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BIM, Ance: ‘Italia in ritardo; necessaria una strategia nazionale’

Informazioni aggiuntive

  • De Albertis: ‘Occorrono incentivi per la formazione e l'acquisto delle strumentazioni hardware e software’
BIM, Ance: ‘Italia in ritardo; necessaria una strategia nazionale’
29 04 2016

Va rapidamente superato il ritardo italiano nell'innovazione digitale dell'edilizia attraverso una strategia nazionale che sfrutti appieno le opportunità offerte dal Building Innovation Modeling (BIM) incentivando la formazione e l’acquisizione di un’adeguata strumentazione.  
 
A dichiararlo il presidente dell’Ance Claudio De Albertis nel corso dell’audizione alla commissione Attività Produttive della Camera sulla “Rivoluzione industriale 4.0”.
 

BIM: i vantaggi per l’edilizia italiana

Ance ha sottolineato l’importanza per l’edilizia italiana di superare la “parcellizzazione di compiti e responsabilità” gestendo la complessità del processo produttivo grazie ai moderni sistemi informatici come il BIM.
 
De Albertis ha infatti messo in luce che “in questo modo, tutti gli aspetti di rilievo dell’opera, dalla geometria, ai prodotti da costruzione, ai costi nonché alle specifiche riguardanti la realizzazione, possono essere rappresentati e soprattutto forniti in qualunque momento agli operatori interessati sfruttando la velocità e la immaterialità della comunicazione all’interno del processo progettuale, realizzativo e manutentivo”.
 
Inoltre utilizzando la tecnologia BIM si può monitorare in tempo reale le condizioni di utilizzo e risposta dell’opera, per l’intera vita utile della costruzione e in particolare in fase di gestione-manutenzione. Così facendo si riducono i tempi di realizzazione dell’opera e i costi e si minimizzano le occasioni di errore a livello progettuale/costruttivo, con una conseguente maggiore rispondenza dell’opera alle esigenze della Committenza.
 
L’Ance ha sottolineato quanto il “BIM sia sinonimo di interoperabilità, oltre che di ottimizzazione di processo”. Per questo suggerisce di "eliminare le asimmetrie di utilizzo, facendo in modo che tanto dal lato della committenza, quanto da quello delle imprese, vi sia un linguaggio comune con il quale dialogare”.
 

BIM: il ritardo italiano  

Il presidente De Albertis ha però denunciato il ritardo italiano nell’adozione del BIM, sia dal lato impresa che da quello committenza. 
Un’indagine dell’Ance all’interno del proprio sistema associativo ha infatti evidenziato come il 70% delle Associazioni territoriali possiede una conoscenza di base sul BIM, ma solo una minima parte lo utilizza realmente. Inoltre la committenza, sia pubblica che privata, ha una conoscenza del BIM molto bassa o addirittura nulla per il 76%delle realtà territoriali.
 

Rivoluzione BIM: possibile con una strategia nazionale

Per l’Ance la ‘rivoluzione BIM’ è possibile se si assicura l’utilizzo del BIM da parte della committenza, dei soggetti appaltanti, dei progettisti, dei fornitori di materiali, e in generale di tutti gli operatori che intervengono nel processo edile, attraverso una strategia nazionale da adottare a livello governativo.
 
De Albertis ha dichiarato a proposito: “Bisogna non solo fissare percorsi o roadmap di obblighi legislativi, ma anche investire economicamente sul BIM per accompagnare e sostenere la transizione del mondo produttivo in una fase delicata come è quella di uscita dalla fase di crisi”.
 
Ance infatti condivide il principio che il nuovo Codice degli appalti stabilisce, ovvero la previsione di un percorso di graduale introduzione del BIM negli appalti pubblici, attraverso la leva della facoltatività e della premialità per le stazioni appaltanti che lo utilizzeranno.
 
Il presidente Ance infatti fa notare:  “L’obbligatorietà a breve termine sarebbe stata vissuta come una forzatura foriera di costi non indifferenti per le imprese e la committenza; di contro, un iter graduale è in grado di assicurare un migliore coinvolgimento di tutti gli operatori”.
 
Per definire una strategia nazionale è necessario prevedere investimenti per la digitalizzazione del settore edile e accrescere il livello formativo dei soggetti coinvolti.
 
De Albertis quindi esplicita la ricetta dell’Ance: “Serve una strategia italiana che definisca le linee di indirizzo, le modalità di monitoraggio della loro attuazione, e preveda anche adeguati stanziamenti di risorse per l’innovazione digitale dell’intera filiera. Occorrono incentivi mirati alla formazione ed alla acquisizione delle strumentazioni hardware e software necessarie per operare con la metodologia BIM. I costi connessi sono un ostacolo già in partenza, soprattutto per le realtà meno strutturate”.
 
“Occorrono risorse per la formazione del personale estesa a tutti i livelli: dal progettista alle imprese di costruzione, delle stazioni appaltanti ai fabbricanti dei materiali” ha concluso il presidente Ance. 

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