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Compensi dei professionisti sempre soggetti a Iva

Informazioni aggiuntive

  • Cassazione: l’imposta è dovuta anche se il corrispettivo per i servizi svolti sono percepiti dopo la chiusura dell’attività
Compensi dei professionisti sempre soggetti a Iva
05 05 2016

Il compenso del professionista è soggetto ad Iva anche se percepito dopo la cessazione dell’attività. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza 8059/2016.
 
I giudici hanno spiegato che per capire a quali imposte è soggetto il compenso professionale bisogna fare riferimento al momento in cui è stata svolta l’attività e non a quello in cui è avvenuto il pagamento.
 
Nel caso esaminato dalla Cassazione, un professionista aveva svolto un servizio. Dopo qualche mese aveva cessato la sua attività e dopo aveva ricevuto il relativo compenso. A suo avviso doveva pagare solo l’Irpef, imposta regionale sulle persone fisiche, ma non l’Iva.
 
Di parere opposto l’Agenzia delle Entrate, che aveva avviato un’azione per il recupero dell’imposta non versata.
 
Nel dirimere la questione, i giudici hanno ricordato in primo luogo che, in base al Dpr 633/1972, l’imponibilità Iva scatta per presupposti oggettivi, cioè lo svolgimento di un servizio, e soggettivi, ossia il possesso di requisiti specifici, come l’esercizio dell’attività di impresa o essere esercente di arti e professioni.
 
Il problema sorge però nel determinare il momento in cui bisogna rilevare la presenza di questi requisiti. I giudici non hanno dubbi: secondo la Direttiva 2006/112/Ce sul sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, la valutazione va fatta al momento in cui si esegue la prestazione.
 
Il momento in cui il cliente paga non ha invece nessun peso. Il corrispettivo può essere infatti percepito con molto ritardo, quando la situazione è ormai cambiata.
 
Per questo motivo la Cassazione ha imposto all’ex professionista di versare l’Iva inerente al compenso ricevuto per l’attività svolta prima di chiudere l’attività.

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