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Cultura e creatività in Italia muovono 249,8 miliardi di euro

Informazioni aggiuntive

  • Presentato il Rapporto ‘Io sono cultura’ 2016 di Fondazione Symbola e Unioncamere
Cultura e creatività in Italia muovono 249,8 miliardi di euro
24 06 2016

Un’Italia proiettata nel domani, che crede nelle sue forze e nelle sue capacità, consapevole che la sua cultura dalla radici antiche è oggi un importante volano per la crescita. Un Paese che, senza nascondere i suoi mali antichi, guarda avanti con coraggio senza dimenticare la sua storia, che coglie le opportunità della green economy e della digitalizzazione ma non dimentica la sua natura artigiana, fatta di piccole e medie imprese che traggono la loro forza dalla sapienza dei territori, dai loro saperi e dalla loro coesione.

“Le cose più belle non sono perfette. Sono speciali”. Diceva Bob Marley. L’Italia non è certo un Paese perfetto, ma ha tante energie che vogliono ripartire per uscire dalla crisi. Il nostro Paese è forte se scommette su ciò che lo rende unico e desiderato nel mondo: cultura, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale. 
 
Così Ermete Realacci sintetizza l’immagine del nostro Paese che emerge dal Rapporto 2016 “Io sono cultura - l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, l’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere e presentato ieri a Roma presso il Ministero dei Beni Culturali con il ministro Franceschini e il presidente di Unioncamere Lo Bello.
 

Il valore economico della cultura e della creatività

La cultura - spiega Realacci, Presidente di Symbola - si conferma uno dei motori trainanti dell’economia italiana e partecipa alla ripresa. Il sistema produttivo culturale e creativo (fatto da imprese, PA e non profit) genera 89,7 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale.
 
Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo da lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con il - 0,1% e il - l’1,5%, nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.
 
Dall’analisi emerge con chiarezza quanto il ‘sistema Italia’ debba a cultura e creatività: il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia nel 2015, pari a 89,7 miliardi di euro. Ma non finisce qui: perché il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ha sul resto dell'economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8. Per ogni euro prodotto, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,7 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 160,1, per arrivare a quei 249,8 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 17% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,5%, è attivata proprio dalla cultura.
 
Il trend positivo del sistema culturale - aggiunge Realacci - è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 e che, ad oggi, ha registrato 2.728 donazioni per 62 milioni di euro; ma soprattutto segnala un avvicinamento tra beni storico artistici e forze della società che si esprime non solo in versamenti in denaro, ma anche in impegno civico, di tempo ed energie dedicate al patrimonio culturale.
 

Il sistema produttivo culturale e creativo

Il Rapporto scandaglia il sistema produttivo culturale e creativo fatto di musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, architettura, design e comunicazione, ma anche tutte quelle attività produttive che non rappresentano in sé un bene culturale, ma che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività che nello studio definiamo creative-driven.
 
Il sistema produttivo culturale sia articola quindi in 5 macro settori:
industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa),
- industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design e produzione di stile),
patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici),
performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere)
imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico).
 
Dal mobile alla nautica, larga parte della capacità del made in Italy di competere nel mondo sarebbe impensabile senza il legame con il design, con le industrie culturali e creative. “Io sono cultura” mostra un Paese che ce la può fare: un’Italia che fa l’Italia, che può vincere la sfida del futuro.

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