in cui partecipi non solo il ministero delle Infrastrutture, ma anche i ministeri dell'economia, dello Sviluppo Economico e di Palazzo Chigi. Ricordo che l'edilizia e l'indotto rappresentano il 18% del Pil".

X Rapporto per la VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici

Anche il X Rapporto per la VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici realizzato dal Centro Studi della Camera dei Deputati in collaborazione con l'Autorità nazionale anticorruzione dal titolo "Le infrastrutture strategiche - Dalla legge obiettivo alle opere prioritarie" ha messo in luce dei dati interessanti. Il Rapporto, che analizza gli esiti del monitoraggio sullo stato della programmazione e della realizzazione delle infrastrutture strategiche alla data del 31 marzo 2016, ha delineato processi evolutivi che interessano il settore delle costruzioni, per l’attività di progettazione, costruzione e gestione di edifici e infrastrutture. L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione rappresentano i motori del cambiamento più rilevante in termini di messa in discussione del modello di offerta preesistente, ma anche quanto avvenuto in questi anni si traduce in cambiamenti importanti, dall’affermazione della riqualificazione alla crescita del peso degli impianti, a cui si aggiungono lo sviluppo - negli ultimi anni - delle fonti energetiche rinnovabili e l’attenzione verso le misure per migliorare l’efficienza energetica. Gli effetti della introduzione di strumenti di modellazione nell’edilizia e nelle infrastrutture potranno essere valutati in futuro nell’attuazione delle nuove norme in materia di contratti pubblici. Ma gli effetti più importanti in termini di innovazione potranno forse derivare dall’integrazione dell’evoluzione tecnologica di prodotti, materiali, sistemi componenti, della digitalizzazione, che trova negli strumenti di modellazione lo strumento oggi più attuale, nonché dei principi organizzativi della produzione, già adottati in altri ambiti industriali ma ancora ben distanti dall’applicazione nel settore delle costruzioni.

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