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Condono edilizio: 21,7 miliardi di euro ancora da incassare

Informazioni aggiuntive

  • Rapporto del Centro Studi Sogeea: le quasi 5 milioni e mezzo di pratiche inevase valgono 1,4 punti di PIL
Condono edilizio: 21,7 miliardi di euro ancora da incassare
26 04 2016

A oltre trent’anni dalla prima legge sul condono edilizio, la 47/1985 varata dal Governo presieduto da Bettino Craxi, in Italia rimangono ancora 5.392.716 domande da evadere: si tratta di poco più di un terzo rispetto al totale di quelle presentate, che ammonta a 15.431.707.
 
Lo dice il Rapporto del Centro Studi Sogeea - redatto con i dati dei capoluoghi di provincia, dei Comuni con popolazione oltre i 20.000 abitanti e di un campione ponderato e rappresentativo del 10% di quelli con popolazione sotto tale cifra - illustrato venerdì scorso in Senato in occasione del convegno ‘Trent’anni di condono edilizio in Italia: criticità, prospettive e opportunità’.
 
“Si può stimare che i mancati introiti per le casse del nostro Paese siano pari a 21,7 miliardi di euro - ha spiegato nella sua analisi Sandro Simoncini, direttore scientifico del Centro Studi e presidente di Sogeea -. Il dato si ottiene sommando quanto non incassato per oneri concessori, oblazioni, diritti di istruttoria e segreteria, sanzioni da danno ambientale. Per dare un’idea più precisa dell’entità di tale cifra si possono fare alcune proporzioni: stiamo parlando di denaro equivalente a circa 1,4 punti del Prodotto Interno Lordo italiano oppure pari a due terzi della legge di stabilità 2015 o ancora in linea con il Pil di una nazione come l’Estonia”.
 

I dati città per città

Entrando nel dettaglio delle singole realtà territoriali, Roma è in testa alla graduatoria sia delle istanze presentate sia delle pratiche ancora da terminare: in totale le domande nella Capitale sono 599.793; seguono Milano (138.550), Firenze (92.465), Venezia(89.000), Napoli (85.495), Torino (84.926), Bologna (62.393), Palermo (60.485), Genova (48.677) e Livorno (45.344).
 
Sul fronte del numero delle istanze ancora da evadere, invece, Roma ne ha 213.185, vale a dire quasi quattro volte Palermo (55.459). Sul gradino più basso del podio troviamo Napoli (45.763), che si attesta davanti a Bologna (42.184). Più staccate Milano (25.384), Livorno (23.368), Arezzo (22.781), Pescara (20.984), Catania (20.249) e Fiumicino (20.055), unico Comune non capoluogo di provincia ad entrare nelle prime dieci posizioni.
 
Solo lo 0,9% dei Comuni del nostro Paese non è stato interessato dalle richieste di sanatoria di abusi edilizi.
 
Ferrara si guadagna invece il titolo di città più virtuosa nella gestione delle domande di condono edilizio, avendo evaso tutte e 30.800 le istanze presentate dai suoi cittadini: il Centro Studi Sogeea ha conferito alla città emiliana il Premio Venti Nodi per l’efficace gestione delle pratiche.
 
Ma è l’Emilia-Romagna nel suo complesso ad avere lavorato ottimamente su tale fronte, visto che subito dopo troviamo altre due città di questa regione: Ravenna (seconda con 25.740 domande, tutte concluse) e Imola (quarta con le sue 7.344 istanze chiuse). Terza piazza per Chioggia, che ha portato a termine l’esame delle 12.730 pratiche arrivate presso gli uffici comunali.
 

I mancati introiti per l'erario

Analizzando ciascuna voce presa in considerazione, Sogeea ha rilevato i seguenti mancati introiti: 10,3 miliardi di euro di oblazioni (cifra da ripartire a metà fra Stato e Comuni e a cui vanno aggiunti 160 milioni di euro alle Regioni in base alla Legge 326/03); 6,7 miliardi di euro di oneri concessori; 1,5 miliardi di euro di diritti di segreteria; 2,1 miliardi di euro di diritti di istruttoria; 1,1 miliardi di euro di risarcimenti per danno ambientale. Anche in questo caso,  a livello di Comuni la graduatoria è nettamente capeggiata da Roma: la Capitale vanta circa 800 milioni di euro di euro di mancate riscossioni.
 
Si possono aggiungere - prosegue Sogeea - altre voci che vanno a incrementare ulteriormente una cifra già di per sé ragguardevole. Si può ipotizzare che circa il 30%delle quasi 5 milioni e mezzo di domande ancora da istruire darebbe luogo a un adeguamento della rendita catastale dei relativi immobili. Per i Comuni ne conseguirebbe un consistente aumento degli introiti derivanti ad esempio dalla tassazione riguardante Imu e Tasi.
 

Le opportunità per i professionisti

Non solo. Si innescherebbe un meccanismo virtuoso anche per i professionisti: gli studi di ingegneri, architetti e geometri si troverebbero di fronte a una mole di lavoro quantificabile in altri 11 miliardi di euro+IVA, con lo Stato che di conseguenza potrebbe contare su un ulteriore gettito di circa 2 miliardi di euro. E ancora. Si può stimare che per circa 540.000 immobili che devono ricevere la concessione edilizia in sanatoria verrebbe presentata domanda per rientrare nel cosiddetto Piano Casa: ne conseguirebbero altri 1,3 miliardi di euro di oneri concessori e un ulteriore notevole indotto per i professionisti del settore.
 

Le opportunità per i Comuni

“Portare a termine la lavorazione delle domande di condono ancora inevase e incassare le spettanze rappresenterebbe per i Comuni una preziosissima fonte finanziaria - ha sottolineato Simoncini -. Considerando la consistenza dei tagli lamentata spesso dagli enti locali nei trasferimenti di denaro da parte di Stato e Regioni, le notevoli cifre di cui si è parlato potrebbero essere restituite ai cittadini sotto forma di servizi o, ancora meglio, impiegate per la messa in sicurezza del territorio.
 
Lo stretto rapporto esistente, ad esempio, tra abusivismo edilizio e dissesto idrogeologico è di tutta evidenza ed è drammaticamente testimoniato da quanto accade in vaste zone del nostro Paese con cadenze sempre più preoccupanti. Quasi il 90% dei Comuni italiani è a elevato rischio di frane e alluvioni e addirittura 7 Regioni e 51 Province presentano un territorio a totale pericolosità idraulica. Ben 7 milioni di persone potrebbero trovarsi da un momento all’altro in condizioni di estrema insicurezza a fronte di fenomeni meteorologici di intensità leggermente superiore al normale.
 
Va da sé la necessità di arrestare la cementificazione selvaggia del territorio e inasprire i vincoli paesaggistici e ambientali, ma concludere l’iter delle pratiche di condono consentirebbe anche di avviare una seria campagna di demolizioni di ciò che è stato costruito in spregio delle leggi e del buon senso. E ancora. Il denaro incassato permetterebbe ai Comuni di realizzare interventi che in certi territori possono cambiare totalmente le prospettive di vita di migliaia di cittadini: argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, consolidamento della piantumazione”.

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